sabato 29 marzo 2014

Palazzo di Brera

L'attuale palazzo altro non era in origine (XIV sec.) che il convento degli Umiliati con l'annessa chiesa di santa Maria in Brera.
Nel XVI sec. quest'ordine entrò in contrasto con l'arcivescovo di Milano, Carlo Borromeo, fino a che un membro dell'ordine, Gerolamo Donato detto il Farina, tentò addirittura di assassinarlo con un colpo di archibugio alle spalle. Il colpo mancò il bersaglio (data la fama di santità che già circondava il Borromeo, il fatto fu considerato un segno miracoloso), ma l'attentato provocò una dura repressione e l'ordine fu soppresso, mentre il Farina e altri due suoi confratelli, rei confessi sotto tortura, vennero condannati a morte.
Nel 1572 quindi la struttura passò ai Gesuiti che vi aprirono un collegio, "dando così il la" alla creazione di diverse istituzioni culturali che ancora oggi qui hanno sede.
L'edificio infatti ospita, oltre alla conosciutissima pinacoteca, anche l'Accademia di Belle Arti, l'Osservatorio astronomico e il suo museo, l'Orto botanico, la biblioteca Braidense, l'Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere.

Il Cortile d'onore ospita al suo centro la statua bronzea (del 1812) di Antonio Canova che ritrae Napoleone immaginato come Marte pacificatore (la vittoria alata che regge nella mano destra fu rubata nel 1978; l'attuale è una copia qui posizionata nel 1984) chiamato dai milanesi el balabiott (perché sembra che danzi nudo).
Foto tratta da www.pinterest.it

…di quest'opera neoclassica tutto si può dire tranne che rispettasse i canoni realistici del soggetto ritratto!...

Negli intercolumni e alle pareti del portico e della loggia soprastante statue, busti e lapidi celebrano illustri milanesi.
Dettaglio del matematico Cavalieri

PINACOTECA DI BRERA
Questa raccolta di capolavori  nacque inizialmente con finalità didattiche per gli studenti della vicina Accademia di Belle Arti che era stata fondata nel 1776.
La pinacoteca fu aperta ufficialmente nel 1803, sotto Napoleone, quando ormai le opere raccolte erano diventate talmente numerose e belle da meritare uno spazio espositivo; a tal fine venne utilizzato il collegio dei gesuiti a loro volta allontanati da questo luogo da più di trent'anni.

Questo mio post non ha la pretesa di essere una guida alle opere e agli spazi della pinacoteca, ma, come più volte ribadito, cercherà di dare luce agli aspetti più curiosi, dato sicuramente soggettivo.
Dunque l'ingresso alla pinacoteca avviene dal bookshop che detiene un primato e cioè quello di essere stato il primo negozio di libri museale in Italia (venne aperto negli anni Ottanta del secolo scorso).
Le opere sono state esposte secondo il criterio cronologico, così le prime sale ospitano opere del XV sec, ma soprattutto, nella sala I A, è stato riprodotto lo spazio del presbiterio dell'oratorio di Santa Maria a Mocchirolo presso Lentate sul Seveso; gli affreschi della cappella gentilizia sono stati strappati e donati dai proprietari alla Pinacoteca e sono invece databili attorno la fine del XIV sec.



SALA V
Lazzaro Bastiani "S.Girolamo che porta il leone al convento"



SALA VI
Francesco Bissolo "Santo Stefano tra i santi Agostino e Nicola da Tolentino" 

SALA VIII
E' il primo dei quattro grandi saloni neoclassici detti "napoleonici", ricavati nel 1809 soppalcando la navata centrale della ormai sconsacrata chiesa medioevale di santa Maria di Brera, per ospitare le sempre più numerose opere della pinacoteca che ormai non trovavano più spazi nelle vecchie sale.

SALA XIII
E' qui riprodotta la cappella di san Giuseppe della chiesa milanese Santa Maria della Pace con gli affreschi del XVI sec di Bernardino Luini.

SALA XVIII
Questa sala accoglie il laboratorio di restauro dentro al box trasparente situato in mezzo alla stanza. Le pareti libere invece sono adorne di opere del Cinquecento lombardo.

SALA XXIII
Il vano è quasi interamente occupato dal primo dei due depositi a vista (l'altro è nella sala XXXVIII) dove vengono conservate soprattutto le numerose opere che non trovano spazio sulle pareti della pinacoteca. In questa sala inoltre è possibile ammirare quattro dipinti emiliani del primo Cinquecento.

SALA XXX
Daniele Crespi "Ultima cena" (1625)
Quest'opera rimanda alla più celebre Ultima Cena di Leonardo; tuttavia, a differenza di quest'ultima, quello che più colpisce è la tavola decisamente adorna di prelibatezze.

SALA XXXII-XXXIII
Queste due piccole sale sono state allestite per ospitare la pittura delle scuole fiamminghe e olandese tra il XVI e la metà del XVII secolo. Le dimensioni contenute, il soffitto ribassato e il pavimento in parquet vogliono suggerire gli ambienti raccolti delle case patrizie del Nord Europa

SALA XXXIV

Sebastiano Ricci "Martirio di Sant' Erasmo"
La scena è piuttosto truculenta: il santo viene martoriato dai suoi carnefici intenti a strappare le viscere manovrando un argano, attributo iconografico di Erasmo. 


Pompeo Batoni "Madonna con il bambino e i santi"
Tenera è questa immagine di Elisabetta che indica al proprio figliolo la Madonna con il Bambino...quest'Ultimo sembra quasi dialogare, a livello di sguardi, con il coetaneo Giovannino
.

SALA XXXV-XXXVI
Si è voluto in queste sale rievocare gli interni rococò del Settecento e proprio il XVIII sec. è il protagonista di questi due ambienti.

Pietro Longhi "Il cavadenti" (1750 ca)
Il dentista improvvisato mostra fiero il dente appena estratto al giovane dolorante, che gli siede davanti. Assistono e reagiscono alla scena passanti di varia estrazione sociale tra cui una nana che fa le corna.

Gaspare Traversi "La vecchia e lo scugnizzo"

SALA XXXVII
Girolamo Induno "Triste presentimento" 1862

La ragazza si sveglia nella sua stanza disordinata e guarda triste il ritratto del suo fidanzato impegnato nelle lotte risorgimentali.
Diversi elementi della stanza richiamano questo periodo storico, tra cui "Il bacio" di Francesco Hayez che è esposto nella stessa sala esattamente di fronte al "Triste presentimento". Eppure quest'ultimo è postumo di soli tre anni; "Il bacio" infatti riscosse molto successo sin dalla sua presentazione.

Infine vorrei concludere con il dipinto che più mi ha emozionato...

Guido Reni "I santi Pietro e Paolo"




Accademia di belle arti occupa gran parte del palazzo, ma ad oggi gli spazi risultano essere insufficienti, tanto che di recente è stata aperta un'altra sede presso l'Istituto Tecnico Commerciale "G. Zappa" in viale Marche.
Interessante risulta essere l'aula 22 (scenografia), non solo per le opere realizzate dagli studenti, ma anche per il soffitto che corrisponde a quello della ormai soppressa chiesa di s. Maria in Brera (notare gli affreschi medioevali).

Biblioteca Braidense (dove per Braidense si intende appunto di Brera) venne fondata nel 1770 dall'imperatrice Maria Teresa d'Austria e il suo ritratto lo possiamo ammirare nella sala Maria Teresa.
In questa stessa sala pendono grossi lampadari a gocce settecenteschi ricostruiti con i resti di quelli che illuminavano il salone delle Cariatidi di Palazzo Reale, distrutti durante i bombardamenti della II Guerra Mondiale (le lampadine inoltre, tanto per prevenire, vennero in origine ognuna marchiata con la dicitura "Rubata alla Biblioteca Nazionale Braidense").
L'attuale sala di lettura (detta Teologica) era la sala di studio dei Gesuiti, mentre la sala cataloghi era l'ex sartoria del palazzo di Brera. Infine la sala di consultazione era l'aula di insegnamento di Giuseppe Parini che dal 1754 al 1799 tenne la cattedra di eloquenza al Liceo di Brera e sempre in questo Palazzo abitava.
Mentre usciamo dalla Biblioteca ammiriamo lo scalone d'onore settecentesco.

Maria Teresa d'Austria

Istituto Lombardo Accademia di Scienze e Lettere
Art. 1  (Statuto)
1. L'Istituto Lombardo, Accademia di Scienze e Lettere, ha per scopo di cooperare al 
progresso degli studi e delle loro applicazioni. L'Istituto assegna i premi da esso istituiti 
per il perseguimento del suo scopo o spettanti alle fondazioni da esso amministrate.
L'Istituto Lombardo è stato istituito da Napoleone Bonaparte nel 1797 e tra i suoi membri si possono annoverare: Alessandro Volta, Vincenzo Monti, Alessandro Manzoni, nonché Napoleone stesso.


Nel recarci all'Osservatorio Astronomico si passerà inevitabilmente davanti ad un monumento che, oltre ad essere un'opera d'arte, è anche la dimostrazione pratica di quanto sia importante che, in questo caso, la scultura e i vari rami del sapere collaborino tra di loro.

Pietro Consagra "Muraglia Cangrande"
L'opera infatti è composta da diversi blocchi di marmo rosso che risultano essere stabili senza l'ausilio di alcun collante, ma semplicemente grazie allo studio fisico dell'equilibrio.


Osservatorio astronomico
Questa istituzione nacque nel 1760 grazie all'iniziativa dei gesuiti Pasquale Bovio e Domenico Guerra; dal 1922 l'osservazione del firmamento è stata spostata nella sede distaccata di Merate dove risulta (risultava?) esserci meno inquinamento luminoso.
Nel Palazzo di Brera ad oggi è possibile osservare il museo astronomico (http://www.brera.unimi.it/) e, solo in occasione di visite guidate, la cupola Schiaparelli dove l'omonimo astronomo ebbe modo di studiare, tra l'altro, Marte e la sua superficie. Fu proprio qui che scoprì che il pianeta rosso aveva sulla propria crosta delle formazioni scure, rettilinee che vennero chiamate canali. L'osservazione diede l'avvio ad ipotesi, racconti e speculazioni sulla presenza di vita sul pianeta: si pensava infatti che delle forme di vita intelligenti incanalassero la poca acqua rimasta per la ridistribuzione planetaria.


Cupola Schiaparelli









Cupola a fiore situata sul tetto del Palazzo, prospiciente l'Orto Botanico.
Questa cupola fu danneggiata dai bombardamenti del 1943 e ricostruita 12 anni dopo con l'attuale forma.
Il nome deriva dal fatto che questa struttura era costituita da quattro lastre triangolari che si aprivano verso l'esterno come i petali di un fiore, per dare la possibilità di scrutare il cielo.
Nel 1993 sono stati bloccati i "petali" in posizione semiaperta con quattro inserti di metallo dotati di oblò e la cupola è stata trasformata in sala per conferenze.

Orto botanico
L'orto, incantevole e suggestiva isola verde nel pieno centro di Milano, fu fondato nel 1774 da Maria Teresa d'Austria, la quale stabilì che l'ex giardino dei Gesuiti diventasse un'istituzione con finalità didattico-scientifiche per gli studenti di medicina e farmacia.
I due Ginkgo, maschio e femmina , età 230-240 anni, sono i più vecchi alberi dell'orto e le loro foglie sono il simbolo di questo posto. La specie viene chiamata "albero dei dinosauri" poiché rimasta immutata da ben 200 milioni di anni!
All'ingresso si può notare un piccolo osservatorio astronomico ormai in stato di abbandono. Questo comunicava tramite un cavo di metallo che partiva dal palo ancora situato alla sua destra e che giungeva fino alla strumentazione situata sul tetto.

Nell'allontanarci dal Palazzo passeremo davanti alla Piazzetta di Brera dove una volta si affacciavano S. Maria di Brera e la chiesa duecentesca di S. Eusebio. La prima fu inglobata nell'attuale Palazzo e la sua facciata è possibile ammirarla ancora oggi, seppur omologata al resto del palazzo, mentre S. Eusebio fu abbattuta nel XIX sec., durante quel periodo dove pareva normale compiere tali scelleratezze.

S. Maria di Brera facciata








Saluti da Brera














lunedì 10 marzo 2014

IMMAGINI CURIOSE


















Take away cinese












...Chiunque desideri inviare foto curiose su Milano lo può fare scrivendo a milanocuriosa@gmail.com
saranno pubblicate in questo blog prossimamente!

giovedì 6 febbraio 2014

ABBAZIA DI CHIARAVALLE

L'origine del nome della città meneghina è tutt'oggi una questione aperta (a tal proposito si veda il post del 12 dicembre): c'è chi vi legge "in mezzo alla pianura", chi altri significati.
Una cosa è certa: l'antica Mediolanum è sorta quasi al confine tra due zone morfologicamente diverse. A nord infatti troviamo una pianura più asciutta della Bassa milanese, decisamente più irrigua.
E' grazie a questa caratteristica che le aree a sud di Milano hanno storicamente una maggiore vocazione agricola, rispetto a quelle più a settentrione.
Eppure non è sempre stato così: le antiche fatiche dei romani nel governare i corsi d'acqua si erano perse con la caduta dell'impero e questo aveva permesso alla natura di riconquistare i propri spazi. Dunque l'attuale zona dell'abbazia di Chiaravalle era ricca di boschi e paludi, più che di campi.
Se questa situazione è cambiata, lo si deve a un uomo solo, o meglio, un santo: Bernard de Clairvaux, uno dei massimi esponenti dell'ordine dei cistercensi.
San Bernardo era un benedettino francese del XII sec. che fu in grado di compiere un'azione veramente difficile anche per i giorni nostri: mettere d'accordo due parti litiganti.
Le parti in questione erano il Papa Innocenzo II e l'antipapa Anacleto II. Il primo era sostenuto, oltre che da san Bernardo, anche dall'imperatore di Germania e di Italia Lotario, mentre il secondo aveva come alleati Corrado di Svevia (pretendente al trono occupato da Lotario) e la città di Milano.
S.Bernardo, di ritorno dal concilio di Pisa, riuscì a convincere i milanesi a schierarsi dalla parte del Papa. Questo permise alla città di guadagnare maggiore pace sia dentro che fuori le mura. Il santo fu talmente convincente che il clero milanese volle eleggerlo vescovo, ma lui rifiutò chiedendo però in cambio dei terreni incolti fuori Porta Romana dove poter fondare la propria abbazia, cosa che ottenne prontamente.
Parte della storia dell'abbazia possiamo ammirarla nella facciata interna della chiesa, dove campeggia un affresco del XVII sec. dei Fiamminghini. Sulla parte destra infatti possiamo ammirare sullo sfondo Milano ritratta da Porta Romana; davanti ad essa s. Bernardo con in mano il modellino dell'abbazia.



Dunque nel 1135 la comunità cistercense si stabilì in questa zona che prese il nome di Chiaravalle in onore di Clairvaux, zona di origine del santo dove aveva già fondato un'altra abbazia. Qui iniziarono a lavorare nei campi, dopo aver disboscato e bonificato la zona, alla luce della regola benedettina ORA ET LABORA.
Questa abbazia, insieme a quelle successive di Morimondo, Mirasole, Monluè e Viboldone, contribuirono a modificare l'aspetto della zona. In due secoli le proprietà di Chiaravalle si espansero fino a 20 km!
Fu proprio qui che fu inventato il grana padano; inoltre, la grande produzione di fieno facilitò il compito dei Visconti e degli Sforza di mantenere l'esercito con i suoi numerosi cavalli, esercito che fu in grado di conquistare gran parte dell'Italia settentrionale.

Una volta entrati, quel che colpisce della chiesa è, non solo l'armonia dei suoi spazi, ma la dimensione delle colonne cilindriche che separano le navate. Queste sono necessariamente grandi per poter sorreggere una così importante struttura in zona acquitrinosa.



Maestoso invece è il coro ligneo del 1645 capace, tra l'altro, di ovviare i dolori alla schiena dei frati causati dalle tante ore trascorse in piedi per le orazioni; negli stalli chiusi infatti esiste un seggiolino sul quale ci si può appoggiare rimanendo comunque in piedi.


L'originale abside di forme rettilinee si affaccia sui due transetti dai nomi molto particolari: quello destro è detto "della vita" poichè qui si svolgono le attività della giornata (ad es. al piano superiore ci sono le celle dove dormono i frati), mentre quello sinistro è detto "braccio della morte" in quanto comunicante con il piccolo cimitero dove vengono sepolti i monaci. E' posizionata in questo braccio una statua molto originale di Giacomo Manzù ("Risurrezione" del 1976). Era, fino a qualche tempo fa, il monumento funebre di Raffaele Mattioli, amministratore delegato della Banca Commerciale Italiana, nonchè unico laico ad essere sepolto nel cimitero dell'abbazia in qualità di benefattore. La statua fu commissionata dal dott. Mattioli il quale chiese di essere sepolto davanti alla vecchia sepoltura di Guglielmina Boema; quest'ultima era una mistica del XIII sec. che venne giudicata eretica dopo morte, subì la pena di essere dissepolta e i suoi resti distrutti.
La statua, oltre ad essere innegabilmente bella, è senz'altro originale: se ammiriamo il suo profilo destro notiamo una donna con tutte le sue caratteristiche delicate, mentre il profilo sinistro rappresenta un uomo con connotati fisici più marcati.


nel braccio della vita vi è una scalinata che conduce alle celle al termine della quale c'è un dolce affresco di una Madonna con Bambino di Bernardino Luini del 1512. E' questa la Madonna della Buonanotte: qui i monaci si fermano a recitare le ultime preghiere prima di recarsi a dormire.

In fondo alla navata destra, attraverso una porta, si può accedere al chiostro (l'unico sopravvissuto; l'altro, progettato dal Bramante, è stato demolito per fare posto alla ferrovia nel 1861...!). Questo rimane chiuso ai laici fino alle ore 15.00 e la sua apertura viene annunciata dai rintocchi della campana dell'abbazia, ancora azionata manualmente tramite una lunga corda che pende dalla cupola.


Lungo il lato sinistro del chiostro incontriamo la Sala Capitolare, così chiamata perchè qui ogni mattina viene letto uno dei 73 capitoli della Regola benedettina. Al termine di questo momento vengono discusse tutte le questioni pratiche relative all'abbazia, ma prima di iniziare si invitano ad uscire tutti i novizi che avevano partecipato alla precedente preghiera, dato che "non hanno voce in capitolo".

Dal chiostro possiamo ammirare, in tutto il suo splendore, la torre nolare chiamata, in dialetto milanese, "Ciribiciaccola", protagonista di un'antica filastrocca dialettale:

« Sora del campanin de Ciaravall

gh’è una ciribiciaccola
Con cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt
var pusse’e la ciribiciaccola che i soo cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt?
quant i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt voeren ciciarà con la ciribiciaccola
la ciribiciaccola

l’è pronta a ciciarà con i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt

la ciribiciaccola la ciciara i ciribiciaccolitt ciciaren
ma la ciciarada de la ciribiciaccola l’è pusse’e lunga de quela de i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt »


« Sul campanile di Chiaravalle

c'è una ciribiciaccola
con cinquecentocinquantacinque ciribiciaccolini.
Vale di più la ciribiciaccola
dei cinquecentocinquantacinque ciribiciaccolini?
Quando i cinquecentocinquantacinque ciribiciaccolini vogliono chiacchierare con la ciribiciaccola
la ciribiciaccola è pronta a chiacchierare con cinquecentocinquantacinque ciribiciaccolini
la ciribicciaccola chiacchiera, i ciribiciaccolini chiacchierano
ma la chiacchierata della ciribiciaccola è più lunga di quella dei cinquecentocinquantacinque ciribiciaccolini. »


...dove i ciribiciaccolini sono forse le colonnine della torre






Infine, nell'uscire, possiamo fermarci ad ammirare il portale centrale romanico con, tra l'altro, lo stemma dei cistercensi: una cicogna con pastorale e mitra.
Le cicogne pare infatti fossero numerose in questa zona fino alla peste del 1574 e venivano considerate da parte dei frati delle alleate per il lavoro nei campi, in quanto predatrici di tutti i nemici del raccolto.

L'uscita dell'abbazia è segnalata da un muro di cinta, una volta munito di ponte levatoio (ci sono ancora i segni) con, sulla destra, un locale riservato al culto delle donne, le quali non potevano accedere alla chiesa; i locali sulla sinistra invece svolgono ancora funzione di foresteria (chiunque vuole fermarsi in questo luogo di raccoglimento lo può fare).

Personalmente mi è capitato più di una volta di visitare questa abbazia ed ogni volta rimango colpito, non solo dalla sua bellezza (particolarmente affascinante risulta essere avvolta dalla nebbia), ma anche dal suo clima sereno, capace di accogliere chiunque, visitatore o fedele che sia.


giovedì 9 gennaio 2014

DA PIAZZA DELLA SCALA A PIAZZA S.FEDELE


Angelo Inganni, La facciata del Teatro alla Scala, 1852

L'assetto attuale di piazza della Scala venne modificato a partire dal 1858 con la demolizione di un quartiere medievale che sorgeva al posto dell'attuale piazza (vedi immagine sopra). Questo luogo si caratterizzava per le numerose trattorie e latterie; dunque, prima di questa data avremmo visto il celebre teatro affacciarsi sull'attuale via Santa Margherita, chiuso da altri edifici. I palazzi attuali che si affacciano sulla piazza sono tutti della seconda metà del XIX sec., compresa la facciata rinascimentale di Palazzo Marino.
Il monumento più celebre è senz'altro il Teatro della Scala che deve il suo originale nome a Regina della Scala, figlia del signore di Verona e sposa di Bernabò Visconti signore di Milano nel XIV sec. Questa nobildonna commissionò una chiesa che prese il suo nome, S. Maria alla Scala; chiesa demolita quattro secoli dopo per far posto all'attuale Teatro inaugurato nel 1778 in seguito alla distruzione del teatro di corte presso Palazzo Reale.
Ad oggi ciò che più colpisce è la sua strana forma, ormai definitiva dopo i restauri del 2004. Sopra il tetto infatti sporgono due elementi moderni: la torre scenica che è stata notevolmente ingrandita e un corpo ellittico contenente i locali di servizio. L'avancorpo, chiamato Galleria delle carrozze, serviva a far sì che gli spettatori non si bagnassero arrivando a teatro in caso di pioggia, dato che le carrozze potevano fermarsi sotto questa Galleria.
Il corpo che affianca la facciata del Piermarini è l'ex casino Ricordi. Venne costruito per ospitare i membri della Nobile Associazione dei Palchettisti i quali qui tenevano i loro fastosi ricevimenti. Nel 1850 fu affittato all'editore Ricordi, mentre nel 1913 divenne Museo della Scala. http://www.teatroallascala.org/


Teatro La Scala

La sala è sovrastata dal lampadario centrale talmente grande da poter contenere, nella propria coppa che lo collega al soffitto, un uomo adibito alla manovra dell'occhio di bue, "segui-persone"!


Curioso invece è il palchetto numero 13: interamente tappezzato di specchi, permetteva alla, ad oggi sconosciuta, famiglia proprietaria di poter "spiare" tutti gli altri palchetti.



Domina piazza della Scala il monumento dedicato a Leonardo da Vinci (1872, autore Pietro Magni).
Sappiamo che la Galleria è sempre stata luogo di ritrovo per i milanesi che qui si riunivano per commentare le notizie del giorno, soprattutto di stampo politico. Questo era agevolato dal fatto che "il salotto di Milano" ospitava le sedi dei principali quotidiani cittadini (nonché nazionali), come ad es., "Il Corriere della Sera". All'uscita del nuovo numero infatti questi avventori potevano godere in anteprima della lettura dei principali accadimenti. Ad oggi la Galleria non ospita più le redazioni dei quotidiani, ma non è andata persa l'abitudine, specie da parte di alcuni cittadini "più maturi", di fare "capannello" e commentare con spirito del tutto meneghino, e quindi a volte un po' pungente, fatti e luoghi. Da questi sferzanti commenti di certo non poteva scappare la statua di Leonardo che venne subito soprannominata "Un liter in quater", data la somiglianza ad un litro di vino con quattro bicchieri attorno, dove il genio toscano può far ricordare la bottiglia e i quattro discepoli i bicchieri…!

Statua dedicata a Leonardo da Vinci

Eppure, se facciamo attenzione, una statua su quattro dei discepoli di Leonardo è stata dedicata ad un artista inesistente: Andrea Salaino. L'autore dell'opera, Pietro Magni, infatti invece di ritrarre Gian Giacomo Caprotti (detto Salaì), il discepolo preferito da Leonardo, raffigurò l'inesistente Andrea Salaino. Tuttavia l'errore era stato fatto tre secoli prima da un critico d'arte che confuse il Salaì con Andrea Salimbeni, apprendista di Cesare da Sesto (altro allievo del genio toscano). L'errore si è talmente radicato nel tempo, tanto da dedicare una via (traversa di via Solari) all'inesistente Andrea Salaino.

Statua di Andrea Salaino. Foto di Giovanni Reali


Sempre in piazza della Scala si può trovare la prima fontanella della città. Vennero soprannominate dai milanesi "vedovelle" perché il rumore dello scorrere continuo dell'acqua ricordava il pianto delle vedove. Era abitudine inoltre scherzare offrendo da bere agli amici al "bar del drago verde" (altro soprannome delle fontanelle)!
Foto di Chiara Forte


A sinistra di questo monumento (dando le spalle alla Scala) fa bella mostra di sé l'ex sede centrale della Banca Commerciale Italiana, conclusa ad inizio Novecento. Ad oggi questo maestoso palazzo non ospita più gli uffici della Banca, ma una mostra permanente di quadri del XIX e XX sec. di proprietà della Banca Intesa Sanpaolo e Fondazione Cariplo (Gallerie d'Italia). Fa sicuramente effetto vedere dietro gli sportelli, non più occhialuti impiegati, ma quadri di Gianni Dova!

Gallerie d'Italia

Piazza della Scala inoltre ospita la sede del Comune di Milano nei locali di Palazzo Marino. Vale senz'altro la pena accennare la leggenda legata a questo particolare monumento.
Tommaso Marino era uno strozzino genovese che abitava a Milano nei pressi dell'attuale Municipio. La sua terribile fama era diffusa tra tutti gli abitanti della città e non solo. Pare infatti che prestasse denaro agli uomini più potenti del XVI sec., compreso il Papa e che non facesse sconti a nessuno! Un giorno, all'età di 78 anni, incrociò una bella ragazza, Arabella (detta Ara) Cornaro e se ne innamorò immediatamente, tanto da pretenderla in sposa. Dunque mandò un suo emissario a chiedere la mano al padre della ragazza, un nobiluomo veneziano. Quest'ultimo, saputo da chi proveniva la richiesta, negò categoricamente al genovese di sposare la propria bella figliola. Detto fatto, Marino fece rapire Ara dai suoi bravi (riconoscibili da una mazza con lo stemma del loro padrone e cioè tre pesciolini guizzanti). Questo avvenimento rischiava di far scoppiare un conflitto diplomatico tra la Repubblica di Venezia e il Ducato di Milano. Così intervenne subito il governatore spagnolo del ducato milanese a fare da mediatore, il quale riuscì a far scendere a patti le due parti: il padre della ragazza infatti avrebbe acconsentito al matrimonio solo se Marino fosse stato in grado di costruire un palazzo bello quanto le grazie della figlia. Fu così che Tommaso Marino impegnò tutti i suoi averi per poter costruire il Palazzo che oggi ammiriamo, ma questa sua scelta lo portò in rovina, tanto che la costruzione gli venne confiscata dalle autorità spagnole che la utilizzarono per lo svolgimento di attività di carattere fiscale; ancora oggi il palazzo è sede di uffici pubblici. Tommaso Marino era molto odiato dalla popolazione milanese e a maggior ragione il fatto che il suo Palazzo fosse la sede degli uffici dove la gente doveva recarsi per pagare le tasse accrebbe questo sentimento nei confronti del genovese, tanto che fu formulato un anatema:
Congeries lapidum, multis constructa rapinis aut uret, aut ruet, aut alter raptor rapiet
(Accozzaglia di pietre, costruita grazie a molte ruberie o brucerà, o cadrà, o sarà rubata da qualche altro ladro)
Tutto questo avvenne puntualmente nel corso dei secoli: il Palazzo infatti fu sventrato durante i bombardamenti nell'agosto del 1943.
Naturalmente, dopo la confisca, l'uomo non si calmò, anzi il destino avverso era stato in grado di esacerbare la sua indole iraconda, tanto che in un accesso di rabbia chi ne fece le spese fu la povera Ara che venne impiccata dal marito stesso al baldacchino della villa di campagna a Gaggiano.
Fino a qualche decennio fa i bambini di Milano utilizzavano come conta una filastrocca che riguardava questa sfortunata creatura:
Ara, bell''Ara discesa Cornara, de l'or fin, del cont Marin strapazza bardocch, dent e foeura trii pitocch, trii pessitt e ona massoeura, quest l'è dent e quest l'è foeura.
(Ara, bell'Ara della famiglia Cornaro, dai capelli di oro fino, appartiene al conte Marino strapazza preti, dentro e fuori di casa ci sono tre bravi, con la mazza e i tre pesciolini, questo è dentro e questo è fuori)
Marino morì molto anziano (97 anni), e dopo la sua scomparsa la sua famiglia visse un'altra vicenda disdicevole: la nipote Marianna infatti era stata costretta a diventare monaca presso il convento di Monza e la sua triste storia fu immortalata dal grande letterato Alessandro Manzoni.
Palazzo Marino
Foto di Francesco Mezzotera


Alessandro Manzoni che troviamo in piazza san Fedele riprodotto nelle fattezze di una statua realistica sia per quanto riguarda il suo aspetto fisico che il suo carattere meditabondo e un po' burbero.
Sempre qualche malalingua sostiene che il poeta volge le spalle alla chiesa di S. Fedele forse perché si è sentito tradito da quest'ultima dato che qui, all'età di 87 anni, scivolò sui gradini ghiacciati la mattina del 6 gennaio 1873 uscendo da messa, procurandosi così un trauma cranico che lo fece morire qualche mese più tardi. Il poeta si recava infatti ogni giorno a messa e a pregare dato che casa sua si trova alle spalle della chiesa; a testimonianza della fedeltà di Manzoni nella chiesetta manierista c'è tutt'ora una targa a sinistra dell'altare maggiore che ricorda l'ultima comunione dello scrittore.

La chiesa di s. Fedele di certo non brilla di originalità (data la sua conformità all'architettura della Controriforma), ma è sicuramente una delle più importanti di Milano. Era la chiesa dove si celebrava la messa degli "sciuri" nel XIX sec., ancora oggi retta dai Gesuiti che qui avevano un convento molto grande poi bombardato nell'ultimo conflitto mondiale e non più ricostruito. I loro possedimenti infatti coprivano tutta l'area a destra dell'edificio religioso e arrivavano fino a via Hoepli.
Al suo interno è ospitato un quadro con una storia molto curiosa: la Madonna delle ballerine.
A questa Madonna si rivolgono tutti gli artisti, ma in particolar modo le ballerine prima di una prima alla Scala.
L'opera si trovava in una cappella dei Della Torre, nemici storici dei Visconti con i quali rivaleggiavano per il controllo di Milano nel XIV sec. Ai Torriani però non andò affatto bene dato che nel 1311 l'imperatore Arrigo VII di Lussemburgo, alleato dei Visconti, rase al suolo il quartiere di questa nobile famiglia che si trovava nei pressi dell'attuale sede della Banca Commerciale d'Italia. Di quello scempio è rimasta memoria nel nome della via: via case rotte. Molto probabilmente l'attuale Madonna delle ballerine sopravvisse alla distruzione, tanto che nel 1394 venne trasferita nella neonata chiesa di san Giovanni Decollato. Chiesa che venne abbattuta nel 1906 per fare posto all'attuale sede della BCI; l'affresco tuttavia si salvò nuovamente grazie al trasferimento nell'attuale cappellina adiacente all'abside di san Fedele, alla quale si poteva accedere direttamente fino a qualche anno fa da una porticina laterale che si affaccia su via Catena.
Ad oggi risulta essere un po' difficile la visita di questo affresco: per accedervi bisogna infatti passare dalla Sacrestia (definita "la più bella Sacrestia di Milano") che reca all'ingresso la poco confortevole scritta "vietato l'accesso ai non autorizzati", ma si sa che difficile non è sinonimo di impossibile, così, se si ha la possibilità di interpellare qualcuno che si trova all'interno della Sacrestia, ecco che questo qualcuno, sempre molto disponibile, permetterà la visita dell'affresco stesso.
La chiesa di San Giovanni Decollato era la sede della congregazione religiosa dei Disciplini che si occupava di dare assistenza spirituale ai condannati a morte; la Madonna dei Torriani era dunque l'ultima immagine che potevano vedere e adorare i detenuti che transitavano dalla chiesa prima di giungere alla loro destinazione finale. Dunque ad oggi possiamo affermare che le ballerine affrontano una prima con lo stesso stato d'animo che avevano i condannati a morte alla vigilia della loro dipartita!

"Madonna delle ballerine"

Un' ultima curiosità: la sede centrale della Banca Nazionale del Lavoro, che si trova di fronte alla chiesa, fino al 1943 era un teatro (teatro Manzoni) che vantava un primato: fu il primo edificio ad essere illuminato da lampade a corrente elettrica nel 1882, grazie alla sua vicinanza alla centrale elettrica di via santa Radegonda, dove attualmente si trova il cinema Odeon, centrale che vantava il primato di essere la prima al mondo (…dopo quella di New York).

Sede BNL