martedì 3 giugno 2014

BRERA parte 3


Palazzo Orsini, sede della Giorgio Armani SpA


Attraversata via Pontaccio, si giunge al cuore del vecchio quartiere; una volta, fino al 1860, saremmo dovuti passare sotto una pusterla ormai demolita, la pusterla Beatrice, chiamata così da Ludovico il Moro in onore della sua amata moglie, Beatrice d'Este. In origine questa piccola porta si chiamava Pusterla Adalgiso poichè il committente era un certo Adalgiso il quale nel X sec. era proprietario dei possedimenti terreni dentro e fuori la cinta muraria di questa parte della città e dunque, per comodità, si aprì una porta nelle mura.

Varcata l'immaginaria pusterla Beatrice, ci troviamo in via Brera, cuore artistico del quartiere, forse oggi un po' patinato.
L'impronta gliela dà sicuramente il Palazzo Brera che qui ha sede (vedi post 29 marzo 2014e che ospita, tra l'altro, l'Accademia di Belle Arti, polo d'attrazione di artisti, docenti o apprendisti che siano.

Chi subì maggiormente il fascino e le frequentazioni della vicina Accademia fu un caffè storico: il bar Jamaica, al 32 della via.
Nacque nel 1921 e il suo nome è un tributo ad un film di Alfred Hitchcock, "La taverna della Jamaica".
Tra i primi frequentatori c'era un giornalista di nome Benito Mussolini che però un giorno del '22 sparì senza aver pagato il conto (e in questo Mussolini fu soltanto il primo di una lunga serie...).
Il Jamaica divenne un vero polo d'attrazione per gli artisti a partire dal 1948, quando il gestore, Elio Mainini, organizzò una mostra d'arte. Artisti come Piero Manzoni, Lucio Fontana, Salvatore Quasimodo, solo per citarne alcuni, si trovavano al Jamaica non solo per bere qualcosa, ma anche per discutere, scambiarsi idee, litigare...Nacque in quegli anni un baratto molto originale: opere d'arte in cambio di pasti caldi, dato che molti artisti non erano ancora affermati.
Oggi il Jamaica non è più quello di una volta, tuttavia, oltre a mantenere la sua veste di bar storico, organizza esposizioni temporanee di fotografia e pittura.


Oltrepassato Palazzo Brera, sul lato destro della via troviamo Palazzo Cusani con i suoi due portali gemelli (si dice voluti da due fratelli della famiglia per il reciproco desiderio di non incontrarsi).


 L'edificio apparteneva alla nobile famiglia dei Cusani, ma fu venduto nel 1808 da Luigi Cusani, rovinato dai debiti di gioco, al napoleonico Regno d'Italia, che vi insediò il Ministero della Guerra. Da allora il palazzo è sempre stato sede di organismi militari; anche oggi infatti ospita la sede del Comando Militare Nato di Milano e il Comando Militare Esercito Lombardia.
Sulla facciata esterna sono affissi il proclama del re Vittorio Emanuele III alle truppe combattenti (24 maggio 1915) e il bollettino della vittoria con cui il generale Diaz, comandante supremo dell'Esercito Italiano, annunciò la vittoria dell'Italia e la disfatta nemica nella prima guerra mondiale. Sulla facciata posteriore è incastonata una palla di cannone scagliata dall'esercito austriaco durante le Cinque giornate di Milano.

Al numero 12 splende con discrezione un bel palazzo rococò: Palazzo Citterio. Ad oggi purtroppo questo edificio, con il suo grandissimo giardino, è in stato d'abbandono ed è parte integrante, con la denominazione di "Brera 2", del piano della "Grande Brera".
Due anni fa circa venne occupato per due giorni dal Collettivo Macao.

Per proseguire il percorso a caccia di curiosità bisogna tornare indietro fino a via Fiori Oscuri (chiamata così probabilmente per lo stemma del vicino sestiere di Porta Nuova che era una scacchiera bianco nera; al contrario via Fiori Chiari faceva riferimento alla Porta Comacina che aveva come stemma una scacchiera bianco rossa) . Qui, proprio davanti al secondo ingresso dell'Orto Botanico, c'è ancora la farmacia dove Carlo Erba iniziò a muovere i passi nel campo farmaceutico.




Al termine di questa caratteristica strada si interseca via Borgonuovo, una volta chiamata contrada dei nobili o  contrada de' sciuri grazie alle sue nobili dimore soprattutto del XIX sec.
Qui troviamo infatti Palazzo Landriani (25), Palazzo Crespi (18), Palazzo Perego di Cremnago (14), Palazzetto Bascapé-Recalcati (15), Palazzo Orsini (11, sede della Giorgio Armani SpA).
Al n° 23 abbiamo la possibilità di visitare il Museo del Risorgimento e le Civiche Raccolte Storiche presso l'elegante Palazzo Moriggia (http://www.museodelrisorgimento.mi.it/).

Cappello di Napoleone


Al n° 20 invece troviamo Palazzo Bigli, residenza della contessa russa Giulia Samoyloff.
Il 9 maggio del 1832 la nobildonna tenne una festa che durò ben tre giorni. Il giardino per l'occasione fu impreziosito da labirinti di siepi, cascate di fiori, orchestre che suonavano nascoste nel verde e un teatrino che proponeva spettacoli senza sosta. L'eco di questo spreco arrivò in Russia e costrinse lo zar a far interdire la contessa e a dare i suoi beni in amministrazione a una banca milanese.
Sicuramente Giulia fu un personaggio bizzarro anche per i suoi contemporanei: aveva l'abitudine, poi così non originale, di farsi il bagno ogni mattina in una vasca piena di latte; latte poi rivenduto al vicino caffè Cova che lo trasformava in un sorbetto venduto ai soldati austriaci i quali erano follemente innamorati di lei (e non solo loro).

Giulia Samoyloff

La via Borgonuovo sfocia su via Monte di Pietà, chiamata così perchè qui aveva sede il Monte di Pietà. Questa istituzione, presente in tutta Italia, aveva come scopo quello di prestare soldi a condizioni favorevoli rispetto a quelle di mercato, a fronte della cessione di un pegno. Il Monte di Pietà milanese venne fondato nel 1498 da Ludovico il Moro e nel 1786 trasferito in uno stabile di questa via dove tutt'ora ha sede la sala aste della UBI Banca (al civico 5).
Il vecchio Monte di Pietà ha preso il posto del soppresso monastero delle francescane di s.Chiara che era sito nella contrada dei Tre Monasteri  (contrada precedentemente chiamata della Cantarana, dal nome di un vicino canale popolato da numerose rane particolarmente "canterine").
Oltre al monastero di s. Chiara, in questa zona potevamo trovare il convento delle Cappuccine di s. Barbara, al posto della vecchia sede Cariplo di via Monte di Pietà, il monastero delle Agostiniane e il convento delle Umiliate di s. Caterina. Nel XIX sec. vennero tutte abbattute per fare posto a Palazzi signorili che parzialmente possiamo ammirare tutt'oggi, come ad es. la Ca' de sass, la già citata vecchia sede della Cariplo, così chiamata perchè ricoperta da larghe pietre regolari ("sass" appunto).


Così come sempre moderna è la fontana che possiamo ammirare alle spalle di questo edificio: si tratta della "Fontana dei Tritoni" del 1928 (via Romagnosi) che può sembrare antica, viste le sue linee classiche.
Fu costruita facendo riferimento alle sede della vicina Cassa di Risparmio (Cariplo); infatti le due statue laterali simboleggiano il Risparmio e la Beneficenza, emblemi di questo istituto di credito fin dalla sua fondazione. La scultura di sinistra, quella dedicata al Risparmio, è stata soprannominata "La Dòna di Trè Tétt", dato che vicino al seno tiene un salvadanaio rotondo, che occhi più maliziosi identificarono in una tetta.

La Fontana dei Tritoni...soffocata dalla "Milano che lavora"!


La perpendicolare via Verdi (rispetto a via Monte di Pietà) ospita la barocca chiesa di s. Giuseppe (a lungo considerata esempio da seguire per l'edilizia sacra seicentesca). Questa chiesa conserva, oltre ad un presepe presente tutto l'anno (durante l'Avvento viene illuminato; si trova sotto il primo altare a sin.), anche una reliquia non visibile al pubblico: un pezzo di mantello di san Giuseppe.

Originale planimetria della chiesa barocca con la sua splendida pavimentazione

In via Verdi al 5 troviamo la residenza di Vincenzo Monti (scrittore italiano). E' questa una zona di Milano molto importante per la storia Risorgimentale; in via Monte di Pietà al 14 c'era la residenza di Federico Confalonieri (patriota italiano), mentre al 15 quella di Silvio Pellico (scrittore e patriota italiano).

Il giro per la sorprendente Brera termina qui, in via Verdi angolo via Manzoni (p.za della Scala), dove una volta c'era lo storico caffè Cova (proprio quello del sorbetto al latte della contessa Samoyloff!...nonchè privilegiato posto dove ci si raccoglieva a "far l'Italia") dal 1950 trasferito in via Montenapoleone e (ahimè!) recentemente acquistato dai francesi...

Un'ultima domanda: ma che ci fa Jovanotti al Museo del Risorgimento?!!!!




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