domenica 24 novembre 2019

DIECI INCREDIBILI STORIE DI UNA MILANO DAVVERO CURIOSA

Vetrate dell'abside del Duomo


Più passa il tempo e più mi accorgo di quanto i milanesi poco conoscano la propria città...
Più passa il tempo e più mi accorgo di quanto i milanesi desiderino conoscere la propria città.
Dunque questo post e il seguente sono per tutti coloro (milanesi e non) che hanno voglia di sorridere di e con Milano, piangere per lei, aver paura e soddisfare la propria sete di conoscenza.
Sono 20 storie (ce ne sarebbero tante altre da raccontare, ma queste sono sicuramente le più meritevoli) messe in ordine cronologico che, mi auguro, assolvano al compito di divulgare le conoscenze di questa città incredibilmente sorprendente!
Ecco le prime dieci.
Buona lettura...



1 Belloveso e la fondazione di Mediolanum 


Foto di Francesco Mezzotera

Spesso ci si è interrogati su quale sia l'origine della città e del suo nome. Esistono tante versioni, ma quella più accreditata, anche se leggendaria, è senz'altro quella narrata da Tito Livio (59 a.C., 17 d.C.), secondo il quale un principe celtico di nome Belloveso, fu inviato dall'anziano zio alla ricerca di nuove terre da colonizzare.

Partì probabilmente dall'attuale Francia centrale e, una volta varcate le Alpi, fondò nel "territorio degli Insubri" Mediolanum.
Il nome della città ai tempi dei celti doveva essere Medhelan, poi latinizzato in Mediolanum, ossia "semi lanuta" che verosimilmente fa riferimento alla leggenda della scrofa con il dorso coperto di lana.
Andrea Alciato (XVI sec.) riporta per iscritto la leggenda: giunto nella pianura padana Belloveso consultò l'oracolo il quale disse che, dove avrebbe trovato una scrofa ricoperta di lana, allora lì avrebbe potuto fondare la sua città. Il principe disperava di poter trovare un animale simile, ma incredibilmente, mentre riposava sotto un albero, scorse questo maiale e lì fondò Mediolanum.
Ancora oggi l'immagine di questo animale mitologico possiamo ammirarlo sulla seconda arcata del Palazzo della Ragione (lato che si affaccia su via Mercanti).


2 "Tredesin de marz" 



Foto tratta da http://www.tviweb.it

La storia che sto per raccontare ha, diversamente da altre, una datazione ben precisa: 13 marzo del 51 d.C.
A questa data si fa risalire, ad opera di san Barnaba apostolo, la conversione di Mediolanum al cristianesimo.
La leggenda narra infatti del santo che, una volta giunto nei pressi della città, si fermò non lontano dalla porta Orientale, valutando il da farsi, dal momento in cui veniva chiesto a chiunque entrasse in città un tributo agli Dei pagani. In quel momento decise di formare una croce e per farlo prese due rami conficcando la parte verticale in una pietra lì presente. Il minerale sembrava burro in quel momento, tanto che san Barnaba incise con le dita alla sua base tredici segni a raggiera attorno al legno della croce. Questo incredibile avvenimento attirò subito tante persone, le quali rimasero colpite dal gesto e dalle parole pronunciate dall'apostolo. Quando il santo si apprestò a varcare la porta, per miracolo le statue degli Dei si sbriciolarono, la neve allora presente si sciolse e apparvero i primi fiori, preludio di primavera. 
Giunto nei pressi dell'attuale basilica di sant'Eustorgio iniziò ad impartire i primi battesimi; nasceva così la prima comunità cristiana mediolanense.

Con l'avvento del cristianesimo, sant'Ambrogio decise di custodire la preziosa pietra con i tredici segni nella basilica di san Dionigi che si trovava nell'attuale parco di porta Venezia.
Con l'abbattimento della basilica, nel XVIII sec., la pietra venne trasferita nella chiesa di santa Maria al Paradiso, in corso di porta Vigentina.
E' per questa ragione che nel fine settimana successivo al 13 marzo, nei paraggi di santa Maria al Paradiso, ossia in via Crema e dintorni, possiamo godere di una colorata fiera con, in prevalenza, bancarelle di fiori primaverili. E' la famosa fiera del "tredesin de marz" durante la quale anticamente si solea tagliare i capelli ai bambini perchè si diceva che così sarebbero ricresciuti più forti.

A proposito: è stato dimostrato che san Barnaba non arrivò mai a Milano (morì martirizzato a Cipro) e la pietra altro non era che un oggetto religioso venerato dagli Insubri!

Pietra in s.ta Maria al Paradiso (foto tratta da www.monitoremilanese.com)





3 La rocambolesca nomina di sant'Ambrogio 



Immagine sant'Ambrogio nel gonfalone di Milano
Ambrogio è senz'altro IL personaggio di Milano e questa sua grandezza è forse anche il risultato di una vita davvero speciale. 
Nacque nel 340 a Treviri, nelle Gallie (attualmente in Germania) da genitori cristiani, dopo Satiro e Marcellina (entrambi santi). Nonostante la sua famiglia vantasse di avere una santa martire tra i suoi membri (santa Sotere), Ambrogio in realtà non era battezzato. Le sue ambizioni erano in ambito politico: nel 374, al momento della morte del vescovo milanese Aussenzio, lui ricopriva la carica di governatore dell’Emilia e Liguria (che comprendevano anche Piemonte e Lombardia) con sede a Milano (capitale dell'impero d'occidente).
Con la morte di Aussenzio, in città si vennero a creare forti contrasti tra le due fazioni in cui era divisa la chiesa: catari e cattolici.
Vista la situazione, Ambrogio volle partecipare all'elezione pubblica del nuovo vescovo, per poter garantire l'ordine. 
La nomina si prospettava difficile dato che le due parti non riuscivano a convergere su un solo candidato, così il governatore decise di prendere la parola per far sì che potessero conciliare tra di loro.
Al termine del suo magistrale discorso si venne a creare il silenzio più assoluto e, dal fondo della chiesa emerse una vocina di bambino che urlava "Ambrogio vescovo! Ambrogio vescovo!"; passò qualche istante e l'intera assemblea si unì alla vocina.
Sentito questo chiassoso entusiasmo, il governatore scappò in preda al panico, perchè tutto desiderava tranne che diventare vescovo!
Nei giorni seguenti, per poter convincere i suoi concittadini di non essere adeguato alla carica, intraprese uno stile di vita peccaminoso: iniziò a frequentare delle prostitute e a far frustare i detenuti (per questo viene raffigurato con la frusta in mano)...Eppure i milanesi, più passava il tempo e più reclamavano Ambrogio vescovo.
Vista la situazione allora il povero governante decise di scappare dalla città, ma ogni volta che lo faceva, i milanesi lo riacchiappavano, anche grazie a Berta, la sua mula che, testarda, non ne voleva proprio sapere di allontanarsi da Milano.
La prima volta chiese a Berta di portarlo in piena notte da suo fratello Satiro a Pavia, lei che la strada la conosceva così bene. La povera mula trotterellò per ore finchè all'alba Ambrogio non si accorse che era ancora nei pressi di Milano: avevano fatto il giro quasi completo della città! Il futuro santo si stava riposando in un piccolo bosco quando venne sorpreso dai milanesi che si recavano in città per lavorare, i quali credettero che Ambrogio si fosse perso e dunque lo incitarono a tornare a casa. Nel posto dove è stato ritrovato il futuro vescovo è sorta una chiesa: sant'Ambrogio ad nemus (sant'Ambrogio al bosco) che in milanese divenne "sant'Ambroeus andemm" dalle esortazioni dei fedeli.
Facciata della chiesa di sant'Ambrogio ad nemus in via Peschiera a Milano
da www.restaurobcp.it

La seconda (e ultima) volta decise di ferrare al contrario l'asina, per poter confondere i suoi inseguitori, ma Berta, arrivata dalle parti di Abbiategrasso si impuntò tanto da permettere ai milanesi di catturarlo. A tal proposito, si narra che il nome del paese Corbetta (dove si presume si sia fermato il futuro santo) nasca proprio dalle incitazioni di Ambrogio alla sua mula: "Cor Betta, cor Betta!!!"
A questo punto il governatore si arrese al suo destino: decise di farsi battezzare e, nell'arco di una settimana, fu nominato vescovo, esattamente il 7 dicembre (giorno a lui consacrato) del 374.

Chiesa sant'Ambrogio a Corbetta, costruita sul luogo presunto in cui venne catturato il governatore




4 La colonna del Diavolo 


Sulla sinistra dell'ingresso della chiesa di sant'Ambrogio si erge una solitaria colonna di marmo chiamata "colonna del Diavolo". A metà altezza si notano due fori...lasciate dalle corna del Diavolo! La leggenda narra infatti che Ambrogio passeggiava davanti alla chiesa leggendo i testi sacri; dopo l'ennesimo tentativo da parte del Diavolo di indurlo in tentazione, il vescovo esasperato gli piazzò un calcione sul didietro che lo spedì dritto contro la colonna qui presente; le corna si conficcarono nel punto esatto dei due fori e da lì venne risucchiato nuovamente all'Inferno.
Ad oggi si dice che se si accosta l'orecchio ai due fori è possibile sentire il rumore dello Stige, il fiume degli Inferi e sentire puzza di zolfo!
Inoltre si dice che la notte tra il sabato santo e il giorno di Pasqua, si può vedere circolare nei pressi della colonna un carro trainato dal Diavolo con a bordo le anime dei dannati condotte all'Inferno.
In realtà non si conosce la reale provenienza della colonna; si ipotizza che facesse parte di un monumento funebre e i due fori vennero qui praticati per il trasporto della colonna stessa.

Nell'alto Medioevo la colonna doveva essere abbracciata dagli Imperatori (provenienti dall'attuale Germania) per poter essere incoronati re d'Italia. Dopo aver giurato sul messale fedeltà al Papa e alla Chiesa Romana, il sovrano veniva incoronato con la Corona Ferrea.

Colonna del Diavolo


5 Storia di un prete dalla sorte davvero infausta 


La chiesa di san Tomaso in Terramara passa davvero inosservata in via Broletto; diverso è il discorso per il suo nome decisamente originale, così come originale è l'origine del suo appellativo.
Un'antica leggenda milanese narra  infatti che "Terramara" derivi da un episodio in cui Giovanni Maria Visconti (duca di Milano nel XIV sec.) si infuriò in seguito al rifiuto del parroco della chiesa di celebrare il funerale di un uomo, dato che la vedova non aveva i mezzi per pagare il compenso al prete. Fece quindi seppellire lo stesso prete da vivo nella bara del defunto nel cimitero della chiesa, da cui il nome di San Tomaso in Terra Amara. 

Molto più probabilmente però la dicitura deriva da quelle popolazioni che, sfuggendo alle invasioni barbariche, si rifugiarono in questa zona della città che prese il nome di Terra Amara in memoria dei propri luoghi d'origine.


Fonte: Wikipedia


6 Bernarda Visconti: eroina romantica del XIV sec. 


Seguire il proprio cuore non è mai stato troppo semplice, specie se sei nata a metà del 1300, specie se porti un cognome così importante come quello dei Visconti, specie se il tuo papà è il temutissimo Bernabò, Duca di Milano.


Bernarda era una delle figlie illegittime del Signore della città padana, eppure venne sempre trattata dal padre come gli altri legittimi, tanto da trovarle un nobile marito. Eppure la ragazza commise un errore: quello di innamorarsi di un cortigiano, tale Antoniolo Zotta. Quando i due amanti vennero scoperti, fecero una brutta fine: Antoniolo fu impiccato, mentre Bernarda venne chiusa nelle segrete della porta Nuova in attesa di giudizio. Niente servirono le suppliche dei famigliari della ragazza: il padre decise per lei la pena più crudele, ovvero la morte per inedia. In quella cella d'isolamento  buia per l'assenza anche di una semplice finestrella infatti Bernarda, nutrita a pane ed acqua, morì dopo nove mesi. Eppure già il giorno dopo la sua morte qualcuno iniziò ad asserire di averla vista in giro per le varie corti italiane e anche oggi qualcuno conferma di aver visto il suo fantasma girare per le vie del centro pronunciando la solita litania: " Non fate del male ad Antoniolo..."

Bernabò Visconti. Foto tratta da Wikipedia



Porta Nuova (via Manzoni).
Accanto alla porta medioevale si ergevano due torri ormai scomparse;
alla base di esse c'erano le celle di isolamento.
Foto tratta da Wikipedia




7 Un leone in ostaggio tra le mura di Milano


Curiosa è la storia della colonna che si erge di fronte alla chiesa san Babila:
nel XV sec. Milano era in perenne lotta con la Repubblica Veneziana per contendersi i territori che ancora attualmente si trovano tra le due vecchie potenze militari. Si racconta che Venezia riuscì ad arrivare alle porte di Milano per sferrare l'attacco decisivo di notte, mentre i milanesi dormivano...in realtà dormivano tutti tranne un prestinee (panettiere) che aveva il forno proprio vicino a Porta Orientale (l'attuale via san Damiano, poco distante da piazza s.Babila). Questo "eroe per caso", accortosi dell'esercito veneziano che si era accampato nei pressi della porta, andò ad allarmare tutta la città, la quale non si fece trovare impreparata di fronte all'attacco veneziano. L'esercito nemico infatti non poté fare altro che battere in ritirata, lasciando sul campo il proprio stemma: il Leone di san Marco che oggi troviamo issato sulla colonna seicentesca di fronte alla chiesa.

L'origine della piccola scultura posta sulla colonna probabilmente deriva da una battaglia conclusasi in maniera positiva per i milanesi i quali sequestrarono il leone in pietra ai veneziani, quale bottino di guerra.


8 Curiosa origine del risotto alla milanese 

Chiunque entri in Duomo non può non rimanere colpito dalle colorate vetrate della cattedrale; ce ne sono di tutte le età (nonché un paio ancora con i vetri neutri), ma quelle più antiche sono quelle dell'abside: a queste è legata la leggenda della nascita del risotto alla milanese che, come si sa, è fatto con lo zafferano. Sin dall'inizio della costruzione del Duomo infatti i Visconti vollero garantirsi le migliori maestranze presenti in Europa. Per fare le vetrate furono chiamati i vetrai fiamminghi; tra questi c'era un mastro vetraio, tale mastro Valerio di Fiandra, che aveva un discepolo soprannominato “Zafferano” perché aveva l'abitudine di usare questa spezia, non solo per creare il giallo che poi serviva per le vetrate, ma per creare qualunque colore. Il mastro vetraio lo canzonava dicendogli che prima o poi avrebbe messo lo zafferano anche nel riso (principale pietanza popolare del XIV sec)! Qualche tempo dopo, al matrimonio della figlia di mastro Valerio, “zafferano” si presentò con un dono molto particolare: un piatto di riso giallo. All'inizio tutti rimasero un po' impressionati (per non parlare delle burle che ricevette), ma poi, una volta vinta l'iniziale ritrosia, gli invitati iniziarono ad assaggiare il risotto e fu subito un successone!... Successone che dura tutt'oggi.
A partire dal XVI sec. Milano fu governata da potenze straniere, le quali considerarono il vecchio ducato degli Sforza semplicemente un posto da sfruttare. Inoltre spesso al cinismo straniero si affiancavano scelte poco felici e abbozzate, come quella di conservare nelle segrete del castello Sforzesco, più esattamente sotto la torre del Filarete, le polveri usate a scopo bellico.
Accadde così che un giorno del mese di giugno del 1521 probabilmente un fulmine colpì l'elemento metallico posto in cima alla torre, la quale esplose per questo evento naturale.
Anche in questo caso la fantasia popolare impiegò pochissimo a creare una leggenda per spiegare l'accaduto...
In quel periodo Milano era governata dai francesi, ma gli Sforza, con a capo Francesco II, provavano a riprendersi ciò che avevano perduto 22 anni prima. Al soldo di questi ultimi c'era un soldato svizzero conosciuto con il soprannome di Bombarda, per la sua maestria nell'utilizzo delle armi da fuoco. Verso fine giugno di quell'anno lo svizzero venne catturato dai soldati francesi mentre si stava sposando con la sua fidanzata Assunta nell'abbazia di Chiaravalle. Il governatore francese, saputo dell'accaduto ne approfittò subito per chiedere un favore al prigioniero: da quando era a Milano non riusciva più a dormire bene per colpa di un Angelo. Abitava infatti nei pressi della chiesa di san Gottardo in Corte (ancora oggi alle spalle di Palazzo Reale) che aveva sul proprio punto più alto, cioè sul campanile, una statua raffigurante un Angelo che, muovendosi con il vento, provocava rumori sinistri. Odetto di Foix (il governatore francese) dunque propose al Bombarda di abbattere con un solo colpo questo fastidioso segnavento in cambio della sua scarcerazione.
Naturalmente, per non farsi scoprire e avere questioni con la Chiesa, l'avrebbe dovuto fare quella sera stessa dato che c'era un temporale in corso e dunque sarebbe passato come un incidente: un fulmine che abbatte il campanile. Lo svizzero, appena intravide la possibilità di "salvare la propria pelle" e quella di Assunta, accettò subito. Lo portarono sulle merlate del Castello verso la città e, con un solo colpo riuscì, da così tanta distanza, a colpire ed abbattere il malcapitato Angelo. A questo punto però il comandante delle truppe francesi commise un errore: fece pernottare il Bombarda per l'ultima notte in prigione, senza togliergli l'arma appena usata. Proprio dalla finestra della prigione lo svizzero vide una cosa che lo fece imbestialire: Assunta era diventata il passatempo per i soldati francesi i quali la violentavano a turno...non ci pensò due volte: prese la mira e sparò alla base della torre del Filarete.  La torre crollò, 300 soldati, nonché Assunta, morirono sepolti dalla struttura, il Bombarda venne immediatamente giustiziato e il comandante fu licenziato per aver commesso una tale ingenuità. Solo il governatore riuscì a trarre giovamento da questo episodio: da quella sera poté dormire beatamente senza più lo stridore dell'Angelo!
Quest'ultimo infatti venne riposizionato diversi anni e governi dopo (1735), mentre il castello si privò del suo elemento più ornamentale, cioè la torre progettata dal Filarete, fino agli inizi del 1900 quando venne ricostruita.




P.za Cairoli con il Castello sullo sfondo. Cartolina dei primi anni del novecento dove è possibile notare l'assenza della Torre del Filarete che verrà ricostruita a breve.



10 Bianca Maria, contessa di Challant: storia di una arrampicatrice sociale alla corte dei francesi 


E' risaputo che nel XVI sec. la classe dominante era quella aristocratica, eppure c'era in quel periodo, tra le fila del popolino, una fanciulla di nome Bianca Maria Scapardone conscia della sua bellezza e del non volersi accontentare di una vita fatta di stenti.
Dunque con fredda determinazione, mise in piedi il suo piano di scalata sociale...
Siamo nel 1514 quando Bianca riuscì a farsi portare all'altare da Ermes Visconti, il quale da lì a poco morirà  perchè anziano lasciandole, tra l'altro, in eredità il titolo nobiliare.
In seguito si sposò con il conte Renato Challant, presto abbandonato dalla neo-contessa che decise di trasferirsi a Pavia con il lucido intento di conquistare uomini più potenti...
Ma trovò la persona sbagliata sul suo cammino: Ardizzino Valperga, conte di Masino, desideroso di vendetta poiché si era sentito usato.
Così, una volta che la contessa di Challant gli girò le spalle, il Valperga iniziò a spargere in giro maldicenze nei confronti della donna, tanto che Bianca Maria non potè più accedere ai salotti buoni della città.
La Scapardone andò su tutte le furie: era questa un'onta che andava lavata con il sangue!
Fu l'ennesima "vittima" della donna l'esecutore dell'omicidio: don Pietro di Cardona...
Eppure quest'ultimo, una volta scoperto e catturato, non tardò a confessare chi era stato il mandante e così, nel 1526, la contessa, ribattezzata la "mantide di Challant", venne decapitata presso una delle porte laterali del Castello Sforzesco.
Qualcuno sostiene che il suo fantasma si aggiri ancora nei pressi del maniero...


Tra gli astanti della decapitazione ci fu anche Bernardino Luini il quale rimase affascinato dalla bellezza della donna, non compromessa neanche dalla morte violenta. Il pittore la volle così immortalare nei panni di santa Caterina inginocchiata per subire la decapitazione.


Cappella di santa Caterina, chiesa di san Maurizio al monastero maggiore
Foto di Francesco Mezzotera



domenica 23 giugno 2019

VIA DEI BOSSI

Cicerone fanciullo che legge (autore Vincenzo Foppa)
Fonte: wikipedia




Della serie “non si butta via niente”…

Ci troviamo in via dei Bossi (una traversa di via Broletto, zona Brera), al civico 4: qui anticamente avremmo trovato il Banco Mediceo, ossia la sede dove venivano amministrati gli affari dei Medici, signori di Firenze.

Fino alla metà del Quattrocento, Milano e Firenze erano due nemici storici. Solo con l’avvento di Francesco Sforza le due nobili famiglie crearono un'alleanza tale da regalare alla città lombarda, non solo il Banco Mediceo, ma anche un intero palazzo nobiliare deputato ad ospitare i Medici durante i loro soggiorni milanesi (attualmente in via Terraggio).
Il Palazzo di via dei Bossi serviva ad amministrare gli affari dei signori di Firenze (banchieri) e sorgeva nell'attuale contrada (strada), la quale si estendeva fino in piazza san Fedele.
Solo nel XVIII sec. si decise di stravolgere l’assetto di questa porzione cittadina, in seguito alla costruzione del teatro alla Scala.
Chi ne fece le spese fu anche il rinascimentale Banco Mediceo che venne quasi totalmente demolito.
L’edificio era la prima testimonianza del nuovo e rivoluzionario stile architettonico, quello rinascimentale, proveniente dal capoluogo toscano. Era al suo interno riccamente decorato da affreschi, ma l’unica testimonianza a noi sopravvissuta è un grazioso lacerto conservato al Wallace collection, museo londinese, raffigurante Cicerone fanciullo che legge (autore Vincenzo Foppa- vedi immagine iniziale). Altri reperti è possibile trovarli al museo del Castello Sforzesco: il portale d’ingresso e un medaglione.
Ad oggi dell’originale palazzo rimane solo parte dell’antico chiostro, mentre l’intero immobile è adibito ad uffici.

Attuale palazzo in via dei Bossi 4
Fonte:  http://www.lombardiabeniculturali.it


Eppure, prima del palazzo del Banco Mediceo, qui avremmo trovato, sotto il livello stradale, l’antico horreum, ossia il grande magazzino della romana Mediolanum, che aveva la funzione di stoccare le granaglie necessarie al soddisfacimento delle necessità dei cittadini ed in particolare dei soldati. L’attuale via Broletto infatti era la via che collegava il foro romano (sito in piazza san Sepolcro) con la porta Comacina, l’ingresso più importante e temuto dall'intero Impero dato che da qui potevano irrompere i nemici di Roma che stazionavano nel nord Europa. Dunque, nel IV sec. d.C. le zone a settentrione della città erano quelle maggiormente presidiate dall'esercito.
Ad oggi nei sotterranei del palazzo di via dei Bossi 4 è ancora possibile trovare ciò che rimane degli antichi magazzini, peccato che la visita degli stessi sia decisamente difficile.

Antico horreum
Fonte: http://milanoarcheologia.beniculturali.it


Ma qual è l'etimo della via? Il nome Bossi deriva dalla parola “bue”, in latino bos, che era lo stemma della grande contrada. Da qui il nome della nobile famiglia dei Bossi, nome assai diffuso in città e divenuto celebre anche a livello nazionale.

Di Massimop - http://www.armoriale.it/wiki/Categoria:Stemmi_civici_della_Lombardia, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=69174542


giovedì 10 gennaio 2019

LE CURIOSE TRADIZIONI DI MILANO parte 2

Santa Maria dei miracoli presso san Celso
Foto tratta da https://www.milanoguida.com


Può mai Milano, città millenaria, non avere tradizioni? Si è soliti pensare che una metropoli così moderna e all'avanguardia viva solo al presente, eppure, in quanto città storica non potrebbe non essere ricca di tradizioni. Ma appunto perchè proiettata verso il futuro, il capoluogo lombardo tende a dimenticare queste sue preziose testimonianza del passato. Sarebbe un grave errore farle cadere nell'oblio e dunque è anche questo il senso dell'attuale post. 
Le sue tradizioni non possono essere paragonate, a livello quantitativo, alle curiosità che Milano ci regala. Così mi è riuscito facile catalogarle mese per mese (vedi post precedente), con l'auspicio che il lettore vada subito a conoscere quelle legate al suo mese di nascita. Eppure chi non troverà niente sul proprio mese di nascita, mi auguro possa consolarsi con quelle valide per tutto l'anno (attuale post).
Molte tradizioni sono legate al passato (es quella un po' tribale di richiamare la pioggia spargendo acqua sacra sul sagrato della chiesa di san Calimero), ma altre sono sopravvissute fino ai giorni nostri e vale sicuramente la pena perpetrarle per non dimenticare mai le nostre radici. Un albero senza radici poco può lottare contro il vento...
Dunque buona lettura e buona conoscenza della città!


GALLERIA VITTORIO EMANUELE II.  MOSAICO DEL TORO

Foto di Francesco Mezzotera

C'era in p.za Duomo, il 30 dicembre 1877, un clima decisamente euforico: il giorno dopo infatti si sarebbe finalmente inaugurata la galleria! Eppure quel giorno fu funestato da un evento drammatico: dalle impalcature nei pressi dell'attuale Camparino precipitò l'autore di questa nuova meraviglia milanese: l'architetto Giuseppe Mengoni. 
In quel periodo si iniziò a sussurrare che quello di Mengoni non fosse stato un incidente, ma un suicidio dovuto alla feroci critiche che quest'opera aveva subito. Al posto della Galleria infatti c'era un quartiere di abitazioni popolari, caratterizzato da diverse chiese e strette viuzze buie che, una volta percorse fino in fondo, conducevano alla luminosa piazza Duomo, creando così un suggestivo effetto scenico.
La Milano di fine '800 era sicuramente diversa dalla città che conosciamo noi oggi; si contavano infatti circa 300.000 abitanti (rispetto agli attuali 1.300.000) e le notizie viaggiavano molto sul passaparola; fu così che iniziò a circolare la voce che passare sotto la Galleria portasse sfortuna (visto quello che era successo al suo architetto) e la galleria rimase per qualche tempo vuota. La municipalità milanese non poteva permettersi questa situazione dopo tutte le traversie vissute per la sua creazione; fu così che venne rispolverata la vecchia tradizione celtica di toccare gli attributi di un toro quale rito portafortuna (in realtà toccare con la mano o un piede i testicoli di un toro era, per le donne celtiche, un rituale di fertilità) rituale che spinse i milanesi a recarsi in Galleria e apprezzare quest'opera. Ecco perchè anche oggi permane la tradizione di calpestare questa particolare parte del toro, simbolo di Torino prima capitale d'Italia.


PARCO SEMPIONE. PONTE DELLE SIRENETTE

foto tratta da https://www.milanoplatinum.com
E' il parco Sempione il vero "polmone verde" del centro storico di Milano, e proprio qui non può passare inosservato il "ponte delle Sirenette".
Fu collocato in questo preciso punto del parco nel 1930, in seguito alla copertura della cerchia dei navigli, più precisamente in via san Damiano. Qui si guadagnò l'appellativo di "ponte delle sorelle Ghisini" dato che le quattro statue di sirene che ancora oggi lo adornano erano fatte di ghisa, allora materiale insolito per i ponti.
Sirene oggetto di un rito scaramantico da parte dei giovani che attraversavano il ponte sui navigli: per aver maggior fortuna nella vita toccavano i seni delle sirene ogni volta che vi transitavano vicino.


DUOMO. POLPACCIO DEL FLAGELLATORE, PORTALE CENTRALE.

Da una osservazione veloce del portale centrale non sfugge il particolare del polpaccio, poichè di un colore diverso rispetto al resto dell'ingresso. E' questo dettaglio infatti perennemente pulito (e dunque non ricoperto dalla patina verdastra che naturalmente si forma sul bronzo) a causa dei turisti che continuano a toccarlo, nella speranza di avere fortuna. Pare che questa tradizione abbia avuto inizio negli anni settanta dello scorso secolo: gli studenti della statale infatti, come forma scaramantica, presero a toccare il polpaccio del flagellatore prima di recarsi all'università per sostenere gli esami. Ad oggi la tradizione continua e viene perpetrata soprattutto dai turisti che, ignari di tutto, sorridono agli obiettivi delle macchine fotografiche.

Foto di Francesco Mezzotera


DUOMO. MADONNA DEGLI SCIORI E DEI POVERITT


Madonna dei poveritt
Foto tratta da http://ilmirino.it

Madonna degli sciori. Foto di Francesco Mezzotera

                                                                                        














                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                            All'angolo tra il transetto e l'abside possiamo ammirare un quadro molto rovinato che ritrae un Madonna che allatta. Più conosciuto come Madonna dell'Aiuto, fino a qualche tempo fa veniva anche chiamata la “Madonna dei sciori” (Madonna dei ricchi) in contrapposizione ad un altro quadro chiamato “Madonna delle rose” soprannominato la “Madonna dei poveritt”. Quest'ultimo quadro è posizionato dal lato opposto rispetto alla “Madonna del latte” ed ha una storia molto particolare: nel 1409 Milano era in guerra e sotto assedio dei soldati guelfi. I milanesi, sugli spalti del Duomo, una volta finite le munizioni, avevano iniziato a depredare le pietre che servivano per la costruzione del Duomo, per farne proiettili da sparare con i loro cannoni. Una mattina di quell’anno, ai piedi della Madonna delle Rose, c’era una donna. Aveva appena portato a Maria una corona di rose fresche. Era lì per pregare e chiedere perdono per il figlio, anche lui sugli spalti e anche lui reo di compiere un sacrilegio, una offesa alla Cattedrale.
Qualche giorno dopo la donna era di nuovo in ginocchio davanti all’immagine sacra, ma questa volta per chiedere la grazia: il figlio era stato ferito a morte ed ora era agonizzante nel suo letto… Eppure, mentre pregava, avvenne qualcosa di strano: le rose, che nel frattempo si erano appassite, tornarono ad essere fresche, colorate e profumate come il primo giorno. La donna corse subito a casa e si accorse del miracolo: il figlio era perfettamente guarito!
Ad oggi la “Madonna delle Rose” è sconosciuta ai più, mentre invece la Madonna del Latte, che aveva il compito di esaudire le preghiere dei ricchi, è molto venerata da tutti (senza distinzione di redditi!), anche perchè si è provveduti a fare una copia attualmente posizionata sulla parete della navata sinistra, accanto ad un altro oggetto molto venerato dai fedeli: la croce di san Carlo Borromeo. Croce usata durante  una delle numerose pesti che flagellarono la città tra il XVI e XVII sec e che servì a farla cessare.

CHIESA DI SAN GOTTARDO IN CORTE. MESSA DEGLI ARTISTI

Foto tratta da https://www.verona-in.it
Correva l'anno 1952 quando il vulcanico parroco di san Gottardo in corte decise di istituire nella sua piccola chiesa nei pressi del Duomo "la messa degli artisti". Ogni domenica mattina infatti artisti del calibro di Luciano Pavarotti, Mariangela Melato, Macario ecc. animavano la celebrazione con letture, canti...davvero notevoli. Ma si sa che "anche le cose belle prima o poi finiscono" e infatti questa pregevole iniziativa terminò 40 anni dopo, nel 1992.

CHIESA DI SAN GIOVANNI IN CONCA


Foto tratta da http://www.100kmdamilano.it

San Giovanni in conca era una chiesa (ciò che ne rimane è visitabile in piazza Missori) probabilmente costruita all'interno di una conca naturale del terreno. Eppure la fantasia popolare sosteneva che il nome era da attribuire ad un episodio di vita del santo Apostolo. Si racconta infatti che San Giovanni fu martirizzato (o almeno provarono a farlo) gettandolo dentro un pentolone di olio bollente. Fu in quel momento che il cielo si oscurò e iniziò a piovere tanto da raffreddare l'olio e salvare il futuro martire. Per questa ragione a Milano anticamente si usava friggere cibi vari sul sagrato della chiesa che poi venivano allegramente distribuiti a tutti. La speranza era quella di attirare le piogge e combattere quei lunghi periodi di siccità così letali soprattutto per tutti.


CHIESA DI SANTA MARIA SEGRETA

Foto tratta da http://www.santamariasegreta.it

La siccità è sempre stato ciò che di peggio possa capitare per una società che fonda la propria fortuna soprattutto sull'agricoltura. Ecco perché sono sempre stati abbondanti i rituali per attirare le piogge (finora abbiamo visto quella legato a san Calimero e quello praticato sul sagrato di san Giovanni in conca). 
Attorno all'undicesimo secolo nacque l'abitudine di pregare ardentemente due angeli allora presenti nella chiesa di santa Maria segreta (chiesa attualmente in via Ariosto, ma precedentemente in zona Cordusio). Erano angeli davvero particolari: sfoggiavano infatti una capigliatura bionda e fluente, tanto da avere un parrucchiere solo per loro. Eppure erano identici e questo non facilitava il lavoro del sacrestano che aveva il compito di esporre quello da invocare in caso di eccessiva pioggia o quello invece in caso di siccità. Ma per assistere al miracolo bastava armarsi di pazienza: il sacrestano infatti continuava a cambiare la statua sull'altare finché la pioggia non arrivava!


CHIESA DI SANTA MARIA DEI MIRACOLI PRESSO SAN CELSO. AFFRESCO MADONNA CON BAMBINO

Foto tratta da www.dominocittà.wordpress.com

La storia milanese del XV, XVI, XVII sec. è stata caratterizzata da frequenti epidemie di pesti.
Il seguente episodio è proprio ambientato durante una di queste pestilenze: la notte del 30 dicembre 1485.
La cornice è decisamente affascinante: la chiesa manierista di s. Maria dei miracoli presso san Celso, chiesa purtroppo poco conosciuta e che invece necessita di esserlo, soprattutto per la sua storia.
Dove oggi troviamo il santuario, nel IV sec. d.C. avremmo trovato boschi e zone coltivate, spesso utilizzate segretamente per seppellire i martiri cristiani. Fu proprio qui, dove oggi vediamo la piccola chiesa neo-romanica di san Celso, che sant'Ambrogio trovò le reliquie di san Nazaro e Celso. I resti del primo vennero traslate nell'odierna chiesa di san Nazaro in corso di Porta Romana, mentre le reliquie del secondo furono conservate nell'attuale chiesetta edificata appunto per volere del patrono di Milano. Accanto alla chiesetta fu edificato un edificio religioso ancora più piccolo che serviva semplicemente per custodire l'immagine sacra di una Madonna con bambino (la Madonna di sant'Ambrogio).
Nella notte del 30 dicembre 1485 i milanesi si trovavano stipati in questa chiesetta per chiedere la grazia alla Madonna affinché la peste cessasse. Improvvisamente, durante la preghiera, Maria scostò il velo che in quel periodo si usava mettere a copertura delle immagini sacre, sporse il Bambino che aveva in grembo verso i presenti, guardò negli occhi ad uno ad uno i fedeli, quindi tirò a se' Gesù e rimise al suo posto il velo. Da quel momento la peste iniziò gradualmente a scomparire da Milano e la gente a gridare al miracolo. I milanesi accorsero in massa a pregare la Madonna di sant'Ambrogio e dunque la piccola chiesa non era più in grado di ospitarli tutti. Fu così che, con i lasciti dei fedeli, fu costruita santa Maria dei Miracoli (a ricordo dell'episodio) nello stile imperante in quel periodo, cioè quello Manierista.
Eppure la chiesa è famosa (e, a mio avviso, dovrebbe esserlo ancora di più) per un'antica tradizione.
Qui infatti c'era (e ancora oggi sopravvive, anche se poco conosciuta) la consuetudine di portare il bouquet di fiori alla Madonna da parte delle spose. Questa tradizione molto antica risale ai tempi dei romani quando le spose, oltre ai fiori, offrivano un obolo in denaro al Dio Imene. Dio pagano sostituito con l'immagine sacra della Madonna di sant'Ambrogio. Ad oggi infatti è possibile trovare qualche mazzo di fiori ai piedi della statua mariana situata sopra l'antico affresco.



CHIESA DI SAN FRANCESCO AL FOPPONINO. MADONNA DEL PARTO

Foto di Wilma Viganò

La chiesa, consacrata nel 1964, ospita al proprio interno un lacerto d'affresco molto antico (di autore e data sconosciuti) che un po' stride con il contesto moderno in cui è ospitato.
Rappresenta una Madonna incinta ed è un quadro molto venerato dai parrocchiani e dai milanesi in generale.
Pare sia stato realizzato come ringraziamento per una maternità avvenuta; ad oggi è veneratissima da tutte le donne che desiderano un figlio e il numero di candele che la circondano dimostrano che sono proprio tante.


BASILICA DI SANT'AMBROGIO. CATTEDRA DI SANT'AMBROGIO

      Foto tratta da  http://www.arte.it

Sul presbiterio della chiesa possiamo trovare un elemento architettonico davvero interessante: la cattedra di sant'Ambrogio (IX sec.). E' questo il seggio del sacerdote celebrante e, secondo la tradizione, veniva utilizzata dalle donne partorienti per scongiurare un parto doloroso.


BASILICA DI SANT'AMBROGIO. COLONNA DEL SERPENTE

Foto di Francesco Mezzotera

A sinistra della navata centrale della basilica, all'altezza del terzo pilastro, c'è una colonna con in cima un serpente di bronzo.
Si narra sia giunto a Milano da Bisanzio attorno all'anno 1000, quale dono di nozze. Eppure una credenza popolare vuole che sia stata forgiato da Mosè durante la traversata del deserto. Il serpente prenderà vita il giorno della fine del mondo; sibilando, scenderà dalla colonna per far ritorno alla Terra Santa.
Inoltre era usanza delle mamme milanesi portare i propri figli infestati dal verme solitario, presso questa colonna; si credeva infatti che toccandola, si sarebbe guariti dalla malattia. Il povero serpente venne confuso con un anonimo verme solitario!


BASILICA DI SANT'EUSTORGIO


Foto tratta da http://www.residencedesenzano.it
Tradizione vuole che i nuovi vescovi entrino in città da porta Ticinese; dalla basilica di sant'Eustorgio infatti parte poi il corteo del cardinale (una volta compiuto sul dorso di un asino bianco) fino al Duomo. Questo ingresso è legato al fatto che esattamente dove oggi troviamo la basilica, san Barnaba apostolo, nel 51 d.C., somministrò i primi battesimi. Esiste tuttora il fonte battesimale (in piazza sant'Eustorgio, 8) che si suppone fosse stato usato dall'apostolo per celebrare le prime funzioni.