domenica 5 giugno 2016

DALL' UNIVERSITA' CATTOLICA A PALAZZO LITTA (CORSO MAGENTA)


Chiostro ionico con studenti
da improntenelmondo.it

L'Università Cattolica si trova alle spalle della Basilica di Sant'Ambrogio e per raggiungerla si passa inevitabilmente davanti al Tempio della Vittoria (1928), monumento dell'architetto Muzio dedicato ai caduti della Prima Guerra Mondiale.
La parte cima dell'edificio ospita un faro, progettato e mai utilizzato per illuminare la città con un fascio di luce durante le commemorazioni.

Tempio della Vittoria


Di fronte al Tempio della Vittoria si trova la caserma di polizia "Garibaldi" che occupa lo spazio di quella che era, dopo il Duomo, la chiesa più grande della città: s. Francesco Grande. Demolita nel 1806, questo edificio ospitava il celebre quadro di Leonardo da Vinci, la Vergine delle Rocce, ora al museo del Louvre.

La Cattolica è università a partire dal 1932; prima infatti, con l'avvento di Napoleone (1797), altro non era che un ospedale militare, da monastero benedettino (VIII sec.) e poi cistercense quale era stato.
Il monastero cistercense venne rifatto nel 1497 su disegno di Bramante. Il progetto prevedeva quattro chiostri, ma solo due vennero realizzati: quello ionico (XVI sec.) e quello dorico (XVII sec.) che è il primo che si incontra entrando nell'Ateneo. I chiostri vennero chiamati così per i capitelli delle colonne che delimitano il porticato.

L'ingresso all'Università avviene attraverso l'atrio progettato dall'architetto Muzio nel 1929.
Poco distante si trova il Cortile d'onore costituito dalle pareti dell'antico monastero, sul quale si affaccia l'abside della Basilica di sant'Ambrogio.

Cortile d'onore


Proseguendo si raggiunge l'atrio dove s'innesta lo Scalone d'onore (XVII sec.) il quale conduce alla Sala dello Zodiaco, chiamata così perché in origine sul pavimento c'era una meridiana solare con segni zodiacali; ad oggi rimane solo una lapide con il segno del capricorno.
La Sala dello Zodiaco è attualmente collegata all'Aula Pio XI che aveva funzioni di biblioteca. Da ammirare l'iniziativa presa nel 1783 di aprire la biblioteca stessa, non solo ai monaci, ma a tutta la cittadinanza (ad oggi l'Aula Pio XI ha funzioni di rappresentanza per l'Ateneo).

Notevole è l'opera pittorica nell'Aula Magna (già refettorio): le nozze di Cana (1545) di Callisto Piazza. Sotto di essa troviamo la cripta dei monaci anch'essa usata per attività di studio.

Aula Magna
da forumitalianosicurezzagas.it

A lato dell'Aula Magna vi è una vetrata che dà accesso al Giardino dedicato a Santa Caterina d’Alessandria, protettrice degli studi. Nel 1929 si decise di farlo diventare solamente uno spazio condiviso da giovani studentesse e per questo venne soprannominato Giardino delle Vergini: qui entrano solo le donne (sulla condizione di castità si chiude volentieri un occhio!).

Giardino delle Vergini (con al proprio interno alcuni sarcofagi del III e IV sec. trovati in zona cattolica)

La Sala Negri da Oleggio è situata tra il Rettorato e l’Aula Magna, adiacente al Chiostro dorico, e si affaccia sul Giardino di Santa Caterina, . Essa deve il suo nome al Conte Vincenzo Negri da Oleggio (1887-1976), grande studioso e bibliofilo del secolo scorso, che ha donato nel 1968 la preziosa raccolta libraria ospitata al suo interno.
In epoca medievale, quando i chiostri di Sant’Ambrogio ospitavano il monastero benedettino, qui era situato lo “scaldatoio”, in latino calefactorium: era l’unico ambiente riscaldato del monastero, dove i monaci potevano passare per scaldarsi prima del riposo o durante lo studio, dove preparavano gli inchiostri e i colori per i codici e le miniature.

Aula Negri da Oleggio
da biblioteche.unicatt.it 





























L'aula Bontadini, difficilmente raggiungibile perché sotterranea, è dedicata all'omonimo filosofo contemporaneo ed ingloba la ghiacciaia (la cosiddetta "conserva de giazzo") di quello che fu il monastero cistercense. La pavimentazione si articola in una serie di nicchie in cui sono ancora visibili gli incassi per gli scaffali di legno, funzionali alla collocazione dei cibi.
Nell’aula Bontadini dieci vetrine accolgono reperti archeologici provenienti dalle indagini effettuate nei cortili dell’Ateneo tra il 1986 e il 2004. L’esposizione “L’abitato, la necropoli, il monastero”, attraverso una selezione di oggetti, mostra la nascita del quartiere suburbano che qui avremmo trovato tra la fine del I sec. a.C.  e il II sec. d.C. Eppure la maggior parte degli oggetti sono legati alla grande necropoli che in questo luogo si sviluppò tra III e V secolo d.C., per poi essere abbandonata.
Tra le molte tombe si distingue il sarcofago, ritrovato ancora sigillato, di una donna di circa 30 anni accompagnata da alcuni oggetti personali tra cui un ventaglio in avorio.

Aula Bontadini
da milano.repubblica.it
E' un vero peccato che la Sala dello Zodiaco, l'Aula Pio XI e l'Aula Bontadini non si possano visitare: un tesoro tenuto nascosto ai cittadini e poco conosciuto dagli studenti stessi.

La piccola rotonda di fronte all'ingresso dell'Ateneo conduce in due vie: via Terraggio e via Sant'Agnese.
La prima ha un'etimologia curiosa ed interessante. Intorno alla metà del XII sec. si decise di rafforzare la cinta muraria preesistente, soprattutto in vista di una possibile invasione da parte dell'imperatore Barbarossa. Tuttavia, vista la scarsa disponibilità economica e la mancanza di tempo, si optò per un fossato in grado di circondare l'intera città, al posto di un ulteriore giro di mura in laterizio. La terra ricavata venne utilizzata per costruire dei bastioni che presero il nome di Terragium...da qui il nome Terraggio.
Con il passare dei secoli questi "poveri" bastioni vennero trasformati in vere e proprie mura difensive e su di esse affacciavano le finestre della casa meneghina di Lorenzo il Magnifico. Il Signore di Firenze ricevette infatti in dono da Ludovico il Moro una casa per trascorrere i suoi giorni di permanenza a Milano. Di quell'edificio però è rimasto solo un muro perimetrale che è possibile vederlo al civico 5 di via Terraggio.
Dietro ad un portone di legno infatti si apre un sorprendente parchetto pubblico (attenzione agli orari di apertura affissi sui battenti) che ospita, tra piante di nespole e case di ringhiera, quel poco che rimane di quella che doveva essere senz'altro una maestosa dimora rinascimentale.

Resti della dimora milanese di Lorenzo il Magnifico

La via Sant'Agnese (chiamata così per la rinascimentale chiesa e monastero Agostiniano che qui avremmo trovato fino al 1798) conduce in corso Magenta e, a metà di essa, è possibile ammirare ciò che resta dopo i bombardamenti del 1943 di un antico edificio del XV sec: casa dei Corii. Qui è possibile riposarsi in quest'angolo stranamente silenzioso e verde di Milano.

Casa degli Corii
foto di Mauro Catalano

La via Sant'Agnese sbuca su via Nirone che prende il nome dal torrente omonimo che probabilmente da qui passava.

Arrivati in corso Magenta non può passare inosservata la maestosa facciata barocca di Palazzo Litta.
Il palazzo venne costruito nel 1648 su disegno di Francesco Maria Ricchino. Fino a qualche anno fa (2006) era la sede centrale di Trenitalia, mentre oggi ospita gli uffici del Ministero dei beni e delle attività culturali, direzione regionale della Lombardia.

Palazzo Litta, dettaglio della facciata

Il Cortile dell'Orologio ospitava un oratorio oggi trasformato in un teatro ancora attivo http://www.mtmteatro.it/

Palazzo LItta Cortile dell'Orologio

Per due secoli circa il palazzo fu al centro della vita mondana milanese: vi si dettero ricevimenti fastosissimi per imperatori, imperatrici ed altri coronati. I suoi saloni (salotto rosso, sala degli specchi, salotto della Duchessa) ne riflettono ancora oggi la sontuosità.
Ed è proprio nel salotto rosso che è conservata, incastonata nel pavimento, una lacrima della duchessa Barbara Litta. Si racconta infatti che la nobildonna, emozionatasi nel vedere comparire nella sua dimora Napoleone Bonaparte, si fosse lasciata sfuggire una lacrima che venne celebrata con una perla al centro di un mosaico.

Palazzo Litta, salotto rosso, dettaglio

Nel salotto della Duchessa invece è presente una porta mimetizzata nelle decorazioni delle pareti che veniva usata, non solo dalla servitù, ma anche da chi desiderava abbandonare il Palazzo senza dare nell'occhio. Sempre nello stesso salotto c'è una piccola apertura sul pavimento che permetteva di nascondersi per poter ascoltare indisturbati tutto ciò che veniva detto dagli ospiti della Duchessa!

Palazzo Litta, sala degli Specchi






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