sabato 14 febbraio 2015

CASTELLO SFORZESCO. LA STORIA




E' questo, insieme ad altri pochi (Duomo, teatro alla Scala, Cenacolo vinciano...), uno dei simboli di Milano e sicuramente uno dei monumenti più visitati della città, anche grazie al suo maestoso parco e ai numerosi musei ospitati all'interno.

La storia di questo monumento ci racconta che nel 1355, alla morte di Giovanni Visconti, il dominio della città venne diviso tra Bernabò e Galeazzo II. Questi, a difesa della parte toccatagli (l'occidentale), fece erigere a ridosso delle mura difensive della città, un castello che dalla vicinanza alla porta Giovia (chiamata così in onore del dio Giove, vedi pianta qui sotto, 11), prese il nome di castello di porta Giovia.



Il primo nucleo fu dunque l'attuale Piazza d'Armi, o Corte Maggiore (6) con finalità difensive per la famiglia regnante. Il successore di Galeazzo II fece invece edificare una piccola cittadella esterna alle mura a scopi residenziali, l'attuale Rocchetta con l'adiacente Corte Ducale (8,12). Eppure solo nella prima metà del XV sec. divenne anche sede dei Signori di Milano, oltre che struttura militare.
Con l'avvento degli Sforza, fino alla venuta dei francesi, questo monumento venne abbellito anche grazie all'apporto dei maggiori artisti rinascimentali (Leonardo, Bramante, Filarete).


Corte ducale

Addirittura Ludovico il Moro giunse a chiedere a Leonardo da Vinci di erigere un faro al posto dell'attuale torre del Filarete (1) e di costruire una statua equestre enorme da posizionare davanti all'ingresso del Castello. Tutto questo non avvenne a causa della sua caduta; tuttavia oggi il cavallo progettato da Leonardo possiamo ammirarlo davanti all'ingresso dell'Ippodromo, realizzato cinque secoli dopo.
Cavallo di Leonardo


Nel 1499 il tradimento del castellano Bernardino da Corte aprì le porte del Castello alle truppe francesi comandate dall'invidioso maresciallo Gian Giacomo Trivulzio. Da allora questo luogo venne trasformato in caserma e tutte le sue opere, tutte le sue bellezze vennero progressivamente asportate.
Sempre sotto i francesi, a scopo difensivo, venne creata la porta Tenaglia: una porta pensata appositamente per ingannare i nemici e catturarli. Ad oggi esiste via Tenaglia nei pressi del luogo dove una volta avremmo trovato questo ritrovato militare.
Con i successivi invasori, gli spagnoli, il Castello mutò completamente aspetto: furono infatti costruite delle mura difensive a forma di stella a dodici punte.

Castello Sforzesco sotto il dominio spagnolo

Le fortificazioni fecero sparire anche la Pusterla delle Azze che si trovava presumibilmente in via Lanza, chiamata così forse perché nei pressi c'era una contrada abitata dagli acciaioli (azzaioli) i quali svolgevano il proprio lavoro sfruttando le acque del vicino fiume Nirone.

Nel 1521 uno scoppio di polveri usate a scopo bellico e conservate nei sotterranei della Torre del Filarete (torre all'ingresso, 1) causò il crollo della torre stessa, episodio che ispirò una leggenda:
in quel periodo Milano era governata dai francesi, ma gli Sforza, con a capo Francesco II, provavano a riprendersi ciò che avevano perduto 22 anni prima. Al soldo di questi ultimi c'era un soldato svizzero conosciuto con il soprannome di Bombarda, per la sua maestria nell'utilizzo delle armi da fuoco. Verso fine giugno di quell'anno lo svizzero venne catturato dai soldati francesi mentre si stava sposando con la sua fidanzata Assunta nell'abbazia di Chiaravalle. Il governatore francese, saputo dell'accaduto ne approfittò subito per chiedere un favore al prigioniero: da quando era a Milano non riusciva più a dormire bene per colpa di un Angelo. Abitava infatti nei pressi della chiesa di san Gottardo in Corte (ancora oggi alle spalle di Palazzo Reale) che aveva sul proprio punto più alto, cioè sul campanile, una statua raffigurante un Angelo che, muovendosi con il vento, provocava rumori sinistri. Odetto di Foix (il governatore francese) dunque propose al Bombarda di abbattere con un solo colpo questo fastidioso segnavento in cambio della sua scarcerazione.
Naturalmente, per non farsi scoprire e avere questioni con la Chiesa, l'avrebbe dovuto fare quella sera stessa dato che c'era un temporale in corso e dunque sarebbe passato come un incidente: un fulmine che abbatte il campanile. Lo svizzero, appena intravide la possibilità di "salvare la propria pelle" e quella di Assunta, accettò subito. Lo portarono sulle merlate del Castello verso la città e, con un solo colpo riuscì, da così tanta distanza, a colpire ed abbattere il malcapitato Angelo. A questo punto però il comandante delle truppe francesi commise un errore: fece pernottare il Bombarda per l'ultima notte in prigione, senza togliergli l'arma appena usata. Proprio dalla finestra della prigione lo svizzero vide una cosa che lo fece imbestialire: Assunta era diventata il passatempo per i soldati francesi i quali la violentavano a turno...non ci pensò due volte: prese la mira e sparò alla base della torre del Filarete.  La torre crollò, 300 soldati, nonché Assunta, morirono sepolti dalla struttura, il Bombarda venne immediatamente giustiziato e il comandante fu licenziato per aver commesso una tale ingenuità. Solo il governatore riuscì a trarre giovamento da questo episodio: da quella sera poté dormire beatamente senza più lo stridore dell'Angelo!
Quest'ultimo infatti venne riposizionato diversi anni e governi dopo (1735), mentre il castello si privò del suo elemento più ornamentale, cioè la torre progettata dal Filarete, fino agli inizi del 1900 quando venne ricostruita.

P.za Cairoli con il Castello sullo sfondo. Cartolina dei primi anni del novecento dove è possibile notare l'assenza della Torre del Filarete che verrà ricostruita a breve.

Con l'arrivo di Napoleone (1796) si inizia a demolire tutte le strutture difensive create dai precedenti invasori, fino a lasciare il Castello nelle dimensioni attuali.
Sotto Bonaparte si progettò l'omonimo foro che originariamente doveva essere una immensa piazza con al proprio centro il Castello e tutto intorno edifici neoclassici porticati capaci di ospitare luoghi ad uso pubblico e residenze private. Questo progetto tuttavia venne accantonato perché troppo oneroso e ripreso parzialmente più avanti (1884): l'attuale foro Bonaparte di fronte all'ingresso del maniero sforzesco.

Nel 1893 il Castello viene ceduto dal Ministero della Guerra d'Italia al Comune di Milano e restaurato da Luca Beltrami il quale fu in grado di riportarlo alle originarie forme quattrocentesche, nonché di preservarlo dagli speculatori edilizi che volevano abbatterlo per poter costruire un quartiere residenziale.

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