sabato 8 settembre 2018

STORIA CURIOSA DELLA CITTA' DI MILANO

Foto tratta da https://arttrip.it



In questo post tratterò delle curiosità più insolite e sconosciute, quelle legate ai monumenti della città per i quali i turisti non pagano un biglietto per recarvisi.
Dunque non parlerò del Duomo, del Castello Sforzesco, di santa Maria delle Grazie, di sant'Ambrogio, teatro alla Scala, quartiere Brera, stazione centrale...
Il criterio con cui le notizie verranno prese in esame sarà quello temporale: dalla curiosità legata alla fondazione della città fino ad oggigiorno.

Il nostro viaggio parte da via Mercanti...

dove troviamo Palazzo della Ragione, edificio finalmente restaurato.

Palazzo della Ragione, foto di Francesco Mezzotera
Qui possiamo ammirare uno dei primi simboli di Milano, o meglio, di Mediolanum.
Riguardo le origini della città meneghina abbiamo ad oggi molte versioni, sia leggendarie che storiche.
L'origine leggendaria più accreditata è senz'altro quella narrata da Tito Livio, secondo il quale un principe celtico di nome Belloveso, nel 660 a.C. era alla ricerca di un proprio territorio sul quale governare, dove avrebbe potuto finalmente fondare una città grande e potente, tanto da potergli garantire fama nel corso dei secoli. Armato di questi desideri, insieme ad un gruppo della sua popolazione (gli Insubri) varcò le Alpi (proveniva molto probabilmente dall'attuale Francia) arrivando nella Pianura Padana. Qui consultò l'oracolo, il quale gli disse che dove avrebbe trovato una scrofa ricoperta per metà di lana, allora lì avrebbe potuto fondare la sua città. Belloveso disperava di poter trovare un animale simile, ma incredibilmente, mentre riposava sotto un albero, scorse questo maiale e lì fondò Mediolanum (metà lana). Il nome latino Mediolanum in realtà proviene molto probabilmente da quello celtico Medhelan, ossia tempio.
L'immagine della scrofa semilanuta possiamo ammirarla sulla seconda arcata del Palazzo della Ragione (lato che si affaccia su via Mercanti).

scrofa semilanuta, foto di Francesco Mezzotera


A questo punto, dato che siamo in via Mercanti, facciamo un salto temporale di ben 18 secoli! Nel XIII sec d.C. infatti al posto della vera di pozzo che troviamo nell'adiacente piazza Mercanti, avremmo trovato una grande pietra che veniva chiamata "la pietra dei falliti". 


Pozzo in p.za mercanti, 
foto di Francesco Mezzotera
Su questa pietra infatti dovevano sedersi, con i pantaloni calati, coloro che venivano dichiarati falliti. La sentenza veniva letta dalla "Parlera", ossia dal balcone della Loggia degli Osii (edificio di fronte al Palazzo della Ragione), dal giudice che contemporaneamente metteva all'asta i beni del fallito il quale era vittima degli scherzi dei passanti; finito l'incanto il condannato veniva condotto nella prigione della Malastalla (che si trovava nell'attuale via Orefici), nella quale venivano rinchiusi non solo i debitori insolventi, ma anche i figli disubbidienti!
I detenuti potevano però sperare di essere liberati in occasione del Natale o della Pasqua, quando cioè veniva elargita la grazia o quando qualche facoltoso milanese decideva di appianare i debiti di qualche insolvente.

La Parlera, foto di Francesco Mezzotera


Su via Mercanti infine, di fronte al Palazzo della Ragione, troviamo il Palazzo dei Giureconsulti con al centro della sua facciata una statua enorme che rappresenta s.Ambrogio benedicente. Nel XVIII sec. (altro salto temporale!) l'oste dell'osteria ancora presente in piazza Mercanti fu arrestato perchè aumentò il prezzo della polenta da due a tre soldi. Al momento dell'arresto si giustificò dicendo che non era colpa sua, ma di s.Ambrogio che glielo aveva suggerito con le tre dita alzate!

Statua sant'Ambrogio, palazzo dei Giureconsulti,
 foto di Francesco Mezzotera



Quattro secoli dopo la fondazione della città, Milano venne conquistata dai romani (222 a.C.), per poi diventare per più di cento anni, nel IV sec. d.C., capitale dell'Impero d'Occidente. In quanto capitale, Mediolanum ostentava edifici davvero monumentali: palazzo Imperiale, le terme, l'anfiteatro, il foro...


Ecco quello che rimane:

Resti del palazzo Imperiale, foto di Francesco Mezzotera

Resti dell'anfiteatro, foto di Francesco Mezzotera
Anticamente la città poteva vantare di un anfiteatro grande quanto quello di Verona. Se di tale grandiosità rimane solo qualche pietra (attualmente in via De Amicis) gran parte della colpa è imputabile a...

FEDERICO BARBAROSSA foto tratta da www.lacooltura.com 
Il Barbarossa era infatti un imperatore che, nel XII sec., calò a Milano da Colonia (in Germania) per raderla al suolo.

Ad ogni modo il reperto archeologico meglio conservato rimane un po' nascosto e si trova in largo Carrobbio: questa era infatti una torre che affiancava l'antica porta ticinese romana, mentre ad oggi ospita un elegante ristorante.

Torre romana in largo carrobbio.
 Foto di Francesco Mezzotera

Foto del ristorante nella torre romana,
tratta dl sito www.panevinomilano.com


Eppure il resto più curioso giunto fino ai nostri giorni si trova nelle fondamenta di questa antica chiesa: s.ta Maria la Rossa alla Fonte, lungo il naviglio pavese. Era questa anticamente una villa sub urbana romana, poi trasformata in una chiesa cristiana nell'VIII sec. d.C., anche se oggi si presenta con un aspetto romanico.

Chiesa di santa Maria la Rossa alla Fonte
Alla base della chiesa infatti troviamo, murata insieme ad altro materiale edile, una mezza testa dell'imperatore Tiberio. Doveva questa far parte di una statua che avremmo trovato davanti alla villa romana; nel momento in cui si abbatté la domus per costruire la struttura religiosa, si "pensò bene" di riutilizzare la statua...o almeno parte di essa.

foto tratta da blog.urbanfile.org



Caduto l'Impero Romano d'Occidente nel 476 d.C., Milano, così come il resto d'Europa, trascorse svariati secoli di grossa crisi economica, sociale e demografica. Di questo periodo rimangono in città poche tracce e sicuramente non particolarmente curiose.

Attorno all'anno mille si ha invece una ripresa economica e demografica che spinge i centri urbani ad accrescere il proprio potere. Eppure, sempre in questo periodo, assistiamo alla nascita di una forte tensione tra nobili e plebei, che culminerà in scontri armati e la conseguente scacciata dei patrizi dalla città. Quest'ultimi però presero d'assedio Milano la quale si arrese e permise ai nobili di rientrare in città. 
In seguito a questi episodi, le due parti decisero di governare unitamente e, per fare questo, collocarono un pulpito COMUNE nei pressi dell'antico teatro che si trovava esattamente nell'attuale piazza Affari (i cui resti possiamo ancora ammirare nelle fondamenta di Palazzo Mezzanotte). Pulpito che doveva permettere alternativamente ai nobili e ai plebei di prendere la parola per discutere degli affari della città. Dal fatto che questo luogo era condiviso dalle due classi sociali, nacque la parola Comune che delineava, allora come oggi, la forma giuridica delle comunità umane (es. Comune di Milano, di Bologna, di Napoli ecc.).

Piazza Affari. Foto tratta da www.trend-online.com



Eppure questa forma democratica di governo della città durò relativamente poco: nel 1277 infatti i Visconti diventarono ufficialmente i Signori di Milano e lo furono fino al 1450.
Tra di essi si distinse Bernabò Visconti che regnò nella seconda metà del XIV sec. Passò alla storia non per essersi adoperato positivamente per Milano, ma per la sua crudeltà. Crudeltà che non risparmiò neanche a sua figlia Bernarda.
Quest'ultima era una figlia illegittima del Signore della città padana, eppure venne sempre trattata dal padre come gli altri figli legittimi, tanto da trovarle un nobile marito. Eppure Bernarda commise un errore: quello di innamorarsi di un cortigiano, tale Antoniolo Zotta. Quando i due amanti vennero scoperti, fecero una brutta fine: Antoniolo fu impiccato, mentre Bernarda venne chiusa nelle segrete della porta Nuova in attesa di giudizio. Niente servirono le suppliche dei famigliari della ragazza: il padre decise per lei la pena più crudele, ovvero la morte per inedia. In quella cella d'isolamento  buia per l'assenza anche di una semplice finestrella infatti Bernarda, nutrita a pane ed acqua, morì dopo nove mesi. Eppure già il giorno dopo la sua morte qualcuno iniziò ad asserire di averla vista in giro per le varie corti italiane e anche oggi qualcuno conferma di aver visto il suo fantasma girare per le vie del centro pronunciando la solita litania: " Non fate del male ad Antoniolo..."

Bernabò Visconti. Foto tratta da Wikipedia

Porta Nuova (via Manzoni).
Accanto alla porta medioevale si ergevano due torri ormai scomparse;
alla base di esse c'erano le celle di isolamento.
Foto tratta da Wikipedia



I Visconti regnarono per quasi due secoli, mentre i loro successori, gli Sforza, governarono la città per soli 50 anni. Eppure questi cinque decenni furono i più splendidi per la città meneghina: Milano era infatti, insieme a Firenze, capitale europea del Rinascimento. In questo periodo in città lavorarono geni artistici quali il Filarete, Bramante, Bergognone, ma soprattutto... 

Foto tratta da Wikipedia
Leonardo da Vinci.



Eppure in questo post, come precedentemente scritto, non tratterò delle testimonianze rinascimentali più note, ma bensì quelle meno conosciute...
Come ad es. la Bicocca degli Arcimboldi

Foto di Yorick 39

Era la Bicocca una tipica costruzione medioevale ad uso soprattutto difensivo, tipo piccolo castello. Quella che si trova a nord di Milano apparteneva alla nobile famiglia degli Arcimboldi e aveva funzione di svago, soprattutto estivo, per i loro proprietari, dato che si trovava in campagna. 
Esisteva un tunnel sotterraneo in grado di collegare questa struttura con la vicina Villa Torretta (attualmente nel territorio comunale di Sesto san Giovanni) che permetteva agli Arcimboldi di scappare in caso di pericolo. Fino a qualche anno fa il tunnel era in stato di abbandono e veniva utilizzato soprattutto dai ragazzini del quartiere Bicocca per i loro giochi. Ad oggi è stato chiuso per ragioni di sicurezza.

Giuseppe Arcimboldo,
 L'imperatore Rodolfo II in veste di Vertumno (Particolare), 1590 circa. 
Foto tratta da  http://www.arte.it
...In queste stanze avremmo potuto anche incrociare nel XVI sec. Giuseppe Arcimboldo.

L'ambiente più interessante della Bicocca è sicuramente la SALA DELLE DAME, stanza deputata allo svago della Signora e delle nobil donne che frequentavano la dimora estiva. Qui è possibile ammirare un ciclo di affreschi (di autore sconosciuto) ben conservato che descrive le attività quotidiane delle dame del tempo.

"Sala delle Dame"
foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it

Possiamo notare le damigelle che addolciscono il risveglio della Signora (la quale riposa dietro un paravento) suonando e cantando
foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it
...dopo il risveglio spazzolano con cura la lunga treccia bionda
foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it
...il pomeriggio passa impegnato in lavori di taglio e cucito, ascoltando le lepidezze della nana di corte
foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it

...trascorrono la mattinata giocando al nobile gioco della dama.
foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it
L'ultima parete ci da' la buonanotte con le ragazze che, attente e devote alle indicazioni della padrona, preparano il letto per un'altra notte in campagna.




La storia milanese del XV, XVI, XVII sec. è stata caratterizzata da frequenti epidemie di pesti.
Il seguente episodio è proprio ambientato durante una di queste pestilenze: la notte del 30 dicembre 1485.
La cornice è decisamente affascinante: la chiesa manierista di s. Maria dei miracoli presso san Celso, chiesa purtroppo poco conosciuta e che invece necessita di esserlo, soprattutto per la sua storia.
Dove oggi troviamo il santuario, nel IV sec. d.C. avremmo trovato boschi e zone coltivate, spesso utilizzate segretamente per seppellire i martiri cristiani. Fu proprio qui, dove oggi vediamo la piccola chiesa neo-romanica di san Celso, che sant'Ambrogio trovò le reliquie di san Nazaro e Celso. I resti del primo martire vennero traslate nell'odierna chiesa di san Nazaro in corso di Porta Romana, mentre le reliquie del secondo santo furono conservate nell'attuale chiesetta edificata appunto per volere del patrono di Milano. Accanto alla chiesetta fu edificato un edificio religioso ancora più piccolo che serviva semplicemente per custodire l'immagine sacra di una Madonna con bambino (la Madonna di sant'Ambrogio).

Chiesa di santa Maria dei miracoli presso san Celso
foto tratta da www.chiesadimilano.it
Nella notte del 30 dicembre 1485 i milanesi si trovavano stipati in questa chiesetta per chiedere la grazia alla Madonna affinchè la peste cessasse. Improvvisamente, durante la preghiera, Maria scostò il velo che in quel periodo si usava mettere a copertura delle immagini sacre, sporse il Bambino che aveva in grembo verso i presenti, guardò negli occhi ad uno ad uno i fedeli, quindi tirò a se' Gesù e rimise al suo posto il velo. Da quel momento la peste iniziò gradualmente a scomparire da Milano e la gente a gridare al miracolo. I milanesi accorsero in massa a pregare la Madonna di sant'Ambrogio e dunque la piccola chiesa non era più in grado di ospitarli tutti. Fu così che, con i lasciti dei fedeli, fu costruita santa Maria dei Miracoli (a ricordo dell'episodio) nello stile imperante in quel periodo, cioè quello Manierista.
Eppure la chiesa è famosa (e, a mio avviso, dovrebbe esserlo ancora di più) per un'antica tradizione.
Qui infatti c'era (e ancora oggi sopravvive, anche se poco conosciuta) la consuetudine di portare il bouquet di fiori alla Madonna da parte delle spose. Questa tradizione molto antica risale ai tempi dei romani quando le spose, oltre ai fiori, offrivano un obolo in denaro al Dio Imene. Dio pagano sostituito con l'immagine sacra della Madonna di sant'Ambrogio. Ad oggi infatti è possibile trovare qualche mazzo di fiori ai piedi della statua mariana situata sopra l'antico affresco.

La Madonna di sant'Ambrogio
Foto tratta da www.dominocittà.wordpress.com



Palazzo Acerbi, foto di Francesco Mezzotera
Il marchese Acerbi, proprietario dell'omonimo palazzo, fu protagonista di una leggenda che si venne a creare durante la peste milanese più famosa: quella del 1630.
Il nobil uomo proveniva, con molta probabilità, da Ferrara e giunse a Milano in un periodo di forte crisi economica (i primi decenni del XVII sec.). Eppure, nonostante anche i cittadini ricchi tendessero a fare un uso parsimonioso dei soldi, lui invece prese a fare spese folli, sopratutto per abbellire la propria residenza. I milanesi, forse mossi da invidia, presero a dire che il marchese era il Diavolo: solo lui infatti poteva permettersi tanto lusso in un periodo così misero!
Il marchese saputa la notizia, iniziò ad avere un atteggiamento utile ad avvalorare questa diceria: ad es. andava in giro in carrozza con quattro paggi dall'aspetto lugubre, magri, pallidi e sempre di nero vestiti.
Con lo scoppio della pestilenza chi poté scappò dalla città e chi rimase evitò il più possibile la vita sociale...Tutti tranne il marchese Acerbi: lui infatti continuò a tenere feste e la cosa incredibile era che nessuno tra gli invitati, la servitù ed il nobil uomo stesso si ammalò. Fu questa situazione a convincere sempre di più i milanesi che il marchese altro non fosse che il Demonio in persona! Ecco perchè ad oggi, in corso di porta romana 3, è possibile trovare il palazzo del Diavolo.
Eppure, da studi approfonditi, pare che il marchese fosse già morto allo scoppio della peste...



La curiosità più intrigante della città è sicuramente la chiesa di san Bernardino alle ossa, edificio religioso del XVII sec. in p.za santo Stefano.
Vi è infatti, collegata alla chiesa barocca, una cappella interamente ricoperta di ossa.

Foto tratta da www.amilanopuoi.it 

Foto tratta da www.fortementein.com
Nel XII sec. c'era, a lato della chiesa di santo Stefano, un ospedale per lebbrosi con annesso cimitero. Con il tempo venne creato un piccolo edificio, prospiciente all'ospedale, con la funzione di conservare le ossa delle esumazioni del cimitero.
Un secolo circa dopo fu creata una chiesa accanto all'ossario che venne intitolata a san Bernardino (santo appartenente alla confraternita dei Disciplini che qui risiedevano).
Nel XVII sec. crollò il campanile di santo Stefano sull'ossario e, nel momento in cui si rifece questo ambiente, si decise di utilizzare le ossa per decorare la cappella (che nel frattempo venne consacrata).

Vi è tutt'ora, davanti all'altare maggiore della chiesa di san Bernardino, una botola che conduce alla cripta della chiesa stessa. Questo spazio conserva i corpi mummificati dei primi 21 Disciplini che giunsero in questo tempio. Sono stati adagiati su sedili di pietra con foro centrale per la raccolta dei liquami corporei. Ogni Disciplino è vestito con il proprio saio, il cappuccio calato sulla testa e una tavoletta di legno con inciso il proprio nome appesa al collo. 

Foto di Stefania Piccoli



Con la caduta degli Sforza (1499) a Milano regnarono solo sovrani stranieri fino all'avvento dei Savoia (1859). Durante questo lungo periodo la Lombardia venne vista solo come una colonia da sfruttare; l'unica sovrana che può essere definita illuminata e altruista fu Maria Teresa d'Austria che regnò dal 1745 al 1765. La regina infatti operò molte riforme che servirono a migliorare le condizioni di vita dei lombardi, soprattutto dal punto di vista economico.

Maria Teresa d'Austria, foto tratta da www.pinacotecabrera.org

Ad es. fu grazie a Maria Teresa che a Milano vennero introdotti i numeri civici sui palazzi. Prima di allora infatti per dare indicazioni stradali bisognava far riferimento a ciò che si poteva trovare lungo il tragitto.
Eppure il criterio di numerazione degli edifici nel XVIII sec. era decisamente diverso da quello attuale: infatti i numeri partivano da Palazzo Reale (n° 1) e crescevano a spirale fino all'ultimo palazzo della città che poteva avere una numerazione decisamente alta (ad es. il palazzo nella foto porta il numero 5307).

Foto tratta da http://blog.giofugatype.com



Milano fu per 20 anni governata da Napoleone e durante questo periodo (1796-1814) fu addirittura capitale del Regno d'Italia napoleonico.
Proprio nei pressi della città meneghina il ferreo condottiero francese ebbe modo di dimostrare il suo lato più tenero e romantico. Si racconta infatti che lo storico platano di via Astesani (nell'attuale quartiere Affori) sia stato piantato per volere di Napoleone, il quale aveva perso la testa per una donna del posto.

Foto tratta da www.demetra.net



Con la caduta del Bonaparte iniziò per la penisola italica il Risorgimento.
Nei pressi di una antica statua romana, attualmente in corso Vittorio Emanuele II, maturarono le premesse dei famosi moti delle cinque giornate.

Foto di emiliano marin
La statua in questione infatti era simile al Pasquino di Roma, cioè una statua parlante, una scultura sulla quale venivano affissi dei cartelli con lo scopo di sbeffeggiare di nascosto i potenti della città. Abitudine che era soprattutto in voga durante il Risorgimento, tanto che le autorità cittadine spostarono la statua al primo piano dell'abitazione dove si trovava allora (ai piedi di un palazzo in via san Pietro all'Orto), ma questo non impedì ai milanesi di appendere un cartello che invitava allo sciopero dei sigari, che diede poi il via alle cinque giornate nel 1848.
Il suo nome deriva dalla prima parola dell'iscrizione di Cicerone ai piedi della statua "Carere debet omni vitio qui in alterum dicere paratus est" (Deve essere privo di ogni colpa chi è pronto a parlare contro un altro), ma viene anche comunemente chiamato Omm de Preja, cioè uomo di pietra.



Con l'unità d'Italia (1861) iniziò per la neonata nazione, ed in particolar modo per il ricco ed industrializzato settentrione, un periodo florido soprattutto a livello economico. In Lombardia ci fu un vero e proprio "boom industriale", tanto da spingere gli imprenditori meneghini ad aprire una centrale termoelettrica a due passi dal Duomo.

Foto tratta da www.lass.it
Si trovava infatti in via santa Redegonda, rimase fino al 1926, anno in cui fu abbattuta per costruire l'attuale cinema Odeon.
Questa centrale aveva il primato di essere la seconda impiantata al mondo (dopo quella di New York) e illuminava, tra gli altri, anche il teatro alla Scala.




Durante il ventennio fascista si decise di cambiare aspetto alla città, per renderla più moderna. Un edificio emblematico dello stile fascista è sicuramente il palazzo Montecatini, in via Turati. I critici d'arte dell'epoca definirono il palazzo di Gio Ponti palazzo specchiante "come un cielo nuvoloso, una concrezione di pioggia, che riflette il cielo bigio di Milano e la vita frenetica delle strade”, anche se i milanesi – più concreti – vedendo la facciata bianca con venature verdognole la ribattezzarono subito «palazz de gorgonzouela».


Foto tratta da www.tubussystem.it



Durante la seconda guerra mondiale Milano venne pesantemente bombardata dagli aerei Alleati; molti di essi però furono abbattuti dall'esercito italiano.
Ad oggi esiste un piccolo cimitero inglese all'interno del Parco di Trenno che custodisce le salme dei piloti inglesi. Unica eccezione tra le 400 tombe dei soldati inglesi è quella di una donna: miss Fielden, professione infermiera.

Foto tratta da www.eaf51.org



Fu la Resistenza un periodo molto critico per l'Italia e Milano assistette con dolore a diversi episodi legati a questa fase storica. Nei pressi di p.le Lotto infatti c'era la cosiddetta "Villa Triste", luogo di tortura da parte dei fascisti di tutti gli oppositori del Regime.
Le urla dei prigionieri detenuti nei sotterranei della Villa (quella che si vede nella seguente foto, accorpata alla chiesetta del XV sec.), erano talmente forti da essere sentite in tutto il quartiere. Fu proprio questa situazione a spingere gli abitanti a protestare con l'arcivescovo Shuster, il quale riuscì a far sgomberare l'edificio. Tuttavia, al termine del conflitto, i legittimi proprietari si rifiutarono di riprenderne possesso, data la sua sinistra fama. Venne quindi donata alla Congregazione delle Missionarie dell'Immacolata (attuali inquiline dell'edificio).


Curioso è rendersi conto che l'intero quartiere (nonchè lo stadio, famoso in tutto il mondo) prende il nome da questa piccola chiesa. Quella che vediamo oggi mutilata e adiacente all'ex "Villa Triste" è un rifacimento del XV sec. di una chiesa ancora più antica (IX sec.), sede di un antico convento benedettino dedicato al primo vescovo di Pavia. Il nome Vepra invece compare perchè il complesso religioso si trovava nei pressi dell'omonimo fiume (nome dato al tratto cittadino dell'Olona che scorre tutt'oggi sotto il manto stradale di questa zona di Milano).


A questo punto, dato che siamo in zona piazzale Lotto, facciamo un salto temporale di qualche lustro.
In via Monterosa possiamo oggi vedere ciò che rimane del mitico cabaret "Derby" (ad oggi centro sociale).

Centro sociale "il Cantiere" (ex cabaret "Derby")
Foto di Francesco Mezzotera

                        

In questa palazzina infatti, negli anni '60, c'era solo un ristorante che "navigava in brutte acque". Il figlio del proprietario dunque decise di ospitare dei musicisti jazz e da allora il Derby divenne il principale punto di riferimento dei più famosi compositori di questo genere musicale. Ma i musicisti non furono altro che la premessa di ciò che poi rese famoso questo posto: qui infatti presero ad esibirsi cabarettisti famosi o che da lì a breve lo sarebbero diventati.
Al Derby infatti nacquero artisticamente comici del calibro di:

Giorgio Faletti...

Foto tratta da www.elle.com 

Enzo Jacchetti...
Foto tratta da www.giornalettismo.com

Teo Teoccoli...
Foto tratta da  www.video.gazzetta.it

Gianfranco Funari...

Diego Abatantuono (nonchè nipote del proprietario)...
Foto tratta da www.francescomatteuzzi.blogspot.com
E inoltre: Enrico Beruschi, Cochi e Renato, Massimo Boldi, i Gatti di Vicolo Miracoli, Lino Toffolo...

Nel 1985 il Derby chiude. La principale concausa di questa situazione è la concorrenza televisiva e, nello specifico, quella di "Drive in" (trasmissione che ospita gran parte dei comici del Derby)...! Eppure idealmente questo cabaret "passò il testimone", un anno dopo la sua chiusura, ad un altro tutt'ora operativo: "Zelig".



Ora riprendiamo il nostro viaggio temporale...

Nel 1945, quando la seconda guerra mondiale finì, Milano si presentava in una situazione decisamente tragica: circa un edificio su quattro era stato abbattuto e migliaia erano i milanesi sfollati. Due anni più tardi si decise di radunare tutti i detriti dei bombardamenti (insieme a ciò che rimaneva degli antichi bastioni spagnoli) in una zona ad ovest della città, dove venne creato un nuovo quartiere denominato QT8 (Quartiere Triennale 8).
Con i detriti dunque si venne a creare una montagnetta alta circa 50 metri e dedicata alla moglie dell'architetto dell'opera (sig.a Stella).
Ad oggi la montagnetta è un luogo di ricordo per Milano... Ma non tutti forse ricorderanno che negli anni '80 qui si disputavano le gare di sci, su neve artificiale e qui iniziò ad emergere un campione del calibro di Alberto Tomba.


La montagnetta in costruzione.
 Foto tratta da sempliciconversazioni.blogspot.com

Foto di Nino Rossi



Non è quindi un caso che proprio qui, nel 2003, venne creato "Il giardino dei Giusti": uno spazio dedicato alle persone che si sono date da fare per combattere ingiustizie razziali e salvare vite.


Il giardino dei Giusti: ad ogni personaggio corrisponde un cippo e un pruno.
Foto tratta da www.metronews.it 



Milano è sempre stata una "città che vive al presente". Già con Maria Teresa d'Austria iniziarono le demolizioni: si cercava di cancellare le preziose tracce del passato per lasciare spazio al presente. Questo fenomeno si accentuò sicuramente con il "boom economico" degli anni '50 e oggi sono poche e preziose le traccie del passato.
Una di questa è possibile trovarla in zona "Chinatown": via Giannone 9. Qui infatti sorgeva l'antica chiesa del XII sec. della "santa Trinità". Nel 1968 si decise di abbattere questo edificio pericolante. I lavori si protrassero per qualche giorno; fortunatamente la mattina in cui doveva essere abbattuto il campanile, l'operaio addetto era malato e questo permise di avvisare il Sovrintendente dei beni architettonici che arrivò in fretta e furia, giusto in tempo per salvare la torre campanaria.
Ad oggi è possibile ammirarla dalla strada: opera davvero originale con la sua squallida quinta di condomini moderni...


Foto tratta da www.curiosami.altervista.org


La storia di questo quartiere popolato principalmente da cinesi e comunemente chiamato "Chinatown" è davvero originale.
I primi cinesi giunti a Milano furono 40 uomini provenienti dalla Francia. Si erano trasferiti nel paese dei Lumi durante la prima guerra mondiale ed erano subito stati impiegati per lo scavo delle trincee. Finita la guerra, visto l'esubero di manodopera, alcuni coraggiosi decisero di trasferirsi e lo fecero proprio nel capoluogo lombardo.
In quei tempi la zona a nord dell'Arena era chiamata il quartiere dei "scigolatt" (da "scigola", cipolla) perchè zona ricca d'acqua, fertile e dunque caratterizzata da molti orti. Ma i pionieri cinesi scelsero questa parte della città non per dedicarsi all'agricoltura, ma per giungere velocemente a Como, città di filande. Qui infatti acquistavano cravatte che poi rivendevano in città. Ancora oggi qualcuno ricorda negli anni trenta questi commercianti cinesi in piazza Duomo urlare "tle clavatte due lile!". Con il tempo le cravatte non le acquistarono più, ma iniziarono a produrle; i cinesi infatti ancora oggi lavorano principalmente nel campo dell'abbigliamento e della ristorazione.





Ed eccoci giunti ai giorni nostri. Esistono in città molte opere moderne degne di nota, ma quella più rappresentativa e curiosa (per la tecnica utilizzata) è, a mio avviso, il murales che si trova in p.za Cardinal Ferrari (zona via Molino delle Armi).
Qui infatti gli autori Walter Contipelli e Alessandra Montanari nel 2014 hanno ritratto personaggi molto importanti della storia milanese.
Possiamo infatti ammirare...

Franca Rame...

Foto tratta da www.milano.repubblica.it

Alda Merini...
Foto tratta da www.milanosguardinediti.com

Giorgio Gaber...
Foto tratta da www.milanow.blogspot.com

Enzo Jannacci...
Foto tratta da www.milanostupenda.wordpress.com

Nonchè Luchino Visconti, Claudio Abbado, Carlo Emilio Gadda, Mariangela Melato, Gian Maria Volontè...
Ogni graffito è stato realizzato affiancando e sovrapponendo macchie di colore che, viste da vicino non sembrano rappresentare alcun personaggio, mentre invece nell'allontanarsi prendono magicamente forma.

Ma il dato ancora più originale è la superficie sulla quale è stata realizzata quest'opera: il muro esterno di uno degli ultimi conventi di clausura di Milano. Dietro questa parete infatti, fino al mese di novembre del 2017, vivevano, lavoravano e pregavano quattro suore dell'ordine salesiano della Visitazione. Con la crisi vocazionale il numero delle sorelle negli anni è diventato talmente esiguo da dover essere trasferite in un'altra struttura in provincia di Cremona.

Una volta Milano poteva essere paragonata alla capitale italiana in quanto a numero di edifici religiosi; oggi la situazione è decisamente diversa. Per capire e prevedere l'evoluzione della città meneghina forse bisogna rivolgere lo sguardo a p.ta Nuova con i suoi grattacieli...
...Forse...

Dunque non ci rimane altro che prendere posto sulla macchina del tempo che, giorno per giorno, ci rivelerà l'evolversi di questa insolita e davvero curiosa città chiamata Milano!