venerdì 11 ottobre 2013


DUOMO


Il viaggio attraverso la nostra città (ma non solo nostra) non poteva che iniziare da qui: dal Duomo, il centro che più centro non può esserci a Milano, nonché suo monumento più simbolico.
La topografia di questa metropoli è infatti paragonabile a un tronco sezionato: esiste un centro e dei cerchi quasi perfettamente concentrici; sono le mura storiche e le grandi vie di comunicazione moderne.
Ma il Duomo non è sempre stato il centro della città; lo è sicuramente diventato con Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano che qui, in questa bella piazza che vediamo oggi, decise di costruire una cattedrale che potesse dare dignità alla sua Signoria; una chiesa in stile gotico (oggi la si definisce tardo-gotica), come quei magnifici esemplari d'oltralpe che, neanche farlo apposta, oggi potremmo considerarli superati in magnificenza dal Duomo di Milano.
Tutto questo avvenne nell'anno 1386 e lo possiamo affermare senza ombra di dubbio grazie al suo “certificato di battesimo” che si trova nella prima campata destra della cattedrale. Si tratta infatti di una piccola lapide seicentesca sulla quale viene riportato l'anno di inizio di costruzione del Duomo.





 Così, mentre si conosce con precisione l'anno di inizio dei lavori, lo stesso non si può dire riguardo l'anno di conclusione degli stessi. Si parla infatti di “fabbrica del Duomo” quando si vuole intendere un lavoro lungo, complesso che non finisce mai. Ad oggi infatti il Duomo non lo si può considerare finito, dal momento in cui vengono fatte ancore alcune aggiunte come statue e, perchè no, vetrate (a proposito: esistono ancora vetrate bianche in cerca d'autore...almeno speriamo).
Ma andiamo con ordine: sotto il Duomo sono stati rinvenuti i resti di un tempio romano dedicato a Minerva (dea della saggezza), a sua volta costruito probabilmente sopra un tempio celtico dedicato alla dea Belisama. Con l'avvento del cristianesimo, si edificò una Basilica paleocristiana (S. Maria Maggiore) al posto dell'antico tempio romano. Fu, come già detto, Gian Galeazzo Visconti a volere proprio qui la più importante chiesa cittadina, forse perchè qui si trovava la residenza ufficiale dei Signori di Milano: Palazzo Reale. Per costruirla quindi si dovette abbattere la chiesa di santa Tecla con il suo battistero (s. Giovanni alle fonti, atto ad ospitare i fedeli maschi) e un'altra chiesa, Santa Maria Maggiore, con il relativo battistero di santo Stefano (usato per le donne). Poche sono le tracce rimaste delle basiliche paleocristiane, ma sicuramente una delle più prestigiose sono i resti del battistero di s. Giovanni alle fonti che è possibile visitare (ingresso dalla controfacciata del Duomo). Basta infatti scendere dei gradini per ritrovarci al cospetto del fonte battesimale usato per impartire i sacramenti ai primi cristiani dopo l'editto di Costantino e famoso perché utilizzato da S. Ambrogio per battezzare S. Agostino nella notte di Pasqua del 387.




Inoltre spesso, nella nostra fretta quotidiana, ci sfugge che proprio in uno dei corridoi della metropolitana rossa c'è l'accesso del battistero per i disabili; se lo si sa, è sempre un piacere gettare un occhio attraverso i vetri del suo ingresso per vedere le testimonianze della Milano che fu. Curioso è infine notare come, nel corso dei decenni, il manto stradale si sia alzato: la vasca dove si amministrava il battesimo a partire dal IV sec è diversi metri più in basso rispetto all'attuale pavimento del Duomo, questo perché, fino a qualche tempo fa, si aveva l'abitudine di costruire sopra a ciò che già esisteva. Quando siamo sul sagrato, di fronte al portone principale del Duomo, non dimentichiamoci di guardare sotto i nostri piedi: sulle pietre infatti è lievemente scolpito il perimetro della vasca battesimale di S. Giovanni alle fonti!

Dunque abbiamo visto cosa c'era prima della cattedrale che oggi ammiriamo e, se ci facciamo caso, ogni tempio precedente al Duomo era dedicato ad una figura femminile, così come oggi il Duomo è dedicato a santa Maria Nascenti (la dedica la troviamo sulla facciata) e sempre una Madonna è la statua più celebre di Milano: la Madonnina che svetta sul punto più alto di Milano...svettava. C'era infatti una regola non scritta (che poi negli anni '30 divenne legge) secondo la quale la Madonnina doveva essere il punto più alto di Milano. Con il boom economico però questa accortezza non venne più rispettata e così, prima nel 1954  con la torre Breda e poi nel 1961  con il grattacielo Pirelli, si costruì fino all'altezza di 127 m, superando quindi i celebri m 108,5 della Madonnina. Tuttavia, un po' forse dettati dal rimorso, si è collocata una riproduzione di 85 cm della Madonnina sul tetto del Pirellone, una sul tetto del Palazzo Lombardia nel 2010 ed una sulla torre Isozaki nel novembre del 2015


Madonnina su torre Isozaki


Eppure le copie sui grattacieli (così come quella ad Expo 2015) differiscono dall’originale per un particolare molto importante: l’alabarda.
Quest’ultima infatti è stata aggiunta alla Madonnina del Duomo successivamente (1809), con la funzione di parafulmine. A ben guardare infatti le sue mani non la impugnano, ma sono rivolte verso il cielo a chiedere la benedizione divina sulla città che si estende (estendeva) ai suoi piedi.



Ma la Madonnina non può certo dire di soffrire la solitudine: il Duomo infatti conta ben 3500 statue! (circa). Statue che si sono aggiunte nel corso dei secoli, come il ritratto del Duce (camuffato però sotto le mentite spoglie di un arabo. La si può ammirare sulla parete accanto all’ingresso della scala che porta sulle terrazze),




il fascio Littorio, quattro coppie di pugili (uno ritrae Primo Carnera), racchette da tennis ed altri simboli sportivi. Questi ultimi si trovano sulla falconatura della facciata.




Riguardo la facciata, questa fu uno degli ultimi elementi ad essere completati: fu creata infatti alla fine del XVIII sec, sotto il dominio napoleonico. Se la si guarda attentamente, sopra all'ingresso principale, c'è un balcone con due statue. Quella a sinistra è chiamata “La Legge Nuova”  (1810) e pare che ad essa si sia ispirato il sig. Bartholdi per creare addirittura la Statua della Libertà (1886)!




Se invece concentriamo la nostra attenzione sui portali, ci accorgiamo di come diverso sia il loro stile rispetto alla facciata. Questi infatti hanno una origine molto più recente: vanno infatti dal 1906 al 1950. Sul portale di sinistra è riportato parte dell'Editto di Costantino che fu emanato proprio a Milano nel 313 e che dava la libertà di culto a tutti i sudditi e dunque anche ai cristiani. Il portale centrale invece riporta alcuni dettagli logori (o meglio, puliti dalla patina verdastra che si è formata) a causa dei turisti che continuano a toccare il polpaccio di un flagellatore di Cristo, nella speranza di avere fortuna. Eppure non c'è fondamento storico riguardo a questa usanza; probabilmente qualcuno ha iniziato a farlo per poi essere imitato fino ai giorni nostri.
Sempre in corrispondenza di questo portale possiamo notare, sulla parte destra  della cornice, nonché sul bassorilievo dell’annunciazione, i danni prodotti dalle bombe sganciate durante la seconda Guerra Mondiale. Il Duomo infatti non fu mai colpito direttamente dalle bombe degli aerei, ma fu comunque parzialmente danneggiato dalle schegge di quelle esplose nei paraggi.





Solo apparentemente il Duomo è privo di campane con relativa torre campanaria. Fino al 1868 infatti sulle terrazze sorgeva una torre campanaria, poi abbattuta. Le campane vennero trasferite nell’intercapedine del tiburio, dove sono attualmente alloggiate.




Una volta varcata la soglia, ci si trova al cospetto di una meridiana per terra con diversi simboli zodiacali. Era quello “l'orologio ufficiale” di Milano del XIX sec. ! Fino ad allora infatti era difficile stabilire con precisione un'ora che fosse uguale per tutti, dati i diversi strumenti poco precisi che si utilizzavano all'epoca. Ci pensò l'illuminata Maria Teresa d'Austria a creare uno strumento che sancisse definitivamente le ore 12.00 per tutta la città. Si rivolse agli astronomi di Brera i quali crearono questo orologio solare che, grazie ad un foro praticato sul soffitto della navata destra, faceva e fa penetrare un raggio solare nel momento in cui la nostra stella raggiunge lo Zenith; raggio solare che va a colpire esattamente la riga sul pavimento all'altezza del segno zodiacale di quel periodo dell'anno. Si pensò di crearla all'ingresso del Duomo per evitare di disturbare le celebrazioni di chi andava a “leggere l'ora”: infatti chiunque poteva farlo, ma in particolare c'era un soldato che aveva il compito di controllare quando era mezzogiorno. In quel momento esatto infatti doveva recarsi sul sagrato, sventolare una bandiera rossa che veniva vista da un altro soldato che si trovava sulla Torre dei Giureconsulti (in via Mercanti), il quale a sua volta sventolava un'altra bandiera che veniva avvistata da un soldato che, dagli spalti del Castello Sforzesco, sparava un colpo di cannone a salve. Solo allora era ufficialmente mezzogiorno per tutta la città.



Se proviamo ad osservare i segni zodiacali, ci accorgiamo che, mentre il segno del Cancro è quello più corrispondente al foro, quello del Capricorno è quello più lontano; il primo infatti viene colpito durante il solstizio estivo in cui il sole raggiunge il punto più alto in cielo nell'arco dell'anno, mentre il segno del Capricorno è quello più lontano perché in quel periodo i raggi solari sono bassi e dunque penetrano più in lungo attraverso il foro. Tuttavia la posizione del Capricorno è privilegiata: si trova da solo, non sul pavimento, ma sulla parete della navata sinistra. Questo venne interpretato dalla gente dell'epoca come un chiaro beneficio dato ad un simbolo diabolico (forse perché munito di corna) che confermò la teoria secondo la quale il Duomo era stato commissionato dal Diavolo stesso in persona a Gian Galeazzo Visconti!

Si raccontava infatti che, sin dall'inizio della sua costruzione, era stato Satana a minacciare il Signore di Milano: se non avesse costruito una chiesa piena di simboli demoniaci, la sua anima sarebbe perita per l'eternità all'Inferno! Ecco dunque spiegati tutte quelle figure mostruose che si affacciavano in ogni angolo della Cattedrale e che, in caso di pioggia, invece di sputare fuoco dalla bocca erano in grado di scaricare verso i passanti l'acqua piovana...Eppure quei mostri altri non erano (e sono) che le gargolle del Duomo, fatti a forma di mostri per riprendere la tradizione celtica di posizionare figure mostruose sugli edifici principali della città, al fine di tenere lontani gli spiriti maligni
A proposito, il Capricorno venne posizionato sulla parete per una questione di ordine pratico: era finito lo spazio sul pavimento.




Una volta entrati, all'altezza della meridiana, se proviamo ad alzare gli occhi, noteremo una lanterna rossa splendere sul soffitto dell'abside. Segna la presenza di uno dei Chiodi di Gesù. La leggenda narra infatti che fu S. Elena, madre dell’imperatore Costantino, a trovare in Terra santa i tre chiodi. Uno fu utilizzato dal figlio come morso per il suo cavallo ed infine, qualche decennio dopo, l’imperatore Teodosio ne fece dono al vescovo di Milano, Ambrogio. In occasione del giorno dell'esaltazione della Santissima Croce (14 settembre) si celebra il triduo della Croce: il sabato del  fine settimana dopo tale data un ascensore a forma di nuvola (chiamato “nivola”; pare che anche Leonardo contribuì alla sua progettazione) si eleva fino a quel punto dove l'arcivescovo preleva il Santo Chiodo; la domenica viene celebrata una messa e fatta una processione all'interno del Duomo, nonché esposto il Chiodo sull'altare maggiore; mentre il lunedì viene riposta la reliquia sempre con la nivola.


Ed ora, già che abbiamo lo sguardo elevato verso la grandiosi altezze del gotico, soffermiamoci ad ammirare le vetrate. Come già detto, ce ne sono di tutte le età (nonché un paio ancora con i vetri neutri), ma quelle più antiche sono quelle dell'abside: a queste vetrate è legata la leggenda della nascita del risotto alla milanese che, come si sa, è fatto con lo zafferano. Sin dall'inizio della costruzione del Duomo infatti i Visconti vollero garantirsi le migliori maestranze presenti in Europa. Per fare le vetrate furono chiamati i vetrai fiamminghi; tra questi c'era un mastro vetraio, tale mastro Valerio di Fiandra, che aveva un discepolo soprannominato “Zafferano” perché aveva l'abitudine di usare questa spezia, non solo per creare il giallo che poi serviva per le vetrate, ma per creare qualunque colore. Il mastro vetraio lo canzonava dicendogli che prima o poi avrebbe messo lo zafferano anche nel riso (principale pietanza popolare del XIV sec)! Qualche tempo dopo, al matrimonio della figlia di mastro Valerio, “zafferano” si presentò con un dono molto particolare: un piatto di riso giallo. All'inizio tutti rimasero un po' impressionati (per non parlare delle burle che ricevette), ma poi, una volta vinta l'iniziale ritrosia, gli invitati iniziarono ad assaggiare il risotto e fu subito un successone!... Successone che dura tutt'oggi.
Presso la settima campata destra ci sono invece le vetrate più recenti; risalgono infatti al 1988 e sono dedicate a due vescovi molto amati dai milanesi: Andrea Ferrari e Ildefonso Shuster.




Proseguendo lungo la navata destra si arriva al transetto meridionale, dove è posizionata una delle opere più belle di tutta la cattedrale: la statua di san Bartolomeo Apostolo (1562), che venne martirizzato tramite scuoiamento. Lo vediamo infatti in piedi con la propria pelle avvolta attorno al corpo. Impressionante è la precisione con cui l'autore, Marco da Tradate, è riuscito a riprodurre tutti i muscoli del corpo, nonché la pelle ormai morta con l'espressione del suo volto barbuto.

Non me Praxiteles, sed Marc'finxit Agrat (Non mi fece Prassitele, bensì Marco d'Agrate)
si legge sul basamento della statua

Ma, a mio avviso il capolavoro di tutto il Duomo lo si trova a destra di questa statua: la pala marmorea che rappresenta “La presentazione di Maria bambina al Tempio”, opera di Agostino Busti, detto il Bambaia.




Perpendicolare a quest'opera si trova una scalinata non accessibile che conduce al Palazzo dell'Arcivescovado. Venne fatto costruire da Carlo Borromeo nel XVI sec.

All'angolo tra il transetto e l'abside possiamo invece ammirare un quadro molto rovinato che ritrae un Madonna che allatta. Più conosciuto come Madonna dell'Aiuto, fino a qualche tempo fa veniva anche chiamata la “Madonna dei sciori” (Madonna dei ricchi) in contrapposizione ad un altro quadro chiamato “Madonna delle rose” soprannominato la “Madonna dei poveritt”. Quest'ultimo quadro è posizionato dal lato opposto rispetto alla “Madonna del latte” ed ha una storia molto particolare: nel 1409 Milano era in guerra e sotto assedio dei soldati guelfi. I milanesi, sugli spalti del Duomo, una volta finite le munizioni, avevano iniziato a depredare le pietre che servivano per la costruzione del Duomo, per farne proiettili da sparare con i loro cannoni. Una mattina di quell’anno, ai piedi della Madonna delle Rose, c’era una donna. Aveva appena portato a Maria una corona di rose fresche. Era lì per pregare e chiedere perdono per il figlio, anche lui sugli spalti e anche lui reo di compiere un sacrilegio, una offesa alla Cattedrale.
Qualche giorno dopo la donna era di nuovo in ginocchio davanti all’immagine sacra, ma questa volta per chiedere la grazia: il figlio era stato ferito a morte ed ora era agonizzante nel suo letto… Eppure, mentre pregava, avvenne qualcosa di strano: le rose, che nel frattempo si erano appassite, tornarono ad essere fresche, colorate e profumate come il primo giorno. La donna corse subito a casa e si accorse del miracolo: il figlio era perfettamente guarito!




Ad oggi la “Madonna delle Rose” è sconosciuta ai più, mentre invece la Madonna del Latte, che aveva il compito di esaudire le preghiere dei ricchi, è molto venerata da tutti (senza distinzione di redditi!), anche perchè si è provveduti a fare una copia attualmente posizionata sulla parete della navata sinistra, accanto ad un altro oggetto molto venerato dai fedeli: la croce di san Carlo Borromeo. Croce usata durante  una delle numerose pesti che flagellarono la città tra il XVI e XVII sec e che servì a farla cessare.

San Carlo rimane ad oggi uno dei santi più venerati nella Diocesi milanese. Alla sua morte si pensò di posizionare il suo corpo sotto l'altare maggiore, ma l'enorme afflusso di fedeli provocò qualche problema e così si decise di riporre le reliquie del santo nella Cripta dove tutt'ora è possibile visitarle; cripta  che merita senz'altro una visita per la sua bellezza e raffinatezza.
Questo santo fu l’autore di un provvedimento che oggi definiremmo illuminante: fino ad allora infatti penzolavano i feretri dei duchi “appesi a forzose catene” negli intercolumni del presbitero. Solo grazie al Borromeo nel 1571 vennero finalmente rimossi.
Sotto alla croce di san Carlo invece ad oggi possiamo trovare la tomba di Carlo Maria Martini, deceduto nell’agosto del 2012, uno dei vescovi più amati nella storia recente della chiesa ambrosiana.


In fondo al transetto di sinistra è possibile trovare una porta, ad oggi chiusa, che anticamente era riservata all'ingresso delle famiglie più illustri della città; per questa ragione veniva chiamata "scala dei principi". Porta prontamente chiusa dal Borromeo poichè i milanesi, quando non c'erano le celebrazioni, avevano preso l'abitudine di usarla per recarsi al Verziere (mercato della verdura che si trovava pressapoco dopo oggi è collocata piazza Fontana), attraversando con disinvoltura la zona presbiteriale della cattedrale.
Sempre in questo transetto si trova l'altare della Madonna dell'Albero dal quale parte la processione della "Candelora" il 2 febbraio. In questa data infatti si benedicono le candele usate poi durante la celebrazione che termina presso l'altare maggiore, dove viene esposta la tavola del 1417 che ritrae la presentazione di Gesù al Tempio.




Prima di uscire, sempre nella navata sinistra, è posizionato vasca romana in porfido rosso. Ad oggi ha la funzione di fonte battesimale, ma in origine veniva probabilmente dalle vicine Terme Erculee.





Un'ultima curiosità: da dove deriva l'espressione “ad ufo”? E' anch'essa legata al Duomo: i marmi rosa di Candoglia (zona sul Lago maggiore), utilizzati per la costruzione del Duomo, potevano infatti arrivare in città senza pagare il dazio, grazie alla scritta “A.U.F.”,  Ad Uso Fabbrica (del Duomo). Da qui l'usanza di usufruire di questa espressione per intendere qualcosa gratis o scroccata!







Nessun commento:

Posta un commento