Se tutti ormai sanno che Roma è stata la capitale di un grande impero, pochi invece sono a conoscenza del fatto anche Milano è stata la capitale… dell'Impero Romano!
Nel 286 d.C. infatti la sede imperiale divenne Mediolanum (attuale Milano) e qui vi rimase fino al 402.
Eppure, mentre a Roma è ancora possibile ammirare molte testimonianze storiche di quel periodo, a Milano non c'è rimasto più niente (o quasi).
Nel 539 infatti una "simpatica" popolazione che prende il nome di Goti ha pensato bene di far "tabula rasa" di quella che all'epoca era una splendida città.
Dunque, per poter trovare ciò che resta dell'antica Mediolanum, bisogna armarsi di pazienza e improvvisarsi novelli Indiana Jones.
Anche l'antica basilica di san Lorenzo alle Colonne non fa eccezione, in quanto a scarsezza di tracce romane.
Ci troviamo poco fuori le mura dell'antica Mediolanum, sulla strada che portava a Ticinum (oggi Pavia), a due passi dal Palazzo Imperiale. Qui sorse, con tutta probabilità nel V sec., un' antica basilica.
Il sapore di questo vetusto luogo di culto lo si può ancora oggi assaporare entrando in chiesa, ma le tracce di quella che doveva essere la basilica durante l'Impero sono davvero poche.
Nel corso del tempo infatti la chiesa è cambiata notevolmente, purtroppo.
Si pensa che fino all'XI sec. fosse ricca e splendente; per poterla edificare furono addirittura impiegati ben 10 kg di oro!
I mosaici erano i veri protagonisti di questo sfarzoso luogo di culto: l'antica cupola era presumibilmente decorata con una infinità di tessere in gran parte d'oro, la parte bassa del suo muro perimetrale e i pilastri sfoggiavano marmi e porfido, mentre il pavimento era ricoperto da piastrelle bianche e nere.
Di tutta questa ricchezza è rimasto solo qualche lacerto di mosaico nell'atrio della cappella di sant'Aquilino, nonché un residuo di antico pavimento all'ingresso di quella dedicata a san Sisto.
| Lacerto di antico pavimento, cappella di san Sisto |
Causa di questa devastazione non furono tanto le invasioni barbariche, quanto incendi, crolli e terremoti.
Come al solito, la fantasia popolare ci impiegò poco a inventare un episodio capace di spiegare un grave incendio avvenuto attorno all'anno 1000.
Correva il 1071, quando una cicogna decise di fare il proprio nido su una delle quattro torri campanarie di san Lorenzo. Una volta schiuse le uova, la cicogna, da brava mamma, decise di lasciare il nido per andare alla ricerca di cibo per i suoi piccoli. Saputa la notizia, il serpente riuscì ad arrampicarsi fino in alto e a mangiare tutti i cuccioli. Al suo arrivo la cicogna non trovò più i piccoli e andò su tutte le furie. Tale e tanta fu la sua rabbia, che riuscì a recuperare un tizzone ardente e con quello uccidere il serpente che nel frattempo si era addormentato al calduccio del bel nido. Tuttavia nel fare questo, diede fuoco al rifugio di paglia ormai tristemente orfano dei suoi piccoli. Il fuoco in un attimo si estese all'intera basilica, cancellando tracce preziose di un passato romano glorioso.
Insomma, se ad oggi rimane poco degli antichi fasti mediolanensi in san Lorenzo lo dobbiamo al solito serpente che è capace solo di fare danni (Eva docet)!
Dodici anni dopo, durante la ricostruzione, si verificò un fatto miracoloso che era stato predetto dall'arcivescovo stesso: un'inferma fu infatti guarita davanti a un dipinto della Madonna del Latte, esposto su un muro perimetrale esterno della basilica. In seguito a quest'evento, le donazioni si moltiplicarono, permettendo un più rapido avanzamento dei lavori di ricostruzione. Tuttavia i lavori di rifacimento della cupola terminarono più di 50 anni dopo e in tale occasione, per volere di Federico Borromeo, il dipinto della Madonna del Latte venne trasferito sull'altare maggiore, dove rimane tuttora.
| Madonna del Latte |
Si rimane incantati a osservarla dall'esterno, nel Parco delle Basiliche, di sera quando è magistralmente illuminata.

La sua forma è decisamente insolita e originale.
Non si presenta nel classico aspetto a croce latina, bensì a forma quadrata con cappelle laterali. Ogni cappella presenta inoltre un campanile (san Lorenzo ne ha dunque 4) edificati per poter dare stabilità alla struttura.
L'interno invece è a forma circolare, con deambulatorio tutto intorno e matroneo al piano superiore (quest'ultimo è una preziosa testimonianza dell'antica basilica paleocristiana).
| Interni |
Visto il suo aspetto circolare, l'acustica è davvero eccellente, tanto che il celebrante potrebbe addirittura fare a meno del microfono.
Eppure le tracce romane sono ben visibili sin dall'esterno. Questa chiesa infatti è famosa per le sue 17 colonne (16 enormi e una piccolina sulla loro sommità) di origine romana che facevano parte forse di un antico quadriportico che precedeva la basilica. Le stesse molto probabilmente provengono da un antico tempio che doveva trovarsi non distante dal Palazzo Imperiale. Le colonne, oltre a essere diventate iconiche per Milano, delimitano lo spazio occupato dai ragazzi che ogni sera animano la piazza antistante la basilica (attenzione che oltre le colonne passa il tram!).
| Colonne di san Lorenzo |
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| Movida alle colonne Foto tratta da www. zero.eu |
La presenza della movida però la si può riscontrare in segni ben tangibili in questa zona. Le superfici esterne infatti sono pasticciate da odiosi tag. Il murales di via Pio IV (uno dei più belli della città) è stato irrimediabilmente pasticciato e la statua dell'imperatore Costantino presenta degli adesivi sulla cintura.
| Graffito di via Pio IV |
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| Statua dell'Imperatore Costantino |
Quest'ultima opera d'arte è la copia del 1939 di una statua romana sita in san Giovanni Laterano. Venne posizionata qui dopo gli sventramenti della piazza avvenuti in quegli anni. Nel corso del tempo infatti questo spazio si riempì di case povere ed abusive che poggiavano sulle strutture della basilica. Quando finalmente vennero abbattute, si decise di posizionare in questo luogo la statua dell'imperatore autore dell'editto di Milano, con il quale finalmente i cristiani nel 313 d.C. poterono professare la propria religione senza il rischio di essere sbranati dai leoni.
| Sagrato di san Lorenzo nei primi anni del Novecento |
Le catapecchie non solo si presentavano sulla piazza antistante la basilica, ma anche al posto dell'attuale parco delle Basiliche. Nell'immediato secondo dopoguerra infatti si decise di eliminare questi edifici ormai abbattuti dalle bombe degli Alleati e creare così un magnifico parco che permette di ammirare sia san Lorenzo che sant'Eustorgio dall'esterno.
La zona è stata fino a poco tempo fa poco raccomandabile. Qui nel 2000 si decise di chiudere lo spazio con una cancellata per poter controllare più agevolmente il fenomeno dello spaccio. Ai giorni nostri abitare in questa zona è sicuramente uno status symbol, ma anticamente lo spazio della Vetra (corso d'acqua che qui passava) era pericolosa oltre che popolare.
Celebre è la canzone "La povera Rosetta" la quale narra di una giovane prostituta che qui svolgeva il proprio mestiere e che nel 1913, all'età di 18 anni, venne uccisa a botte da parte di due agenti dell'ordine pubblico.
Il tredici di agosto,
in una notte scura,commisero un delitto
gli agenti di questura.
Hanno ammazzato un angelo:
di nome la Rosetta.
Era di piazza Vetra,
battea la Colonnetta.
Chi ha ucciso la Rosetta
non è della Ligera:
forse viene da Napoli,
è della Mano Nera.
Rosetta, mia Rosetta,
dal mondo sei sparita,
lasciando in gran dolore
tutta la malavita.
Tutta la malavita
era vestita in nero:
per ‘compagnar Rosetta,
Rosetta al cimitero.
Le sue compagne, tutte,
eran vestite in bianco:
per ‘compagnar Rosetta,
Rosetta al camposanto.
Si sente pianger forte
in questa brutta sera:
piange la piazza Vetra
e piange la Ligera.
Oh, guardia calabrese:
per te sarà finita;
perché te l'ha giurata
tutta la malavita.
Dormi, Rosetta: dormi
Giù nella fredda terra;
a chi t'ha pugnalato,
noi gli farem la guerra;
a chi t'ha pugnalato
noi gli farem la guerra
Sin dal medioevo dietro san Lorenzo venivano bruciate le streghe e, a ricordo di questa zona infausta, è stata posizionata la statua di san Lazzaro (per conoscere la storia di una vittima di questi roghi, leggi il mio post CATERINA MEDICI: QUANDO A FAR LA DIFFERENZA E' UNA PARTICELLA DEL COGNOME).
| Statua di san Lazzaro |
Se adesso la nostra attenzione si sposta all'interno della basilica, non possiamo non visitare la sua cappella più prestigiosa, ossia quella di sant'Aquilino (ingresso a pagamento, € 2,00)
S. Aquilino era un sacerdote tedesco vissuto e assassinato a Milano nel XI sec per mano degli eretici che egli stesso combatteva. Il suo cadavere venne abbandonato in un fosso e dopo poco ritrovato dai facchini del tempo i quali decisero di trasportare le spoglie in santa Maria Maggiore. Eppure, complice la densa nebbia di fine gennaio, si persero e si ritrovarono davanti alla basilica di san Lorenzo. Qui deposero le sacre reliquie nella cappella della Regina (oggi intitolata al santo) e diedero il via all'antica tradizione di portare in dono ogni 29 gennaio (giorno in cui si festeggia il santo) una damigiana con 50 litri di olio che doveva servire per alimentare la lampada davanti all'urna. In cambio i facchini ricevevano un cartoccio con pane e formaggio. A seguire i membri della corporazione dei facchini si disperdevano nelle numerose osterie una volta presenti nei paraggi di san Lorenzo, per festeggiare degnamente sant'Aquilino.
Il corteo dei facchini partiva da via della Palla (zona via Torino) per poi giungere in san Lorenzo. Tutte le vie percorse dal corteo erano addobbate con drappi bianchi e rossi (i colori della città).
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| Sepolcro di sant'Aquilino |
La cappella probabilmente era un mausoleo per la moglie dell'imperatore Valentiniano I, Giustina. Fu collegata successivamente alla basilica tramite l'atrio, nel quale possiamo ancora trovare quello che rimane degli antichi mosaici. Ad accogliere nella cappella il visitatore che proviene dall'atrio è una cornice marmorea del I sec. d. C., probabilmente ultimo ricordo dell'antico circo che sorgeva nei pressi di san Lorenzo.
| Lacerti di mosaici tardoromani che rappresentano alcuni Apostoli |
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| Antica cornice marmorea |
La cappella è a base ottagonale, con nicchie absidate e catini decorati con antichi mosaici. Di questi ultimi ne sono rimasti solo due: Cristo tra gli apostoli e Cristo sul carro solare (un po' come Elio, la divinità pagana che aveva il compito di trasportare il sole).
Ed è proprio sulle tessere di quest'ultimo mosaico che durante il giorno di Natale avviene qualcosa di magico: all'alba infatti i raggi del sole vanno a illuminare quest'opera che vede protagonista proprio la nostra stella.
| Mosaico del Cristo sul carro solare |
Lo sfondo dell'altro mosaico invece è composto da tessere d'oro ed è uno dei primi mosaici d'Europa ad essere decorato in questa maniera.
| Mosaico di Cristo tra gli apostoli |
La cappella che si apre in fondo a sant'Aquilino custodisce l'urna con le reliquie del santo e venne fatta edificare per volere di san Carlo nel XVI sec. Dietro l'altare si trova una scala che conduce alle fondamenta della struttura. Qui è possibile ammirare il materiale di riciclo utilizzato per la costruzione delle fondamenta di san Lorenzo e proveniente dalla vicina arena romana ormai scomparsa.
| Fondamenta della basilica |
La cappella Cittadini deve il suo nome all'omonima nobile famiglia milanese la quale la fece completamente restaurare nel XVI sec., cancellando in questa maniera la decorazione precedente del XIII sec. Ad oggi quello che rimane degli antichi affreschi sono solo alcune di figure di elefanti e un Cristo benedicente.
| Graziosi lacerti di affreschi |
Per giungere all'interessante cappella di san Sisto, si passa davanti a quella paleocristiana di sant'Ippolito. E' quest'ultima una cappella molto utilizzata dai parrocchiani come luogo di preghiera e non presenta elementi particolarmente curiosi al proprio interno.
| Cappella di sant'Ippolito |
La cappella di san Sisto presenta un soffitto interamente affrescato nel Seicento nel quale spicca la figura di san Lorenzo con in mano la graticola (a destra nella fotografia), suo attributo iconografico. Il santo fu infatti martirizzato nel III sec. a Roma. Lorenzo fu sorpreso mentre celebrava l'eucarestia e fu arso vivo sopra una graticola messa sul fuoco, il 10 agosto 258.
| Affresco cappella san Sisto |
Nell'uscire per andare a visitare l'ultimo luogo curioso vicino alla basilica, non si farà fatica a notare come il pronao, nonché le due canoniche perpendicolari alla chiesa, siano di epoche decisamente diverse, rispetto al secolo di fondazione di san Lorenzo. Il porticato infatti è una aggiunta del 1894, mentre le due canoniche sono del XVII sec.
| Una delle due canoniche di san Lorenzo |
Quante volte, nel corso dei secoli, l'uomo ha ricercato più capri espiatori, che fattori eziologici per affrontare le epidemie?
Un caso decisamente eclatante fu quello di Gian Giacomo Mora.
Milano, 1630. In città scoppia una tremenda epidemia di peste bubbonica, capace di uccidere ben tre milanesi su quattro. La gente è arrabbiata e non si spiega perché tutta questa sfortuna su di loro, brave persone che non hanno nemmeno la possibilità di scappare da quel luogo infernale.
Un giorno una donna fa una denuncia anonima al Capitano di Giustizia: dice di aver visto un uomo cospargere di uno strano unguento le pareti delle case milanesi. L'uomo in questione si chiama Guglielmo Piazza il quale, sotto tortura, si dichiara colpevole e indica il barbiere Gian Giacomo Mora quale fornitore di quel fatale unguento. In effetti, durante una ispezione, viene fuori che nel negozio del barbiere ci sono delle strane pomate (che in realtà però servono solo per l'esercizio del suo mestiere). Così, tra un ferro rovente sulla pelle e una tenaglia per cavare i denti, il povero Gian Giacomo ammette di aver commesso il fatto e di non essere stato l'unico. L'indagine coinvolge infatti ben tredici innocenti (tra cui una persona già morta. Al suo posto verrà bruciato un fantoccio che lo rappresenta). Alla fine del processo Gian Giacomo non merita che la morte, dato che ha causato tutto questo dolore alla città. In data 1 agosto viene arso vivo nell'attuale parco delle Basiliche, dopo che gli è stata tagliata una mano, spezzate tutte le ossa e tagliata la gola. I milanesi pieni di rabbia, dopo aver infierito su di lui durante l'esecuzione della pena capitale, decidono di radere al suolo anche la sua bottega, tanto era il male che egli aveva procurato a Milano e ai milanesi. Al suo posto viene addirittura eretta una colonna (che il Manzoni definirà "infame") e una targa atta a descrivere ciò che il Mora aveva combinato, nonché le conseguenze del suo scellerato gesto, quale monito per tutti gli abitanti.
Dobbiamo aspettare il Secolo dei Lumi affinché questa ingiusta colonna venga abbattuta. Al suo posto oggi sorge un anonimo condominio moderno, mentre la lapide è stata trasferita al Castello Sforzesco. Ad altezza marciapiede, dove una volta c'era la bottega del povero Gian Giacomo, fa bella mostra di sé un monumento contemporaneo. L'artista, con questa scultura, ha voluto definire la grandezza della Colonna Infame; le due superfici che lo compongono abbracciano idealmente ciò che c'era e che oggi per fortuna non c'è più.
| Scultura dedicata alla Colonna Infame Foto tratta da www.milanosuitacchi. it |
Non finirà mai la mia personale lotta contro il "si stava meglio quando si stava peggio". Un approccio razionale e scientifico delle malattie è (chettelodicoaffà) decisamente più funzionale di un approccio fatalista, complottista e ignorante (che tante tracce ha lasciato ancora oggi nel 2026).
| Moderno barbiere a due passi dall'antica bottega del Mora |
Insomma, come al solito, la città storica di questa Milano che va di fretta, godereccia, che guarda sempre e solo avanti è capace di custodire, nell'arco di poche decine di metri quadri, tanta di quella storia che forse anche i tombini sarebbero in grado di incantarci con i loro ricordi!
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| Misteriosa colonna posizionata al contrario per l'edificazione della basilica e della quale si ignora da quale edificio romano esattamente provenga |
| Ingresso di c.so di p.ta Ticinese 22 dove sono state girate alcune scene in esterno del film "Maledetto il giorno che ti ho incontrato" di e con Carlo Verdone |
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| Non tutti hanno la fortuna di giocare in oratorio all'ombra della cappella di sant'Aquilino |










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