domenica 12 maggio 2024

CIMIANO TERRA DI SANTI, IMPRENDITORI, EDUCATORI


 Milano, 28 aprile 2024

Questo insolito aprile piovoso concede oggi una pausa e, come scoiattoli che mettono la testa fuori dal nido, questa volta anch’io mi regalo una rapida passeggiata prima del ritorno delle nuvole.

Destinazione: Crescenzago. Approdo: Cimiamo.  

“Tanto cosa vuoi che sia” progetto ”scendo con la metro a Cimiano, rapida occhiata a questo anonimo quartiere e arrivo in due passi a Crescenzago”.

Anonimo???

Milano mi frega sempre…Cimiano è come un sacchetto di ciliegie: una curiosità tira l’altra. 

All’uscita dalla metropolitana ad accogliermi ci sono una serie di condomini moderni. 

Via Palmanova

Nel dopo guerra molta gente è qui approdata, tanto da far meritare a Cimiano a una utilissima linea verde della metropolitana capace di trasportare i lavoratori in poco tempo in centro.

L’istinto è quello di dirigersi verso via Padova, l’antica strada postale che dal 1825 collega Milano con Vienna (a proposito, Cimiano questo vuol dire: prossimo a Milano). 

Via Padova è l'Italia di oggi, è l’Italia del futuro: un accrocchio di popoli qui giunti dal meridione, Veneto, Africa del Nord, America del Sud, Europa dell’Est (nonché Asia) che in passato sono stati in grado di generare una bella realtà come quella dell' “Orchestra di via Padova”. 

"Tocco d'arte" in un condominio popolare di via Padova

In via don Orione fa bella mostra di sé una enorme chiesa del 1941: la parrocchia di San Giuseppe dei Morenti (intitolata così in onore delle vittime della Prima Guerra Mondiale). 

La sensazione che si prova nell’entrare in questa struttura religiosa è quella di essere una formica all’interno di quello che anticamente veniva definito “il Duomo di Crescenzago”. 

Chiesa san Giuseppe dei Morenti

Ma perché non “Duomo di Cimiano”?

Cimiano venne accorpata a Crescenzago nel 1757 e con essa a Milano nel 1923. 


Le uniche costruzioni che richiamano i secoli passati si trovano nei pressi della vicina Martesana, paradiso delle nutrie. In via Ponte Nuovo si trova il (appunto) ponte nuovo chiamato così per distinguersi dal vicino "ponte vecchio" a Crescenzago, successivamente ribattezzato con il toponimo di via Adriano (l'unico ponte che ha mantenuto il nome "vecchio" lo si trova a Gorla).

Ponte Nuovo a Cimiano

Eppure per trovare la vera Cimiano dobbiamo attraversare via Palmanova.

E’ qui il regno di utopistici operatori sociali e candidi insegnanti. La zona che si estende nei pressi di via Pusiano infatti è un trionfo di scuole pubbliche e private, nonché servizi socio-educativi pubblici e convenzionati.

Via don Calabria ti accoglie e ti sorprende con due aerei da caccia. Qui infatti è possibile trovare la sede dell'istituto tecnico "J.C. Maxwell" che, grazie al suo indirizzo "Trasporti e logistica", permette allo studente di operare nel campo dell'aviazione. I due caccia ormai dismessi sono un dono dell'Aeronautica Militare, ma solo quello posizionato all'ingresso dell'istituto (nell'atto di accogliere gli studenti che ogni giorno entrano a scuola) è stato recentemente restaurato.

Istituto tecnico "J.C. Maxwell"

A Cimiano don Calabria (poi salito agli onori degli altari) nel 1951 fondò l'attuale centro rivolto ai soggetti neurotipici e neurodivergenti (Istituto Piamarta). Quarant'anni dopo i religiosi di don Calabria hanno ceduto il posto a quelli di san Giovanni Battista Piamarta i quali hanno provveduto al restauro della nobile Villa Morosini (via Pusiano, 32) con la finalità di utilizzarla come comunità per minori e disabili.

Villa Morosini

Villa Morosini e i terreni agricoli di pertinenza divennero di proprietà della Chiesa Ambrosiana nel secondo dopoguerra. A stretto giro vennero affidati a don Calabria, il quale aveva don Verzè in quel periodo come segretario personale. I progetti su Cimiano erano divergenti tra i due religiosi: don Calabria desiderava creare un servizio per anziani, mentre don Verzè un ospedale. Alla fine prevalse il volere del futuro santo veronese, il quale però cambiò idea e fece realizzare servizi per la formazione professionale dei giovani. Don Verzè svolse la funzione di direttore del centro fino al 1957, anno in cui poté dedicarsi completamente alla realizzazione del suo sogno: fondare un nosocomio nella vicina via Olgettina, l'ospedale san Raffaele.

Fa comunque tristezza vedere le vecchie foto di Cimiano e accorgersi che la cascina accanto alla Villa Morosini è stata inesorabilmente abbattuta per costruire moderne palazzine (almeno nelle volumetrie sono state rispettati gli edifici precedenti). Cascinale che anticamente ospitava al proprio interno una piccola fabbrica la quale produceva pallottole ("i balin de s'ciopp").

Via Pusiano: com'era, com'è

La via Pusiano e la perpendicolare via Monteggia ospitano le rare e preziose testimonianze storiche del quartiere. 

Nella seconda via, al civico 3, possiamo ammirare ciò che rimane dell'antica Villa Pino, famosa poiché fatta costruire da un certo Domenico Pino che addirittura fu Ministro del napoleonico Regno di Italia. Alla caduta dell'imperatore francese infatti si ritirò per un breve periodo a vita privata in quel di Cimiano.

Villa Pino

Ma la palazzina più bella e sorprendente la si può trovare al civico 11, sempre della via Monteggi: Villa Carmen Emilia, un edificio di fine Ottocento in stile eclettico, con un meraviglioso giardino all'inglese. La signora Carmen abitava in centro a Milano e ogni tanto si recava in questa sua proprietà in periferia, data in affitto a svariate famiglie milanesi. I vecchi abitanti ancora ricordano la classe della ricca proprietaria, nonché la fatica nel non andare a giocare in quel meraviglioso giardino, dato che la sciora Carmen lo vietava tassativamente!

Villa Carmen Emilia

Non tutti hanno la fortuna di avere un parco pubblico
come giardino condominiale…


Via Pusiano 24: Il Mosca. 
L'origine di questo soprannome è sconosciuta.

In via Pusiano l'elemento architettonico che sicuramente più caratterizza questa parte antica di Cimiano è l'alto campanile. Esso infatti apparteneva alla cappella privata della già citata Villa Morosini. Dunque gli abitanti di Cimiano dove potevano recarsi per seguire le funzioni religiose, dato che nella vecchia frazione di Crescenzago non si vedono antiche chiese pubbliche?

Cappella della Villa Morosini


Oltre al "Duomo di Crescenzago", nei pressi di Cimiano ancora oggi possiamo trovare l'antica e timida chiesa dei Santi Re Magi (le prime notizie della struttura risalgono al XII sec.). Si trova in via Regina Teodolinda, tra i moderni palazzi di viale Palmanova, in quello che era l'antica frazione di Crescenzago chiamata Corte Regina, della quale nulla è rimasto.

Chiesa dei santi Re Magi

Nei pressi di questa chiesa, nel XV sec., avremmo potuto trovare un piccolo Lazzaretto, poi demolito con la costruzione di quello decisamente più grande di Porta Orientale (XVI sec.).

Per potersi recare in queste due chiese oggi è necessario attraversare i binari della metropolitana (a Cimiano i treni provenienti dalla fermata Udine "emergono" dai tunnel sotterranei) e via Palmanova, avvalendosi dei passaggi sotto il livello stradale.

Con l'inaugurazione di questo tratto della linea 2 della metropolitana (1969), gli abitanti della parte storica di Cimiano si ritrovarono "improvvisamente" separati da coloro che abitavano in zona via Padova. Per questa ragione, la staccionata della metro fu scherzosamente ribattezzata "Il muro di Berlino"!

Il "Muro di Berlino"

Fortunatamente, a partire dal 1965 i cimianesi (si chiameranno così?) poterono recarsi nella nuova chiesa dedicata anch'essa ad un "santo educatore": san Gerolamo Emiliani

La moderna struttura colpisce per la sua luce colorata, dovuta alle tante vetrate variopinte, per il ripetersi dell'ottagono quale forma per tutte le cappelle e il corpo centrale, nonché per la originale torre campanaria.

Chiesa san Gerolamo Emiliani


Eppure se si parla di Cimiano, il primo luogo che salta in mente è il Parco Lambro: per potersi recare nel grande polmone verde cittadino è infatti comodo scendere a questa fermata della metropolitana.

Uno degli ingressi del Parco Lambro

Il parco nacque nel 1936 con il preciso intento di ricreare, in questo angolo di campagna milanese attraversata dal fiume Lambro, gli ambienti tipici della Lombardia. Per questa ragione fu creata una montagnetta e due laghetti artificiali; inoltre furono messi a dimora molti alberi tipici della Pianura Padana. Poi arrivò la Guerra che spinse i milanesi a radere al suolo tutti gli alberi allora presenti per potersi riscaldare nelle sere di inverno. Poi si impose il benessere del dopoguerra che inquinò il Lambro e che spinse a prosciugare i laghetti pieni di acqua putrida del fiume.

Ad oggi gli alberi sono stati ripiantati (senza più l'iniziale finalità), mentre il fiume risulta essere ancora inquinato, tanto da ammorbare l'aria del parco.

Fa rabbia pensare come un fiume qui presente da milioni di anni sia stato ucciso dall'uomo per semplice ingordigia in soli 50 anni! 

Fiume Lambro

Negli anni Settanta inoltre il Parco Lambro era assolutamente non raccomandabile, in quanto luogo di prostituzione, spaccio e densamente popolato da tossicodipendenti. La situazione decisamente migliorò nel decennio successivo anche grazie all'opera di don Mazzi e di Exodus. In quel periodo infatti il prete veronese, direttore del vicino istituto don Calabria (oggi Piamarta), insieme all'associazione Madri Anti Droga, contribuì enormemente al risanamento del parco stesso.

Don Antonio Mazzi (95 anni e non sentirli!) con l'arrivo in via Pusiano prese coscienza della piaga della droga, così creò le "carovane exodus": su esempio delle carovane dei pionieri americani, nel 1985, 13 ragazzi tossicodipendenti insieme a 6 educatori professionali viaggiarono per un anno in tutta Italia. L'esperienza risultò essere un primo passo per il benessere degli utenti, tanto da spingere il Comune di Milano ad affidare una cascina abbandonata (Cascina Mulino Torrette) all'interno dello stesso Parco Lambro, alla ormai costituita Fondazione Exodus (1986).

Don Antonio Mazzi.
Foto tratta da www.famigliacristiana.it


All'interno di questo polmone verde infatti esistono ben 5 cascine che in passato si occupavano dei terreni agricoli, oggi parco. Solo una di esse è ancora in funzione, mentre le altre sono state quasi tutte restaurate e destinate ad altre funzioni.

                            Ruota del mulino all'interno di Cascina Torrette, sede di Exodus.                                                                                     Foto tratta da www.z3.mi.it


Mi piace concludere questo divertente post (…almeno per me lo è stato e spero lo stesso per il mio paziente lettore) con un personaggio davvero emblematico per Milano: Angelo Rizzoli.

Il piccolo Angelo (classe 1889) perse il padre ancora prima che lui nascesse, così finì ai Martinitt (orfanotrofio maschile), al pari di tanti altri suoi coetanei.

Qui imparò il mestiere di tipografo che gli permise di diventare, partendo da una piccola tipografia in centro, uno degli editori più ricchi e potenti di Italia.

Angelo Rizzoli. Foto tratta da www.sportmemory.it

Nel 1960 decise di trasferire a Cimiano gli stabilimenti della Rizzoli Editori (ad oggi in parte demoliti).

Sede della Rizzoli Corriere della Sera

Il legame affettivo tra l'ottuagenario Cumenda e Cimiano fu tale da spingere la municipalità a intitolare a lui una via (dove oggi sorge la sede della casa editrice) e a far celebrare proprio qui il suo funerale.

Case Minime in via Rizzoli


Insomma Cimiano può veramente vantarsi di essere un quartiere di Santi, imprenditori ed educatori...categoria, quest'ultima, alla quale mi onoro di appartenere.







Via Padova 232 sede dell'antico cimitero di Cimiano