lunedì 12 settembre 2022

Un milanese straordinario: MONSIGNOR POGLIANI

Statua di Monsignor Pogliani all'interno della Sacra Famiglia


Domenico Pogliani nacque in pieno centro a Milano in una famiglia di modeste condizioni economiche e arrivò a Cesano Boscone nel 1883 per riposarsi.
Fu individuato per lui, da parte dell'Arcivescovado, un piccolo borgo di campagna alle porte di Milano dove potersi ritirare per vivere serenamente, lui che a soli 45 anni già versava in pessime condizioni di salute.
Tuttavia, una volta giunto in quel di Cesano, si accorse che gli anziani, gli orfani, ma soprattutto i disabili venivano nascosti nelle cascine, senza ricevere nessun tipo di cure, anzi nascondendoli con vergogna alla vista dei vicini e parenti.
A quel punto, mosso da un forte spirito di carità, iniziò ad ospitare a casa sua cinque ragazzi disabili.
Dopo una decina di anni dal suo arrivo a Cesano, si ammalò gravemente e, in fin di vita, pregò la Madonna affinché lo facesse guarire; promise inoltre che avrebbe fatto costruire un ospizio in grado di assistere orfani, anziani e disabili.
Il miracolo puntualmente si compì e lui, ligio alla promessa fatta, fece costruire i primi padiglioni di quella che poi sarebbe diventata la Sacra Famiglia.

Ingresso della Sacra Famiglia

Tuttavia l'arzillo e gracile parroco, prima di quest'opera era stato in grado di far costruire un asilo per bambini e far ristrutturare completamente la Parrocchia di san Giovanni Battista che versava in pessime condizioni.
Per far edificare l'asilo e l'ospizio chiese in dono alla ricca signora Monegherio dei terreni di sua proprietà.
Ad oggi la generosità della donna è stata celebrata dal Comune di Cesano intitolandole una via che ancora ospita la scuola dell'infanzia.

 
Scuola dell'infanzia "Maria Bambina"

A distanza di circa trent'anni dalla sua guarigione l'anziano don Pogliani poté finalmente morire in pace, dal momento in cui era riuscito nel suo intento di assistere con amore tutti coloro che versavano in stato di fragilità e che, vista la loro lontananza dalla città, non ricevevano alcuna cura medica.

Sepolcro di don Pogliani presso la Sacra Famiglia


Ad oggi gli assistiti da parte degli "eredi" di don Pogliani, da qualche unità, sono passati a ben 11.460 (dato del 2020)! La Sacra Famiglia conta 22 servizi residenziali e territoriali in tre regioni d'Italia… Insomma il Monsignore, in attesa di beatificazione, ha decisamente seguito bene le orme del suo modello di carità: l'ormai santo don Giuseppe Cottolengo.

Monsignor Pogliani



Don Giuseppe Cottolengo

venerdì 27 maggio 2022

LE CROCI DI SAN CARLO

San Carlo Borromeo comunica un appestato di Carlo Saraceni


Certe volte è sorprendente accorgersi di quanto la storia umana tenda a ripetersi e di quanto l'homo sapiens tenda a rifare sempre gli stessi errori.

E' così che durante l'ultimo conflitto mondiale quelli che allora erano giovani con tutta l'esistenza davanti furono chiamati "a donare la propria vita per la nazione".

Alcuni ragazzi milanesi, prima di partire per il gelido fronte russo, si recarono in Duomo per fare un voto al Crocefisso di san Carlo: chiesero imploranti di tornare sani e salvi dall'assurdità della guerra.

Non sappiamo quanti di essi ci riuscirono; quello che sappiamo è che svariati soldati ebbero la fortuna di tornare ai piedi della croce per ringraziarla e donare i propri gradi e mostrine. Fino a qualche tempo fa infatti accanto all'oggetto sacro avremmo potuto ammirare tanti ex-voto a ricordo di quella sincera preghiera fatta nel 1941.   

Tra i soldati superstiti c'era sicuramente un pio signore dall'aspetto sobrio e massiccio. Ogni mese, fino a una quindicina di anni fa, si recava nei pressi del Crocefisso per donare un enorme mazzo di rose rosse come forma di ringraziamento per il pericolo scampato…

Croce di san Carlo in Duomo.
Foto tratta da www.famigliacristiana.it


Avremmo preferito sorridere pensando che certi errori l'uomo non li avrebbe fatti più ed invece ci troviamo ancora nel 2022 a leggere sui giornali di giovani vite sacrificate sempre, tra l'altro, nei confini dell'ex Unione Sovietica…

Per fortuna oggi i lumini accesi nei pressi della croce di san Carlo non ci ricordano battaglie, né pesti, ma ci ricordano che il Duomo, oltre ad essere un incredibile monumento, è anche un importante luogo di culto per la città. In particolar modo qui è possibile trovare fedeli inginocchiati e raccolti in preghiera; ognuno con la propria battaglia personale da combattere giorno per giorno. Ad accogliere questi pensieri rivolti al cielo non c'è solo la croce che venne portata in processione da san Carlo Borromeo, ma anche la tomba di un arcivescovo molto amato dai milanesi: Carlo Maria Martini.

Tomba Carlo Maria Martini 
Foto tratta da www.grcompany.wordpress.com


La croce qui esposta del Borromeo colpisce particolarmente in questo periodo di pandemia. Essa fu portata in processione da san Carlo per chiedere a Dio la grazia di allontanare la peste da Milano durante la famosa epidemia del 1576-77. 

Oltre a questa croce in Duomo ne possiamo trovare un'altra nella chiesa di santa Maria dei Miracoli presso san Celso (anch'essa protagonista di una processione per le vie cittadine); infine anche il santo Chiodo di Gesù fu portato in giro dal santo per poter chiedere la grazia. 

Crocefisso san Carlo 
in santa Maria dei Miracoli presso san Celso


Ad oggi potrebbe far sorridere pensare che le processioni potessero sortire l'effetto di far diminuire i contagi (vista la presenza di assembramenti); eppure san Carlo non fu così sprovveduto.

Il Borromeo infatti mise in atto una serie di provvedimenti atti a far sì che il sofferente popolo milanese potesse essere spiritualmente supportato. Supporto spirituale che tuttavia doveva scongiurare il diffondersi del morbo, soprattutto tra i religiosi deputati all'arduo compito di non lasciare soli sia sani che malati.

Il santo stesso non si risparmiò nell'assistenza agli appestati, tuttavia si approcciava ai fedeli con una bacchetta bianca in mano che serviva a tenere a debita distanza le persone; andava in giro con una candela accesa e una spugna intrisa di aceto per poter purificare le proprie mani e tutto ciò che toccava; le stesse monete che dava in elemosina erano costantemente in ammollo in aceto.

Alle processioni stesse potevano partecipare i fedeli rigidamente disposti su due file di una persona distanti tra di loro circa tre metri.

San Carlo risultò avere un grande intuito nel proporre di deratizzare quante più zone possibili; infatti solo dopo tre secoli circa venne scientificamente dimostrato che i topi ospitano i batteri di questa malattia.

Con il progredire dell'epidemia il Lazzaretto risultò insufficiente ad ospitare gli ammalati o sospetti tali. Per questa ragione il Cardinale propose al governatore di costruire dei villaggi fuori da ognuna delle sei porte cittadine, atte ad ospitare gli appestati. Al centro di questi piccoli Lazzaretti, sorse una cappella di legno facente funzioni di chiesetta dove celebrare le funzioni. La struttura venne elevata di circa tre metri per permettere a tutti gli ammalati di partecipare alle celebrazioni stando però ognuno nella propria capanna.

Allo stesso modo fece costruire numerose Crocette nei pressi delle abitazioni, affinché i fedeli potessero assistere alle preghiere collettive semplicemente affacciandosi alla propria finestra.

Crocetta nel quartiere di Quarto Cagnino

Furono queste disposizioni individuali, nonché di gruppo, in gran parte suggerite dall'arcivescovo, a far sì che Milano ebbe "solo" 17.000 perdite a fronte delle 70.000 vittime di Venezia.

 …Insomma un santo illuminato, nonostante l'Illuminismo fosse decisamente ben lontano!

Carlo Saraceni San Carlo Borromeo porta in processione il chiodo della croce
(1618) 

sabato 23 aprile 2022

LA SCHIVA SANTA MARIA DEI MIRACOLI PRESSO SAN CELSO


E' incredibile come corso Italia sia ai più sconosciuta, ma soprattutto come la sua chiesa più bella passi decisamente inosservata.

Santa Maria dei Miracoli presso san Celso rappresenta benissimo il carattere di Milano: mi vuoi conoscere? Vienimi a cercare!

Sì perché il capoluogo lombardo è così: famosa in tutto il mondo per il suo presente moderno e arrembante, mentre discreta nel mostrare le sue bellezze, soprattutto del passato.

Ecco quindi che una delle chiese più belle della città si nasconde dietro ad un muro bianco ed anonimo (vedasi anche san Maurizio, con la sua grigia facciata…) che funge da atrio.

Santa Maria dei Miracoli infatti è un trionfo di splendore e grazia manierista. Ne erano a conoscenza anche gli architetti del XIX sec. i quali decisero di arretrare l'ingresso della vicina chiesetta di san Celso, per permettere a santa Maria di emergere e godere di tutta la luce necessaria per illuminare gli interni.

Tutto nacque nel IV sec. d.C. quando qui, fuori le mura dell'antica Mediolanum, avremmo trovato campi e boschi utilizzati soprattutto per seppellire i morti, in particolar modo i cadaveri dei primi martiri cristiani.

La storia ci narra che sant'Ambrogio, tra i tanti resti qui presenti, riuscì ad individuare le reliquie di san Nazaro e san Celso, due dei primi martiri della città.

San Nazaro venne spostato nell'attuale Basilica di san Nazaro in Brolo, in corso di porta Romana (chiesa fatta costruire per volere di sant'Ambrogio e inizialmente chiamata Apostolorum), mentre san Celso non venne spostato e per conservare le sue spoglie fu edificata la chiesetta che noi oggi vediamo, con annesso monastero benedettino, poi demolito negli anni trenta del Novecento.

Immagine della struttura religiosa agli inizi del 1800
(sulla destra si nota il monastero benedettino)


Perpendicolare alla chiesa di san Celso fu costruita una piccola chiesa per costudire una tenera immagine di Madonna con Bambino (IV sec. d.C.).

Madonna di sant'Ambrogio (IV sec.)

La Madonna di sant'Ambrogio (così viene chiamata) non è molto originale come soggetto, eppure se sta così a cuore ai milanesi, una ragione c'è: si narra infatti che questa tenera Madre di Dio sia artefice di un miracolo.

Siamo nel XV sec., più precisamente il 30 dicembre del 1485. Milano è per l'ennesima volta flagellata da una brutta pestilenza e i suoi abitanti si ritrovano accalcati a pregare questa sacra immagine, affinché finisca l'epidemia.

A un certo punto il velo che copriva l'opera viene spostato dall'interno: è Maria che così facendo inizia a guardarsi attorno, come se stesse cercando qualcuno. Quindi inizia ad aprire le braccia per poi giungere le mani più volte, infine riposiziona il velo al suo posto. Da quel giorno la peste inizia a scemare in città "con rapidità incredibile" e i milanesi a gridare al miracolo. Accorrono da tutte le zone di Milano per adorare questo affresco e, così facendo, lasciano cospicue offerte. Offerte poi utilizzate per costruire la chiesa di santa Maria dei Miracoli, esattamente 8 anni dopo l'avvenimento straordinario (inizio dei lavori).

Santa Maria dei Miracoli, facciata

Eppure, se questa chiesa è così importante per la città, c'è un'altra ragione: anche oggi infatti le spose, dopo la cerimonia (magari di ritorno dal viaggio di nozze), si recano presso l'altare della Madonna di sant'Ambrogio per donare il bouquet del loro matrimonio alla "Madonna degli sposi". Quest'ultima altro non è che una pregevole statua dell'Assunta del 1586 posizionata sull'altare sopra all'affresco miracoloso.

Madonna degli sposi

La nona cappella lungo la navata sinistra conserva un quadro del XVI sec., nel quale è possibile ammirare Gesù che chiede la benedizione a sua Madre, prima di affrontare la Passione. E' per questa ragione che probabilmente le coppie si recano in questo santuario per ricevere la benedizione dopo il matrimonio e donare il bouquet alla Madonna degli sposi.

Carlo Urbino da Crema:
La Madonna benedice il Signore (XVI sec.)

Purtroppo ad oggi scarsi sono i fiori che troviamo ai piedi della Madonna degli sposi e questo è sicuramente dovuto al fatto che sono sempre meno le coppie che contraggono matrimonio.

Eppure la ragione principale è l'ignoranza: pochi ad oggi conoscono questa antica consuetudine e dunque compito dei milanesi è quello di non fare morire le tradizioni, continuando, come in questo caso, a portare i fiori alla statua dell'Assunta.

Confesso che anch'io, quando mi sposai non ne ero a conoscenza; sto quindi aspettando l'anno prossimo (ossia in occasione di un anniversario di matrimonio tondo tondo), per chiedere a mia moglie di recuperare!

Gli sposi che nel giorno del matrimonio o in occasione di un anniversario desiderano offrire fiori alla Madonna e ricevere la benedizione avvisino telefonicamente i Padri Tel 0258313187 


Dunque conosciamo meglio le curiosità di questa chiesa manierista dal carattere bello ma schivo.

Lungo il muro di cinta che affaccia su corso Italia è possibile scorgere un piccolo campanile: questo altro non era che l'elemento architettonico di una cappella interna dell'antica canonica.

Campaniletto della chiesetta di san Bartolomeo


All'interno dell'atrio è possibile notare una graziosa fontanella. Qui le coppie di sposi tradizionalmente venivano (anche in questo caso sarebbe bello poter utilizzare il tempo presente) a dissetarsi, come a dire che il cammino per la costruzione di una famiglia può essere faticoso, quindi c'è bisogno di ristorarsi. Fatica che può portare a degli squilibri di coppia e dunque l'acqua (elemento ricorrente nei santuari mariani) può aiutare a ritrovare l'equilibrio.

Fontanella del santuario


All'ingresso di santa Maria dei Miracoli (e noi ora sappiamo il perché di questo suo nome) si rimane incantati dall'abbondanza dei decori e dalla sua armonia.

Interno del santuario (foto tratta da www.santamariadeimiracoliesancelso.it)


La terza cappella sulla destra conserva l'antico Crocifisso di san Carlo (insieme a quello presente in Duomo) protagonista di un miracolo anch'esso: nel 1576 infatti il Borromeo, pur sapendo che così non avrebbe garantito il distanziamento sociale, fece una processione per le vie della città e da quel momento la peste iniziò ad abbandonare Milano. Fin tutto il XVIII sec. c'era la tradizione in città del "venerdì de marz": ogni venerdì la popolazione si recava in san Celso per adorare il miracoloso crocifisso. Questo offriva l'occasione di organizzare una vivace e chiassosa fiera nei dintorni della chiesa.

Crocifisso di san Carlo 


Sempre di un miracolo parliamo a proposito della Madonna delle Lacrime (conservata nella seconda cappella di sinistra), lacerto di affresco del XIV sec. Si narra (ma questa volta il miracolo non è stato riconosciuto dalla curia, diversamente da quello avvenuto con la Madonna di sant'Ambrogio) che nel 1620 la Madonna protagonista dell'opera iniziò a lacrimare in presenza di alcuni fedeli. Da allora è diventata meta di molti religiosi che qui vengono a pregare.

Cappella della Madonna delle Lacrime


Nel proseguire questa passeggiata virtuale, si passa davanti alla quinta cappella, sempre lungo la navata sinistra, nella quale è possibile non far caso ad un reperto di arte paleocristiana molto importante: il sarcofago del IV sec. Questo antico sepolcro custodiva le reliquie di san Celso ed era adagiato a sua volta all'interno di una sovracassa marmorea, ancora oggi ospitata nella vicina chiesina intitolata al martire cristiano.

Sovracassa, altare maggiore chiesa san Celso

La sovracassa in san Celso presenta un'apertura frontale che serviva ai fedeli per strofinare dei panni contro il sarcofago del santo, al fine di ottenere delle reliquie capaci di proteggere il credente. Per questa ragione la parte del bassorilievo del sarcofago in santa Maria che rappresenta Gesù con Pietro e Paolo risulta essere maggiormente consumato. Sulla sinistra si nota un dettaglio davvero curioso: una Natività con tanto di bue e asinello. Il primo a introdurre questi due animali nella scena della Natività fu san Francesco con il Presepe di Greccio (1233), il quale si rifece con tutta probabilità al Vangelo apocrifo dello pseudo-Matteo, risalente al VIII sec. Dunque possiamo affermare che la prima rappresentazione di Gesù Bambino tra i due animali venne fatta sul sarcofago di san Celso a Milano nel IV sec.! 

Sarcofago di san Celso


Prima di questa cappella son presenti le due Sacrestie della chiesa. In quella del Tesoro possiamo ammirare una originale lampada che pende dal soffitto. Fu donata al santuario dagli insorti delle Cinque Giornate ed infatti essa è adornata con svariati cannoni e bandiere in miniatura, a ricordo di quelle gloriose battaglie contro gli austriaci. 

Velo conservato in sacrestia. Anticamente copriva la Madonna di sant'Ambrogio.
 Ogni 30 dicembre viene esposto sull'altare maggiore.


Al termine della navata centrale è possibile ammirare quello che è stato definito "il più bel pavimento di Milano" e, bisogna ammetterlo, è davvero magnifico!

Pavimento del santuario (dettaglio)


Il coro ligneo dietro all'altare maggiore è davvero prezioso e cela dei dettagli molto curiosi: ogni stallo infatti riporta nei propri pannelli la figura di un piccolo animale.

Coro ligneo (dettaglio)


La chiesina di san Celso invece si presenta in forme neo romaniche per il suo radicale restauro del XIX sec. Restauro che l'ha ridimensionata per due terzi, per quanto riguarda la profondità e che la fa sembrare unica e originale con l'altare maggiore che si presenta ai suoi visitatori a pochi passi dall'ingresso. Come precedentemente scritto, san Celso venne accorciata per donare luce alla ricca chiesa di santa Maria dei Miracoli, ma soprattutto perché nel corso dei secoli la chiesina venne abbandonata e dunque non se ne colse il valore (ad oggi questo spazio viene utilizzato dalla comunità per iniziative di carattere culturale). 

Chiesa di san Celso (ingresso)

Per fortuna alcuni elementi si sono salvati, come ad esempio il portale centrale; sulla parte orizzontale si possono ammirare bassorilievi con la storia di san Nazaro e Celso. Quello che colpisce di più sono i due mostri che sorreggono l'architrave. A lungo gli esperti si sono chiesti perché vennero ritratti proprio in quella posizione, fino a giungere alla conclusione che la loro postura è dovuta semplicemente all'espletamento dei loro bisogni! Nella simbologia dunque l'autore di queste opere scultoree ci ha voluto comunicare che anche dalle bassezze umane possono nascere figure eccelse come quelle dei santi (sopra ritratti).

Portale centrale (dettaglio)


Infine se si ha l'occasione di girare per tutto l'edificio religioso accompagnati da una gentilissima guida del posto (sacerdote o sacrestana) si avrà la fortuna di accedere al sottotetto della chiesa. Qui è possibile vedere le vecchie tracce dell'antica struttura risalenti al XVII sec.

Antiche tracce di san Celso antecedenti al restauro 


Prima di salutare idealmente questo angolo di storia di Milano, godiamo un po' del giardino davanti a san Celso e, a proposito di angoli verdi, sarà sufficiente recarsi esattamente dietro la chiesa, per ascoltare un po' di quel silenzio così sconosciuto in corso Italia. In via Giuseppe Vigoni infatti esiste un giardino piccolo e prezioso, anch'esso desideroso di farsi conoscere!

                                                    SALUTI DA MILANOCURIOSA!

Foto scattata nel giardino di via Vigoni (terza persona da sinistra: Angelo Quaranta, amministratore della pagina Facebook Milanocuriosa. Settima persona da sinistra: Francesco Mezzotera, autore di questo blog. Un sentito ringraziamento ai partecipanti della "passeggiata curiosa").




lunedì 7 marzo 2022

MILANO AL FEMMINILE

Foto tratta www.vivaiogardenforest.it


Ho ricevuto qualche giorno fa una telefonata da una mia amica la quale mi chiedeva di parlare pubblicamente delle rappresentazioni delle donne nell'arte. In un primo momento mi son sentito di rifiutare, essendo io solo un appassionato d'arte e dunque non esperto. Alla luce di questa lusinghiera richiesta tuttavia ho provato a far mente locale su quanto Milano abbia reso omaggio al gentil sesso e l'elenco conseguente è risultato ricco e goloso.

Eccolo nelle righe a seguire, con l'intento di far cosa gradita in questo mese dove si è soliti omaggiare le donne e la loro divina presenza sulla faccia della Terra…


Tante definizioni ha ricevuto finora Milano; una tra tutte "la città della Madonnina" ed è proprio questa statua religiosa la più rappresentativa tra tutte le espressioni artistiche in chiave femminile in quel di Milano.

Foto tratta da www. comune.milano.it

La statua più famosa della città venne posizionata sul Duomo nel 1774 e da allora invoca la benedizione sulla metropoli che si estende ai suoi piedi, con lo sguardo e le mani rivolte verso il cielo. E lo fa dall'alto dei suoi 108,50 m: fino al 1954 punto più alto della città. C'era infatti una regola non scritta (che poi negli anni '30 diventata legge) secondo la quale la Madonnina doveva essere il punto più alto di Milano. Con il boom economico però questa accortezza non venne più rispettata e così, prima con la torre Breda e poi nel 1961 con il grattacielo Pirelli, si costruì fino all'altezza di 127 m. Tuttavia, un po' forse dettati dal rimorso, si è collocata una riproduzione di 85 cm della Madonnina sul tetto del Pirellone, una sul tetto del Palazzo Lombardia nel 2010 ed una sulla torre Isozaki nel novembre del 2015.

Madonnina sulla Torre Isozaki
Foto tratta da www. ilgiorno.it


Esistono in città centinaia di opere d'arte dedicate alla mamma di Gesù, ma quelle di cui voglio narrare ora si trovano proprio in Duomo.
All'angolo tra il transetto e l'abside infatti possiamo ammirare un quadro molto rovinato che ritrae una classica Madonna che allatta. Più conosciuto come Madonna dell'Aiuto, fino a qualche tempo fa veniva anche chiamata la “Madonna dei sciori” (Madonna dei ricchi) in contrapposizione ad un altro quadro chiamato “Madonna delle Rose” soprannominato la “Madonna dei poveritt”. Quest'ultimo quadro è posizionato dal lato opposto rispetto alla “Madonna dell'Aiuto” ed ha una storia molto particolare: nel 1409 Milano era in guerra e sotto assedio dei soldati guelfi. I milanesi, sugli spalti del Duomo, una volta finite le munizioni, avevano iniziato a depredare le pietre che servivano per la costruzione del Duomo, per farne proiettili da sparare con i loro cannoni. Una mattina di quell’anno, ai piedi della Madonna delle Rose, c’era una donna. Aveva appena portato a Maria una corona di rose fresche. Era lì per pregare e chiedere perdono per il figlio, anche lui sugli spalti e anche lui reo di compiere un sacrilegio, una offesa alla Cattedrale.
Qualche giorno dopo la donna era di nuovo in ginocchio davanti all’immagine sacra, ma questa volta per chiedere la grazia: il figlio era stato ferito a morte ed ora era agonizzante nel suo letto… Eppure, mentre pregava, avvenne qualcosa di insolito: le rose, che nel frattempo si erano appassite, tornarono ad essere fresche, colorate e profumate come il primo giorno. La donna corse subito a casa e si accorse del miracolo: il figlio era perfettamente guarito!

Madonna delle rose
foto di Stefano Teneggi


Ora, per conoscere la prossima curiosa rappresentazione di Maria, dobbiamo idealmente spostarci a pochi passi dal Duomo, ossia in piazza san Fedele.
All'interno della chiesa che da' il nome alla piazza è ospitato un lacerto d'affresco con una storia molto curiosa: la Madonna delle ballerine.
A questa Madonna si rivolgono tutti gli artisti, ma in particolar modo le ballerine prima di una prima alla Scala.
L'opera si trovava in una cappella dei Della Torre, nemici storici dei Visconti con i quali rivaleggiavano per il controllo di Milano nel XIV sec. Ai Torriani però non andò affatto bene dato che nel 1311 l'imperatore Arrigo VII di Lussemburgo, alleato dei Visconti, rase al suolo il quartiere di questa nobile famiglia che si trovava nei pressi dell'attuale sede della Banca Commerciale d'Italia. Di quello scempio è rimasta memoria nel nome della via: via case rotte. Molto probabilmente l'attuale Madonna delle ballerine sopravvisse alla distruzione, tanto che nel 1394 venne trasferita nella neonata chiesa di san Giovanni Decollato. Chiesa che venne abbattuta nel 1906 per fare posto all'attuale sede della BCI; l'affresco tuttavia si salvò nuovamente grazie al trasferimento nell'attuale cappellina adiacente all'abside di san Fedele, alla quale si poteva accedere direttamente fino a qualche anno fa da una porticina laterale che si affaccia su via Catena.
Ad oggi risulta essere un po' difficile la visita di questo affresco: per accedervi bisogna infatti passare dalla Sacrestia (definita "la più bella Sacrestia di Milano") che reca all'ingresso la poco confortevole scritta "vietato l'accesso ai non autorizzati", ma si sa che difficile non è sinonimo di impossibile, così, se si ha la possibilità di interpellare qualcuno che si trova all'interno della Sacrestia, ecco che questo qualcuno, sempre molto disponibile, permetterà la visita dell'affresco stesso.
La chiesa di San Giovanni Decollato era la sede della congregazione religiosa dei Disciplini che si occupava di dare assistenza spirituale ai condannati a morte; la Madonna dei Torriani era dunque l'ultima immagine che potevano vedere e adorare i detenuti che transitavano dalla chiesa prima di giungere alla loro destinazione finale. Dunque ad oggi possiamo affermare che le ballerine affrontano una prima con lo stesso stato d'animo che avevano i condannati a morte alla vigilia della loro dipartita!

Madonna delle ballerine


Il viaggio virtuale che dobbiamo fare adesso è leggermente più lungo, ma comunque non impegnativo. Da piazza san Fedele infatti ci trasferiamo in corso Italia. Qui è possibile trovare una tenerissima immagine di una Madonna con Bambino, conosciuta come la Madonna di sant'Ambrogio
La storia passata di Milano è caratterizzata da frequenti epidemie e il seguente episodio è proprio ambientato durante una di queste pestilenze: la notte del 30 dicembre 1485.
La cornice è decisamente affascinante: la chiesa manierista di s. Maria dei miracoli presso san Celso, chiesa purtroppo poco conosciuta e che invece necessita di esserlo, soprattutto per la sua storia.
Dove oggi troviamo il santuario, nel IV sec. d.C. avremmo trovato boschi e zone coltivate, spesso utilizzate segretamente per seppellire i martiri cristiani. Fu proprio qui, dove oggi vediamo la piccola chiesa neo-romanica di san Celso, che sant'Ambrogio trovò le reliquie di san Nazaro e Celso. I resti del primo vennero traslate nell'odierna chiesa di san Nazaro in corso di Porta Romana, mentre le reliquie del secondo furono conservate nell'attuale chiesetta edificata appunto per volere del patrono di Milano. Accanto alla chiesetta fu edificato un edificio religioso ancora più piccolo che serviva semplicemente per custodire l'immagine sacra di una Madonna con Bambino (la Madonna di sant'Ambrogio).

Chiesa di santa Maria dei miracoli presso san Celso
foto tratta da www.chiesadimilano.it

Nella notte del 30 dicembre 1485 i milanesi si trovavano stipati in questa chiesetta per chiedere la grazia alla Madonna di sant'Ambrogio affinché la peste cessasse. Improvvisamente, durante la preghiera, Maria scostò il velo che in quel periodo si usava mettere a copertura delle immagini sacre, sporse il Bambino che aveva in grembo verso i presenti, guardò negli occhi ad uno ad uno i fedeli, quindi tirò a sé Gesù e rimise al suo posto il velo. Da quel momento la peste iniziò gradualmente a scomparire da Milano e la gente a gridare al miracolo. I milanesi accorsero in massa a pregare questa Madonna e dunque la piccola chiesa non era più in grado di ospitarli tutti. Fu così che, con i lasciti dei fedeli, fu costruita santa Maria dei Miracoli (a ricordo dell'episodio) nello stile imperante in quel periodo, cioè quello Manierista.
Eppure la chiesa è famosa (e, a mio avviso, dovrebbe esserlo ancora di più) per un'antica tradizione.
Qui infatti c'era (e ancora oggi sopravvive, anche se poco conosciuta) la consuetudine di portare il bouquet di fiori alla Madonna da parte delle spose. Questa tradizione molto antica risale ai tempi dei romani quando le spose, oltre ai fiori, offrivano un obolo in denaro al Dio Imene. Dio pagano poi sostituito con l'immagine sacra della Madonna di sant'Ambrogio. Ad oggi infatti è possibile trovare qualche mazzo di fiori ai piedi della statua mariana situata sopra l'antico affresco.

Madonna di sant'Ambrogio
Foto tratta da www.dominocittà.wordpress.com


Dopo la Madonna di sant'Ambrogio, conosciamo la storia legata un'altra immagine sacra di Maria, questa volta collocata all'interno di una cappella dedicata al fratello di sant'Ambrogio: san Satiro. 

La piccola chiesa di santa Maria presso san Satiro è senz'altro una delle ragioni che rendono Milano meritevole di una visita.

La struttura rinascimentale infatti ospita un capolavoro architettonico di Bramante: l'abside con la sua incredibile prospettiva. Se si entra in chiesa infatti la parte terminale della chiesa dietro l'altare maggiore può non saltare subito all'occhio, ma  da distanza ravvicinata ci si accorge subito che siamo di fronte ad una finta abside. Lo spazio a disposizione del Bramante era infatti di soli 97 cm  e con questo risicato spazio il genio rinascimentale riuscì a dipingere una prospettiva tale da farla sembrare profonda ben svariati metri!
La storia della chiesa poi è davvero originale: nel XIII sec. infatti qui avremmo trovato solo una cappella dedicata a san Satiro, attualmente collegata al transetto sinistro. Il 25 marzo del 1242 tale Massanzio da Vigonzone, furibondo per le ingenti perdite al gioco d'azzardo, pugnalò l'immagine della Madonna con bambino allora situata all'esterno della cappella. L'affresco cominciò a sanguinare e subito si cominciò ad urlare al miracolo.
Come conseguenza di questo evento eccezionale Massanzio si fece frate (fino ad essere eletto Beato alla sua morte) e le offerte economiche dei pellegrini permisero di costruire l'attuale chiesa di santa Maria di miracoli, in grado di ospitare i tanti fedeli che qui si recavano per pregare l'immagine miracolosa.
A ricordo di questo evento eccezionale oggi possiamo vedere l'affresco sfregiato sopra l'altare maggiore, sovrastato da un altro affresco raffigurante l'episodio, ma soprattutto ogni 25 marzo (per tre giorni) è possibile recarsi in chiesa per ammirare sull'altare il pugnale protagonista dello sfregio.

Chiesa santa Maria presso san Satiro
Foto di Francesco Mezzotera


La prossima immagine sacra mariana è ospitata in un luogo davvero sorprendente: il santuario di santa Maria Bambina in via santa Sofia. Santuario che risulta essere estremamente anonimo all'esterno, ma che al suo interno lascia incantati per la sua bellezza ed armonia.

Nell'abside della chiesa infatti è ospitata una preziosa statuetta di Maria Bambina del XVIII sec. che fu in grado di compiere miracoli. 

Statue di questo tipo in passato si potevano trovare in molte case lombarde, ma soprattutto in quelle dei novelli sposi, quale auspicio per una prole numerosa.


Santuario di santa Maria Bambina
Foto di Francesco Mezzotera


Cosa ci fa una Madonna con le corna a Milano?? Ci troviamo nella Cappella Portinari presso la Basilica di sant'Eustorgio, a pochi passi dalla Darsena. Qui Vincenzo Foppa volle rappresentare un miracolo avvenuto grazie a s. Pietro da Verona (le cui spoglie sono conservate in questa porzione di chiesa): mentre celebrava l'eucarestia, il santo si accorse che il Diavolo si era impossessato di una statua della Vergine con Bambino (da qui le corna) e dunque scacciò Lucifero grazie all'ostia consacrata.

Madonna con le corna
foto tratta da www.repubblica.it


Della Vergine infine nella città ambrosiana esistono svariate statue, ma quella più preziosa è sicuramente la Pietà Rondanini, così chiamata dal nome di uno dei proprietari. Nel 1952 fu acquistata dal Comune di Milano e si scongiurò in questa maniera il pericolo che l'opera emigrasse all'estero.

Fu questa l'ultima ad essere scolpita da Michelangelo, che non riuscì a terminarla perché, ormai ottantanovenne, morì dopo pochi giorni aver cessato di lavorarci.
Sulla scultura è possibile notare la parte inferiore ormai definita e quella superiore invece solamente abbozzata poiché frutto di una seconda rielaborazione dell'opera.

Pietà Rondanini
Foto di Francesco Mezzotera


Eppure a Milano non esistono solo rappresentazioni sacre di donne. Nel settembre del 2021 è stata realizzata una statua a figura intera dedicata ad una figura laica e realmente esistita: Cristina Trivulzio di Belgiojoso (1808-1871). 

Si pensa spesso erroneamente che il Risorgimento sia stato popolato solo da personaggi maschili. La contessa invece si spese molto per la causa e non si risparmiò mai sia in termini diplomatici che operativi (ad esempio coordinò l'ospedale romano per curare i feriti delle battaglie a difesa della Repubblica Romana). 

Statua di Cristina Trivulzio di Belgiojoso
Foto tratta di Congolandia.g


Si sa gli artisti (storicamente in maggioranza uomini) dedicano la propria arte alla propria amata. E' quello che è successo ad Alessandro Rimini, professione architetto. Rimini ha avuto una vita talmente particolare che si potrebbe trarre un film: archistar del regime fascista, con la promulgazione delle Leggi razziali, non poté più lavorare, anzi venne perseguitato, dato che era ebreo.

Un dettaglio che colpisce della sua biografia è il profondo amore che nutriva verso la moglie, tanto da ritirarla in ben due edifici che lui progettò: la torre Snia viscosa (in corso Matteotti) e all’interno dell’ex cinema Astra (Corso Vittorio Emanuele).

Ascensori torre Snia Viscosa
Foto di Francesco Mezzotera

Mosaico all'interno dell'ex cinema Astra (dettaglio)
Foto di Francesco Mezzotera










Un'altra immagine tenera d'amore è possibile trovarla al Museo Archeologico. Sorprende infatti ammirare il bassorilievo di una coppia di sposi mediolanensi che si tengono per mano, ritratti su un lato del sarcofago che li custodiva.

Sarcofago romano
Foto di Francesco Mezzotera

Già che ci troviamo virtualmente al Museo Archeologico, rechiamoci nella qui presente torre di Ansperto, utilizzata dalle monache come oratorio claustrale. Qui è possibile ammirare alcuni affreschi risalenti al 1300 nei quali si vedono le monache battere le mani mentre cantano.

Affreschi all'interno del museo archeologico (dettaglio)
Foto di Francesco Mezzotera


Come precedentemente scritto, spesso le rappresentazioni delle donne da parte degli artisti uomini sono legate all'amore ed è proprio l'innamoramento la protagonista della prossima curiosità. Nel vicino Palazzo Litta,  nel salotto rosso è conservata, incastonata nel pavimento, una lacrima della duchessa Barbara Litta. Si racconta infatti che la nobildonna, emozionatasi nel vedere comparire nella sua dimora Napoleone Bonaparte, il quale si presentò a una festa pur non essendo invitato, si fosse lasciata sfuggire una lacrima che venne celebrata con una perla al centro di un mosaico.

Palazzo Litta, salotto rosso, dettaglio
foto tratta da www.milanocittastato.it



Diverso invece è il sentimento della povera ragazza protagonista di "Triste presentimento" (Girolamo Induno1862) presso la pinacoteca di Brera: la fanciulla, perdutamente innamorata del soldato è triste perché impegnato nelle lotte risorgimentali. La ragazza si sveglia nella sua stanza disordinata (e in questo non è cambiato nulla, rispetto agli adolescenti odierni) e guarda triste il ritratto del suo fidanzato.

Alcuni elementi della stanza richiamano il Risorgimento, tra cui "Il bacio" di Francesco Hayez che è esposto nella stessa sala esattamente di fronte al "Triste presentimento".

Girolamo Induno "Triste presentimento" 1862
Foto tratta da www.pinacotecabrera.org


Protagoniste dell'amore tormentato sono invece le due fanciulle accucciate su altrettanti delfini nella fontana dell'omonima piazza.

Sin dal giorno della sua inaugurazione (1780), i milanesi (dalla “lingua biforcuta”, è risaputo) soprannominarono le due ragazze “le Teodolinde”, le quali divennero simbolo dell’amore tormentato, a causa della loro espressione triste. Attualmente l’acqua che scorre proviene probabilmente dall’acquedotto milanese ma nel Settecento (ad oggi si stenta a crederlo visto il suo livello di inquinamento) veniva direttamente dal vicino Seveso. . . e la si poteva anche bere!

Fontana del Piermarini (dettaglio)
Foto di Francesco Mezzotera
 


Protagoniste, questa volta reali, di storie d'amore tormentate con finale infausto sono le donne rappresentate in Wall of Dolls.

Si tratta di una installazione artistica in via De Amicis ideata nel 2014 da Jo Squillo. Consta di una serie di bambole a testimonianza delle violenze subite dalle donne. Riprende anche qui in Italia una antica tradizione indiana, secondo la quale una donna che subisce violenza pone sull’uscio della propria abitazione una bambola.

Fa decisamente impressione pensare che ad ogni pupazzo esposto corrisponda in molti casi una vita che non c’è più. Questi balocchi, come è normale che sia, si logorano con il tempo e gli agenti atmosferici, così il loro aspetto è tutto tranne che rassicurante. Ma forse è proprio questo il senso dell’opera: avere la funzione di un “cazzotto nello stomaco” per non far passare sotto silenzio l’odioso fenomeno del femminicidio.

"The wall of dolls"
Foto di Francesco Mezzotera


Ci sono donne che hanno fatto della propria bellezza (e della conseguente devozione maschile) uno strumento di scalata sociale. E' il caso della contessa di Challant, nobilmente ritratta dal Luini nella chiesa di san Maurizio al Monastero Maggiore.

E' risaputo che nel XVI sec. la classe dominante era quella aristocratica, eppure c'era in quel periodo, tra le fila del popolino, una fanciulla milanese di nome Bianca Maria Scapardone conscia della sua bellezza e del non volersi accontentare di una vita fatta di stenti.
Dunque con fredda determinazione, mise in piedi il suo piano di scalata sociale…
Siamo nel 1514 quando Bianca riuscì a farsi portare all'altare da Ermes Visconti, il quale da lì a poco morirà lasciandole, tra l'altro, in eredità il titolo nobiliare.
In seguito si sposò con il conte Renato Challant, presto abbandonato dalla neo-contessa che decise di trasferirsi a Pavia con il lucido intento di conquistare uomini più potenti…
Ma trovò la persona sbagliata sul suo cammino: Ardizzino Valperga, conte di Masino, desideroso di vendetta poiché si era sentito usato.
Così, una volta che la contessa di Challant gli girò le spalle, il Valperga iniziò a spargere in giro maldicenze nei confronti della donna, tanto che Bianca Maria non poté più accedere ai salotti buoni della città.
La Scapardone andò su tutte le furie: era questa un'onta che andava lavata con il sangue!
Fu l'ennesima "vittima" della donna l'esecutore dell'omicidio: don Pietro di Cardona…
Eppure quest'ultimo non tardò a confessare chi era stato il mandante e così, nel 1526, la contessa, ribattezzata la "mantide di Challant", venne decapitata presso una delle porte laterali del Castello Sforzesco.
Qualcuno sostiene che il suo fantasma si aggiri ancora nei pressi del maniero…
Tra gli astanti della decapitazione ci fu anche Bernardino Luini il quale rimase affascinato dalla bellezza della donna, non compromessa neanche dalla morte violenta. Il pittore la volle così immortalare nei panni di santa Caterina inginocchiata per subire la decapitazione.

Cappella di santa Caterina in san Maurizio
Foto di Francesco Mezzotera


Eppure a pensare di fare l'associazione donne = protagoniste di storie d'amore, si rischia di fare un grossolano errore. A Milano infatti le figure femminili sono state ritratte anche nella loro rassicurante quotidianità. E' il caso degli affreschi nella Bicocca degli Arcimboldi.

L'ambiente più interessante della Bicocca è sicuramente la SALA DELLE DAME, stanza deputata allo svago della Signora e delle nobil donne che frequentavano la dimora estiva. Qui è possibile ammirare un ciclo di affreschi (di autore sconosciuto) ben conservato che descrive le attività quotidiane delle dame del tempo.

"Sala delle Dame"
foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it

Possiamo notare le damigelle che addolciscono il risveglio della Signora (la quale riposa dietro un paravento) suonando e cantando

foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it

…dopo il risveglio spazzolano con cura la lunga treccia bionda

foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it

...la mattina passa impegnata in lavori di taglio e cucito, ascoltando le lepidezze della nana di corte

foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it

…trascorrono il pomeriggio giocando al nobile gioco della dama.

foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it

L'ultima parete ci da' la buonanotte con le ragazze che, attente e devote alle indicazioni della padrona, preparano il letto per un'altra notte in campagna.

Foto di Wilma Viganò


Sempre a proposito di affreschi, dopo la cronaca in immagini della giornata tipo di una nobildonna del XV sec. in Bicocca, ecco illustrati i passatempi delle nobil donne rinascimentali.

Ci troviamo nel palazzo Borromeo nell'omonima piazza e gli affreschi ritratti in queste foto dovevano essere solo una parte del ciclo pittorico che impreziosiva questa nobile dimora. Purtroppo il palazzo è stato fortemente danneggiato dai bombardamenti del 1943 e ciò che rimane è stato irrimediabilmente compromesso dall'umidità risalente dal sottosuolo.
Curioso è il tema trattato in queste opere: i giochi delle nobili ragazze della famiglia Borromeo nel XV sec.
Così, grazie a questa testimonianza, oggi sappiamo che all'epoca il tempo libero veniva impegnato nel gioco dei tarocchi (prima foto), della palmata (consistente nel "darsi un cinque", seconda foto) e nel gioco della palla (terza foto).





Foto tratte da www.storiadimilano.it


Talvolta l'artista ha usato il proprio talento per immortalare personaggi degni di passare alla storia. E' il caso di Leonardo da Vinci, con la tela intitolata "La dama con l'ermellino" (1490) nella quale ritrae Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro. 

Di nobili origini, la Gallerani era una donna molto colta e nel milanese Palazzo Carmagnola ospitava i famosi circoli letterari nei quali, oltre a tenere nobili conversazioni, ci si dilettava con giochi di società. A questi incontri partecipava anche Leonardo da Vinci che immortalò la padrona di casa nel celebre quadro. In quest'opera possiamo osservare la Gallerani con in braccio un ermellino (chiaro riferimento al suo cognome. Ermellino infatti in greco si dice galé) mentre si volta verso la sua sinistra, probabilmente incuriosita da qualcuno che è entrato nella stanza. Il sorriso appena accennato sulle sue labbra ci fa pensare che l'intruso fosse gradito alla dama (forse il Moro stesso?).

"Dama con l'ermellino"


Altro personaggio molto importante per la storia dell'intera Lombardia fu Maria Teresa d'Austria.

Con la caduta degli Sforza (1499) a Milano regnarono solo sovrani stranieri fino all'avvento dei Savoia (1859). Durante questo lungo periodo la Lombardia venne vista solo come una colonia da sfruttare; l'unica sovrana che può essere definita illuminata e altruista fu Maria Teresa d'Austria che regnò dal 1745 al 1765. La regina infatti operò molte riforme che servirono a migliorare le condizioni di vita dei lombardi, soprattutto dal punto di vista economico.

Maria Teresa d'Austria,
 foto tratta da www.pinacotecabrera.org

Ad es. fu grazie a Maria Teresa che a Milano vennero introdotti i numeri civici sui palazzi. Prima di allora infatti per dare indicazioni stradali bisognava far riferimento a ciò che si poteva trovare lungo il tragitto.
Eppure il criterio di numerazione degli edifici nel XVIII sec. era decisamente diverso da quello attuale: infatti i numeri partivano da Palazzo Reale (n° 1) e crescevano a spirale fino all'ultimo palazzo della città che poteva avere una numerazione decisamente alta (ad es. il palazzo nella foto porta il numero 5307).

Foto tratta da http://blog.giofugatype.com


In corso Buenos Aires 1 è possibile ammirare i busti dei personaggi femminili (e non) entrati ormai nell'immaginario collettivo grazie alla genialità di Alessandro Manzoni.

In questo luogo anticamente occupato dal Lazzaretto infatti sorge l'eclettico Palazzo Luraschi (1887) all'interno del quale è possibile ammirare 12 busti di altrettanti personaggi de "I Promessi Sposi". Eppure c'è chi sostiene (a mio avviso non a torto) che l'omaggio sia stato dettato dai sensi di colpa. La zona del Lazzaretto infatti è stata sottoposta ad una forte speculazione edilizia; inoltre palazzo Luraschi fu il primo ad infrangere la regola non scritta della "servitù del Resegone" secondo la quale gli edifici a nord della città non dovevano superare l'altezza dei tre piani, per permettere a tutti gli abitanti di godere della vista del monte lecchese.

Monaca di Monza

Agnese
Foto tratte da www.twbiblio.com










Non sempre l'artista ha avuto la maestria, ad es., di Leonardo da Vinci nel ritrarre i propri soggetti. Nel caso della Fontana dei Tritoni  (1928) in via Romagnosi infatti lo scultore è stato decisamente frainteso (per scarsa capacità o perché "la malizia sta negli occhi di chi guarda"?).  La fontana fu costruita facendo riferimento alle sede della vicina Cassa di Risparmio (Cariplo); infatti le due statue laterali simboleggiano il Risparmio e la Beneficenza, emblemi di questo istituto di credito fin dalla sua fondazione. La scultura di sinistra, quella dedicata al Risparmio, è stata soprannominata "La Dòna di Trè Tétt", dato che vicino al seno tiene un salvadanaio rotondo, che occhi più maliziosi identificarono in una tetta.

La Fontana dei Tritoni
foto di Francesco Mezzotera


Un'altra rappresentazione femminile curiosa milanese la possiamo trovare nei musei del Catello Sforzesco. Qui infatti è esposto un antico bassorilievo che ritrae una fanciulla mentre si rade il pube. Quest’opera si trovava anticamente sulla Porta Tosa medievale (che diede il nome alla porta Tosa seicentesca, poi ribattezzata porta Vittoria) e pare che il suo nome derivi proprio dall'immagine della fanciulla. Le interpretazioni sono diverse: potrebbe essere la rappresentazione di una prostituta (anticamente queste professioniste dovevano per legge, per una questione igienica, radersi il pube) o lo sberleffo fatto dai milanesi alla moglie dell’imperatore Federico Barbarossa (Beatrice di Borgogna), reo di aver raso al suolo la città. Per vendicarsi i milanesi ritrassero l’imperatrice in questa posizione oscena.

Fanciulla che si rade
Foto di Francesco Mezzotera


Infine esistevano a Milano degli ambienti riservati (quasi) esclusivamente alle donne. Presso l'attuale Università Statale infatti è possibile trovare il Cortile del Settecento, con la primitiva funzione di ospitare il Rettore della Ca’ Granda e la sua famiglia. È noto anche come “Quarto delle balie”, perché posto in una zona separata e protetta dell’edificio; era stato riservato alle nutrici impegnate nell’allattamento degli infanti, soprattutto gli esposti, per evitare loro di essere spiate da occhi indiscreti. Bisogna infatti sapere che l'attuale Statale fu edificata nel XVI sec. con funzioni di ospedale

Cortile del Settecento
foto di Francesco Mezzotera

All'Università Cattolica invece esiste tutt'oggi un ambiente vietato agli uomini: il Giardino delle Vergini. A lato dell'Aula Magna vi è infatti una vetrata che dà accesso al Giardino dedicato a Santa Caterina d’Alessandria, protettrice degli studenti. Nel 1929 si decise di farlo diventare solamente uno spazio condiviso da giovani studentesse e per questo venne soprannominato Giardino delle Vergini: qui entrano solo le donne (sulla condizione di castità si chiude volentieri un occhio!).

Giardino delle vergini
foto di Francesco Mezzotera


Alla fine di questa lunga passeggiata virtuale per la città, mi accorgo come al solito di quanto ha da offrire Milano e quanto poco sia conosciuta. Dunque buona scoperta della metropoli in compagnia di un fiore che a tutte le donne desidero donare!

Foto di Francesco Mezzotera