lunedì 23 febbraio 2026

BASILICA DI SAN LORENZO ALLE COLONNE: BENVENUTI A MEDIOLANUM!



Se tutti ormai sanno che Roma è stata la capitale di un grande impero, pochi invece sono a conoscenza del fatto anche Milano è stata la capitale… dell'Impero Romano!

Nel 286 d.C. infatti la sede imperiale divenne Mediolanum (attuale Milano) e qui vi rimase fino al 402.

Eppure, mentre a Roma è ancora possibile ammirare molte testimonianze storiche di quel periodo, a Milano non c'è rimasto più niente (o quasi).

Nel 539 infatti una "simpatica" popolazione che prende il nome di Goti ha pensato bene di far "tabula rasa" di quella che all'epoca era una splendida città.

Dunque, per poter trovare ciò che resta dell'antica Mediolanum, bisogna armarsi di pazienza e improvvisarsi novelli Indiana Jones.

Anche l'antica basilica di san Lorenzo alle Colonne non fa eccezione, in quanto a scarsezza di tracce romane. 

Ci troviamo poco fuori le mura dell'antica Mediolanum, sulla strada che portava a Ticinum (oggi Pavia), a due passi dal Palazzo Imperiale. Qui sorse, con tutta probabilità nel V sec., un' antica basilica.

Il sapore di questo vetusto luogo di culto lo si può ancora oggi assaporare entrando in chiesa, ma le tracce di quella che doveva essere la basilica durante l'Impero sono davvero poche.

Nel corso del tempo infatti la chiesa è cambiata notevolmente, purtroppo.

Si pensa che fino all'XI sec. fosse ricca e splendente; per poterla edificare furono addirittura impiegati ben 10 kg di oro!

I mosaici erano i veri protagonisti di questo sfarzoso luogo di culto: l'antica cupola era presumibilmente decorata con una infinità di tessere in gran parte d'oro, la parte bassa del suo muro perimetrale e i pilastri sfoggiavano marmi e porfido, mentre il pavimento era ricoperto da piastrelle bianche e nere.

Di tutta questa ricchezza è rimasto solo qualche lacerto di mosaico nell'atrio della cappella di sant'Aquilino, nonché un residuo di antico pavimento all'ingresso di quella dedicata a san Sisto.

Lacerto di antico pavimento, cappella di san Sisto

Causa di questa devastazione non furono tanto le invasioni barbariche, quanto incendi, crolli e terremoti.

Come al solito, la fantasia popolare ci impiegò poco a inventare un episodio capace di spiegare un grave incendio avvenuto attorno all'anno 1000.

Correva il 1071, quando una cicogna decise di fare il proprio nido su una delle quattro torri campanarie di san Lorenzo. Una volta schiuse le uova, la cicogna, da brava mamma, decise di lasciare il nido per andare alla ricerca di cibo per i suoi piccoli. Saputa la notizia, il serpente riuscì ad arrampicarsi fino in alto e a mangiare tutti i cuccioli. Al suo arrivo la cicogna non trovò più i piccoli e andò su tutte le furie. Tale e tanta fu la sua rabbia, che riuscì a recuperare un tizzone ardente e con quello uccidere il serpente che nel frattempo si era addormentato al calduccio del bel nido. Tuttavia nel fare questo, diede fuoco al rifugio di paglia ormai tristemente orfano dei suoi piccoli. Il fuoco in un attimo si estese all'intera basilica, cancellando tracce preziose di un passato romano glorioso.

Insomma, se ad oggi rimane poco degli antichi fasti mediolanensi in san Lorenzo lo dobbiamo al solito serpente che è capace solo di fare danni (Eva docet)!


Altro evento catastrofico avvenne nel 1573. Durante una celebrazione liturgica, si verificò il crollo della cupola, per fortuna senza causare vittime. Il cardinale Carlo Borromeo, data l'importanza dell'edificio, si prodigò affinché i lavori per la ricostruzione avessero immediatamente inizio.

Dodici anni dopo, durante la ricostruzione, si verificò un fatto miracoloso che era stato predetto dall'arcivescovo stesso: un'inferma fu infatti guarita davanti a un dipinto della Madonna del Latte, esposto su un muro perimetrale esterno della basilica. In seguito a quest'evento, le donazioni si moltiplicarono, permettendo un più rapido avanzamento dei lavori di ricostruzione. Tuttavia i lavori di rifacimento della cupola terminarono più di 50 anni dopo e in tale occasione, per volere di Federico Borromeo, il dipinto della Madonna del Latte venne trasferito sull'altare maggiore, dove rimane tuttora.

Madonna del Latte


Eppure san Lorenzo, nonostante il suo aspetto decisamente più dimesso rispetto a una volta, rimane una delle chiese più affascinanti della città.

Si rimane incantati a osservarla dall'esterno, nel Parco delle Basiliche, di sera quando è magistralmente illuminata.



La sua forma è decisamente insolita e originale.

Non si presenta nel classico aspetto a croce latina, bensì a forma quadrata con cappelle laterali. Ogni cappella presenta inoltre un campanile (san Lorenzo ne ha dunque 4) edificati per poter dare stabilità alla struttura.

L'interno invece è a forma circolare, con deambulatorio tutto intorno e matroneo al piano superiore (quest'ultimo è una preziosa testimonianza dell'antica basilica paleocristiana).

Interni

Visto il suo aspetto circolare, l'acustica è davvero eccellente, tanto che il celebrante potrebbe addirittura fare a meno del microfono.

Eppure le tracce romane sono ben visibili sin dall'esterno. Questa chiesa infatti è famosa per le sue 17 colonne (16 enormi e una piccolina sulla loro sommità) di origine romana che facevano parte forse di un antico quadriportico che precedeva la basilica. Le stesse molto probabilmente provengono da un antico tempio che doveva trovarsi non distante dal Palazzo Imperiale. Le colonne, oltre a essere diventate iconiche per Milano, delimitano lo spazio occupato dai ragazzi che ogni sera animano la piazza antistante la basilica (attenzione che oltre le colonne passa il tram!).

Colonne di san Lorenzo


Movida alle colonne
Foto tratta da www. zero.eu

La presenza della movida però la si può riscontrare in segni ben tangibili in questa zona. Le superfici esterne infatti sono pasticciate da odiosi tag. Il murales di via Pio IV (uno dei più belli della città) è stato irrimediabilmente pasticciato e la statua dell'imperatore Costantino presenta degli adesivi sulla cintura.

Graffito di via Pio IV


Statua dell'Imperatore Costantino

Quest'ultima opera d'arte è la copia del 1939 di una statua romana sita in san Giovanni Laterano. Venne posizionata qui dopo gli sventramenti della piazza avvenuti in quegli anni. Nel corso del tempo infatti questo spazio si riempì di case povere ed abusive che poggiavano sulle strutture della basilica. Quando finalmente vennero abbattute, si decise di posizionare in questo luogo la statua dell'imperatore autore dell'editto di Milano, con il quale finalmente i cristiani nel 313 d.C. poterono professare la propria religione senza il rischio di essere sbranati dai leoni.

Sagrato di san Lorenzo nei primi anni del Novecento

Le catapecchie non solo si presentavano sulla piazza antistante la basilica, ma anche al posto dell'attuale parco delle Basiliche. Nell'immediato secondo dopoguerra infatti si decise di eliminare questi edifici ormai abbattuti dalle bombe degli Alleati e creare così un magnifico parco che permette di ammirare sia san Lorenzo che sant'Eustorgio dall'esterno.

La zona è stata fino a poco tempo fa poco raccomandabile. Qui nel 2000 si decise di chiudere lo spazio con una cancellata per poter controllare più agevolmente il fenomeno dello spaccio. Ai giorni nostri abitare in questa zona è sicuramente uno status symbol, ma anticamente lo spazio della Vetra (corso d'acqua che qui passava) era pericolosa oltre che popolare.


Celebre è la canzone "La povera Rosetta" la quale narra di una giovane prostituta che qui svolgeva il proprio mestiere e che nel 1913, all'età di 18 anni, venne uccisa a botte da parte di due agenti dell'ordine pubblico.

Il tredici di agosto,

in una notte scura,
commisero un delitto
gli agenti di questura.

Hanno ammazzato un angelo:
di nome la Rosetta.
Era di piazza Vetra,
battea la Colonnetta.

Chi ha ucciso la Rosetta
non è della Ligera:
forse viene da Napoli,
è della Mano Nera.

Rosetta, mia Rosetta,
dal mondo sei sparita,
lasciando in gran dolore
tutta la malavita.

Tutta la malavita
era vestita in nero:
per ‘compagnar Rosetta,
Rosetta al cimitero.

Le sue compagne, tutte,
eran vestite in bianco:
per ‘compagnar Rosetta,
Rosetta al camposanto.

Si sente pianger forte
in questa brutta sera:
piange la piazza Vetra
e piange la Ligera.

Oh, guardia calabrese:
per te sarà finita;
perché te l'ha giurata
tutta la malavita.

Dormi, Rosetta: dormi
Giù nella fredda terra;
a chi t'ha pugnalato,
noi gli farem la guerra;

a chi t'ha pugnalato
noi gli farem la guerra


Sin dal medioevo dietro san Lorenzo venivano bruciate le streghe e, a ricordo di questa zona infausta, è stata posizionata la statua di san Lazzaro (per conoscere la storia di una vittima di questi roghi, leggi il mio post CATERINA MEDICI: QUANDO A FAR LA DIFFERENZA E' UNA PARTICELLA DEL COGNOME).

Statua di san Lazzaro


Se adesso la nostra attenzione si sposta all'interno della basilica, non possiamo non visitare la sua cappella più prestigiosa, ossia quella di sant'Aquilino (ingresso a pagamento, € 2,00)


S. Aquilino era un sacerdote tedesco vissuto e assassinato a Milano nel XI sec per mano degli eretici che egli stesso combatteva. Il suo cadavere venne abbandonato in un fosso e dopo poco ritrovato dai facchini del tempo i quali decisero di trasportare le spoglie in santa Maria Maggiore. Eppure, complice la densa nebbia di fine gennaio, si persero e si ritrovarono davanti alla basilica di san Lorenzo. Qui deposero le sacre reliquie nella cappella della Regina (oggi intitolata al santo) e diedero il via all'antica tradizione di portare in dono ogni 29 gennaio (giorno in cui si festeggia il santo) una damigiana con 50 litri di olio che doveva servire per alimentare la lampada davanti all'urna. In cambio i facchini ricevevano un cartoccio con pane e formaggio. A seguire i membri della corporazione dei facchini si disperdevano nelle numerose osterie una volta presenti nei paraggi di san Lorenzo, per festeggiare degnamente sant'Aquilino. 

Il corteo dei facchini partiva da via della Palla (zona via Torino) per poi giungere in san Lorenzo. Tutte le vie percorse dal corteo erano addobbate con drappi bianchi e rossi (i colori della città). 

Ad oggi tutto è cambiato: i moderni trolley hanno rubato il mestiere ai facchini; la relativa corporazione non esiste più. Nel frattempo però il posto dei facchini è stato preso dal Comune di Milano il quale, la domenica successiva al 29 gennaio, invia un rappresentante a consegnare un carico importante di candele alla parrocchia. La lampada non veglia più sul sepolcro del santo e dunque l'olio che serviva ad alimentarlo non serve più.

Sepolcro di sant'Aquilino

La cappella probabilmente era un mausoleo per la moglie dell'imperatore Valentiniano I, Giustina. Fu collegata successivamente alla basilica tramite l'atrio, nel quale possiamo ancora trovare quello che rimane degli antichi mosaici. Ad accogliere nella cappella il visitatore che proviene dall'atrio è una cornice marmorea del I sec. d. C., probabilmente ultimo ricordo dell'antico circo che sorgeva nei pressi di san Lorenzo.

Lacerti di mosaici tardoromani
che rappresentano alcuni Apostoli


Antica cornice marmorea

La cappella è a base ottagonale, con nicchie absidate e catini decorati con antichi mosaici. Di questi ultimi ne sono rimasti solo due: Cristo tra gli apostoli e Cristo sul carro solare (un po' come Elio, la divinità pagana che aveva il compito di trasportare il sole).

Ed è proprio sulle tessere di quest'ultimo mosaico che durante il giorno di Natale avviene qualcosa di magico: all'alba infatti i raggi del sole vanno a illuminare quest'opera che vede protagonista proprio la nostra stella. 

Mosaico del Cristo sul carro solare

Lo sfondo dell'altro mosaico invece è composto da tessere d'oro ed è uno dei primi mosaici d'Europa ad essere decorato in questa maniera.

Mosaico di Cristo tra gli apostoli

La cappella che si apre in fondo a sant'Aquilino custodisce l'urna con le reliquie del santo e venne fatta edificare per volere di san Carlo nel XVI  sec. Dietro l'altare si trova una scala che conduce alle fondamenta della struttura. Qui è possibile ammirare il materiale di riciclo utilizzato per la costruzione delle fondamenta di san Lorenzo e proveniente dalla vicina arena romana ormai scomparsa.

Fondamenta della basilica

Anfore di origine imperiale utilizzate per la costruzione
della cupola della cappella di sant'Aquilino.
Servivano per alleggerire la struttura
ed erano inserite tra la volta interna e il tetto esterno


La cappella Cittadini deve il suo nome all'omonima nobile famiglia milanese la quale la fece completamente restaurare nel XVI sec., cancellando in questa maniera la decorazione precedente del XIII sec. Ad oggi quello che rimane degli antichi affreschi sono solo alcune di figure di elefanti e un Cristo benedicente.

Graziosi lacerti di affreschi 


Per giungere all'interessante cappella di san Sisto, si passa davanti a quella paleocristiana di sant'Ippolito. E' quest'ultima una cappella molto utilizzata dai parrocchiani come luogo di preghiera e non presenta elementi particolarmente curiosi al proprio interno.

Cappella di sant'Ippolito


La cappella di san Sisto presenta un soffitto interamente affrescato nel Seicento nel quale spicca la figura di san Lorenzo con in mano la graticola (a destra nella fotografia), suo attributo iconografico. Il santo fu infatti martirizzato nel III sec. a Roma. Lorenzo fu sorpreso mentre celebrava l'eucarestia e fu arso vivo sopra una graticola messa sul fuoco, il 10 agosto 258.

Affresco cappella san Sisto


Nell'uscire per andare a visitare l'ultimo luogo curioso vicino alla basilica, non si farà fatica a notare come il pronao, nonché le due canoniche perpendicolari alla chiesa, siano di epoche decisamente diverse, rispetto al secolo di fondazione di san Lorenzo. Il porticato infatti è una aggiunta del 1894, mentre le due canoniche sono del XVII sec.

Una delle due canoniche di san Lorenzo


Quante volte, nel corso dei secoli, l'uomo ha ricercato più capri espiatori, che fattori eziologici per affrontare le epidemie?

Un caso decisamente eclatante fu quello di Gian Giacomo Mora. 

Milano, 1630. In città scoppia una tremenda epidemia di peste bubbonica, capace di uccidere ben tre milanesi su quattro. La gente è arrabbiata e non si spiega perché tutta questa sfortuna su di loro, brave persone che non hanno nemmeno la possibilità di scappare da quel luogo infernale.

Un giorno una donna fa una denuncia anonima al Capitano di Giustizia: dice di aver visto un uomo cospargere di uno strano unguento le pareti delle case milanesi. L'uomo in questione si chiama Guglielmo Piazza il quale, sotto tortura, si dichiara colpevole e indica il barbiere Gian Giacomo Mora quale fornitore di quel fatale unguento. In effetti, durante una ispezione, viene fuori che nel negozio del barbiere ci sono delle strane pomate (che in realtà però servono solo per l'esercizio del suo mestiere). Così, tra un ferro rovente sulla pelle e una tenaglia per cavare i denti, il povero Gian Giacomo ammette di aver commesso il fatto e di non essere stato l'unico. L'indagine coinvolge infatti ben tredici innocenti (tra cui una persona già morta. Al suo posto verrà bruciato un fantoccio che lo rappresenta). Alla fine del processo Gian Giacomo non merita che la morte, dato che ha causato tutto questo dolore alla città. In data 1 agosto viene arso vivo nell'attuale parco delle Basiliche, dopo che gli è stata tagliata una mano, spezzate tutte le ossa e tagliata la gola. I milanesi pieni di rabbia, dopo aver infierito su di lui durante l'esecuzione della pena capitale, decidono di radere al suolo anche la sua bottega, tanto era il male che egli aveva procurato a Milano e ai milanesi. Al suo posto viene addirittura eretta una colonna (che il Manzoni definirà "infame") e una targa atta a descrivere ciò che il Mora aveva combinato, nonché le conseguenze del suo scellerato gesto, quale monito per tutti gli abitanti. 

Dobbiamo aspettare il Secolo dei Lumi affinché questa ingiusta colonna venga abbattuta. Al suo posto oggi sorge un anonimo condominio moderno, mentre la lapide è stata trasferita al Castello Sforzesco. Ad altezza marciapiede, dove una volta c'era la bottega del povero Gian Giacomo, fa bella mostra di sé un monumento contemporaneo. L'artista, con questa scultura, ha voluto definire la grandezza della Colonna Infame; le due superfici che lo compongono abbracciano idealmente ciò che c'era e che oggi per fortuna non c'è più.

Scultura dedicata alla Colonna Infame
Foto tratta da www.milanosuitacchi. it


Non finirà mai la mia personale lotta contro il "si stava meglio quando si stava peggio". Un approccio razionale e scientifico delle malattie è (chettelodicoaffà) decisamente più funzionale di un approccio fatalista, complottista e ignorante (che tante tracce ha lasciato ancora oggi nel 2026).

Moderno barbiere
a due passi dall'antica bottega del Mora



Insomma, come al solito, la città storica di questa Milano che va di fretta, godereccia, che guarda sempre e solo avanti è capace di custodire, nell'arco di poche decine di metri quadri, tanta di quella storia che forse anche i tombini sarebbero in grado di incantarci con i loro ricordi!


Misteriosa colonna posizionata al contrario per l'edificazione della basilica
e della quale si ignora da quale edificio romano esattamente provenga 



Tavola lignea di fine Quattrocento. Autore ignoto.
E' possibile notare alcuni religiosi che da san Lorenzo
si recano a somministrare l'eucarestia ad un ammalato.
Da questa immagine si deduce che la chiesa esternamente
da allora non ha subito grosse modifiche.


Ingresso di c.so di p.ta Ticinese 22
dove sono state girate alcune scene in esterno
del film "Maledetto il giorno che ti ho incontrato"
di e con Carlo Verdone





Non tutti hanno la fortuna di giocare in oratorio
all'ombra della cappella di sant'Aquilino


domenica 28 settembre 2025

QUARTIERE A SORPRESA

                                                                                    

Longe prospicio: guarda lontano

    
                                                 

Esiste a Milano un quartiere, dal nome esotico, capace di farti sentire a casa e contemporaneamente altrove.

Esiste a Milano un quartiere con le sue vie trasandate capace di farti sentire a Lisbona.

Esiste a Milano un quartiere con le sue fabbriche dismesse capace di farti sentire a Berlino.

Esiste a Milano un quartiere con il suo naviglio capace di farti sentire a Milano.

Esiste a Milano un quartiere inimitabile: benvenuti a GRECO!


In merito a questa zona della città si potrebbe fantasticare sulla misteriosa presenza di colonie di greci che ai tempi di Giulio Cesare avevano colonizzato i dintorni. Invece il suo nome deriva, molto più prosaicamente, dalla famiglia Greco che anticamente dominava l'allora paese. Questo quartiere ha comunque perso i suoi connotati di comune indipendente nel 1923, anno di annessione a Milano, e la via Comune Antico ce lo ricorda. Nella perpendicolare via Bottelli, al posto dell'attuale scuola primaria, avremmo potuto trovare l'allora municipio. Poi le bombe, la speculazione edilizia, la miopia milanese hanno cancellato questa preziosa testimonianza storica.

Eppure parte dell'antico municipio ancora sopravvive nel cortile interno della scuola. Per il suo aspetto molto trascurato i bambini lo hanno soprannominato "il palazzo dei Fantasmi"!

Antico Municipio di Greco


Parte sopravvissuta dell'antico municipio
Foto di Adriana Calabrò


Curioso invece è il muretto che si trova di fronte all'attuale scuola. Bisogna sapere infatti che anticamente Greco era solcata da numerose rogge che veicolavano l'acqua della Martesana nei campi della zona. In via Bottelli avremmo potuto trovare il canale Fornasetta, ormai interrato. Oltre ai corsi d'acqua in questo quartiere avremmo potuto godere di numerose osterie colpevoli di rimandare spesso a casa uomini intrisi d'alcool. Dunque preziosi furono questi muretti, per la loro azione "salva il grechese dal bagno indesiderato".

Foto tratta da www. izi.travel

E' Greco un quartiere molto emblematico per Milano: le tracce storiche vanno cercate con pazienza e le testimonianze si confondono ormai in mezzo all'abitato moderno. 

Simbolo della zona è senz'altro la chiesa parrocchiale di san Martino, la quale ospita al suo interno una statua mariana davvero originale. Nella prima cappella a sinistra la mamma di Maria ha il capo coperto da un semplice foulard, invece del solito velo. Era questa la famosa Madonna dei Lavandai. Nella vicina Segnano operavano infatti molte lavandaie, le quali sfruttavano i numerosi fontanili per svolgere il proprio mestiere. Quelle di Segnano erano riconoscibili poiché indossavano questo grazioso foulard.

Statua mariana nella parrocchia di Greco


A sinistra della chiesa barocca sorge una istituzione per la città di Milano: il Refettorio Ambrosiano.

Questa istituzione nasce nel cinema parrocchiale ormai dismesso da 15 anni. L'idea venne allo chef più titolato d'Italia: Massimo Bottura. Il cuoco modenese, insieme al regista televisivo Davide Rampello, nel 2015 pensarono di riutilizzare questi spazi per aprire una mensa per i poveri. Eppure, a differenza di altri posti deputati alla popolazione fragile, questo doveva essere in grado di unire solidarietà e bellezza. Ecco quindi che a dare dignità a questo luogo caritatevole fu chiamato l'artista Michelangelo Pistoletto, nonché famosi designer e la facoltà del Politecnico. Risultato? Un refettorio decisamente originale ed efficiente. Qui si unisce l'opera caritatevole dei volontari, con l'arte culinaria, con il design e con la cultura (i suoi spazi sono spesso utilizzati per tenere incontri culturali).

Mimmo Paladino "Porta dell'accoglienza"
Foto di Wilma Viganò


Interno
Foto tratta dal sito www.farsiprossimo.it

Dettagli
Foto di Wilma Viganò


Dove oggi sorge l'oratorio, a sinistra della chiesa, fino al 1977 avremmo potuto trovare la nobile Villa Litta. Questa ricca famiglia aveva qui una residenza che fungeva sia da luogo di vita dei contadini che curavano i possedimenti e sia da luogo di delizie per i nobili componenti della famiglia Litta. All'interno dell'edificio c'era un oratorio interamente affrescato nel XVI sec. da Bernardino Luini. La villa, con la sua piccola struttura religiosa, è stata abbandonata, è caduta in rovina e rasa al suolo, ma gli affreschi per fortuna si sono salvati. Ad oggi però per poterli ammirare dobbiamo recarci...al Louvre di Parigi!


Foto tratte dalla pagina Facebook di Milano Scomparsa


Alle spalle della chiesa esiste una via dedicata a Carlo Conti. Il presentatore toscano starà sicuramente facendo i debiti scongiuri, dal momento in cui le vie vengono intitolate a persone non più esistenti. Eppure il Carlo Conti in questione aveva anche lui a che fare con la musica, ma visse nel XIX sec (l'abbronzato personaggio televisivo può tranquillamente tirare un sospiro di sollievo).



In questa via troviamo ciò che rimane della "Cort Granda de Grec". Gli abitanti di Greco la chiamavano "Corte di Pures" poiché i proprietari erano la famiglia Pulici. Il soprannome aveva comunque un tocco di ironia dal momento in cui "Pures" in milanese significa pulci.

Corte di Pures

Era questa una cascina molto grande e come tutte spesso isolate. Gli abitanti facevano un po' vita a sé, dato che qui c'era la possibilità di essere autosufficienti sotto molti aspetti. La signora Felisa era la "lavandera de culur" (la lavandaia particolarmente abile con i colorati) di Greco e quando doveva recarsi nella vicina Parrocchia di san Martino diceva: "Oggi vado in città".

Questa cascina inoltre è diventata famosa grazie ad Alessandro Manzoni. Ne "I promessi sposi" lo scrittore milanese ci racconta che Renzo, recandosi a Milano, dormì una notte all'interno del cascinotto.

Sul far della sera, (Renzo) giunse a Greco, senza però saperne il nome; ma, tra un po’ di memoria dei luoghi, che gli era rimasta dell’altro viaggio, e il calcolo del cammino fatto da Monza in poi, divisando dovere essere assai presso alla città, uscì della strada maestra, per andar nei campi in cerca di qualche Cascinotto dove passar la notte; chè con osterie non si voleva impacciare. Trovò meglio che non cercava: vide aperta una callaia in una siepe che cingeva il cortile d’una cascina; entrò a buon conto. Nessun v’era: vide da un canto un gran portico con sotto del fieno abbarcato, e a quello appoggiata una scala a piuoli; si guardò un’altra volta tutt’all’intorno, e poi salì alla ventura, si accomodò quivi per passar la notte, e prese tosto sonno, per non destarsi che all’alba. Desto, si condusse carpone verso l’orlo di quel gran letto, mise il capo fuori, e, non vedendo pur nessuno, scese per donde era salito, uscì per donde era entrato, si mise per istraduzze, prendendo per sua stella polare il duomo; e, dopo un brevissimo cammino, venne a sbucar sotto le mura di Milano, tra porta orientale e porta Nuova, e assai presso a questa.

Targa commemorativa con il brano de "I Promessi Sposi"
apposta sulla scuola primaria di Greco


Altra cascina storica e importante per Greco è sicuramente la Cassina de Pomm (via Melchiorre Gioia 194).

Cassina de Pomm,
ad oggi elegante condomino con birreria al pian terreno

Questo bell'edificio, con un meraviglioso glicine sulla sua facciata, risale al XV sec. Qui infatti Ludovico il Moro volle una piantagione di mele (pomm in milanese) con relative abitazioni atte ad ospitare i contadini che se ne prendevano cura.

Nel secolo successivo l'edifico fu modificato per ospitare anche la nobile famiglia possidente, nei loro periodi di riposo. A partire dal XVI secolo i proprietari risultavano essere i De Leyva e questo ci fa giungere alla conclusione che…Marianna, meglio conosciuta come la Monaca di Monza, si recava in vacanza a Greco!



Di fronte alla cascina fa bella mostra di sé un ponte in ferro dei primi anni del Novecento soprannominato Ponte del Pan FissI milanesi, con un po’ di invidia, sostenevano che questo manufatto veniva percorso dai loro concittadini fortunati poiché assunti a tempo indeterminato dalla dirimpettaia fabbrica di candele Bonomi. Fabbrica ad oggi non più esistente poiché abbattuta durante l'ultimo conflitto mondiale. Al suo posto è sorto un parchetto, molto apprezzato dagli abitanti del quartiere, il quale costudisce al proprio interno una garitta che veniva utilizzata da massimo due persone in caso di bombardamento.

Ponte del Pan Fiss

Ex garitta della fabbrica Bonomi


Ora che ci troviamo idealmente sulla Martesana (o sul Martesana, come qualcuno dice), passeggiamo lungo la sua alzaia, trasformata in una moderna pista ciclabile, la quale costeggia tutto il canale fino ad arrivare al fiume Adda. Prossima destinazione: Gorla.

Subito dopo il parchetto - ex fabbrica Bonomi, sorge un locale davvero originale: il Tranvai. Questo moderno bar è caratterizzato da un tram degli anni Venti del Novecento. L'interno è stato trasformato in luogo dove vengono spillate deliziose birre e cucinati piatti semplici e gustosi. All'esterno invece è possibile, non solo essere serviti al tavolo sotto un pergolato, tra sedili ATM e vere obliteratrici, ma anche godere di spettacoli sul piccolo palcoscenico del locale.

Foto tratta dalla pagina Facebook del locale


Passeggiare lungo la pista ciclabile è una esperienza particolare: tra biciclette che sfrecciano a tutte le ore e impiegati che, mentre fanno jogging, parlano apparentemente da soli, si incrociano diverse arcate ferroviarie. Qui la città ha mantenuto il suo sapore di vecchia metropoli industrializzata di inizio Novecento, mentre il suono del treno che entra lentamente in Stazione Centrale è sicuramente la colonna sonora di Greco. Fa impressione notare come alcuni condomini siano proprio a ridosso dei binari, quei binari sorretti da arcate che fungono da abitazione a senza tetto e che spesso sono il contesto di grandi opere d'arte moderne.







Greco è sicuramente un luogo multi etnico, che ha mantenuto il suo aspetto di quartiere industrializzato (qui sorgeva ad esempio la fabbrica delle Patatine san Carlo). Ma è proprio in realtà come queste che si ha modo di scoprire la Milano con il cuore in mano. A due passi dalla Stazione Centrale ad esempio sorgeva (e ancora adesso è operativa, anche se con una gestione diversa) il centro di accoglienza voluto dal carismatico fratel Ettore. Innumerevoli sono le iniziative operanti nel sociale (il già citato Refettorio Ambrosiano, servizi della coop. soc. Spazio Aperto Servizi, iniziative delle parrocchie…) che spingono il quartiere ad essere vissuto anche da senza tetto o in generale persone in stato di fragilità. Tuttavia questa situazione sembrerebbe non presentare particolari aspetti di criticità per Greco.

Dormitorio pubblico di via Sammartini


Diversa invece è la situazione del divisivo Leoncavallo (via Watteau 7). Questo centro sociale è stato chiuso definitivamente il 21 agosto di quest'anno, generando polemiche e giubilo nell'opinione pubblica. Il centro era all'interno di una ex cartiera e i numerosi graffiti in essa ospitati hanno spinto il critico d'arte Vittorio Sgarbi a definirla "la Cappella Sistina della contemporaneità". Si rimane in attesa di sapere quale sarà il destino del centro sociale e dello stabile che lo ospitava, nella viva speranza che l'arte qui creata non venga distrutta.

Graffito esterno al Leoncavallo


Ma Greco è soprattutto Martesana ed è esattamente qui che torniamo idealmente. Poco più indietro del Ponte del Pan Fiss avremmo potuto trovare in passato il porto che ospitava i tanti barconi atti a scaricare, tra l'altro, la sabbia per costruire la Milano post bellica.


Ex porto di Greco


Luogo che ospitava il porto di Greco



Invece poco più avanti (direzione via Melchiorre Gioia) c'era la spiaggia di Greco. Erano tempi in cui non andava ancora di moda abbandonare la città nei mesi più caldi, così i ragazzi, a poca distanza dai barconi, si tuffavano nelle acqua fresche del canale, talvolta sfruttando anche il ponte di ferro.

Qui, a due passi da quello che era "un luogo di villeggiatura" per i figli degli operai e contadini del quartiere, la Martesana saluta tutti i presenti con un bel balzo per poi sparire sotto l'asfalto del vialone di Melchiorre Gioia. Era il 1962 e Milano stava vivendo un periodo di grande ripresa economica. I trasporti ormai avvenivano su gomma e non più sugli elefantiaci barconi. I ragazzi andavano al mare e non si tuffavano più nella Martesana. Le macchine imprecavano, incolonnate com'erano ai lati del canale, non comprendendo l'utilità e la portata storica di quell'opera idraulica. Si andava di fretta e dunque la via Melchiorre Gioia, così come la vediamo oggi, portò veramente GIOIA nei cuori dei sempre affaccendati milanesi.

Oggi fa un po' tenerezza pensare che sotto ai nostri piedi scorre l'acqua dell'Adda che anticamente andava a mischiarsi con quella del Ticino, nel momento in cui raggiungeva la cerchia dei Navigli… Ma forse va bene così: non sarebbe stato poi così bello vedere i moderni palazzoni della via Gioia specchiarsi nell'acqua. Non sarebbe servita a nessuno quel tratto di Martesana: né ai milanesi che vogliono passeggiare gustandosi un gelato sulle sponde del canale e né ai comballi che oggi non timonano più un barcone in balia delle correnti dell'Adda, ma camion che a volte sembrano così fuori luogo in questa piccola città. 

Cara mia piccola e grande Milano.


                                                            CARTOLINE DA GRECO

La leggenda narra che una volta una coppia da Milano giunse in una trattoria di Greco. Qui la coppia chiesa la specialità della casa, ossia un bel bicchiere di limonata fresca. L'oste prese un bicchiere d'acqua, ci aggiunse del limone spremuto, quindi dello zucchero e infine prese una lima sporca da falegname per mischiare la bevanda. Quando la coppia si lamentò, il titolare, con la massima professionalità, rispose: " Ma cosa pretende dalla Trattoria ai Matti? Non ha letto l'insegna??". Ad oggi la trattoria non esiste più e forse non è mai esistita.


Greco è da sempre stato un quartiere con una forte componente agricola e industriale. 

I suoi abitanti, in prevalenza contadini e operai, erano di sicuro orientati verso ideali socialisti. Per tale ragione dunque, prima dell'avvento del Fascismo, alcune vie vennero intitolate a ideali molto sentiti da chi ci viveva. Ecco spiegata l'esistenza di via Progresso, via della Giustizia e via Popoli Uniti.



Ex cinema Abanella
che dal 1985 ospita le prove dei musicisti del Teatro alla Scala












Chiesa santa Maria Goretti



"Non di solo pane".
Scritta in greco antico
proveniente dal padiglione Expo del Vaticano
e posizionata su una parete esterna del Refettorio Ambrosiano



Saluti da Greco