Emergere dalla fermata Sondrio della linea metro gialla, significa quasi trovarsi dentro la hall di un albergo di lusso.
| Ingresso dell'albergo Crowne Plaza www.cpmilancity.com |
Il panorama attorno è uno di quelli che spingono a pensare che Milano è tutto tranne che una città turistica. Tra vialoni congestionati dal traffico e palazzoni di cemento, di certo non vien voglia di fare una bella passeggiata rilassante, a caccia di bellezze e curiosità.
Eppure anche quest'angolo moderno offre spunti per meravigliarsi e scattare delle turistiche fotografie.
La congestionata via Melchiorre Gioia, fino al 1959, altro non era che il Naviglio Piccolo di Milano. Poco più avanti, direzione periferia, la Martesana compiva una curva a gomito per poi andarsi a tuffare nella Cerchia dei Navigli. A Greco ancora oggi possiamo vedere il canale artificiale "svoltare" a sinistra per poi essere tristemente tombinato. Sotto il manto stradale scorre ancora impetuosa l'acqua che anticamente confluiva nella la Cerchia dei Navigli, in Brera.
| Punto in cui la Martesana viene tombinata a Greco |
Fin dal secondo dopoguerra la sponda sinistra della Martesana (guardando verso i grattacieli di Porta Nuova) è stata caratterizzata dalla presenza di alti condomini, mentre quella destra, da basse abitazioni.
Qui la Milano antica di Crescenzago, Gorla e Greco lascia il passo a quella moderna e futuristica della zona di Gae Aulenti con i suoi incantevoli grattacieli.
| Via Melchiorre Gioia |
Eppure, poco fuori dal centro storico di Greco, qualche traccia di antico ancora sopravvive.
Strade come Via del Progresso ci ricordano l'origine popolare e operaia di questa zona milanese. Anche le case basse dell'alzaia (numeri civici dispari di Melchiorre Gioia) nascono circa un secolo fa come alloggi per famiglie di certo non ricche. Oggi tutto è cambiato: quello che anticamente era un quartiere povero (Greco con la sua frazione Maggiolina) ospita invece ricche famiglie che abitano in case indipendenti con domestiche indipendenti.
| Basse abitazioni lungo via M. Gioia |
| Osteria del Progresso in via del Progresso |
Anche le famose case igloo di via Lepanto nascono nel 1946 con l'urgenza di dare un tetto (e che tetto!) agli sfollati milanesi della Seconda Guerra Mondiale.
Queste originali abitazioni vennero edificate velocemente grazie alle sue ridotte dimensioni. Vedono un bilocale al pian terreno e una camera da letto al seminterrato. Delle tre case igloo ancora presenti, spicca per originalità quella interamente dipinta di bianco, che la fa sembrare una vera e propria abitazione eschimese (notevole anche l'arredamento interno).
| Casa a igloo |
| Case a igloo |
In quello che ancora oggi viene chiamato il Quartiere dei Giornalisti (1911) sorgevano anche "le case a fungo", poi purtroppo abbattute per costruire più redditizi villini. Per fortuna alcune di queste case (ispirate a un fungo allucinogeno) sono state successivamente ricostruite a Novate Milanese.
| Casa a fungo foto tratta da www.milanotoday.it |
La zona tra via Arbe (a due passi da piazzale Istria) e via Cagliero è particolarmente tranquilla poiché caratterizzata da villini attorniati da giardini, su vie poco trafficate, molte delle quali ancora oggi intitolate a giornalisti.
| Via Eugenio Torelli Viollier |
La poco conosciuta via Cagliero conduce all'attrazione principale della Maggiolina: Villa Mirabello, nell'omonima via.
Entrare in questo luogo così tranquillo di Milano ti fa abbandonare qualunque frenesia e malumore. Villa Mirabello possiede in sé qualcosa di magico; ti ricorda che Milano è una città storica, con un'antica vocazione agricola, nella quale si perseguiva il criterio della bellezza (alla faccia dei grigi condomini di via M. Gioia).
| Villa Mirabello, chiostro |
| Villa Mirabello, chiostro (dettaglio) |
Questo delizioso edificio venne costruito nel XV sec. dai Visconti e successivamente acquistata dalla nobile famiglia dei Mirabello. Molti furono i proprietari e tra questi ci fu anche Pigello Portinari, fiorentino quattrocentesco, zio di Beatrice che tanto ispirò Dante nelle sue opere letterarie.
Ancora oggi lo stile predominante delle villa è, nonostante i pesanti rimaneggiamenti novecenteschi, quello rinascimentale. La villa è senza dubbio bella perché pensata inizialmente come luogo di delizie e solo dopo invece anche come come luogo di lavoro, dal momento in cui si occupava di mettere a frutto i possedimenti terreni nei paraggi.
Ad oggi è gestita dalla Fondazione Mirabello molto attiva nel sociale.
| Villa Mirabello, dettaglio |
Se poi, una volta fuori dalla nobile struttura, ci si accorge di esser rimasti male dal fatto che la chiesetta gentilizia di Villa Mirabello è spesso chiusa, allora sarà possibile trovare rifugio nella vicina chiesa di sant'Angela Merici (via Cagliero 26).
| Chiesa sant'Angela Merici, facciata |
Questa struttura religiosa venne inaugurata nel 1959 e si mostra in forme moderne. L'elemento architettonico più prezioso e originale è senz'altro la seconda cappella laterale destra. Qui è possibile trovare un dipinto del 2006 nel quale viene rappresentata una moltitudine di persone in cammino. L'autrice, Silvia Mondini, dimostra una encomiabile capacità di accoglienza: accanto a figure sante cattoliche come sant'Ambrogio, pone santi ortodossi, figure laiche come Martin Luther King, nonché una sagoma senza volto (come a dire che chiunque di noi può partecipare a questa ammirevole sfilata).
| "La comunione dei santi e dei testimoni" |
Sempre nella stessa cappella è possibile trovare una statua lignea di sant'Angela con, ai suoi piedi, un cestino ripieno di bigliettini con tenere preghiere dei fedeli.
| Statua sant'Angela Merici |
Eppure, giunti a questo punto del racconto, potrebbe essere che uno dei miei quattro lettori, mentre ammira le tante palazzine liberty della zona, si stia chiedendo la ragione di questo titolo così insolito: Maggiolina: il quartiere delle fragole.
L'origine del nome di questa zona deriva dall'omonima cascina qui presente fino al 1920. Cascina che probabilmente produceva principalmente fragole, in milanese dette magioster (e da qui "Maggiolina") poiché crescevano in maggio.
Insomma, quale mese migliore, se non questo, per andare a fare una passeggiata in Maggiolina?
| Cascina Maggiolina in un quadro del 1917 di Enrico Edoardo Intraina |
| Ingresso pedonale ai garage sotterranei di un condominio in Maggiolina |
Postfazione
Via Arbe segna il confine di questo elegante quartiere, che spero di aver fatto conoscere con il mio scritto.
Qui è possibile ammirare una serie di immobili prestigiosi che un po' contrastano con quelli più popolari della vicina viale Zara.
Tra i vari palazzi eleganti, ce n'è uno (civico 55) decisamente originale per la sua facciata...e non solo. Esternamente presenta una serie di stemmi e dettagli che possono passare inosservati, eppure la scritta "Rifugio privato" (con tanto di frecce) salta subito all'occhio.
E' questo uno dei tanti palazzi costruiti a inizio Novecento e che conserva ancora il sapore elegante e meneghino di inizio secolo.
Al suo ingresso trovo un elegante abitante di ottant'anni (ci tiene a sottolineare più di una volta che è nato nel '45. terminata la guerra) il quale mi fa brevemente da guida turistica.
Racconta di quando quella zona era poco abitata, eppure, nonostante questo, alcuni edifici presero fuoco durante i bombardamenti del '43 da parte degli inglesi. I caccia infatti partirono dalla vicina Stazione Centrale e seminarono spezzoni incendiari su tutto il tragitto tra la stazione e le grandi fabbriche di Sesto san Giovanni (e i palazzi di via Arbe si trovavano esattamente su questa traiettoria). Scopo degli spezzoni al fosforo era quello non di abbattere, ma di incendiare con materiale difficile da spegnere. Per trovare riparo dagli attacchi aerei si era pensato in quel palazzo a un rifugio sotterraneo (da qui la scritta sulla facciata) che però, in caso di crolli a causa dei bombardamenti, non avrebbe retto poiché le cantine erano state costruite senza l'ausilio del cemento armato.
Poi ad un tratto il suo sguardo si vela un po' di malinconia, mentre mi racconta degli scempi edilizi moderni che stanno facendo più danni della guerra. Proprio di fronte al suo elegante palazzo infatti c'era una deliziosa palazzina (stile neo medievale) che ospitava il ristorante I Tre Pini (ancora oggi nel giardino splendono tre maestosi alberi). Tre anni fa lo stabile è stato abbattuto, per costruire un piccolo condominio che solo lontanamente ricorda la bellezza della palazzina di inizio Novecento.
Mentre parla, il mio Cicerone guadagna, passo dopo passo, l'ascensore. Probabilmente ha fretta (d'altronde come dargli torto: è mezzogiorno e la pancia reclama!). Grazie ancora e grazie per le chiacchere. Per un attimo mi è sembrato di tornare a un secolo fa, quando la gente si fermava a parlare anche con gli sconosciuti (impressionante come i condomini di questo stabile ad oggi si incrocino nel portone senza nemmeno salutarsi...).
| Ingresso condominio Via Arbe 55 |
| Antiche indicazioni per il rifugio anti aereo (le cantine) |
| Eleganti scale del condominio |
| Condominio che ha sostituito il ristorante "I Tre Pini" |
| Ristorante "I Tre Pini" |
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