![]() |
Villa Marazzi |
Cesano di certo non può
vantarsi di avere un nome originale, tant'è vero che nel tempo è stato
necessario aggiungere "Boscone" per distinguerla dall'altro omonimo
comune (Cesano Maderno).
Il toponimo Cesano a
sua volta deriva molto probabilmente dal nome di un antico veterano romano,
tale Cassianus il quale, come forma di retribuzione per le sue
fatiche militari, venne remunerato con una ricompensa terriera.
La proprietà di Cassianus
doveva dunque estendersi all'interno dell'attuale centro di Cesano Boscone.
La posizione del Cardo e del Decumano corrispondevano invece alle odierne vie
Dante e Monegherio.
![]() |
Incrocio tra via Dante e via Monegherio |
Lo spazio esterno al
nucleo storico della città romana veniva come al solito utilizzato come luogo
di sepoltura. Sotto il sagrato antistante la chiesa di san Giovanni Battista
sono state intatti trovate molte sepolture, soprattutto di origine longobarde.
Tra i vari reperti storici spicca un altare votivo che cita proprio il
possibile fondatore di Cesano Boscone.
IOM - L TITIUS CASSIANUS
– EX VOTO (a Giove ottimo massimo –Lucio Tizio Cassiano – Ex voto).
![]() |
Altare votivo romano |
Il nome Boscone si
riferisce invece alla presenza passata di innumerevoli boschi, tra
l'altro riserva di caccia dei Visconti. A ricordo di ciò, lo stemma del Comune
riporta un cinghiale, il quale ha dato il nome alla squadra locale di rugby,
nonché al "Palio del cinghiale" durante la settembrina festa
patronale.
![]() |
Foto tratta da www.araldicacivica.it |
Eppure l'altare votivo con il nome di Cassiano non è stato l'unico reperto storico ad essere stato trovato nell'area dell'attuale chiesa di
san Giovanni Battista.
Nel 1995 infatti la chiesa venne restaurata e durante tale operazione si trovarono svariati reperti archeologici, sia sotto l'attuale pavimento dell'edificio religioso, che sotto il sagrato.
Quello principale è senz'altro un sarcofago in serizzo che, fino agli anni Novanta, si trovava sul sagrato ed oggi invece abbellisce il giardino della canonica. La presenza di un foro laterale fa supporre che questo antico sepolcro non fosse finito sotto terra, ma utilizzato come abbeveratoio per gli animali di una delle tante cascine del territorio.
Antico sarcofago presente nel giardino della canonica |
Attualmente il giardino del parroco risulta essere impreziosito da una decina di reperti trovati in loco (mentre altri ritrovamenti sono stati portati al Museo Archeologico di corso Magenta e purtroppo non esposti).
Altro reperto decisamente prezioso è un'ara votiva con iscrizione. Vi si legge IOM - L URSIUS - HERMES - VSLM (Votum Solvit Libens Merito): Lucio Ursio Ermete sciolse di buon grado e a buon diritto il proprio voto.
Particolare interesse suscita poi una terza ara, che presenta due bassorilievi sulle facce laterali: da un lato una brocca inclinata, dall’altro una patera (piatto), con evidente allusione al gesto della libagione, caratteristico del culto antico e, in particolare, della venerazione per i defunti.
Ara votiva di origine romana |
All'interno del battistero è stato invece collocato un enorme sarcofago trovato durante i restauri del 1995.
La chiesa che custodiva
così tante sorprese del passato, ossia san Giovanni Battista, è stata
completamente rifatta nel 1899 (anche se dal suo aspetto sembrerebbe più
antica). Si suppone sia stata fondata in epoca longobarda (VII sec d.C.) e nel
corso del tempo è stata una parrocchia molto importante in questa parte della
Pianura Padana. La sua pieve infatti copriva un territorio molto vasto che
andava dall'attuale Settimo Milanese fino ad Assago.
![]() |
Parrocchia san Giovanni Battista |
Alla fine del XIX sec.
nacque la necessità di ristrutturare e ampliare la chiesa precedente (del XVIII
sec.), la quale sopravvive solo nell'abside dell'attuale struttura.
Nel 1960 fu posizionato il nuovo altare sul presbiterio e per fare ciò fu scoperta una profonda buca sotto di esso, buca che fu in seguito riempita con le tantissime ossa trovate durante i vari restauri.
![]() |
Fonte battesimale paleocristiano |
![]() |
Nel Battistero si fondono elementi architettonici di epoche diverse; colpisce l'ara romana marmorea utilizzata quale pilastro. |
Cesano Boscone ad oggi è
uno dei tanti paesi popolosi dell'hinterland milanese. Eppure non è stato
sempre così: nel 1770 infatti il paese contava solo 800 abitanti (a fronte
degli attuali 23.000).
Tra gli anni sessanta e
ottanta del Novecento il comune a sud ovest di Milano fu meta di immigrazione.
I primi a giungere furono i friulani e i veneti (questi ultimi soprattutto dopo
l'alluvione del Polesine nel 1951). A seguire ci fu la massiccia ondata di immigrati
provenienti dalle regioni del sud Italia. Cesano passò velocemente dai circa
3000 abitanti degli anni Cinquanta ai 27000 degli anni Ottanta. Questo comportò
seri problemi all'amministrazione pubblica. Il comune infatti necessitava a
quel punto di alloggi da offrire, nonché strutture quali strade e scuole.
Per questa ragione, i terreni che una volta venivano usati per scopi agricoli, a quel punto vennero massicciamente edificati. In quel periodo nacquero i quartieri Giardino, Tessera e Pasubio. Tuttavia anche il centro del paese fu interessato da radicali trasformazioni.
![]() |
Palazzo Quarto presente in via Monsignor Pogliani, al posto dell'attuale Banca Intesa |
Al quartiere Tessera, ad
esempio, non esistevano scuole, né strade che permettessero di recarsi nel
centro di Cesano, ma anche a Milano per poter lavorare. Il problema della
viabilità verso il capoluogo lombardo fu prestamente risolto con la costruzione
della Nuova Vigevanese nel 1964. Diverso fu il discorso per quanto riguarda ad
esempio le scuole. Gli studenti infatti erano costretti a recarsi in strutture
ricavate da negozi, sotterranei e addirittura in una baracca precedentemente
utilizzata dai muratori per costruire il quartiere. Tale situazione esasperò
gli abitanti che addirittura occuparono la Nuova Vigevanese nel 1968 e 1970.
Anche in seguito a tali proteste, si provvide ad offrire al quartiere scuole in
muratura.
![]() |
Quartiere Tessera 1968. Foto tratta dal libro "Tessera: da una cascina…" |
L'agricoltura, che fino agli anni Cinquanta era la principale attività del Comune (tanto da far nascere sul territorio numerose Cascine), divenne una occupazione assolutamente secondaria per i cesanesi.
Ad oggi delle numerose
cascine agricole che caratterizzavano questa zona della pianura, ne rimane
soltanto una: Cascina Dornetti, la quale purtroppo ha dovuto subire una
"menomazione fisica": nel 1968 i suoi terreni furono divisi in due
dal tracciato della tangenziale ovest.
![]() |
Cascina Dornetti. Foto tratta da www.cittametropolitana.mi.it |
Al posto delle vecchie
cascine sono stati dunque edificati alti condomini.
Il quartiere Giardino infatti è nato ex novo negli anni Sessanta e si è deciso di chiamare le vie con i nomi delle piante. L'arrivo massiccio di persone in una zona precedentemente spopolata ha colto di sorpresa anche la curia lombarda la quale ha chiesto alla popolazione di utilizzare inizialmente un sotterraneo quale luogo di preghiera. Solo negli anni Ottanta il quartiere è stato dotato di una struttura in muratura (chiesa di san Giustino).
![]() |
Quartiere Giardino |
Il
quartiere Pasubio è stato edificato anch'esso in occasione dell'immigrazione
massiccia a Cesano nel secondo dopoguerra. Eppure questa zona, al confine con
il Comune di Milano, presenta edifici meno alti e dunque una densità abitativa
inferiore al Tessera o Giardino.
Era questa una zona agricola e la
creazione delle strade è stata senz'altro influenzata dalla originaria presenza
di rogge e fontanili.
Il quartiere Tessera (chiamato così per la presenza fino a metà degli anni Settanta della omonima cascina) presenta senz'altro degli aneddoti curiosi…
![]() |
Antica Cascina Tessera situata al posto dell'attuale sede della Polizia Locale (via Turati) |
Nel 1994 due amiche che
lavoravano entrambe in via Turati organizzarono una partita di calcio femminile
nel quartiere: lattaie contro parrucchiere (dato che queste erano le loro
rispettive professioni)… Per la cronaca vinsero le lattaie.
![]() |
Parrucchiere |
![]() |
Lattaie |
Una volta costruite le scuole, nel 1992 le maestre della materna del quartiere decisero di far creare ai bambini dei bigliettini sui quali scrissero i loro desideri per un mondo meno inquinato. Lanciarono i palloncini dal parco Pertini e uno di questi arrivò addirittura in Francia a un centinaio di chilometri dal confine con il Piemonte. Questo permise alla scuola materna del paesino francese di mettersi in contatto via lettera con la scuola di cesano e da qui nacque un'amicizia epistolare tra le due strutture, che durò per qualche tempo.
![]() |
Foto di Simone Damiani |
Il popoloso quartiere Tessera ospita tra le sue case la giovane chiesa di sant'Ireneo. Quest'ultima fu inaugurata nel 2000; fino ad allora le funzioni religiose venivano svolte in un prefabbricato. Prima ancora la chiesa era invece una baracca di legno andata a fuoco nel 1970.
![]() |
Antica chiesa di s. Ireneo andata a fuoco. |
Sant'Ireneo può decisamente definirsi una chiesa originale per la sua architettura. L'ingresso principale ad esempio non è posto di fronte all'altare maggiore, ma davanti al fonte battesimale. Per recarsi all'assemblea i fedeli dunque devono compiere un angolo di 180°.
![]() |
Ingresso della chiesa con a lato l'altare maggiore |
Nel farlo hanno modo di "riempirsi gli occhi" degli elementi naturali che compongono simbolicamente l'edificio. Ogni lato della chiesa infatti è caratterizzato da fuoco, acqua, terra e aria; inoltre lo sguardo inevitabilmente riesce ad andare oltre alle pareti, grazie alle grandi vetrate presenti, che permettono alla luce naturale di invadere gli spazi.
![]() |
Parete invasa dalla luce generata dal fuoco del Sole |
![]() |
Alle spalle dell'altare giochi d'acqua (ad oggi spenti per risparmio idrico) |
![]() |
Parete dedicata all'elemento terra con i suoi maestosi ulivi |
![]() |
Parete caratterizzata da ampi fori che permettono di godere del cielo con la sua aria |
L'ingresso della cappella feriale è composto da uno scuro corridoio che conduce allo spazio consacrato per le funzioni. Anche quest'ultimo è caratterizzato da vetrate che donano luce capace di sorprendere il fedele dopo il buio dell'accesso.
Fino a qualche tempo fa
Cesano Boscone veniva considerato il "paese dei matti".
Questo perché l'attuale cittadina ha ospitato da fine Ottocento
l'Istituto Sacra Famiglia, fondazione che si è da sempre occupata dei più
bisognosi.
![]() |
Ingresso Sacra Famiglia |
L'ente nacque nel 1896 per opera del parroco di Cesano Boscone, Monsignor Domenico Pogliani (per la sua storia vedi post http://milanocuriosa.blogspot.com/2022/09/un-milanese-straordinario-monsignor.html) che accolse i primi disabili (soprattutto provenienti dalla campagna) in casa propria per poi, grazie all'aiuto di diversi benefattori, realizzare i primi edifici di quella che negli anni diventò la Sacra Famiglia
Nel 1920 subentrò mons. Moneta il quale diede un grande impulso per lo
sviluppo dell'istituto, tanto da farlo diventare "un paese nel
paese". Al suo interno infatti era possibile trovare la cucina, il
panificio, la lavanderia, la calzoleria, il laboratorio artigianale di
materassi e addirittura il cimitero.
Eppure, nonostante la situazione di chiusura quasi autarchica, la
Sacra Famiglia è stata da sempre un luogo aperto, in grado di ospitare durante
la Resistenza i partigiani (soprattutto sacerdoti) in fuga dai fascisti.
Sempre durante la Seconda Guerra Mondiale l'Istituto accolse i numerosi
feriti provenienti dalla bombardata Milano. In tale occasione nacque l'idea di
aprire l'attuale Casa di Cura Ambrosiana che ancora oggi si occupa dei malati
organici.
Dopo il 25 Aprile scelse di ospitare i fascisti timorosi del giudizio dei
vincitori della guerra, sempre alla luce dell'ideale di luogo aperto a
tutti.
L'istituto, dai cinque disabili ospitati a casa del parroco, è diventata
una realtà molto grande, tanto da avere ben 22 sedi tra Lombardia, Piemonte e
Liguria. Nel 2020 ha assistito 11.461 pazienti tra servizi diurni e
residenziali.
Eppure Cesano non è solo Sacra Famiglia. L'attuale centro, molto carino e
pedonalizzato, ospita due ville settecentesche.
La più conosciuta è decisamente Villa Marazzi, con i suoi edifici ben restaurati nei quali è possibile trovare locali di pubblica utilità quali la biblioteca, l'AUSER, la Sala delle Carrozze nonché la ghiacciaia capaci di ospitare avvenimenti pubblici o privati.
Era questa villa una nobile residenza della famiglia Marazzi con funzione di cascina. Le case antiche che sorgono attorno a questo palazzo erano infatti abitate dai contadini che lavoravano i campi di proprietà della famiglia aristocratica. Il campaniletto a vela che fa bella mostra di sé sul tetto della villa aveva la funzione di dettare i tempi della campagna (pausa, ripresa dei lavori) e avvisare in caso di incendio (eventualità non così rara dato che si aveva a che fare con locali riscaldati e illuminati dal fuoco).
![]() |
Campaniletto a vela sui tetti di Villa Marazzi |
La villa si presentava in uno stato di abbandono fino a qualche decennio fa; l'ottimo restauro ha messo in luce il piano nobile con i suoi bei soffitti lignei, il porticato in fondo al quale si aprono i locali che anticamente venivano utilizzati come cucine e la cosiddetta sala delle Carrozze.
![]() |
Foto probabilmente del 1995 |
![]() |
Villa Marazzi oggi |
La Sala delle Carrozze (edificio sulla destra) non deve far pensare però a un ricovero per i numerosi mezzi di trasporto della famiglia. Era questo infatti una barchessa, ossia una sorta di magazzino agreste. Ancora oggi nei suoi pressi possiamo notare la pompa d'acqua a mano (la tromba), nonché il forno a legna.
![]() |
Pompa d'acqua |
![]() |
Forno a legna |
Nel piano interrato venivano invece conservate le derrate alimentari nella famosa ghiacciaia, mentre oggi risulta essere una prestigiosa location per cerimonie.
![]() |
Foto di Tiziano Bernabè |
![]() |
La baita |
A poca distanza da Villa Marazzi è possibile trovare la settecentesca Villa Sormani, anch'essa restaurata e recuperata da uno stato di completo abbandono. Di proprietà della Sacra Famiglia, ospita al proprio interno (che non abbiamo avuto modo di poter visitare) servizi per gli anziani di Cesano Boscone.
![]() |
Ingresso di Villa Sormani |
Tuttavia il vero gioiello e vanto per i cesanesi è l'affresco situato in vico Cortuccio.
![]() |
Affresco in Vico Cortuccio. Immagine tratta dal libro "Rinascita dalle ceneri del passato" |
Qui infatti si trova un antico edificio denominato Corte dei Galli appartenuto probabilmente alla nobile famiglia dei Brasca e che aveva funzioni di residenza extra urbana (oggi la definiremmo una "casa per le vacanze").
Nell’abitazione del signore, possiamo ammirare una parete interamente affrescata. Probabilmente l’intera stanza doveva esserlo e ad oggi è rimasta solo questa parte.
L’affresco risalirebbe ai primi due decenni del 1500, realizzato da un discepolo del Luini. Forti sono le influenze leonardesche e lo possiamo notare da alcuni dettagli (d'altronde Bernardino Luini venne condizionato dal genio toscano) . I due cavalli ad esempio ricordano molto quello progettato da Leonardo e oggi presente all'Ippodromo di Milano; si possono ammirare molti sfumati nei paesaggi; è stato dato ampio spazio agli elementi naturali (grande passione del pittore fiorentino).
La scena principale rappresenta una nobile coppia che passeggia a cavallo, mentre un altro nobil uomo sullo sfondo caccia. L'altra parte dell'affresco a noi sopravvissuto invece rappresenta semplicemente un soldato che fa la guardia.
Si voleva così, molto probabilmente, rappresentare gli svaghi dei nobili di quel tempo durante le loro vacanze. Questa opera minore è stata comunque in grado di offrire molte informazioni agli studiosi sulle abitudini dei lombardi del cinquecento (vestiti, abitudini, paesaggi…).
Non deve comunque stupire la presenza dei discepoli del Luini a Cesano Boscone: fino alla Seconda Guerra Mondiale infatti c'era, all'interno della chiesa parrocchiale, un affresco cinquecentesco attribuito alla scuola di Bernardino Luini. Rappresentava s. Giovanni Battista, s. Antonio abate, s. Stefano e versava in pessime condizioni. Il parroco di allora lo fece trasferire su tela, ma nel farlo si danneggiò ulteriormente. Per questa ragione si chiese a un antiquario di restaurarlo, antiquario che finì di distruggerlo definitivamente.
![]() |
Antico affresco di scuola luinesca. Foto del 1949 |
Non lontano da vico Cortuccio inoltre è possibile ammirare la "Corte del Fabbro" (all'angolo tra via Dante e via Roma), chiamata così perché fino agli anni Sessanta ospitava al suo interno un fabbro. Questo edificio, anticamente di proprietà della famiglia Marazzi, può ingannare con il suo aspetto ben curato, eppure altro non è che una ricostruzione fedele della cascina quattrocentesca avvenuta negli anni Ottanta del Novecento, poiché pericolante.
![]() |
Corte del Fabbro |
Tutt'altro periodo è
quello che riguarda la costruzione del palazzo di via Matteotti, 9. Nei
primi anni del secolo scorso infatti si edificò lo stabile ospitante la sede
dell’Associazione vinicola "Vittorio Veneto". La palazzina ospitò,
fra le due guerre, la Casa del Fascio e venne abbattuta nel 2008, visto il
suo stato di completo abbandono. Su questa area è stata edificata
dall'Amministrazione la Casa Della Musica.
![]() |
Teatro esterno alla Casa della Musica |
Cesano, come già scritto, aveva una vocazione agricola. Eppure, dei tanti campi coltivati non è rimasto più niente. Molti di essi infatti sono stati utilizzati per edificare alloggi moderni, mentre i restanti sono stati convertiti a parco nel recente 2010.
Ad oggi son tre le aree
a verde: Parco Natura (con il ripristino delle preziose marcite), il Bosco
dell'Acqua (chiamato così per la presenza della casa dell'acqua) e l'Oasi dei Nuovi Nati.
Quest'ultimo fu
creato nei primi anni ’90 quando il Comune di Cesano Boscone iniziò l’opera di
messa a dimora di alberi, dedicando una pianta ad ogni nuovo bambino nato sul
proprio territorio. A giugno è possibile
fare una suggestiva passeggiata notturna in questo angolo di natura
completamente al buio e illuminato dai piccoli bagliori intermittenti delle
lucciole.
In queste rigogliose
zone a verde, accanto a uccelli più comuni come il
corvo, i merli e i piccioni si è assistito al ritorno di altri volatili più
rari come l'airone cinerino, il gufo e lo sparviero.
![]() |
Sparviero. Foto tratta da Wikipedia |
Prima di concludere questo lungo post, mi piace narrare di una mitica radio sul territorio cesanese: Radio Studio Otto, con sede in via Nazario Sauro n° 8, chiusa definitivamente nel 1999. Tra i vari speaker che l'hanno popolata ricordiamo Miky Boselli, ora attivo su Radio Number One. Eppure vere star dell'emittente erano i sei gattini avuti da una gatta adottata dalla radio e "protagonisti" di svariate trasmissioni.
![]() |
Foto tratta da www.mi-radio.it |
Radio Studio Otto è passata alla storia per i suoi famosi scherzi radiofonici…
In pieni anni Ottanta Ramazzotti aveva raggiunto una tale popolarità da riempire palazzetti ben più grandi di quello cesanese; eppure, sosteneva Radio Studio Otto, quella sera Eros avrebbe fatto un concerto "in esclusiva mondiale" a Cesano Boscone. La notizia si diffuse rapidamente, tanto da far radunare numerosi fan e giornalisti in via Vespucci. Lo speaker poi, vinto dai sensi di colpa, provò anche a dire che era uno scherzo, tramite il Corriere della Sera, ma questo non servì a fare allontanare la gente. All'ora stabilita i cancelli si aprirono, i fan si radunarono nel palazzetto, finché non comparvero sul palco gli speaker con uno striscione con su scritto "Pesce d'aprile!".
Altra burla fatta il primo aprile fu quello di annunciare il crollo di una parte del Duomo, con tanto di Madonnina caduta dal suo piedistallo e acchiappata al volo da un elicottero che da lì passava per caso.
Uno scherzo ebbe conseguenze davvero serie: nel 1982 venne annunciato un colpo di stato da parte di alcuni militari a Roma. Il collegamento con l'inviato nella capitale risultò essere talmente credibile (con tanto di sparatorie in sottofondo) da spingere alcuni pensionati del Quartiere Giardino a scendere in strada per protestare. Solo l'arrivo dei Carabinieri in radio riuscì a interrompere questo scherzo passato alla storia!
Questo mese Milanocuriosa si è permessa di "espatriare" dai
confini cittadini. Questa rapida incursione in quel di Cesano Boscone è
servita, mi auguro, a renderci conto che anche fuori dalla metropoli esistono
realtà altrettanto interessanti...e curiose (sempre se si è disposti ad
osservarle con uno sguardo limpido e infantile).
Alla prossima!
![]() |
Magistrale romanzo di Giorgio Faletti parzialmente ambientato nel Quartiere Tessera |