sabato 29 marzo 2014

Palazzo di Brera

L'attuale palazzo altro non era in origine (XIV sec.) che il convento degli Umiliati con l'annessa chiesa di santa Maria in Brera.
Nel XVI sec. quest'ordine entrò in contrasto con l'arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo, fino a che un membro dell'ordine, Gerolamo Donato detto il Farina, tentò addirittura di assassinarlo con un colpo di archibugio alle spalle. Il colpo mancò il bersaglio (data la fama di santità che già circondava il Borromeo, il fatto fu considerato un segno miracoloso), ma l'attentato provocò una dura repressione e l'ordine fu soppresso, mentre il Farina e altri due suoi confratelli, rei confessi sotto tortura, vennero condannati a morte.
Nel 1572 quindi la struttura passò ai Gesuiti che vi aprirono un collegio, "dando così il la" alla creazione di diverse istituzioni culturali che ancora oggi qui hanno sede.
L'edificio infatti ospita, oltre alla conosciutissima pinacoteca, anche l'Accademia di Belle Arti, l'Osservatorio astronomico e il suo museo, l'Orto botanico, la biblioteca Braidense, l'Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere.

Il Cortile d'onore ospita al suo centro la statua bronzea (del 1812) di Antonio Canova che ritrae Napoleone immaginato come Marte pacificatore (la vittoria alata che regge nella mano destra fu rubata nel 1978; l'attuale è una copia qui posizionata nel 1984) chiamato dai milanesi el balabiott (perché sembra che danzi nudo).
Foto tratta da www.pinterest.it

…di quest'opera neoclassica tutto si può dire tranne che rispettasse i canoni realistici del soggetto ritratto!...

Negli intercolumni e alle pareti del portico e della loggia soprastante statue, busti e lapidi celebrano illustri milanesi.
Dettaglio del matematico Cavalieri

PINACOTECA DI BRERA
Questa raccolta di capolavori  nacque inizialmente con finalità didattiche per gli studenti della vicina Accademia di Belle Arti che era stata fondata nel 1776.
La pinacoteca fu aperta ufficialmente nel 1803, sotto Napoleone, quando ormai le opere raccolte erano diventate talmente numerose e belle da meritare uno spazio espositivo; a tal fine venne utilizzato il collegio dei gesuiti a loro volta allontanati da questo luogo da più di trent'anni.

Questo mio post non ha la pretesa di essere una guida alle opere e agli spazi della pinacoteca, ma, come più volte ribadito, cercherà di dare luce agli aspetti più curiosi, dato sicuramente soggettivo.
Dunque l'ingresso alla pinacoteca avviene dal bookshop che detiene un primato e cioè quello di essere stato il primo negozio di libri museale in Italia (venne aperto negli anni Ottanta del secolo scorso).
Le opere sono state esposte secondo il criterio cronologico, così le prime sale ospitano opere del XV sec, ma soprattutto, nella sala I A, è stato riprodotto lo spazio del presbiterio dell'oratorio di Santa Maria a Mocchirolo presso Lentate sul Seveso; gli affreschi della cappella gentilizia sono stati strappati e donati dai proprietari alla Pinacoteca e sono invece databili attorno la fine del XIV sec.



SALA V
Lazzaro Bastiani "S.Girolamo che porta il leone al convento"



SALA VI
Francesco Bissolo "Santo Stefano tra i santi Agostino e Nicola da Tolentino" 

SALA VIII
E' il primo dei quattro grandi saloni neoclassici detti "napoleonici", ricavati nel 1809 soppalcando la navata centrale della ormai sconsacrata chiesa medioevale di santa Maria di Brera, per ospitare le sempre più numerose opere della pinacoteca che ormai non trovavano più spazi nelle vecchie sale.

SALA XIII
E' qui riprodotta la cappella di san Giuseppe della chiesa milanese Santa Maria della Pace con gli affreschi del XVI sec di Bernardino Luini.

SALA XVIII
Questa sala accoglie il laboratorio di restauro dentro al box trasparente situato in mezzo alla stanza. Le pareti libere invece sono adorne di opere del Cinquecento lombardo.

SALA XXIII
Il vano è quasi interamente occupato dal primo dei due depositi a vista (l'altro è nella sala XXXVIII) dove vengono conservate soprattutto le numerose opere che non trovano spazio sulle pareti della pinacoteca. In questa sala inoltre è possibile ammirare quattro dipinti emiliani del primo Cinquecento.

SALA XXX
Daniele Crespi "Ultima cena" (1625)
Quest'opera rimanda alla più celebre Ultima Cena di Leonardo; tuttavia, a differenza di quest'ultima, quello che più colpisce è la tavola decisamente adorna di prelibatezze.

SALA XXXII-XXXIII
Queste due piccole sale sono state allestite per ospitare la pittura delle scuole fiamminghe e olandese tra il XVI e la metà del XVII secolo. Le dimensioni contenute, il soffitto ribassato e il pavimento in parquet vogliono suggerire gli ambienti raccolti delle case patrizie del Nord Europa

SALA XXXIV

Sebastiano Ricci "Martirio di Sant' Erasmo"
La scena è piuttosto truculenta: il santo viene martoriato dai suoi carnefici intenti a strappare le viscere manovrando un argano, attributo iconografico di Erasmo. 


Pompeo Batoni "Madonna con il bambino e i santi"
Tenera è questa immagine di Elisabetta che indica al proprio figliolo la Madonna con il Bambino...quest'Ultimo sembra quasi dialogare, a livello di sguardi, con il coetaneo Giovannino
.

SALA XXXV-XXXVI
Si è voluto in queste sale rievocare gli interni rococò del Settecento e proprio il XVIII sec. è il protagonista di questi due ambienti.

Pietro Longhi "Il cavadenti" (1750 ca)
Il dentista improvvisato mostra fiero il dente appena estratto al giovane dolorante, che gli siede davanti. Assistono e reagiscono alla scena passanti di varia estrazione sociale tra cui una nana che fa le corna.

Gaspare Traversi "La vecchia e lo scugnizzo"

SALA XXXVII
Girolamo Induno "Triste presentimento" 1862

La ragazza si sveglia nella sua stanza disordinata e guarda triste il ritratto del suo fidanzato impegnato nelle lotte risorgimentali.
Diversi elementi della stanza richiamano questo periodo storico, tra cui "Il bacio" di Francesco Hayez che è esposto nella stessa sala esattamente di fronte al "Triste presentimento". Eppure quest'ultimo è postumo di soli tre anni; "Il bacio" infatti riscosse molto successo sin dalla sua presentazione.

Infine vorrei concludere con il dipinto che più mi ha emozionato...

Guido Reni "I santi Pietro e Paolo"




Accademia di belle arti occupa gran parte del palazzo, ma ad oggi gli spazi risultano essere insufficienti, tanto che di recente è stata aperta un'altra sede presso l'Istituto Tecnico Commerciale "G. Zappa" in viale Marche.
Interessante risulta essere l'aula 22 (scenografia), non solo per le opere realizzate dagli studenti, ma anche per il soffitto che corrisponde a quello della ormai soppressa chiesa di s. Maria in Brera (notare gli affreschi medioevali).

Biblioteca Braidense (dove per Braidense si intende appunto di Brera) venne fondata nel 1770 dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria e il suo ritratto lo possiamo ammirare nella sala Maria Teresa.
In questa stessa sala pendono grossi lampadari a gocce settecenteschi ricostruiti con i resti di quelli che illuminavano il salone delle Cariatidi di Palazzo Reale, distrutti durante i bombardamenti della II Guerra Mondiale (le lampadine inoltre, tanto per prevenire, vennero in origine ognuna marchiata con la dicitura "Rubata alla Biblioteca Nazionale Braidense").
L'attuale sala di lettura (detta Teologica) era la sala di studio dei Gesuiti, mentre la sala cataloghi era l'ex sartoria del palazzo di Brera. Infine la sala di consultazione era l'aula di insegnamento di Giuseppe Parini che dal 1754 al 1799 tenne la cattedra di eloquenza al Liceo di Brera e sempre in questo Palazzo abitava.
Mentre usciamo dalla Biblioteca ammiriamo lo scalone d'onore settecentesco.

Maria Teresa d'Austria

Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere
Art. 1  (Statuto)
1. L'Istituto Lombardo, Accademia di Scienze e Lettere, ha per scopo di cooperare al 
progresso degli studi e delle loro applicazioni. L'Istituto assegna i premi da esso istituiti 
per il perseguimento del suo scopo o spettanti alle fondazioni da esso amministrate.
L'Istituto Lombardo è stato istituito da Napoleone Bonaparte nel 1797 e tra i suoi membri si possono annoverare: Alessandro Volta, Vincenzo Monti, Alessandro Manzoni, nonché Napoleone stesso.


Nel recarci all'Osservatorio Astronomico si passerà inevitabilmente davanti ad un monumento che, oltre ad essere un'opera d'arte, è anche la dimostrazione pratica di quanto sia importante che, in questo caso, la scultura e i vari rami del sapere collaborino tra di loro.

Pietro Consagra "Muraglia Cangrande"
L'opera infatti è composta da diversi blocchi di marmo rosso che risultano essere stabili senza l'ausilio di alcun collante, ma semplicemente grazie allo studio fisico dell'equilibrio.


Osservatorio astronomico
Questa istituzione nacque nel 1760 grazie all'iniziativa dei gesuiti Pasquale Bovio e Domenico Guerra; dal 1922 l'osservazione del firmamento è stata spostata nella sede distaccata di Merate dove risulta (risultava?) esserci meno inquinamento luminoso.
Nel Palazzo di Brera ad oggi è possibile osservare il museo astronomico (http://www.brera.unimi.it/) e, solo in occasione di visite guidate, la cupola Schiaparelli dove l'omonimo astronomo ebbe modo di studiare, tra l'altro, Marte e la sua superficie. Fu proprio qui che scoprì che il pianeta rosso aveva sulla propria crosta delle formazioni scure, rettilinee che vennero chiamate canali. L'osservazione diede l'avvio ad ipotesi, racconti e speculazioni sulla presenza di vita sul pianeta: si pensava infatti che delle forme di vita intelligenti incanalassero la poca acqua rimasta per la ridistribuzione planetaria.


Cupola Schiaparelli









Cupola a fiore situata sul tetto del Palazzo, prospiciente l'Orto Botanico.
Questa cupola fu danneggiata dai bombardamenti del 1943 e ricostruita 12 anni dopo con l'attuale forma.
Il nome deriva dal fatto che questa struttura era costituita da quattro lastre triangolari che si aprivano verso l'esterno come i petali di un fiore, per dare la possibilità di scrutare il cielo.
Nel 1993 sono stati bloccati i "petali" in posizione semiaperta con quattro inserti di metallo dotati di oblò e la cupola è stata trasformata in sala per conferenze.

Orto botanico
L'orto, incantevole e suggestiva isola verde nel pieno centro di Milano, fu fondato nel 1774 da Maria Teresa d'Austria, la quale stabilì che l'ex giardino dei Gesuiti diventasse un'istituzione con finalità didattico-scientifiche per gli studenti di medicina e farmacia.
I due Ginkgo, maschio e femmina , età 230-240 anni, sono i più vecchi alberi dell'orto e le loro foglie sono il simbolo di questo posto. La specie viene chiamata "albero dei dinosauri" poiché rimasta immutata da ben 200 milioni di anni!
All'ingresso si può notare un piccolo osservatorio astronomico ormai in stato di abbandono. Questo comunicava tramite un cavo di metallo che partiva dal palo ancora situato alla sua destra e che giungeva fino alla strumentazione situata sul tetto.

Nell'allontanarci dal Palazzo passeremo davanti alla Piazzetta di Brera dove una volta si affacciavano S. Maria di Brera e la chiesa duecentesca di S. Eusebio. La prima fu inglobata nell'attuale Palazzo e la sua facciata è possibile ammirarla ancora oggi, seppur omologata al resto del palazzo, mentre S. Eusebio fu abbattuta nel XIX sec., durante quel periodo dove pareva normale compiere tali scelleratezze.

S. Maria di Brera facciata








Saluti da Brera














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