Lorenzo Brusetti, oltre ad avere una grande testa, è anche un grande amico. Le sue conoscenze spaziano dalle galassie, alla storia degli edifici anche più insignificanti della nostra città.
Svariate volte Milanocuriosa è stata ospite del suo canale Youtube BRU.CO.
Oggi è arrivato il momento di rendere il favore.
E lo facciamo con molto entusiasmo, a maggior ragione che l'argomento trattato è davvero curioso (e dunque quale migliore accoglienza se non in questo blog??).
Le parole a seguire sono di Lorenzo… Buona lettura!:)
Questo contributo nasce durante una recente cena tra Francesco Mezzotera, autore del blog Milanocuriosa, e me, ossia Lorenzo Brusetti, uno dei due artefici della pagina Youtube “BruCo Storia di Milano e della Brianza”.
Eravamo ad un tavolo di una splendida trattoria nel quartiere Turro. Chiacchiera qua, chiacchera là, arriviamo a parlare degli ospedali che un tempo erano in zona via Laghetto.
Ben prima dell'Università degli Studi di Milano, c’era un ospedale, la Ca’ Granda….
Ecco la sorpresa che non tutti conoscono: oggi tutta la strada che fiancheggia ad ovest il lato dell'ex Ospedale Maggiore è nota come via Festa del Perdono, dal nome di una festa religiosa istituita da Francesco Sforza per finanziare la costruzione del nosocomio pubblico. Ma a noi non interessa quest’ ospedale, bensì quello che c'era prima in zona.
Sapete come si chiamava la parte più settentrionale di via Festa del Perdono nel 1740? Beh, un nome imbarazzante da scrivere su una cartolina di auguri. Si chiamava infatti Contrada Cacca in Braga (oggi questo toponimo potrebbe essere tradotto in “via cacca nei pantaloni”)!
| Mappa proveniente dall'archivio di stato di Milano |
Il curioso nome dovrebbe farci riflettere sulle sofferenze enormi che provavano i nostri avi milanesi in un’epoca dove non esisteva la medicina attuale. Il nome "Cacca in Braga" potrebbe derivare dal soprannome dato dai milanesi a qualche sfortunato abitante del luogo. Ma è più probabile che derivi dalla frequentazione della via da parte di malati e pitocchi che percorrevano la strada per recarsi nei numerosi ospedali che esistevano nelle vie attigue. Teniamo conto che la principale causa di morte in quegli anni era dovuto proprio a malattie gastrointestinali, a causa di batteri enterici patogeni che erano particolarmente favoriti dalle scarsissime norme igieniche e dagli alimenti ben lontani dalla sicurezza in termini di cariche batteriche. Che quindi Cacca in Braga derivi da uno sfortunato milanese con problemi intestinali, o che derivi dal flusso continuo di disperati che andavano in un ospedale dove sapevi già che probabilmente non saresti mai uscito, in ogni caso è legato al problema dei servizi sanitari della Milano rinascimentale e moderna. Ma perchè un povero Milanese con la dissenteria doveva venire nella zona del Brolo prima della costruzione della Ca' Granda?
In epoca romana, la zona era attraversata da una via che usciva dalla romana Porta Tonsa e probabilmente qui era la cosiddetta Arx Romana, grande rocca edificata a difesa del lato sud di Milano. Scavi archeologici nell’area del policlinico hanno portato alla luce diverse tombe romane e una stele di gladiatore; recentemente sono state trovate due vasche di epoca imperiale romana e un gran numero di frammenti di anfore provenienti da Lipari e Milo contenenti allume, che evidenziano un’attività di concia delle pelli. L’attività era probabilmente supportata dalla grande disponibilità di acqua corrente in zona, grazie alle numerose sorgive e rogge, che rendevano l’area non edificabile. Si veniva a creare una estesa zona paludosa creata dal fiume Seveso che scorreva al posto dell’attuale via Larga per poi proseguire in direzione del corso di Porta Romana. A ricordo di quei tempi ancora oggi sopravvive via Pantano. Dal pantano usciva anche un canale denominato cavo S. Ulderico che scorreva verso l’attuale edificio della Ca’ Granda. Il pantano che ne derivava faceva da confine naturale tra le mura romane, situate poco a nord di via Larga, e la campagna retrostante. Tutta la zona divenne poi il cosiddetto Brolo dell’arcivescovo. I Broli, nell’antico lombardo, erano gli orti presso le abitazioni e le cascine. Il Brolo dell’arcivescovo non era altro che una vasta area di orti cittadini e boscaglie, alcune delle quali destinate ad attività ricreative di caccia. Ancora oggi il toponimo Brolo è ricordato dal nome delle antichissime basiliche di S. Nazaro in Brolo e di S. Stefano in Brolo, entrambe di fondazione romana. Proprio per la presenza del Seveso e del pantano era comunque un’area extracittadina relativamente poco appetibile, che venne di fatto urbanizzata solo a partire dal Basso Medioevo. Con l’avvento dell’età comunale, parte del brolo arcivescovile divenne di competenza del Comune di Milano e quindi della signoria, finendo per essere parco del palazzo ducale, oggi palazzo reale.
Essendo un vasto terreno demaniale, gestito dall’arcivescovo e dai Signori di Milano, a diretto contatto con il palazzo ducale e arcivescovile, ricco di acqua corrente e poco urbanizzato, l’area divenne un punto importante per la costruzione di hospitales religiosi, ossia piccoli monasteri che prestavano servizio di cure mediche relativamente specializzate e ristoro.
In realtà di hospitales la città ne aveva tanti, antichi e moderni. Ma nella zona di piazza S. Stefano, a pochi passi dal futuro ospedale, accanto alla chiesa di S. Stefano in Brolo vi erano due strutture ospedaliere, costruite da Goffredo da Bussero nel 1145.
Le strutture erano l’ospedale di S. Stefano alla Ruota e l’ospedale di S. Barnaba in Brolo: uno si trovava nei pressi della chiesa di S. Stefano, e l'altro probabilmente dall'altra parte della piazza. Al tempo degli Sforza, questi due ospedali avrebbero proseguito la loro opera di ricovero fino a essere assorbiti dalla Ca’ Granda nel 1652. Se ci spostiamo poi nella attigua via S. Antonio, dove è l’omonima chiesa, già complesso conventuale ospedaliero appartenente ai frati Antoniani di Vienne, troveremo un terzo ospedale per pellegrini denominato S. Nazaro, fondato da Ruggero di Cerro nel 1127. Per questo motivo il convento antoniano fu denominato anche S. Nazaro dei Porci, perché i frati usavano grasso di maiale per curare i malati del fuoco di S. Antonio.
A partire dal 1353 i Visconti donarono al convento una parte dei terreni ducali, e per questo motivo di fronte all’ingresso fu posta una colonna stazionaria di stile gotico (attribuita a Jacopino da Tradate) con le insegne degli Antoniani e dei Visconti ed ora conservata al Castello Sforzesco. Nel 1452, in seguito alla costruzione dell’Ospedale Maggiore, il convento perse la sua funzione ospedaliera.
Una concentrazione ospedaliera enorme per Milano, che proseguirà con la costruzione della Ca' Granda prima, e con l'espansione del Policlinico a fine Ottocento verso la chiesa di S. Barnaba.
| Parte iniziale di via Festa del Perdono |