domenica 2 giugno 2024

Non sei nessuno se non possiedi un palchetto alla SCALA



Non sono un melomane e non conosco il mondo dell'opera, balletto e musica classica, ma sono un estimatore di Milano e la Scala è MILANO.

Teatro dai tanti aspetti curiosi, la Scala è in grado di donare soddisfazione non solo a chi di musica colta vivrebbe, ma anche a chi desidera sorridere della città e con la città.

Si racconta che la notte di carnevale del 1776 il Teatro Ducale prese fuoco. Niente di più strano per l'epoca: questi luoghi infatti erano rischiarati con le torce e riscaldati coi bracieri. Dunque il legno, che rappresentava il materiale principe dei teatri, spesso si infiammava (e con esso… gli spettatori).

Eppure quella volta iniziò a girare voce che l'incendio fosse stato doloso. L'arciduca Ferdinando, governatore di Milano, venne infatti a scoprire che sua moglie Maria Beatrice d'Este aveva una tresca con tale Giacomo Sannazzari e quella sera si sarebbero incontrati di nascosto a teatro. Terminati i festeggiamenti, due servi del governatore, su mandato di quest'ultimo, intercettarono il Sannazzari, lo malmenarono e lo legarono a una sedia. Mentre la città dormiva dopo i bagordi del Carnevale, i due servi appiccarono il fuoco al luogo dell'incontro clandestino… e "tanti cari saluti a Giacomo".                                                                                                                    Peccato che quest'ultimo, la mattina dopo, girava indisturbato per Milano. La sera di Carnevale volle infatti ricambiare il favore a un suo caro amico: gli permise di incontrare la nobil donna al posto suo. I due "mattacchioni" erano convinti, a ragione, che Maria Beatrice non si sarebbe accorta dello scambio di persona, complice la penombra del teatro, la maschera carnevalesca e magari qualche bicchiere di troppo...Quando si dice "nascere con la camicia"!

Leggenda o verità che fosse (all'epoca Milano contava solo 100.000 abitanti circa e le leggende metropolitane nascevano con maggior facilità rispetto ad oggi) sta di fatti che la nobiltà milanese rimase priva del loro maggior passatempo. Dunque subito iniziarono a reclamare un nuovo teatro e l'imperatrice Maria Teresa d'Austria ci impiegò poco a trovare il nuovo luogo dove poterlo edificare: al posto dell'ennesima chiesa.

I conventi (e più in generale le strutture religiose) in quel periodo non attraversavano un momento sereno, vuoi per l'ideologia Illuminista oppure per un tornaconto economico. Appena c'era l'occasione venivano requisiti dall'autorità politica per poi abbatterli, al fine di costruire nuovi edifici.

Presso la contrada Margherita c'era dunque un'antica chiesa: santa Maria della Scala, chiamata così perché fatta edificare nel XIV sec. per volere di Regina della Scala, figlia del sovrano veronese, nonché moglie del crudele signore milanese Bernabò Visconti.


Nel 1776 a ricevere l'incarico fu nientedimeno che l'architetto di corte: Giuseppe Piermarini il quale, visti i precedenti, scelse di edificarla usando meno legno possibile.

"Il tempio della lirica" fu edificato in soli due anni, lo stesso tempo impiegato per l'ammodernamento del 2004 (con tanto di mezzi tecnologici attuali).

Vent'anni fa la Scala è stata infatti riammodernata in forme forse un po' sgraziate ma funzionali.

La torre scenica (quella poligonale) permette di preparare contemporaneamente svariate  scenografie utilizzabili poi durante gli spettacoli. Il corpo di fabbrica ellittico invece ospita locali di servizio (es camerini, locali per le prove…) ed è talmente grande da permettere, volendo, a un camion di entrare per scaricare del materiale.


Ma il teatro non ha subito solo questo restauro. Nel 1945 infatti fu riedificato nella quasi totalità poiché precedentemente centrato da una bomba alleata durante la Seconda Guerra Mondiale.


Fu l'inaugurazione un momento molto toccante per tutti i milanesi: la ripresa dell'attività scaligera significava infatti che la città stava rinascendo e si stava scrollando di dosso le macerie della guerra.

A dirigere "Il concerto della ricostruzione" fu il burbero Arturo Toscanini il quale fu autore di tante innovazioni nei teatri di tutto il mondo, proprio a partire dalla Scala. Innanzi tutto il tendone doveva aprirsi centralmente (e non più dal basso verso l'alto); le luci in platea dovevano essere rigorosamente spente; chi arrivava in ritardo a teatro non poteva più entrare; vietati i cappelli in platea per le signore; le tendine davanti ai palchetti non potevano più essere chiuse durante lo spettacolo. Insomma a teatro bisognava andarci per lo spettacolo e basta!

Arturo Toscanini

Per gli esseri umani del XXI sec. può apparire scontato questo concetto, ma così non era per la società milanese di inizio Novecento.

A teatro infatti gli aristocratici andavano più che altro per "fare passerella". La Scala era il luogo più mondano della città e a teatro si andava per (nell'ordine) essere presente, spettegolare, fare incontri di vario tipo, mangiare (magari in compagnia), giocare d'azzardo e infine assistere ad uno spettacolo.


Ancora oggi, ad esempio alla Prima del 7 dicembre, gran parte del pubblico non è composto da intenditori di musica, bensì da mondani. I veri appassionati sono i loggionisti, ossia chi gode dello spettacolo dal loggione (i due ultimi piani del teatro), mentre i palchettisti amano farsi vedere più che vedere. Non è un caso che gli artisti, a fine spettacolo rivolgono subito lo sguardo verso l'alto. La loro fortuna infatti è spesso legata all'approvazione o meno dei loggionisti (Amici del loggione), i quali sanno essere nei loro giudizi spesso spietati. Se hanno apprezzato l'applauso può durare un tempo infinito (il caso più eclatante fu alla Deutsche Oper di Berlino: un'ora e sette minuti!...I melomani conoscono tecniche per battere le mani senza danneggiarle), ma se qualcosa non è stato di loro gradimento allora le reazioni possono sembrare fuori luogo in un ambiente così elegante e raffinato.

Ma torniamo al passato: i palchetti erano dunque luogo di incontri. Ognuno, prima del bombardamento del 1943, portava sul parapetto lo stemma famigliare poiché erano di proprietà della nobile famiglia milanese di turno.

In passato si diceva che "non sei nessuno se la tua famiglia non possiede un palchetto alla Scala, una panca in Duomo e una tomba al Monumentale". 

A teatro il nobiluomo di turno giungeva nel suo palchetto scortato dalla servitù, la quale doveva attendere di essere chiamata in qualunque momento stando seduta su delle sedie in platea. Quest'ultimo ambiente aveva dunque sedute mobili poiché potevano essere prontamente spostate in caso di balli da parte dei milanesi, gare di scherma, spettacoli circensi.

La servitù aveva inoltre il compito di scaldare il cibo portato da casa con dei bracieri che si trovavano in ambienti utilizzati come piccole cucine private. Ad oggi questi locali servono come guardaroba per gli spettatori che occupano il palchetto durante lo spettacolo. 

Attuali guardaroba dei palchetti

All'interno del teatro c'era una vera e propria gerarchia sociale: più il tuo spazio era in basso, vicino al Palco Reale e più contavi. Più era centrale e più eri degno di considerazione.

Foto tratta da dejavublog.it

Ogni palchetto era inoltre dotato di specchi alle pareti per permettere di guardare meglio il palcoscenico...ma soprattutto per spiare ciò che accadeva nei palchetti vicini. Dopo i danneggiamenti della guerra è rimasto un solo palchetto ad essere munito di specchi (numero 13).

Foto tratta da 
www.michelangelobuonarrotietornato.com

Il proprietario di questo nobile spazio aveva la facoltà di accedervi anche prima e dopo gli spettacoli. A performance in corso era assolutamente normale tirare la tendina del proprio palchetto per avere...maggiore intimità.

Insomma che la Scala fosse luogo di spettacoli sembrava quasi essere di secondaria importanza. Questo teatro era infatti molto frequentato per il gioco d'azzardo: nel ridotto Toscanini infatti era abitudine fino al 1815 giocare fino alle due di notte e scommettere a volte anche grandi cifre (ne sapeva qualcosa "l'integerrimo" Alessandro Manzoni). In tutta la città infatti il gioco d'azzardo venne vietato nel 1788, tranne che nei teatri cittadini. Il giro d'affari era talmente alto da permettere al biscazziere Gaetano Belloni di commissionare una casa in corso Venezia: Palazzo Rocca Saporiti (1812), uno dei più belli e lussuosi di tutta la città.

Palazzo Rocca Saporiti

Ad oggi la Scala è uno dei teatri lirici più importanti al mondo. Qui si viene per ascoltare "musica colta" (unica eccezione: il concerto di Paolo Conte tenutosi il 19 febbraio 2023)...se si riesce a trovare il biglietto.

L'acustica di questo odeon è sempre stata considerata una delle migliori al mondo, grazie alle trovate del suo geniale architetto: Giuseppe Piermarini.

Quest'ultimo, nel progetto aveva anche ipotizzato uno spazio attiguo al teatro e di pertinenza solo della famiglia del governatore: il Casino Reale. Qui la nobile casata avrebbe potuto tenere ricevimenti e balli privati. Tuttavia solo nel 1841 fu effettivamente costruito, con accesso da via dei Filodrammatici.

Nel secondo dopoguerra in questi spazi fu creato un teatro più piccolo (di soli 350 posti, a fronte degli attuali 2007 della sala principale): la Piccola Scala, atta ad ospitare spettacoli minori, demolita poi con la ristrutturazione del 2004.

La Piccola Scala

Accanto alla Scala, seppur con dimensioni più modeste, è possibile notare il Casino Ricordi, chiamato così perché affittato appunto dalla famiglia Ricordi (storici editori milanesi) per ospitare i membri della Nobile Associazione dei Palchettisti. A partire dal 1913 invece le sue neoclassiche sale ospitano il Museo della Scala (Museo della Scala).

Casino Ricordi (corpo di fabbrica a sinistra dell'ingresso del teatro)
Foto di Jakub Halun 

Insomma, se non vuoi essere considerato un "giargiana" ma un buon milanese devi essere stato almeno una volta al Teatro alla Scala (ed io ci sono andato...per vedere un film!).


In primo piano la Galleria delle Carrozze
che permetteva ai palchettisti di giungere a teatro senza bagnarsi
in caso di pioggia poiché qui potevano sostare i nobili cocchi


Il Palco Reale fu temporaneamente sostituito ai tempi di Napoleone
con cinque palchetti "più ugualitari".
Fonte fotografia: www.danzaeffebi.com


La coppa del lampadario è talmente grande
che ospita due addetti all'illuminazione del palco.
Foto tratta da www.sapere.it