giovedì 9 gennaio 2014

DA PIAZZA DELLA SCALA A PIAZZA S.FEDELE


Angelo Inganni, La facciata del Teatro alla Scala, 1852

L'assetto attuale di piazza della Scala venne modificato a partire dal 1858 con la demolizione di un quartiere medievale che sorgeva al posto dell'attuale piazza (vedi immagine sopra). Questo luogo si caratterizzava per le numerose trattorie e latterie; dunque, prima di questa data avremmo visto il celebre teatro affacciarsi sull'attuale via Santa Margherita, chiuso da altri edifici. I palazzi attuali che si affacciano sulla piazza sono tutti della seconda metà del XIX sec., compresa la facciata rinascimentale di Palazzo Marino.
Il monumento più celebre è senz'altro il Teatro della Scala che deve il suo originale nome a Regina della Scala, figlia del signore di Verona e sposa di Bernabò Visconti signore di Milano nel XIV sec. Questa nobildonna commissionò una chiesa che prese il suo nome, S. Maria alla Scala; chiesa demolita quattro secoli dopo per far posto all'attuale Teatro inaugurato nel 1778 in seguito alla distruzione del teatro di corte presso Palazzo Reale.
Ad oggi ciò che più colpisce è la sua strana forma, ormai definitiva dopo i restauri del 2004. Sopra il tetto infatti sporgono due elementi moderni: la torre scenica che è stata notevolmente ingrandita e un corpo ellittico contenente i locali di servizio. L'avancorpo, chiamato Galleria delle carrozze, serviva a far sì che gli spettatori non si bagnassero arrivando a teatro in caso di pioggia, dato che le carrozze potevano fermarsi sotto questa Galleria.
Il corpo che affianca la facciata del Piermarini è l'ex casino Ricordi. Venne costruito per ospitare i membri della Nobile Associazione dei Palchettisti i quali qui tenevano i loro fastosi ricevimenti. Nel 1850 fu affittato all'editore Ricordi, mentre nel 1913 divenne Museo della Scala. http://www.teatroallascala.org/


Teatro La Scala

La sala è sovrastata dal lampadario centrale talmente grande da poter contenere, nella propria coppa che lo collega al soffitto, un uomo adibito alla manovra dell'occhio di bue, "segui-persone"!


Curioso invece è il palchetto numero 13: interamente tappezzato di specchi, permetteva alla, ad oggi sconosciuta, famiglia proprietaria di poter "spiare" tutti gli altri palchetti.



Domina piazza della Scala il monumento dedicato a Leonardo da Vinci (1872).
Sappiamo che la Galleria è sempre stata luogo di ritrovo per i milanesi che qui si riunivano per commentare le notizie del giorno, soprattutto di stampo politico. Questo era agevolato dal fatto che "il salotto di Milano" ospitava le sedi dei principali quotidiani cittadini (nonchè nazionali), come ad es., "Il Corriere della Sera". All'uscita del nuovo numero infatti questi avventori potevano godere in anteprima della lettura dei principali accadimenti. Ad oggi la Galleria non ospita più le redazioni dei quotidiani, ma non è andata persa l'abitudine, specie da parte di alcuni cittadini "più maturi", di fare "capannello" e commentare con spirito del tutto meneghino, e quindi a volte un po' pungente, fatti e luoghi. Da questi sferzanti commenti di certo non poteva scappare la statua di Leonardo che venne subito soprannominata "Un liter in quater", data la somiglianza ad un litro di vino con quattro bicchieri attorno, dove il genio toscano può far ricordare la bottiglia e i quattro discepoli i bicchieri...!

Statua dedicata a Leonardo da Vinci

Eppure, se facciamo attenzione, una statua su quattro dei discepoli di Leonardo è stata dedicata ad un artista inesistente: Andrea Salaino. L'autore dell'opera, Pietro Magni, infatti invece di ritrarre Gian Giacomo Caprotti (detto Salaì), il discepolo preferito da Leonardo, raffigurò l'inesistente Andrea Salaino. Tuttavia l'errore era stato fatto tre secoli prima da un critico d'arte che confuse il Salaì con Andrea Salimbeni, apprendista di Cesare da Sesto (altro allievo del genio toscano). L'errore si è talmente radicato nel tempo, tanto da dedicare una via (traversa di via Solari) all'inesistente Andrea Salaino.

Statua di Andrea Salaino. Foto di Giovanni Reali


Sempre in piazza della Scala si può trovare la prima fontanella della città. Vennero soprannominate dai milanesi "vedovelle" perchè il rumore dello scorrere continuo dell'acqua ricordava il pianto delle vedove. Era abitudine inoltre scherzare offrendo da bere agli amici al "bar del drago verde" (altro soprannome delle fontanelle)!
Foto di Chiara Forte


A sinistra di questo monumento (dando le spalle alla Scala) fa bella mostra di se' l'ex sede centrale della Banca Commerciale Italiana, conclusa ad inizio Novecento. Ad oggi questo maestoso palazzo non ospita più gli uffici della Banca, ma una mostra permanente e gratuita di quadri del XIX e XX sec. di proprietà della Banca Intesa Sanpaolo e Fondazione Cariplo (Gallerie d'Italia). Fa sicuramente effetto vedere dietro gli sportelli, non più occhialuti impiegati, ma quadri di Gianni Dova!

Gallerie d'Italia

Piazza della Scala inoltre ospita la sede del Comune di Milano nei locali di Palazzo Marino. Vale senz'altro la pena accennare la leggenda legata a questo particolare monumento.
Tommaso Marino era uno strozzino genovese che abitava a Milano nei pressi dell'attuale Municipio. La sua terribile fama era diffusa tra tutti gli abitanti della città e non solo. Pare infatti che prestasse denaro agli uomini più potenti del XVI sec., compreso il Papa e che non facesse sconti a nessuno! Un giorno, all'età di 78 anni, incrociò una bella ragazza, Arabella (detta Ara) Cornaro e se ne innamorò immediatamente, tanto da pretenderla in sposa. Dunque mandò un suo emissario a chiedere la mano al padre della ragazza, un nobiluomo veneziano. Quest'ultimo, saputo da chi proveniva la richiesta, negò categoricamente al genovese di sposare la propria bella figliola. Detto fatto, Marino fece rapire Ara dai suoi bravi (riconoscibili da una mazza con lo stemma del loro padrone e cioè tre pesciolini guizzanti). Questo avvenimento rischiava di far scoppiare un conflitto diplomatico tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano. Così intervenne subito il governatore spagnolo del ducato milanese a fare da mediatore, il quale riuscì a far scendere a patti le due parti: il padre della ragazza infatti avrebbe acconsentito al matrimonio solo se Marino fosse stato in grado di costruire un palazzo bello quanto le grazie della figlia. Fu così che Tommaso Marino impegnò tutti i suoi averi per poter costruire il Palazzo che oggi ammiriamo, ma questa sua scelta lo portò in rovina, tanto che la costruzione gli venne confiscata dalle autorità spagnole che la utilizzarono per lo svolgimento di attività di carattere fiscale; ancora oggi il palazzo è sede di uffici pubblici. Tommaso Marino era molto odiato dalla popolazione milanese e a maggior ragione il fatto che il suo Palazzo fosse la sede degli uffici dove la gente doveva recarsi per pagare le tasse accrebbe questo sentimento nei confronti del genovese, tanto che fu formulato un'anatema:
Congeries lapidum, multis constructa rapinis aut uret, aut ruet, aut alter raptor rapiet
(Accozzaglia di pietre, costruita grazie a molte ruberie o brucerà, o cadrà, o sarà rubata da qualche altro ladro)
Tutto questo avvenne puntualmente nel corso dei secoli: il Palazzo infatti fu sventrato durante i bombardamenti nell'agosto del 1943.
Naturalmente, dopo la confisca, l'uomo non si calmò, anzi il destino avverso era stato in grado di esacerbare la sua indole iraconda, tanto che in un accesso di rabbia chi ne fece le spese fu la povera Ara che venne impiccata dal marito stesso al baldacchino della villa di campagna a Gaggiano.
Fino a qualche decennio fa i bambini di Milano utilizzavano come conta una filastrocca che riguardava questa sfortunata creatura:
Ara, bell''Ara discesa Cornara, de l'or fin, del cont Marin strapazza bardocch, dent e foeura trii pitocch, trii pessitt e ona massoeura, quest l'è dent e quest l'è foeura.
(Ara, bell'Ara della famiglia Cornaro, dai capelli di oro fino, appartiene al conte Marino strapazza preti, dentro e fuori di casa ci sono tre bravi, con la mazza e i tre pesciolini, questo è dentro e questo è fuori)
Marino morì molto anziano (97 anni), e dopo la sua scomparsa la sua famiglia visse un'altra vicenda disdicevole: la nipote Marianna infatti era stata costretta a diventare monaca presso il convento di Monza e la sua triste storia fu immortalata dal grande letterato Alessandro Manzoni.
Palazzo Marino


Alessandro Manzoni che troviamo in piazza san Fedele riprodotto nelle fattezze di una statua realistica sia per quanto riguarda il suo aspetto fisico che il suo carattere meditabondo e un po' burbero.
Sempre qualche malalingua sostiene che il poeta volge le spalle alla chiesa di S. Fedele forse perchè si è sentito tradito da quest'ultima dato che qui, all'età di 87 anni, scivolò sui gradini ghiacciati la mattina del 6 gennaio 1873 uscendo da messa, procurandosi così un trauma cranico che lo fece morire qualche mese più tardi. Il poeta si recava infatti ogni giorno a messa e a pregare dato che casa sua si trova alle spalle della chiesa; a testimonianza della fedeltà di Manzoni nella chiesetta manierista c'è tutt'ora una targa a sinistra dell'altare maggiore che ricorda l'ultima comunione dello scrittore.

La chiesa di s. Fedele di certo non brilla di originalità (data la sua conformità all'architettura della Controriforma), ma è sicuramente una delle più importanti di Milano. Era la chiesa dove si celebrava la messa degli "sciuri" nel XIX sec., ancora oggi retta dai Gesuiti che qui avevano un convento molto grande poi bombardato nell'ultimo conflitto mondiale e non più ricostruito. I loro possedimenti infatti coprivano tutta l'area a destra del'edificio religioso e arrivavano fino a via Hoepli.
Al suo interno è ospitato un quadro con una storia molto curiosa: la Madonna delle ballerine.
A questa Madonna si rivolgono tutti gli artisti, ma in particolar modo le ballerine prima di una prima alla Scala.
L'opera si trovava in una cappella dei Della Torre, nemici storici dei Visconti con i quali rivaleggiavano per il controllo di Milano nel XIV sec. Ai Torriani però non andò affatto bene dato che nel 1311 l'imperatore Arrigo VII di Lussemburgo, alleato dei Visconti, rase al suolo il quartiere di questa nobile famiglia che si trovava nei pressi dell'attuale sede della Banca Commerciale d'Italia. Di quello scempio è rimasta memoria nel nome della via: via case rotte. Molto probabilmente l'attuale Madonna delle ballerine sopravvisse alla distruzione, tanto che nel 1394 venne trasferita nella neonata chiesa di san Giovanni Decollato. Chiesa che venne abbattuta nel 1906 per fare posto all'attuale sede della BCI; l'affresco tuttavia si salvò nuovamente grazie al trasferimento nell'attuale cappellina adiacente all'abside di san Fedele, alla quale si poteva accedere direttamente fino a qualche anno fa da una porticina laterale che si affaccia su via Catena.
Ad oggi risulta essere un po' difficile la visita di questo affresco: per accedervi bisogna infatti passare dalla Sacrestia (definita "la più bella Sacrestia di Milano") che reca all'ingresso la poco confortevole scritta "vietato l'accesso ai non autorizzati", ma si sa che difficile non è sinonimo di impossibile, così, se si ha la possibilità di interpellare qualcuno che si trova all'interno della Sacrestia, ecco che questo qualcuno, sempre molto disponibile, permetterà la visita dell'affresco stesso.
La chiesa di San Giovanni Decollato era la sede della congregazione religiosa dei Disciplini che si occupava di dare assistenza spirituale ai condannati a morte; la Madonna dei Torriani era dunque l'ultima immagine che potevano vedere e adorare i detenuti che transitavano dalla chiesa prima di giungere alla loro destinazione finale. Dunque ad oggi possiamo affermare che le ballerine affrontano una prima con lo stesso stato d'animo che avevano i condannati a morte alla vigilia della loro dipartita!

"Madonna delle ballerine"

Un' ultima curiosità: la sede centrale della Banca Nazionale del Lavoro, che si trova di fronte alla chiesa, fino al 1943 era un teatro (teatro Manzoni) che vantava un primato: fu il primo edificio ad essere illuminato da lampade a corrente elettrica nel 1882, grazie alla sua vicinanza alla centrale elettrica di via santa Radegonda, dove attualmente si trova il cinema Odeon, centrale che vantava il primato di essere la prima al mondo (...dopo quella di New York).

Sede BNL

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