lunedì 7 marzo 2022

MILANO AL FEMMINILE

Foto tratta www.vivaiogardenforest.it


Ho ricevuto qualche giorno fa una telefonata da una mia amica la quale mi chiedeva di parlare pubblicamente delle rappresentazioni delle donne nell'arte. In un primo momento mi son sentito di rifiutare, essendo io solo un appassionato d'arte e dunque non esperto. Alla luce di questa lusinghiera richiesta tuttavia ho provato a far mente locale su quanto Milano abbia reso omaggio al gentil sesso e l'elenco conseguente è risultato ricco e goloso.

Eccolo nelle righe a seguire, con l'intento di far cosa gradita in questo mese dove si è soliti omaggiare le donne e la loro divina presenza sulla faccia della Terra…


Tante definizioni ha ricevuto finora Milano; una tra tutte "la città della Madonnina" ed è proprio questa statua religiosa la più rappresentativa tra tutte le espressioni artistiche in chiave femminile in quel di Milano.

Foto tratta da www. comune.milano.it

La statua più famosa della città venne posizionata sul Duomo nel 1774 e da allora invoca la benedizione sulla metropoli che si estende ai suoi piedi, con lo sguardo e le mani rivolte verso il cielo. E lo fa dall'alto dei suoi 108,50 m: fino al 1954 punto più alto della città. C'era infatti una regola non scritta (che poi negli anni '30 diventata legge) secondo la quale la Madonnina doveva essere il punto più alto di Milano. Con il boom economico però questa accortezza non venne più rispettata e così, prima con la torre Breda e poi nel 1961 con il grattacielo Pirelli, si costruì fino all'altezza di 127 m. Tuttavia, un po' forse dettati dal rimorso, si è collocata una riproduzione di 85 cm della Madonnina sul tetto del Pirellone, una sul tetto del Palazzo Lombardia nel 2010 ed una sulla torre Isozaki nel novembre del 2015.

Madonnina sulla Torre Isozaki
Foto tratta da www. ilgiorno.it


Esistono in città centinaia di opere d'arte dedicate alla mamma di Gesù, ma quelle di cui voglio narrare ora si trovano proprio in Duomo.
All'angolo tra il transetto e l'abside infatti possiamo ammirare un quadro molto rovinato che ritrae una classica Madonna che allatta. Più conosciuto come Madonna dell'Aiuto, fino a qualche tempo fa veniva anche chiamata la “Madonna dei sciori” (Madonna dei ricchi) in contrapposizione ad un altro quadro chiamato “Madonna delle Rose” soprannominato la “Madonna dei poveritt”. Quest'ultimo quadro è posizionato dal lato opposto rispetto alla “Madonna dell'Aiuto” ed ha una storia molto particolare: nel 1409 Milano era in guerra e sotto assedio dei soldati guelfi. I milanesi, sugli spalti del Duomo, una volta finite le munizioni, avevano iniziato a depredare le pietre che servivano per la costruzione del Duomo, per farne proiettili da sparare con i loro cannoni. Una mattina di quell’anno, ai piedi della Madonna delle Rose, c’era una donna. Aveva appena portato a Maria una corona di rose fresche. Era lì per pregare e chiedere perdono per il figlio, anche lui sugli spalti e anche lui reo di compiere un sacrilegio, una offesa alla Cattedrale.
Qualche giorno dopo la donna era di nuovo in ginocchio davanti all’immagine sacra, ma questa volta per chiedere la grazia: il figlio era stato ferito a morte ed ora era agonizzante nel suo letto… Eppure, mentre pregava, avvenne qualcosa di insolito: le rose, che nel frattempo si erano appassite, tornarono ad essere fresche, colorate e profumate come il primo giorno. La donna corse subito a casa e si accorse del miracolo: il figlio era perfettamente guarito!

Madonna delle rose
foto di Stefano Teneggi


Ora, per conoscere la prossima curiosa rappresentazione di Maria, dobbiamo idealmente spostarci a pochi passi dal Duomo, ossia in piazza san Fedele.
All'interno della chiesa che da' il nome alla piazza è ospitato un lacerto d'affresco con una storia molto curiosa: la Madonna delle ballerine.
A questa Madonna si rivolgono tutti gli artisti, ma in particolar modo le ballerine prima di una prima alla Scala.
L'opera si trovava in una cappella dei Della Torre, nemici storici dei Visconti con i quali rivaleggiavano per il controllo di Milano nel XIV sec. Ai Torriani però non andò affatto bene dato che nel 1311 l'imperatore Arrigo VII di Lussemburgo, alleato dei Visconti, rase al suolo il quartiere di questa nobile famiglia che si trovava nei pressi dell'attuale sede della Banca Commerciale d'Italia. Di quello scempio è rimasta memoria nel nome della via: via case rotte. Molto probabilmente l'attuale Madonna delle ballerine sopravvisse alla distruzione, tanto che nel 1394 venne trasferita nella neonata chiesa di san Giovanni Decollato. Chiesa che venne abbattuta nel 1906 per fare posto all'attuale sede della BCI; l'affresco tuttavia si salvò nuovamente grazie al trasferimento nell'attuale cappellina adiacente all'abside di san Fedele, alla quale si poteva accedere direttamente fino a qualche anno fa da una porticina laterale che si affaccia su via Catena.
Ad oggi risulta essere un po' difficile la visita di questo affresco: per accedervi bisogna infatti passare dalla Sacrestia (definita "la più bella Sacrestia di Milano") che reca all'ingresso la poco confortevole scritta "vietato l'accesso ai non autorizzati", ma si sa che difficile non è sinonimo di impossibile, così, se si ha la possibilità di interpellare qualcuno che si trova all'interno della Sacrestia, ecco che questo qualcuno, sempre molto disponibile, permetterà la visita dell'affresco stesso.
La chiesa di San Giovanni Decollato era la sede della congregazione religiosa dei Disciplini che si occupava di dare assistenza spirituale ai condannati a morte; la Madonna dei Torriani era dunque l'ultima immagine che potevano vedere e adorare i detenuti che transitavano dalla chiesa prima di giungere alla loro destinazione finale. Dunque ad oggi possiamo affermare che le ballerine affrontano una prima con lo stesso stato d'animo che avevano i condannati a morte alla vigilia della loro dipartita!

Madonna delle ballerine


Il viaggio virtuale che dobbiamo fare adesso è leggermente più lungo, ma comunque non impegnativo. Da piazza san Fedele infatti ci trasferiamo in corso Italia. Qui è possibile trovare una tenerissima immagine di una Madonna con Bambino, conosciuta come la Madonna di sant'Ambrogio
La storia passata di Milano è caratterizzata da frequenti epidemie e il seguente episodio è proprio ambientato durante una di queste pestilenze: la notte del 30 dicembre 1485.
La cornice è decisamente affascinante: la chiesa manierista di s. Maria dei miracoli presso san Celso, chiesa purtroppo poco conosciuta e che invece necessita di esserlo, soprattutto per la sua storia.
Dove oggi troviamo il santuario, nel IV sec. d.C. avremmo trovato boschi e zone coltivate, spesso utilizzate segretamente per seppellire i martiri cristiani. Fu proprio qui, dove oggi vediamo la piccola chiesa neo-romanica di san Celso, che sant'Ambrogio trovò le reliquie di san Nazaro e Celso. I resti del primo vennero traslate nell'odierna chiesa di san Nazaro in corso di Porta Romana, mentre le reliquie del secondo furono conservate nell'attuale chiesetta edificata appunto per volere del patrono di Milano. Accanto alla chiesetta fu edificato un edificio religioso ancora più piccolo che serviva semplicemente per custodire l'immagine sacra di una Madonna con Bambino (la Madonna di sant'Ambrogio).

Chiesa di santa Maria dei miracoli presso san Celso
foto tratta da www.chiesadimilano.it

Nella notte del 30 dicembre 1485 i milanesi si trovavano stipati in questa chiesetta per chiedere la grazia alla Madonna di sant'Ambrogio affinché la peste cessasse. Improvvisamente, durante la preghiera, Maria scostò il velo che in quel periodo si usava mettere a copertura delle immagini sacre, sporse il Bambino che aveva in grembo verso i presenti, guardò negli occhi ad uno ad uno i fedeli, quindi tirò a sé Gesù e rimise al suo posto il velo. Da quel momento la peste iniziò gradualmente a scomparire da Milano e la gente a gridare al miracolo. I milanesi accorsero in massa a pregare questa Madonna e dunque la piccola chiesa non era più in grado di ospitarli tutti. Fu così che, con i lasciti dei fedeli, fu costruita santa Maria dei Miracoli (a ricordo dell'episodio) nello stile imperante in quel periodo, cioè quello Manierista.
Eppure la chiesa è famosa (e, a mio avviso, dovrebbe esserlo ancora di più) per un'antica tradizione.
Qui infatti c'era (e ancora oggi sopravvive, anche se poco conosciuta) la consuetudine di portare il bouquet di fiori alla Madonna da parte delle spose. Questa tradizione molto antica risale ai tempi dei romani quando le spose, oltre ai fiori, offrivano un obolo in denaro al Dio Imene. Dio pagano poi sostituito con l'immagine sacra della Madonna di sant'Ambrogio. Ad oggi infatti è possibile trovare qualche mazzo di fiori ai piedi della statua mariana situata sopra l'antico affresco.

Madonna di sant'Ambrogio
Foto tratta da www.dominocittà.wordpress.com


Dopo la Madonna di sant'Ambrogio, conosciamo la storia legata un'altra immagine sacra di Maria, questa volta collocata all'interno di una cappella dedicata al fratello di sant'Ambrogio: san Satiro. 

La piccola chiesa di santa Maria presso san Satiro è senz'altro una delle ragioni che rendono Milano meritevole di una visita.

La struttura rinascimentale infatti ospita un capolavoro architettonico di Bramante: l'abside con la sua incredibile prospettiva. Se si entra in chiesa infatti la parte terminale della chiesa dietro l'altare maggiore può non saltare subito all'occhio, ma  da distanza ravvicinata ci si accorge subito che siamo di fronte ad una finta abside. Lo spazio a disposizione del Bramante era infatti di soli 97 cm  e con questo risicato spazio il genio rinascimentale riuscì a dipingere una prospettiva tale da farla sembrare profonda ben svariati metri!
La storia della chiesa poi è davvero originale: nel XIII sec. infatti qui avremmo trovato solo una cappella dedicata a san Satiro, attualmente collegata al transetto sinistro. Il 25 marzo del 1242 tale Massanzio da Vigonzone, furibondo per le ingenti perdite al gioco d'azzardo, pugnalò l'immagine della Madonna con bambino allora situata all'esterno della cappella. L'affresco cominciò a sanguinare e subito si cominciò ad urlare al miracolo.
Come conseguenza di questo evento eccezionale Massanzio si fece frate (fino ad essere eletto Beato alla sua morte) e le offerte economiche dei pellegrini permisero di costruire l'attuale chiesa di santa Maria di miracoli, in grado di ospitare i tanti fedeli che qui si recavano per pregare l'immagine miracolosa.
A ricordo di questo evento eccezionale oggi possiamo vedere l'affresco sfregiato sopra l'altare maggiore, sovrastato da un altro affresco raffigurante l'episodio, ma soprattutto ogni 25 marzo (per tre giorni) è possibile recarsi in chiesa per ammirare sull'altare il pugnale protagonista dello sfregio.

Chiesa santa Maria presso san Satiro
Foto di Francesco Mezzotera


La prossima immagine sacra mariana è ospitata in un luogo davvero sorprendente: il santuario di santa Maria Bambina in via santa Sofia. Santuario che risulta essere estremamente anonimo all'esterno, ma che al suo interno lascia incantati per la sua bellezza ed armonia.

Nell'abside della chiesa infatti è ospitata una preziosa statuetta di Maria Bambina del XVIII sec. che fu in grado di compiere miracoli. 

Statue di questo tipo in passato si potevano trovare in molte case lombarde, ma soprattutto in quelle dei novelli sposi, quale auspicio per una prole numerosa.


Santuario di santa Maria Bambina
Foto di Francesco Mezzotera


Cosa ci fa una Madonna con le corna a Milano?? Ci troviamo nella Cappella Portinari presso la Basilica di sant'Eustorgio, a pochi passi dalla Darsena. Qui Vincenzo Foppa volle rappresentare un miracolo avvenuto grazie a s. Pietro da Verona (le cui spoglie sono conservate in questa porzione di chiesa): mentre celebrava l'eucarestia, il santo si accorse che il Diavolo si era impossessato di una statua della Vergine con Bambino (da qui le corna) e dunque scacciò Lucifero grazie all'ostia consacrata.

Madonna con le corna
foto tratta da www.repubblica.it


Della Vergine infine nella città ambrosiana esistono svariate statue, ma quella più preziosa è sicuramente la Pietà Rondanini, così chiamata dal nome di uno dei proprietari. Nel 1952 fu acquistata dal Comune di Milano e si scongiurò in questa maniera il pericolo che l'opera emigrasse all'estero.

Fu questa l'ultima ad essere scolpita da Michelangelo, che non riuscì a terminarla perché, ormai ottantanovenne, morì dopo pochi giorni aver cessato di lavorarci.
Sulla scultura è possibile notare la parte inferiore ormai definita e quella superiore invece solamente abbozzata poiché frutto di una seconda rielaborazione dell'opera.

Pietà Rondanini
Foto di Francesco Mezzotera


Eppure a Milano non esistono solo rappresentazioni sacre di donne. Nel settembre del 2021 è stata realizzata una statua a figura intera dedicata ad una figura laica e realmente esistita: Cristina Trivulzio di Belgiojoso (1808-1871). 

Si pensa spesso erroneamente che il Risorgimento sia stato popolato solo da personaggi maschili. La contessa invece si spese molto per la causa e non si risparmiò mai sia in termini diplomatici che operativi (ad esempio coordinò l'ospedale romano per curare i feriti delle battaglie a difesa della Repubblica Romana). 

Statua di Cristina Trivulzio di Belgiojoso
Foto tratta di Congolandia.g


Si sa gli artisti (storicamente in maggioranza uomini) dedicano la propria arte alla propria amata. E' quello che è successo ad Alessandro Rimini, professione architetto. Rimini ha avuto una vita talmente particolare che si potrebbe trarre un film: archistar del regime fascista, con la promulgazione delle Leggi razziali, non poté più lavorare, anzi venne perseguitato, dato che era ebreo.

Un dettaglio che colpisce della sua biografia è il profondo amore che nutriva verso la moglie, tanto da ritirarla in ben due edifici che lui progettò: la torre Snia viscosa (in corso Matteotti) e all’interno dell’ex cinema Astra (Corso Vittorio Emanuele).

Ascensori torre Snia Viscosa
Foto di Francesco Mezzotera

Mosaico all'interno dell'ex cinema Astra (dettaglio)
Foto di Francesco Mezzotera










Un'altra immagine tenera d'amore è possibile trovarla al Museo Archeologico. Sorprende infatti ammirare il bassorilievo di una coppia di sposi mediolanensi che si tengono per mano, ritratti su un lato del sarcofago che li custodiva.

Sarcofago romano
Foto di Francesco Mezzotera

Già che ci troviamo virtualmente al Museo Archeologico, rechiamoci nella qui presente torre di Ansperto, utilizzata dalle monache come oratorio claustrale. Qui è possibile ammirare alcuni affreschi risalenti al 1300 nei quali si vedono le monache battere le mani mentre cantano.

Affreschi all'interno del museo archeologico (dettaglio)
Foto di Francesco Mezzotera


Come precedentemente scritto, spesso le rappresentazioni delle donne da parte degli artisti uomini sono legate all'amore ed è proprio l'innamoramento la protagonista della prossima curiosità. Nel vicino Palazzo Litta,  nel salotto rosso è conservata, incastonata nel pavimento, una lacrima della duchessa Barbara Litta. Si racconta infatti che la nobildonna, emozionatasi nel vedere comparire nella sua dimora Napoleone Bonaparte, il quale si presentò a una festa pur non essendo invitato, si fosse lasciata sfuggire una lacrima che venne celebrata con una perla al centro di un mosaico.

Palazzo Litta, salotto rosso, dettaglio
foto tratta da www.milanocittastato.it



Diverso invece è il sentimento della povera ragazza protagonista di "Triste presentimento" (Girolamo Induno1862) presso la pinacoteca di Brera: la fanciulla, perdutamente innamorata del soldato è triste perché impegnato nelle lotte risorgimentali. La ragazza si sveglia nella sua stanza disordinata (e in questo non è cambiato nulla, rispetto agli adolescenti odierni) e guarda triste il ritratto del suo fidanzato.

Alcuni elementi della stanza richiamano il Risorgimento, tra cui "Il bacio" di Francesco Hayez che è esposto nella stessa sala esattamente di fronte al "Triste presentimento".

Girolamo Induno "Triste presentimento" 1862
Foto tratta da www.pinacotecabrera.org


Protagoniste dell'amore tormentato sono invece le due fanciulle accucciate su altrettanti delfini nella fontana dell'omonima piazza.

Sin dal giorno della sua inaugurazione (1780), i milanesi (dalla “lingua biforcuta”, è risaputo) soprannominarono le due ragazze “le Teodolinde”, le quali divennero simbolo dell’amore tormentato, a causa della loro espressione triste. Attualmente l’acqua che scorre proviene probabilmente dall’acquedotto milanese ma nel Settecento (ad oggi si stenta a crederlo visto il suo livello di inquinamento) veniva direttamente dal vicino Seveso. . . e la si poteva anche bere!

Fontana del Piermarini (dettaglio)
Foto di Francesco Mezzotera
 


Protagoniste, questa volta reali, di storie d'amore tormentate con finale infausto sono le donne rappresentate in Wall of Dolls.

Si tratta di una installazione artistica in via De Amicis ideata nel 2014 da Jo Squillo. Consta di una serie di bambole a testimonianza delle violenze subite dalle donne. Riprende anche qui in Italia una antica tradizione indiana, secondo la quale una donna che subisce violenza pone sull’uscio della propria abitazione una bambola.

Fa decisamente impressione pensare che ad ogni pupazzo esposto corrisponda in molti casi una vita che non c’è più. Questi balocchi, come è normale che sia, si logorano con il tempo e gli agenti atmosferici, così il loro aspetto è tutto tranne che rassicurante. Ma forse è proprio questo il senso dell’opera: avere la funzione di un “cazzotto nello stomaco” per non far passare sotto silenzio l’odioso fenomeno del femminicidio.

"The wall of dolls"
Foto di Francesco Mezzotera


Ci sono donne che hanno fatto della propria bellezza (e della conseguente devozione maschile) uno strumento di scalata sociale. E' il caso della contessa di Challant, nobilmente ritratta dal Luini nella chiesa di san Maurizio al Monastero Maggiore.

E' risaputo che nel XVI sec. la classe dominante era quella aristocratica, eppure c'era in quel periodo, tra le fila del popolino, una fanciulla milanese di nome Bianca Maria Scapardone conscia della sua bellezza e del non volersi accontentare di una vita fatta di stenti.
Dunque con fredda determinazione, mise in piedi il suo piano di scalata sociale…
Siamo nel 1514 quando Bianca riuscì a farsi portare all'altare da Ermes Visconti, il quale da lì a poco morirà lasciandole, tra l'altro, in eredità il titolo nobiliare.
In seguito si sposò con il conte Renato Challant, presto abbandonato dalla neo-contessa che decise di trasferirsi a Pavia con il lucido intento di conquistare uomini più potenti…
Ma trovò la persona sbagliata sul suo cammino: Ardizzino Valperga, conte di Masino, desideroso di vendetta poiché si era sentito usato.
Così, una volta che la contessa di Challant gli girò le spalle, il Valperga iniziò a spargere in giro maldicenze nei confronti della donna, tanto che Bianca Maria non poté più accedere ai salotti buoni della città.
La Scapardone andò su tutte le furie: era questa un'onta che andava lavata con il sangue!
Fu l'ennesima "vittima" della donna l'esecutore dell'omicidio: don Pietro di Cardona…
Eppure quest'ultimo non tardò a confessare chi era stato il mandante e così, nel 1526, la contessa, ribattezzata la "mantide di Challant", venne decapitata presso una delle porte laterali del Castello Sforzesco.
Qualcuno sostiene che il suo fantasma si aggiri ancora nei pressi del maniero…
Tra gli astanti della decapitazione ci fu anche Bernardino Luini il quale rimase affascinato dalla bellezza della donna, non compromessa neanche dalla morte violenta. Il pittore la volle così immortalare nei panni di santa Caterina inginocchiata per subire la decapitazione.

Cappella di santa Caterina in san Maurizio
Foto di Francesco Mezzotera


Eppure a pensare di fare l'associazione donne = protagoniste di storie d'amore, si rischia di fare un grossolano errore. A Milano infatti le figure femminili sono state ritratte anche nella loro rassicurante quotidianità. E' il caso degli affreschi nella Bicocca degli Arcimboldi.

L'ambiente più interessante della Bicocca è sicuramente la SALA DELLE DAME, stanza deputata allo svago della Signora e delle nobil donne che frequentavano la dimora estiva. Qui è possibile ammirare un ciclo di affreschi (di autore sconosciuto) ben conservato che descrive le attività quotidiane delle dame del tempo.

"Sala delle Dame"
foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it

Possiamo notare le damigelle che addolciscono il risveglio della Signora (la quale riposa dietro un paravento) suonando e cantando

foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it

…dopo il risveglio spazzolano con cura la lunga treccia bionda

foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it

...la mattina passa impegnata in lavori di taglio e cucito, ascoltando le lepidezze della nana di corte

foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it

…trascorrono il pomeriggio giocando al nobile gioco della dama.

foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it

L'ultima parete ci da' la buonanotte con le ragazze che, attente e devote alle indicazioni della padrona, preparano il letto per un'altra notte in campagna.

Foto di Wilma Viganò


Sempre a proposito di affreschi, dopo la cronaca in immagini della giornata tipo di una nobildonna del XV sec. in Bicocca, ecco illustrati i passatempi delle nobil donne rinascimentali.

Ci troviamo nel palazzo Borromeo nell'omonima piazza e gli affreschi ritratti in queste foto dovevano essere solo una parte del ciclo pittorico che impreziosiva questa nobile dimora. Purtroppo il palazzo è stato fortemente danneggiato dai bombardamenti del 1943 e ciò che rimane è stato irrimediabilmente compromesso dall'umidità risalente dal sottosuolo.
Curioso è il tema trattato in queste opere: i giochi delle nobili ragazze della famiglia Borromeo nel XV sec.
Così, grazie a questa testimonianza, oggi sappiamo che all'epoca il tempo libero veniva impegnato nel gioco dei tarocchi (prima foto), della palmata (consistente nel "darsi un cinque", seconda foto) e nel gioco della palla (terza foto).





Foto tratte da www.storiadimilano.it


Talvolta l'artista ha usato il proprio talento per immortalare personaggi degni di passare alla storia. E' il caso di Leonardo da Vinci, con la tela intitolata "La dama con l'ermellino" (1490) nella quale ritrae Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro. 

Di nobili origini, la Gallerani era una donna molto colta e nel milanese Palazzo Carmagnola ospitava i famosi circoli letterari nei quali, oltre a tenere nobili conversazioni, ci si dilettava con giochi di società. A questi incontri partecipava anche Leonardo da Vinci che immortalò la padrona di casa nel celebre quadro. In quest'opera possiamo osservare la Gallerani con in braccio un ermellino (chiaro riferimento al suo cognome. Ermellino infatti in greco si dice galé) mentre si volta verso la sua sinistra, probabilmente incuriosita da qualcuno che è entrato nella stanza. Il sorriso appena accennato sulle sue labbra ci fa pensare che l'intruso fosse gradito alla dama (forse il Moro stesso?).

"Dama con l'ermellino"


Altro personaggio molto importante per la storia dell'intera Lombardia fu Maria Teresa d'Austria.

Con la caduta degli Sforza (1499) a Milano regnarono solo sovrani stranieri fino all'avvento dei Savoia (1859). Durante questo lungo periodo la Lombardia venne vista solo come una colonia da sfruttare; l'unica sovrana che può essere definita illuminata e altruista fu Maria Teresa d'Austria che regnò dal 1745 al 1765. La regina infatti operò molte riforme che servirono a migliorare le condizioni di vita dei lombardi, soprattutto dal punto di vista economico.

Maria Teresa d'Austria,
 foto tratta da www.pinacotecabrera.org

Ad es. fu grazie a Maria Teresa che a Milano vennero introdotti i numeri civici sui palazzi. Prima di allora infatti per dare indicazioni stradali bisognava far riferimento a ciò che si poteva trovare lungo il tragitto.
Eppure il criterio di numerazione degli edifici nel XVIII sec. era decisamente diverso da quello attuale: infatti i numeri partivano da Palazzo Reale (n° 1) e crescevano a spirale fino all'ultimo palazzo della città che poteva avere una numerazione decisamente alta (ad es. il palazzo nella foto porta il numero 5307).

Foto tratta da http://blog.giofugatype.com


In corso Buenos Aires 1 è possibile ammirare i busti dei personaggi femminili (e non) entrati ormai nell'immaginario collettivo grazie alla genialità di Alessandro Manzoni.

In questo luogo anticamente occupato dal Lazzaretto infatti sorge l'eclettico Palazzo Luraschi (1887) all'interno del quale è possibile ammirare 12 busti di altrettanti personaggi de "I Promessi Sposi". Eppure c'è chi sostiene (a mio avviso non a torto) che l'omaggio sia stato dettato dai sensi di colpa. La zona del Lazzaretto infatti è stata sottoposta ad una forte speculazione edilizia; inoltre palazzo Luraschi fu il primo ad infrangere la regola non scritta della "servitù del Resegone" secondo la quale gli edifici a nord della città non dovevano superare l'altezza dei tre piani, per permettere a tutti gli abitanti di godere della vista del monte lecchese.

Monaca di Monza

Agnese
Foto tratte da www.twbiblio.com










Non sempre l'artista ha avuto la maestria, ad es., di Leonardo da Vinci nel ritrarre i propri soggetti. Nel caso della Fontana dei Tritoni  (1928) in via Romagnosi infatti lo scultore è stato decisamente frainteso (per scarsa capacità o perché "la malizia sta negli occhi di chi guarda"?).  La fontana fu costruita facendo riferimento alle sede della vicina Cassa di Risparmio (Cariplo); infatti le due statue laterali simboleggiano il Risparmio e la Beneficenza, emblemi di questo istituto di credito fin dalla sua fondazione. La scultura di sinistra, quella dedicata al Risparmio, è stata soprannominata "La Dòna di Trè Tétt", dato che vicino al seno tiene un salvadanaio rotondo, che occhi più maliziosi identificarono in una tetta.

La Fontana dei Tritoni
foto di Francesco Mezzotera


Un'altra rappresentazione femminile curiosa milanese la possiamo trovare nei musei del Catello Sforzesco. Qui infatti è esposto un antico bassorilievo che ritrae una fanciulla mentre si rade il pube. Quest’opera si trovava anticamente sulla Porta Tosa medievale (che diede il nome alla porta Tosa seicentesca, poi ribattezzata porta Vittoria) e pare che il suo nome derivi proprio dall'immagine della fanciulla. Le interpretazioni sono diverse: potrebbe essere la rappresentazione di una prostituta (anticamente queste professioniste dovevano per legge, per una questione igienica, radersi il pube) o lo sberleffo fatto dai milanesi alla moglie dell’imperatore Federico Barbarossa (Beatrice di Borgogna), reo di aver raso al suolo la città. Per vendicarsi i milanesi ritrassero l’imperatrice in questa posizione oscena.

Fanciulla che si rade
Foto di Francesco Mezzotera


Infine esistevano a Milano degli ambienti riservati (quasi) esclusivamente alle donne. Presso l'attuale Università Statale infatti è possibile trovare il Cortile del Settecento, con la primitiva funzione di ospitare il Rettore della Ca’ Granda e la sua famiglia. È noto anche come “Quarto delle balie”, perché posto in una zona separata e protetta dell’edificio; era stato riservato alle nutrici impegnate nell’allattamento degli infanti, soprattutto gli esposti, per evitare loro di essere spiate da occhi indiscreti. Bisogna infatti sapere che l'attuale Statale fu edificata nel XVI sec. con funzioni di ospedale

Cortile del Settecento
foto di Francesco Mezzotera

All'Università Cattolica invece esiste tutt'oggi un ambiente vietato agli uomini: il Giardino delle Vergini. A lato dell'Aula Magna vi è infatti una vetrata che dà accesso al Giardino dedicato a Santa Caterina d’Alessandria, protettrice degli studenti. Nel 1929 si decise di farlo diventare solamente uno spazio condiviso da giovani studentesse e per questo venne soprannominato Giardino delle Vergini: qui entrano solo le donne (sulla condizione di castità si chiude volentieri un occhio!).

Giardino delle vergini
foto di Francesco Mezzotera


Alla fine di questa lunga passeggiata virtuale per la città, mi accorgo come al solito di quanto ha da offrire Milano e quanto poco sia conosciuta. Dunque buona scoperta della metropoli in compagnia di un fiore che a tutte le donne desidero donare!

Foto di Francesco Mezzotera

giovedì 20 gennaio 2022

UN PERSONAGGIO MILANESE AL MESE PER UN CURIOSO 2022!


 Per raccontare Milano attraverso i suoi personaggi più importanti, non si può non parlare di sant'Ambrogio, icona principe della città (appunto) ambrosiana.

Sant'Ambrogio non era milanese di nascita, bensì (oggi lo definiremmo così) tedesco. Nacque infatti a Treviri nel 340 d.C. e si trasferì a Mediolanum (questo era il nome di Milano ai tempi dei romani) perché nell'allora capitale dell'Impero Romano d'Occidente esercitava funzioni di governatore dell'Italia settentrionale.

Il suo piano era dunque quello di fare carriera in ambito politico. Eppure il destino a volte è beffardo: fu infatti costretto dai mediolanensi a fare l'Arcivescovo della città, lui che non era nemmeno battezzato.

L'iconografia di sant'Ambrogio lo vede sempre nelle vesti di un uomo possente, carismatico e con un gran barbone bianco.

C.Procaccini 
Sant'Ambrogio ferma l'imperatore Teodosio (XVII sec.)

Eppure è stato ricostruito il volto del santo, studiando il suo teschio e ispirandosi al mosaico presente nella sacello di san Vittore in ciel d'oro e il risultato è il seguente:

Foto tratta da www.artribune.com


Altro personaggio iconico di Milano, ma non milanese di nascita è sicuramente Francesco Sforza.

Lo Sforza era infatti nato nel 1401 in Toscana da padre romagnolo. Quest'ultimo era famoso in tutta la penisola per essere un capitano di ventura particolarmente forte (da qui il soprannome Sforza). Il giovane Francesco seguì le orme del padre diventando a sua volta un mercenario. Tanta fu la sua abilità nel muoversi in questo ambiente fatto di alleanze ballerine e tradimenti, che infine divenne Duca di Milano.

Alla morte dell'amato Francesco, salì al trono l'odiato primogenito Galeazzo Maria Sforza, il quale venne assassinato per volere dell'Imperatore francese. Dunque, dopo Galeazzo Maria, al potere doveva salire il figlio, Gian Galeazzo Maria… solo che quest'ultimo non era che un bambino. Per questa ragione la reggente fu per un lungo periodo la madre: Bona di Savoia la quale, a ragione, temeva la bramosia di potere del cognato, Ludovico Sforza, detto il Moro.

Per questa ragione la vedova di Galeazzo Maria si fece costruire una torre all'interno del Castello Sforzesco dentro la quale si rifugiò, per paura di essere assassinata lei e il suo figliolo.

Cosa che puntualmente accadde.

Foto di Maurizio Cavini


Alla corte di Ludovico Sforza c'era un grande genio, toscano di nascita, ma innamorato della Lombardia: Leonardo da Vinci.

Leonardo visse a Milano gran parte della sua vita: quasi venticinque anni.

Tra le tante opere milanesi diventate famose in tutto il mondo (in primis il Cenacolo), dipinse il ritratto di Cecilia Gallerani, amante del Duca.

Dama con l'ermellino

La Gallerani amava tenere dei ricevimenti nella sua nobile residenza, Palazzo Carmagnola.

Qui soleva trascorrere le serate anche Leonardo il quale incantava tutti con i suoi fantastici strumenti musicali, ma soprattutto era in grado di intrattenere e sorprendere con i suoi indovinelli impossibili da indovinare.

All'interno del Palazzo Carmagnola è possibile ancora oggi ammirare una meridiana attribuibile al genio toscano. Meridiana il cui motto dice che intende segnare solo le ore felici ("Horam non numero nisi serenam" ). Con questo Leonardo intendeva augurare serenità alla Gallerani o voleva affermare, come è logico che sia, che in assenza di sole la meridiana non può fare il suo dovere?

Foto tratta da www.miguidi.it


Con la cattura del Moro da parte dei francesi nel 1499 , iniziò un lungo periodo di occupazione del vecchio ducato milanese da parte delle potenze straniere.

Ogni potenza occupante considerò Milano come una colonia da sfruttare, depauperandola di ogni sua ricchezza. L'unica eccezione fu l'illuminista regina austriaca Maria Teresa d'Austria che regnò dal 1745 al 1765. La sovrana infatti operò molte riforme che servirono a migliorare le condizioni di vita dei lombardi, soprattutto dal punto di vista economico.

Foto tratta da www.pinacotecabrera.org

Ad es. fu grazie a Maria Teresa che a Milano vennero introdotti i numeri civici sui palazzi. Prima di allora infatti per dare indicazioni stradali bisognava far riferimento a ciò che si poteva trovare lungo il tragitto.
Eppure il criterio di numerazione degli edifici introdotto nel XVIII sec. era decisamente diverso da quello attuale: infatti i numeri partivano da Palazzo Reale (n° 1) e crescevano a spirale fino all'ultimo palazzo della città che poteva avere una numerazione decisamente alta.

Foto tratta da www.blog.giofugatype.com


Tra le figure femminili più rappresentative di Milano di sicuro non possiamo non parlare della poetessa meneghina per eccellenza: Alda Merini.


Non è che dalle cuspidi amorose

crescano i mutamenti della carne,

Milano benedetta

Donna altera e sanguigna

con due mammelle amorose

pronte a sfamare i popoli del mondo,

Milano dagli irti colli

che ha veduto qui

crescere il mio amore

che ora è defunto.

Milano dai vorticosi pensieri

dove le mie allegrie

muoiono piangenti sul Naviglio

("Per Milano", Alda Merini)


Quando si pensa ad Alda Merini non può non venire in mente un’immagine dei Navigli d’altri tempi.

Questi canali artificiali oggi non mostrano più il proprio aspetto verace, ma una rappresentazione di sé un po’ patinata, tanto amata dai turisti di passaggio e dagli impiegati frettolosi che vivono la città tra un happy hour e un aperitivo.

I Navigli della poetessa invece erano tutt’altra cosa: zona popolare e nebbiosa, culla di tanti milanesi poveri ed operosi…

Eppure vi è nei pressi dell'abitazione della poetessa una curiosità che merita senz’altro di essere conosciuta: il bar più piccolo del mondo.

Questo   altro non è che un locale di 4 mq capace di ospitare solo 4 clienti alla volta (il bagno è più grande del locale stesso). Per poter entrare è necessario prenotarsi

https://backdoor43.dinesuperb.com/


Curiosa è la storia di questo bar…Correva il 2014 e l'adiacente locale “MAG” aveva la necessità di trovare degli spazi di servizio. Fu così che venne acquistato questo piccolo vano. Una volta rilevato però si decise con massima sorpresa di aprire qui un altro bar che risultò essere decisamente originale, viste le sue ristrette dimensioni. Da allora il suo successo è stato irrefrenabile, soprattutto in Inghilterra dato che gran parte dei clienti proviene esattamente da lì (è stata fatta molta pubblicità in Gran Bretagna).


Altro poeta milanese importante, dopo la Merini, fu sicuramente Carlo Porta (1775, 1821).

Foto di Ivo Soli

Il Porta, benestante di nascita, dimostrò una spiccata sensibilità verso i ceti più poveri della città. Celebre è il suo componimento, in dialetto milenese, "La Ninetta del Verzee" nel quale narra le sfortunate vicissitudini di una ragazza milanese di umili origini, costretta dalla vita a fare la prostituta nell'allora quartiere popolare del Verziere (oggi piazza Fontana).

A proposito di piazza Fontana, nel 1780 venne qui posizionata il monumento che tutt’oggi ammiriamo e che diede il nome provvisorio alla piazza (anche se risultò poi essere definitivo). Questa fontana è composta da due fanciulle accucciate su altrettanti delfini. Sin dal giorno della sua inaugurazione, i milanesi (dalla “lingua biforcuta”, è risaputo) soprannominarono le due ragazze “le Teodolinde”, le quali divennero simbolo dell’amore tormentato, a causa della loro espressione triste. Attualmente l’acqua che scorre proviene probabilmente dall’acquedotto milanese ma nel Settecento (ad oggi si stenta a crederlo visto il suo livello di inquinamento) veniva direttamente dal vicino Seveso. . . e la si poteva anche bere!


Se rimaniamo in ambito letterario non possiamo non citare lo scrittore milanese per antonomasia: Alessandro Manzoni.

L'opera più famosa del Manzoni è sicuramente il romanzo storico "I promessi sposi", in parte ambientato nella Milano del XVII sec.

Foto di Giovanni Dall'Orto

Grand'abbondanza, disse tra se', ci dev'essere in Milano, se straziano in questa maniera la grazia di Dio.

Questo è il commento di Renzo Tramaglino, protagonista maschile de "I promessi sposi" al suo ingresso in città.

Il lagunare Renzo infatti si stupì, nell'entrare nella "metropoli" meneghina, di trovare pane e farina abbandonati per terra. Eppure era completamente ignaro di quello che stava succedendo lì vicino: i milanesi, esasperati dalla miseria, avevano assaltato un forno e nel farlo avevano perso per strada delle pagnotte.

Il prestinaio assalito si trovava nell'attuale corso Vittorio Emanuele, angolo via santa Redegonda e a ricordo di quell'episodio ad oggi possiamo trovare una targa posizionata dal Comune di Milano.


All'angolo opposto di via santa Radegonda si trova La Rinascente, grande magazzino specializzato nella vendita di prodotti d'abbigliamento e per la casa, vanto per la città... oggi, ahimè, di proprietà thailandese.
Questo glorioso magazzino nacque nel 1865 grazie all'iniziativa dei fratelli Bocconi i quali altri non erano che venditori ambulanti di stoffe.

Sull'esempio dei magazzini parigini, riuscirono ad avere un grande successo aprendo il primo negozio di abiti pre-confezionati della città. Negozio che, visto il riscontro positivo, dovette ingrandirsi e spostarsi nella sede attuale, prendendo il nome di Alle città d'Italia. Solo nel 1917, dietro suggerimento di Gabriele D'Annunzio, cambiò il proprio nome in Rinascente,

L'aspetto attuale dell'edificio è dovuto all'ennesimo rifacimento (questa volta in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale); chi lo visita non può certo perdersi la meravigliosa visuale che si può godere dal terrazzo all'ultimo piano sulle guglie del Duomo.


Ora, dal momento in cui ci troviamo a due passi dal Duomo, ci trasferiamo sul sagrato della cattedrale.

Qui, il 15 ottobre del 2016 furono svolti i funerali laici di un milanese d'adozione (nacque sul lago Maggiore), premio Nobel per la letteratura: Dario Fo.

Foto tratta da www.donnemagazine.it

…Mi è capitato di studiare le biografie di personaggi illustri e meno illustri e quello che ho avuto modo di osservare è un avvicinamento a Dio e alla religione in tarda età.

L'ateo Dario Fo invece fece una scelta originale e coerente: chiese funerali laici, ma ad un passo dalla Casa di Dio. Per questa ragione la celebrazione avvenne davanti al portone centrale del Duomo.

Noi invece, a differenza di Fo, entriamo idealmente nella chiesa principale di Milano per godere di una statua del XVI sec. davvero originale: s. Bartolomeo apostolo, il quale venne martirizzato per scuoiamento.

L'apostolo lo vediamo in piedi con la propria pelle avvolta attorno al corpo. Impressionante è la precisione con cui l'autore, Marco da Agrate, è riuscito a riprodurre tutti i muscoli del corpo, nonché la pelle ormai morta con l'espressione del suo volto barbuto.


Un grande amico di Dario Fo fu il geniale Enzo Jannacci.

Foto tratta da www.luinonotizie.it

Il poliedrico Jannacci tutti lo ricordano come cantante, eppure non tutti sanno che era anche un attore, regista, medico chirurgo, nonché istruttore di Karate.

Nacque artisticamente come tastierista di Adriano Celentano, ma come attore esordì al teatro Gerolamo.

Foto tratta da www.operaincasa.files.wordpress.com

Questo odeon è sinonimo, nella memoria dei milanesi, di spettacoli di burattini della gloriosa compagnia dei Colla. Eppure negli anni sessanta questo piccolo teatro (ad oggi ospita 210 posti) dava spazio alle esibizioni più svariate tra cui anche "Milanin Milanon" (spettacolo d'esordio di Jannacci).
E' comunque il Gerolamo un piccolo gioiello tutto da scoprire in questa sorprendente città. Venne ristrutturato seguendo il modello del più celebre teatro Alla Scala...dunque, una volta seduti tra le sue file, ci sembrerà di stare al Piermarini...ma in scala!


Esistono tante celebri e meno celebri canzoni che parlano di Milano, eppure "l'inno cittadino" è sicuramente "Madunina", composta nel 1935 da Giovanni D'Anzi.

Per narrare di questo incredibile musicista, dobbiamo idealmente tornare in corso Vittorio Emanuele II. Nella perpendicolare Galleria del Corso, al civico 4, c'è tuttora la casa discografica di Giovanni D'Anzi.

Questo artista, come molti suoi colleghi, aveva un carattere molto particolare. Nacque nel 1906 a Milano da genitori pugliesi e, sin da piccolo, aveva l'abitudine di vantarsi del proprio cognome; qualcuno infatti gli aveva detto che i cognomi con l'apostrofo denunciavano nobili origini, e lui, modestamente, doveva esserlo. Un giorno la maestra, stanca di questi continui vaneggiamenti, lo rimproverò e il piccolo Giovanni, di tutta risposta, prese la propria cartella e la scaraventò sulla testa dell'insegnante. La punizione che seguì a questa azione fu esemplare e in linea con i tempi d'allora: espulso da tutte le scuole d'Italia. Per studiare fu dunque costretto a rimanere a casa, dove un giorno fu notato dal maestro di pianoforte della sorella, mentre strimpellava sui tasti. L'insegnate non vedente non aveva dubbi: il bambino aveva un talento innato per la musica! E infatti da lì a poco il giovane iniziò a lavorare come pianista. Un giorno, durante un festival della canzone napoletana tenutosi al teatro Trianon, Giovanni si chiese come mai nessuno mai avesse composto un pezzo per la sua amata città. Solo allora gli venne l'ispirazione: compose di getto"Madonina" che suonò la sera successiva (siamo nell'ottobre del 1935) al termine del repertorio napoletano...e subito fu un successo che dura tutt'ora!


Mi piace concludere questo post con eleganza

Pur non amando personalmente la moda, non si può non rendere omaggio ad un grande milanese d'adozione (piacentino di nascita): Giorgio Armani.

Foto tratta da www.biografieonline.it

Il Giorgio (da leggere rigorosamente con la O chiusa ;) si trasferì a Milano per studiare medicina e qui capì presto che quella non era la sua strada.

Fortuna vuole che nell'arco di poco tempo fu assunto dalla Rinascente come semplice vetrinista. Da questa esperienza lavorativa partì la sua scalata nel mondo della moda che gli ha permesso di diventare forse lo stilista più elegante al mondo e il sesto uomo più ricco d'Italia. I suoi affari non vertono solo nell'ambito dell'abbigliamento, ma anche in tanti altri settori merceologici.

A Milano possiamo trovare nell'elegante via Manzoni palazzo Armani che offre a una selezionata clientela, non solo negozi d'abbigliamento, ama anche lussuosi ristoranti e un raffinatissimo hotel a cinque stelle.

Giorgio Armani si è sempre distinto caratterialmente per essere una persona fine e non particolarmente eccentrica, eppure a vedere il palazzo Armani dall'alto, sorge il dubbio che soffra un po' di megalomania: l'edificio è stato infatti edificato a forma di una grande A, A come Armani.

foto tratta da www.manuelamiracul.com


… ed M come Milano, città proiettata nel futuro dove, qui più che altrove in Italia, vige il criterio della meritocrazia; metropoli accogliente per chi è nato dentro o fuori le sue mura ed ha una tremenda voglia di seguire i propri sogni con entusiasmo.