domenica 15 febbraio 2015

CASTELLO SFORZESCO DESCRIZIONE, parte 1



L’ingresso del Castello è preceduto dalla fontana comunemente chiamata “turta di spus” (“torta degli sposi”, vista la sua somiglianza), attrazione molto amata dai turisti.
Questa venne collocata qui negli anni trenta e qualche decennio dopo rimossa per poter costruire la fermata Cairoli della metro. Da allora, fino a 15 anni fa, non se ne è saputo più niente; leggenda metropolitana, diffusa dai taxisti milanesi, sosteneva che era finita nella villa tunisina di Bettino Craxi (erano gli anni novanta, i giorni di tangentopoli). Solo nel marzo del Duemila è tornata al suo posto… per permetterci anche di festeggiare degnamente la coppa del mondo del 2006!

E' proprio davanti al Castello che si tiene, dal giorno di sant'Ambrogio (7 dicembre) fino alla domenica successiva, la fiera degli Oh bej! Oh bej!
Fiera molto popolare in città e molto antica: si pensa infatti che sia nata nel 1510, quando un messo papale, tale Giannetto Castiglione, entrò a Milano per riaccendere nei milanesi il culto un po' sopito dei santi.
Eppure, visto che all'epoca il papa non era ben visto dai meneghini, Giannetto pensò di fare un regalo ai milanesi che erano in quei giorni impegnati a festeggiare il proprio santo: decise di regalare alla popolazione tanti doni (cibarie e giochi)...
Deliziosi erano i commenti dei bambini:"oh bej! Oh bej! (Oh belli! Oh belli!).
Foto tratta da http://www.sagreneiborghi.it




L’ingresso al Castello avviene attraverso la torre del Filarete (chiamata così perché progettata dall'architetto toscano) completamente rifatta nei primi del Novecento, dato che era crollata 4 secoli prima e mai più ripristinata (vedi pianta qui sopra, 1).

Modello in dimensioni reali della torre del Filarete addossato in prova alla facciata esterna del Castello, nel 1895, per valutarne l'effetto prima della ricostruzione.

La torre cilindrica di destra fino a qualche decennio fa ospitava il serbatoio dell’acquedotto di questa parte della città, mentre quella di sinistra tutt'ora ha questa funzione.

Su quest'ultima torre è possible notare il simbolo più noto di Milano: il biscione.
Sull'origine del simbolo dei Visconti ci sono diverse leggende. Quella più nota è legata a Ottone Visconti.
Il nobiluomo milanese partecipò alla prima crociata (1099); durante una battaglia si ritrovò a combattere individualmente con Voluce, un feroce comandante saraceno. Dopo ore di combattimento ebbe la meglio sul nemico e, come consuetudine, si appropriò delle sue insegne: uno scudo abbellito da un enorme biscione in atto di divorare un cristiano. Ottone decise allora che quello sarebbe diventato il simbolo della sua casata, solo che al posto dell'uomo mise un bambino.

Foto di Robert Ribaudo
Molte sono le parti non originali, aggiunte all'inizio del secolo scorso da parte dell’architetto Beltrami, incaricato del restauro, es. le finestre in cotto su tutte le facciate.
All'interno del Castello il primo ambiente che si incontra è la Piazza d’Armi (o Corte Maggiore, 6). Sul lato destro della piazza troviamo una serie di avanzi di antiche case milanesi fortunatamente preservate, al contrario di tante altre antiche dimore ridotte in polvere (deprecabile abitudine di questa città che spesso tende a vivere solo al presente).

Avanzo di casa rinascimentale, dettaglio
Sotto l’attuale pavimento è stata di recente scoperta una vasca, dalla dimensione di mezzo campo da calcio, piena d’acqua che aveva la funzione di rifornire il fossato. Non deve stupire il fatto che queste acque ospitino delle forme viventi: provenivano infatti dai Navigli i quali a loro volta provenivano dal Ticino. Sorprendente invece le forme di vita stesse: dei gamberetti albini ipovedenti!

Di fronte all'ingresso principale si scorge l’unica statua di questo ambiente: san Giovanni Nepomuceno, posizionata nel cortile del castello dagli Asburgo in quanto loro santo protettore. Il suo nome è legato a Nepumuk, città dell'attuale repubblica Ceca. Eppure la pronuncia di questo nome è sempre risultata molto ostica, tanto che i milanesi, con il loro spirito pragmatico meneghino, l'hanno ribattezzata San Giovan né pu né men!

San Giovanni Nepomuceno
Sulla sinistra della Piazza d’Armi si può notare l’unico ponte levatoio a noi sopravvissuto chiamato “dei Carmini” (3) poiché nei pressi avremmo trovato un monastero dedicato a santa Maria del Carmine, fatto abbattere da Francesco Sforza nella prima metà del XV sec. perché troppo a ridosso delle mura del castello.

Ponte levatoio dei Carmini con, sulla destra, quello per i pedoni sollevato
Sorpassata la porta Giovia (11) ci si immette nei due ambienti più raffinati del Castello: la Rocchetta e la Corte Ducale.

La Rocchetta

La prima (8) aveva la funzione di ospitare gli ambienti ducali abitati in caso di minaccia esterna; è questa infatti la zona più inespugnabile del Castello. Per tale ragione a pian terreno era ospitata la sala del Tesoro, dove i Signori di Milano custodivano gli averi della città e, in una saletta attigua, quelli personali del Duca. Si racconta che periodicamente il tesoro pubblico veniva depauperato per nutrire quello privato!

L’ambasciatore di Ferrara nel 1491 così descriveva quello pubblico: “…in un angolo del salone un cumulo di monete d’argento tale che un cerbiatto non sarebbe stato capace di saltarlo; e, attorno a questo, candelabri d’argento massiccio alti come un uomo…”, nonché tappeti carichi di due tonnellate d’oro…
A custodia del tesoro personale c’è un affresco (ormai danneggiato) di Argo dai cento occhi, mitologico guardiano che non dormiva mai e che, a tal fine, chiudeva solo due alla volta dei suoi tanti occhi.


Le due sale inoltre erano protette da un antifurto semplice ma ingegnoso: una candela alloggiata in una finestrella pronta a spegnersi a ogni minima ventata (dunque in caso di intromissione). Nel vano infatti c’erano, e ci sono tutt'ora due fori laterali collegati al sottosuolo. In caso di ladro che forzava le porte del sotterraneo, si sarebbe creata una corrente d’aria che, incanalata nel camino, avrebbe spento le fiamme del candelabro e dunque dato l’allarme.


Il cortile affianco (Corte Ducale, 12) è forse l’ambiente più grazioso di tutto il castello. Qui vivevano i sovrani con la loro corte, ricevevano i diplomatici degli altri regni, tenevano le feste e venivano celebrate le funzioni religiose.
La Corte si chiude in fondo con un porticato aperto chiamato “il portico dell’elefante” per un affresco che ritrae questo animale, affresco fortunatamente a noi sopravvissuto. Sotto queste arcate il castellano (custode della struttura) giurava sul Vangelo di non consegnare mai il Castello a un nemico del proprio Duca. Eppure questa promessa non fu mantenuta da Bernardino da Corte che, nel 1499, per denaro aprì le porte, non solo del Castello, ma dell’intera Italia settentrionale alle secolari invasioni straniere.

Sempre sotto questo portico è possibile ritrovare la lapide che faceva parte della famosa “colonna infame” di manzoniana memoria.
Durante la peste del 1630 due barbieri milanesi furono accusati di essere gli untori e dunque gli artefici dell’epidemia. Dopo essere stati giustiziati, venne eretta una colonna con a capo la presente lapide a monito dei fatti avvenuti. Ad oggi si trova qui perché spostata dal suo luogo d’origine (nei pressi della basilica di san Lorenzo alle colonne).
Sopra il portico invece è possibile notare un piccolo campanile, che serviva a richiamare i fedeli nella sottostante Cappella Ducale.



Sulla sinistra della corte stessa la scalinata di stampo rinascimentale conduce al primo piano della struttura. I gradini sono bassi e larghi per permettere ai sovrani di recarsi ai propri appartamenti con il cavallo. Quest’ultimo era, insieme ai falchi, un animale molto adorato dai nobili quattrocenteschi, tanto che spesso veniva ospitato per la notte nelle stanze ducali o, per preservarlo, veniva calato al pian terreno con una di carrucola.
 
Postazione privilegiata dalle dame del quattrocento per "commentare" la vita di corte!




sabato 14 febbraio 2015

CASTELLO SFORZESCO. LA STORIA




E' questo, insieme ad altri pochi (Duomo, teatro alla Scala, Cenacolo vinciano...), uno dei simboli di Milano e sicuramente uno dei monumenti più visitati della città, anche grazie al suo maestoso parco e ai numerosi musei ospitati all'interno.

La storia di questo monumento ci racconta che nel 1355, alla morte di Giovanni Visconti, il dominio della città venne diviso tra Bernabò e Galeazzo II. Questi, a difesa della parte toccatagli (l'occidentale), fece erigere a ridosso delle mura difensive della città, un castello che dalla vicinanza alla porta Giovia (chiamata così in onore del dio Giove, vedi pianta qui sotto, 11), prese il nome di castello di porta Giovia.



Il primo nucleo fu dunque l'attuale Piazza d'Armi, o Corte Maggiore (6) con finalità difensive per la famiglia regnante. Il successore di Galeazzo II fece invece edificare una piccola cittadella esterna alle mura a scopi residenziali, l'attuale Rocchetta con l'adiacente Corte Ducale (8,12). Eppure solo nella prima metà del XV sec. divenne anche sede dei Signori di Milano, oltre che struttura militare.
Con l'avvento degli Sforza, fino alla venuta dei francesi, questo monumento venne abbellito anche grazie all'apporto dei maggiori artisti rinascimentali (Leonardo, Bramante, Filarete).


Corte ducale

Addirittura Ludovico il Moro giunse a chiedere a Leonardo da Vinci di erigere un faro al posto dell'attuale torre del Filarete (1) e di costruire una statua equestre enorme da posizionare davanti all'ingresso del Castello. Tutto questo non avvenne a causa della sua caduta; tuttavia oggi il cavallo progettato da Leonardo possiamo ammirarlo davanti all'ingresso dell'Ippodromo, realizzato cinque secoli dopo.
Cavallo di Leonardo


Nel 1499 il tradimento del castellano Bernardino da Corte aprì le porte del Castello alle truppe francesi comandate dall'invidioso maresciallo Gian Giacomo Trivulzio. Da allora questo luogo venne trasformato in caserma e tutte le sue opere, tutte le sue bellezze vennero progressivamente asportate.
Sempre sotto i francesi, a scopo difensivo, venne creata la porta Tenaglia: una porta pensata appositamente per ingannare i nemici e catturarli. Ad oggi esiste via Tenaglia nei pressi del luogo dove una volta avremmo trovato questo ritrovato militare.
Con i successivi invasori, gli spagnoli, il Castello mutò completamente aspetto: furono infatti costruite delle mura difensive a forma di stella a dodici punte.

Castello Sforzesco sotto il dominio spagnolo

Le fortificazioni fecero sparire anche la Pusterla delle Azze che si trovava presumibilmente in via Lanza, chiamata così forse perché nei pressi c'era una contrada abitata dagli acciaioli (azzaioli) i quali svolgevano il proprio lavoro sfruttando le acque del vicino fiume Nirone.

Nel 1521 uno scoppio di polveri usate a scopo bellico e conservate nei sotterranei della Torre del Filarete (torre all'ingresso, 1) causò il crollo della torre stessa, episodio che ispirò una leggenda:
in quel periodo Milano era governata dai francesi, ma gli Sforza, con a capo Francesco II, provavano a riprendersi ciò che avevano perduto 22 anni prima. Al soldo di questi ultimi c'era un soldato svizzero conosciuto con il soprannome di Bombarda, per la sua maestria nell'utilizzo delle armi da fuoco. Verso fine giugno di quell'anno lo svizzero venne catturato dai soldati francesi mentre si stava sposando con la sua fidanzata Assunta nell'abbazia di Chiaravalle. Il governatore francese, saputo dell'accaduto ne approfittò subito per chiedere un favore al prigioniero: da quando era a Milano non riusciva più a dormire bene per colpa di un Angelo. Abitava infatti nei pressi della chiesa di san Gottardo in Corte (ancora oggi alle spalle di Palazzo Reale) che aveva sul proprio punto più alto, cioè sul campanile, una statua raffigurante un Angelo che, muovendosi con il vento, provocava rumori sinistri. Odetto de Foix (il governatore francese) dunque propose al Bombarda di abbattere con un solo colpo questo fastidioso segnavento in cambio della sua scarcerazione.
Naturalmente, per non farsi scoprire e avere questioni con la Chiesa, l'avrebbe dovuto fare quella sera stessa dato che c'era un temporale in corso e dunque sarebbe passato come un incidente: un fulmine che abbatte il campanile. Lo svizzero, appena intravide la possibilità di "salvare la propria pelle" e quella di Assunta, accettò subito. Lo portarono sulle merlate del Castello verso la città e, con un solo colpo riuscì, da così tanta distanza, a colpire ed abbattere il malcapitato Angelo. A questo punto però il comandante delle truppe francesi commise un errore: fece pernottare il Bombarda per l'ultima notte in prigione, senza togliergli l'arma appena usata. Proprio dalla finestra della prigione lo svizzero vide una cosa che lo fece imbestialire: Assunta era diventata il passatempo per i soldati francesi i quali la violentavano a turno...non ci pensò due volte: prese la mira e sparò alla base della torre del Filarete.  La torre crollò, 300 soldati, nonché Assunta, morirono sepolti dalla struttura, il Bombarda venne immediatamente giustiziato e il comandante fu licenziato per aver commesso una tale ingenuità. Solo il governatore riuscì a trarre giovamento da questo episodio: da quella sera poté dormire beatamente senza più lo stridore dell'Angelo!
Quest'ultimo infatti venne riposizionato diversi anni e governi dopo (1735), mentre il castello si privò del suo elemento più ornamentale, cioè la torre progettata dal Filarete, fino agli inizi del 1900 quando venne ricostruita.

P.za Cairoli con il Castello sullo sfondo. Cartolina dei primi anni del novecento dove è possibile notare l'assenza della Torre del Filarete che verrà ricostruita a breve.

Con l'arrivo di Napoleone (1796) si inizia a demolire tutte le strutture difensive create dai precedenti invasori, fino a lasciare il Castello nelle dimensioni attuali.
Sotto Bonaparte si progettò l'omonimo foro che originariamente doveva essere una immensa piazza con al proprio centro il Castello e tutto intorno edifici neoclassici porticati capaci di ospitare luoghi ad uso pubblico e residenze private. Questo progetto tuttavia venne accantonato perché troppo oneroso e ripreso parzialmente più avanti (1884): l'attuale foro Bonaparte di fronte all'ingresso del maniero sforzesco.

Nel 1893 il Castello viene ceduto dal Ministero della Guerra d'Italia al Comune di Milano e restaurato da Luca Beltrami il quale fu in grado di riportarlo alle originarie forme quattrocentesche, nonché di preservarlo dagli speculatori edilizi che volevano abbatterlo per poter costruire un quartiere residenziale.

sabato 8 novembre 2014

LARGO CAIROLI e dintorni


Via Dante (vedi post precedente) termina in largo Cairoli dietro il quale, in via Luca Beltrami, è possibile notare due edifici gemelli che ospitavano il teatro Olimpia e il teatro Eden.
Nell'edificio posto a sinistra (guardando il Castello) venne aperto nel 1932 il Cineteatro Eden, la cui magnifica pensilina in stile liberty è tutt'ora al suo posto.



Teatro eden inizio '900 da www.giusepperausa2.it



















Teatro celebre perché qui debuttò Wanda Osiris; nel tempo ospitò anche i campionati di lotta greco-romana...!
Una particolarità del cinema Piccolo Eden era quella di essere la prima sala italiana a dotarsi di sistema di retro-proiezione: la macchina veniva posta dietro lo schermo e la pellicola veniva proiettata alla rovescia in trasparenza, in modo da apparire agli spettatori nel verso corretto. Il sistema non ottenne molto successo perché le scene risultavano essere piuttosto buie.
Attualmente questa tecnica è stata adottata dal cinema Plinius in viale Abruzzi (sala 6).
Il Cineteatro Eden chiuse nel 1986 per divenire prima una discoteca e gelateria e successivamente un ristorante.

Il Teatro Olimpia, specializzato in prosa, invece si trovava all'interno del palazzo sulla destra, ad oggi occupato da un famoso negozio di articoli sportivi.
Questa istituzione ebbe l'onore di scoprire il talento di Walter Chiari: nel gennaio del 1944 il sig. Annichiarico si trovava in questo teatro per partecipare a un concorso per dilettanti. Anche se all'inizio un po' ritroso, fece due numeri che riscuotevano sempre successo con gli amici: l'imitazione di Hitler e la gag del balbuziente che cerca disperatamente di ordinare una granita al bar. Il pubblico apprezzò quella esibizione euforicamente, decretandogli un successo pressoché istantaneo.


A sinistra di largo Cairoli invece troviamo via san Giovanni sul muro. Questo nome deriva dalla omonima chiesa che qui avremmo trovato fino al 1786 (anno della sua soppressione) e chiamata così perché sorgeva a ridosso delle antiche mura romane.
Attiguo alla chiesa di san Giovanni sul muro avremmo trovato l'oratorio di san Leonardo edificato nel 1482 e abbattuto anch'esso nel 1786. Ad oggi rimangono solo alcuni avanzi della parete sinistra di questo piccolo edificio religioso inglobati nel palazzo al civico 13.

Resti oratorio san Leonardo

Imponente è la presenza del Teatro Dal Verme dall'origine assai curiosa. Fino al 1864 al posto di questo edificio avremmo trovato uno spazio erboso poi donato al famoso circense milanese Gaetano Ciniselli, celebre in tutta Europa per i suoi spettacoli equestri. Fu quindi edificato in suo onore un circo che però provocò subito forti malumori tra gli abitanti della zona, tanto che il conte Francesco Dal Verme, proprietario di diversi immobili nella via san Giovanni sul muro, si sentì in dovere di acquistare l'area del Politeama (questo era il nome del famoso circo). Al posto di questa struttura fece edificare l'attuale edificio (che subì trasformazioni nel tempo) la quale contese a lungo alla Scala la fama di miglior teatro della città.

Teatro Dal Verme 1880
In via Puccini 3 (una traversa di via san Giovanni sul muro) è bello farsi sorprendere da ciò che rimane dell'antico Palazzo Dal Verme. Erano i Dal Verme una nobile famiglia di origini veronesi, capitani di ventura a servizio dei Visconti. A partire dal XV sec., divennero proprietari di tutta questa area e qui avevano il loro palazzo che però venne quasi raso al suolo dalle bombe del 1943. Con la ricostruzione post bellica si decise di conservare ciò che rimane dell'antico palazzo rinascimentale (la corte porticata sui quattro lati, con affreschi e vera di pozzo al centro) dietro la facciata di un palazzo moderno. Inoltre sull'antica corte si affacciano moderni condomini quasi a voler togliere spazio alla storia!

Palazzo Dal Verme

Via san Giovanni sul muro ospitava diverse strutture religiose: la via infatti terminava (così come oggi) in via Meravigli e proprio all'angolo con questa strada avremmo potuto ammirare la chiesetta di san Giacomo, costruita nel 1359 e della quale non è rimasta alcuna traccia.
Di fronte a questa chiesa scomparsa si affaccia via Giuseppe Brentano, meglio conosciuta come vicolo dei Vecchi poiché avremmo potuto trovarci un ospizio ormai soppresso.

Edificio che ospitava probabilmente l'ospizio
Ad oggi invece in via san Giovanni sul muro è rimasta solo la chiesa s.Maria della Consolazione (XVI sec.) chiamata anche santa Maria al Castello.

Santa Maria della consolazione
La chiesa è attualmente un importante punto di riferimento per la comunità filippina che ha donato una copia della statua del Santo Nino de Cebu (il bambino Gesù di Cebu: la più antica immagine religiosa delle Filippine) e che è visibile nella prima cappella a sinistra.

Santo Nino de Cebu
Per ammirare la prossima curiosità, è necessario recarsi in vicolo san Giovanni sul muro (a metà della via) al quale si accede passando sotto un arco moderno all'interno di un edificio altrettanto moderno; anticamente c'era invece un arco a tutto sesto che aveva la stessa funzione e che era adiacente alla chiesa di san Giovanni sul muro.

Via san Giovanni sul muro prima del 1786 (da urbanfilemilano.blogspot.it)


















Attuale aspetto (da urbanfilemilano.blogspot.it)





















Sempre in questo vicolo troviamo il Consolato del Sud Africa che ci riserva una piacevole sorpresa:



la statua a grandezza naturale di Nelson Mandela! L'autore l'ha voluto rappresentare senza alcun piedistallo per rappresentare la sua umiltà che era la vera carta vincente di questo grande personaggio storico!

All'angolo tra via Giulini e via Porlezza è situata la Parrocchia dei santi Sergio, Serafino, e Vincenzo chiamata anche la chiesa più corta di Milano.

Parrocchia dei santi Sergio, Serafino e Vincenzo
Questa è una chiesa molto antica (756); nel XV sec. venne trasformata in monastero (san Vincenzo alle Monache) e il suo spazio interno fu suddiviso in due parti: una parte per i fedeli e l'altra (al di là di una parete) per le monache; entrambe forse vennero interamente affrescate dal Luini.
Fu soppressa nel 1798 e da allora fu adibita a svariati usi: studio d'arte, cabina di trasformazione elettrica, cinema.
Nel 1964 venne smantellata e dell'antica struttura rimane qui la facciata della chiesa riservata alle religiose con la parte interna profonda solo 6 mt, tanto che l'altare non è stato posizionato in fondo alla navata principale, come si è soliti fare, ma subito sulla destra. Ad oggi la chiesa è stata consacrata e affidata alla comunità russa ortodossa e i loro fedeli, dopo la funzione domenicale, si ritrovano nei sotterranei della chiesa per stare insieme in grandi tavolate imbandite con i cibi preparati dalle donne.
Qualche decina di metri più avanti invece è possibile ammirare la facciata della chiesa una volta riservata ai fedeli, oggi invece ingresso maestoso di un palazzo di uffici.


Ex monastero san Vincenzo alle monache

Al civico 9 della perpendicolare via Camperio invece si trovano i resti del chiostro del monastero ormai demolito, inseriti nel cortile di un moderno condominio.


Chiostro ex monastero san Vincenzo alle monache

Via Camperio fino a qualche anno fa si chiamava via san Vincenzino alle monache in onore del Monasterium Novum. Ancora prima invece aveva un nome diverso: contrada del Majno, dal nome di un'illustre casata che qui risiedeva. I milanesi presto ribattezzarono la zona con un nome nuovo dal suono simile, ma dal significato decisamente diverso:  "contrada del Matto".

DA VIA OREFICI A VIA DANTE


Via Dante anni Sessanta



Via Orefici, insieme alle vicine vie Armorari, Spadari, Speronari, Cappellari (ex via Berrettari) e Farine prende il nome dagli antichi mestieri che qui si praticavano nella Milano medioevale (sparite invece risultano essere via Fustagnari, via Pennacchiari, via Frangiai e via Borsinari).
L'aspetto attuale è quello datole a partire dal 1902, periodo di grande fervore edilizio durante il quale molte parti della città vennero rifatte per donare alla metropoli un aspetto più moderno.

Qui, all'incrocio con via Torino, nel 1925 venne posizionato il primo semaforo d'Italia.

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Via Orefici termina in piazza Cordusio (vedi post 12/12/2013) da dove parte via Dante che, insieme al suo prolungamento verso est, corso Vittorio Emanuele, possiede un primato: è l'isola pedonale più lunga d'Europa con i suoi 1500 m circa.
Via Dante venne inaugurata nel 1890: prima di essa esisteva un quartiere popolare poi sventrato per poter mettere in comunicazione piazza Duomo con il Castello. Tuttavia gli speculatori edilizi dell'epoca volevano abbattere il Castello per poter sfruttare questa nuova via che idealmente unisce Milano con Parigi. Il proseguimento di via Dante infatti è, oltre il castello, corso Sempione inaugurato nel 1801 per collegare la città meneghina alla capitale francese. Solo l'architetto Luca Beltrami riuscì ad impedire agli affaristi di cementificare quello che oggi è uno dei più grandi parchi cittadini (Parco Sempione) e di radere al suolo il Castello che aveva ormai perso le sue funzioni di caserma.

 Luca Beltrami

Durante la costruzione di via Dante, il comune di Milano bandì un concorso per la migliore opera edilizia. Vinse il palazzo Richard Ginori (al civico 13) che ospitò a lungo gli spazi espositivi della nota fabbrica di porcellane.

Palazzo Richard Ginori

Gran parte degli edifici di via Dante sono composti da negozi (a livello stradale), mezzanino (che fungeva da magazzino) e piani superiori occupati da ampi appartamenti pensati per la ricca borghesia di fine ottocento (vedi foto seguente).


Sorgeva al posto di via Dante, tra l'altro, la contrada di san Nazaro in Pietrasanta che prendeva il nome dall'omonima chiesa. L'appellativo di questo luogo di culto deriva probabilmente dalla casa abitata da san Nazaro (IV d.c.), mentre il nome Pietrasanta era dovuto al fatto che la chiesa ospitava una pietra divenuta santa perché, secondo una leggenda popolare, veniva utilizzata da sant' Ambrogio per montare a cavallo e partire per le guerre contro gli Ariani. In realtà la pietra altro non era che un capitello di una antica colonna romana ora conservata nella chiesa di san Vincenzo al Prato (zona darsena) e utilizzata come fonte battesimale.
Pietrasanta

All'angolo con via Rovello si trova l'unico edificio scampato agli sventramenti di fine XIX sec.: Palazzo Carmagnola, chiamato così in onore del famoso condottiero Carmagnola.

Palazzo Carmagnola

Filippo Maria Visconti, duca di Milano, lo fece costruire per se' nei primi anni del Quattrocento, ma dopo poco lo donò al conte di Carmagnola.
Quest'ultimo ha una storia assai singolare ed emblematica per il XV sec: al secolo Francesco Bussone, Carmagnola viene tutt'ora ricordato con il nome del suo paese natale. Questo condottiero, al soldo dei Visconti, tradì Milano per mettersi al servizio della nemica Venezia. Una volta assoldato dalla Serenissima iniziò a tramare contro quest'ultima forse perchè i Visconti gli avevano promesso qualche signoria. Fu per questo che venne condannato a morte a Venezia nel 1432.
Nel 1497 Ludovico il Moro donò il palazzo alla sua amante Cecilia Gallerani. Di nobili origini, la Gallerani era una donna molto colta e nel Palazzo Carmagnola ospitava i famosi circoli letterari nei quali, oltre a tenere nobili conversazioni, ci si dilettava con giochi di società. A questi incontri partecipava anche Leonardo da Vinci che, attorno al 1490, immortalò la padrona di casa nel famoso dipinto "La dama con l'ermellino", ora ospitato nel Castello del Wawel a Cracovia.

Dama con l'ermellino

Sotto la supervisione della Gallerani, sia Bramante che Leonardo abbellirono il Palazzo; si ritiene infatti che la particolare meridiana all'interno del cortile sia attribuibile al genio toscano. Meridiana il cui motto dice che intende segnare solo le ore felici: "Horam non numero nisi serenam"  (non conto che le ore serene). Con questo Leonardo intendeva augurare serenità alla Gallerani o voleva affermare, come è logico che sia, che in assenza di sole la meridiana non può fare il suo dovere?

Meridiana nel Palazzo Carmagnola
foto tratta da www.miguidi.it

Dal 1515 al 1861 Palazzo Carmagnola assolse alla funzione di Broletto Nuovissimo: ospitò infatti alcuni uffici della municipalità milanese in sostituzione di quelli ubicati nel broletto nuovo (piazza Mercanti).
Nel 1937 il palazzo fu sede per diversi anni delle sale ricreative del dopolavoro dei dipendenti comunali, compreso un piccolo teatro interno dove si tenevano spettacoli di cabaret e avanspettacolo. Nei sotterranei invece, nello stesso periodo, vi trovavano alloggio i servizi di controspionaggio del regime fascista.
Ad oggi palazzo Carmagnola è la sede ufficiale dell'Expo 2015, nonché sede del Teatro Piccolo.

sabato 27 settembre 2014

CORSO VITTORIO EMANUELE parte 2

Terrazza all'ultimo piano della Rinascente
Dunque l'ultimo post si era concluso in via san Pietro all'Orto, a circa metà di corso Vittorio Emanuele II; parallela alla prima via si trova via san Paolo (che conduce in piazza Liberty e che da lì prosegue fino a piazza Meda) la quale deve il suo nome ad una chiesa demolita. In questa via è possibile ammirare Palazzo Spinola (al civico 10) del XVI sec., anche se fortemente rimaneggiato nel XIX.
Questo edificio è la sede della società del giardino, il più antico club per gentiluomini di Milano. Il Circolo fu fondato nel 1783 da 32 borghesi con lo scopo di riunirsi in locali all'aperto per giocare a bocce. I gentiluomini ad oggi hanno modo di poter godere all'interno del palazzo delle più svariate attività culturali, nonché ricreative (biliardo, gioco degli scacchi, palestra e golf). Inoltre a giugno si tiene una grande festa con tutti i soci ("la festa delle rose"), mentre a gennaio il Consolato Generale Austriaco tiene un ballo viennese con debuttanti e cadetti della scuola militare milanese "Teuliè".
La società del Giardino è inoltre la sede di una delle più prestigiose scuole nazionali di scherma che ha partorito campioni del calibro di Matteo Tagliarol (medaglia d'oro ai giochi olimpici di Pechino 2008) o Angelo Mazzoni (medaglia d'oro ai giochi olimpici di Sidney 2000).

Sala d'oro Palazzo Spinola

Piazza Meda (in fondo a via san Paolo) è salita agli onori delle cronache invece qualche anno fa (2008 circa) poiché sotto di essa era stato trovato un sito archeologico dell'imperiale Mediolanum del quale poi non si è saputo più niente. Vien da pensare che, nella fretta di costruire il parcheggio sotterraneo che oggi troviamo in piazza, il miope comune di Milano abbia deciso di sotterrare questo immenso patrimonio per non ostacolare i lavori!!!!!!!


La penultima via sulla sinistra del corso (prima di piazza Duomo) è via Cesare Beccaria, dedicata al famoso giurista, una volta facente parte della contrada di s.Martino, dalla chiesa omonima demolita nel '700.

L'ultima via sulla sinistra è invece via Pattari. L'etimologia di questa via è controversa: secondo alcuni deriverebbe dai patari (o catari), eretici dell'XI secolo, che qui risiedevano. Secondo altri invece qui avremmo trovato i robivecchi o "patèe" che avrebbero dato poi il nome alla via.

Magnolia in fiore nei pressi dell'abside del Duomo.
La primavera ufficiosamente non inizia a Milano finché non fiorisce questo meraviglioso albero. 

Conclude il corso il Palazzo della Fabbrica del Duomo. Al posto di questo edificio, avremmo trovato fino al 1853 un accampamento di fatiscenti abitazioni occupate dalle maestranze che lavoravano alla "fabbrica del Duomo", cioè alla costruzione della cattedrale. Sempre in questo luogo c'era il cimitero della Cattedrale al centro del quale era stata edificata una chiesetta, s.Maria Relogi, oggi rinominata s. Maria Assunta in Camposanto.
La chiesa antica prese il posto di una precedente cappella dedicata ai SS Coronati, soppressa nel XVII sec. e impreziosita da una meridiana che venne trasferita sulla facciata di s. Maria Relogi. Il nome della chiesa dunque deriva dall'allora funzione di orologio che aveva per questa parte della città.
L'attuale S. Maria Assunta in Camposanto risulta essere molto graziosa; è possibile visitarla solo in occasione delle celebrazioni (ad oggi, dal lunedì al venerdì alle 13.10 e la domenica alle 11.30) ed è inoltre la cappellania cattolica giapponese.

Orologio sulla sommità del Palazzo rappresenta il giorno (con la mano sulla fronte per ripararsi dal sole) e la notte (dormiente)
Proseguendo verso piazza Duomo, sulla destra si trova via santa Radegonda. Poco prima, sotto i portici è possibile ammirare la piccola lapide che ricorda un episodio storico citato anche dal Manzoni ne "I Promessi Sposi": a questa altezza infatti si trovava il famoso forno delle grucce (in milanese prestin di scansc) preso d'assalto dai milanesi esasperati dalla fame nel 1628.


Via santa Radegonda si chiama così per l'omonimo convento e ospedale benedettino abbattuti nel 1783 su progetto del Piermarini, il quale, con questa via, permise ai regnanti austriaci di recarsi agevolmente da Palazzo Reale al neonato Teatro alla Scala.
Ad oggi, all'angolo con c.so Vittorio Emanuele troviamo il cinema Odeon, ma prima di esso avremmo ammirato diversi edifici storici che, come spesso capita nelle città storiche, si sostituirono vicendevolmente. Dunque nell'ordine qui sorgeva una chiesa con annesso convento benedettino, quindi il teatro santa Radegonda (fine XVIII sec.), quindi una centrale termoelettrica (la seconda al mondo! 1883), infine l'attuale cinema Odeon (1926).

Centrale termoelettrica


All'angolo di via santa Radegonda con corso Vittorio Emanuele si trova La Rinascente, grande magazzino specializzato nella vendita di prodotti d'abbigliamento e per la casa, vanto per la città... oggi, ahimè, di proprietà thailandese.
Questo glorioso magazzino nacque nel 1865 grazie all'iniziativa dei fratelli Bocconi i quali altri non erano che venditori ambulanti di stoffe.
Sull'esempio dei magazzini parigini, riuscirono ad avere un grande successo aprendo il primo negozio di abiti pre-confezionati della città. Negozio che, visto il riscontro positivo, dovette ingrandirsi e spostarsi nella sede attuale, prendendo il nome di Alle città d'Italia. Solo nel 1917, dietro suggerimento di Gabriele D'Annunzio, cambiò il proprio nome in Rinascente,
L'aspetto attuale dell'edificio è dovuto all'ennesimo rifacimento (questa volta in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale); chi lo visita non può certo perdersi la meravigliosa visuale che si può godere dal terrazzo all'ultimo piano sulle guglie del Duomo.
Un'ultima curiosità: Ferdinando Bocconi, uomo di larghe vedute, mandò i suoi figli a studiare all'estero, in Svizzera e negli Stati Uniti. Tutto questo gli fece prendere coscienza del fatto che in Italia mancava un adeguato corso di studi di taglio economico-commerciale. Di qui il progetto di aprire una apposita università, inaugurata nel 1902 e che vanta tutt'oggi il primato di essere la prima ad aver introdotto la laurea in Economia nel nostro paese. Questa università venne dedicata a Luigi, figlio di Ferdinando, caduto nella battaglia di Adua nel 1896.


Parallela a via santa Redegonda si trova via san Raffaele, così chiamata per l'omonima chiesa ...
fortunatamente ancora presente!

Dettaglio facciata chiesa san Raffaele

CORSO VITTORIO EMANUELE parte 1


Plastico per non vedenti del centro della città posto di fronte alla chiesa di san Carlo al corso 

Questo corso, "croce e delizia" di ogni milanese, parte da piazza s.Babila per arrivare in piazza Duomo. Insieme alla seconda parte del tragitto (quella che dal Duomo arriva fino al Castello) forma l'isola pedonale più grande d'Europa, con i suoi circa 1500 metri.



L'attuale assetto di piazza s. Babila è frutto del piano regolatore del 1934 che ha stravolto l'aspetto della piazza: le case medioevali sono state sostituite dagli edifici che tutt'oggi la circondano.
Quello maggiormente degno di nota è il Palazzo del Toro, chiamato così perché anche attualmente ospita le Assicurazioni Toro. Questo edificio sostituì la meravigliosa Galleria de Cristoforis che qui venne edificata nel 1832 e così battezzata in onore della famiglia che ne sostenne le spese di costruzione.
La via coperta, chiamata dai milanesi contrà de veder (strada di vetro perchè costituita di vetro e ferro), o galleria vegia (in contrapposizione con quella nuova: la galleria Vittorio Emanuele) aveva un primato: quella di essere stata la prima galleria inaugurata in Italia. Qui i milanesi si recavano per poter fare acquisti o frequentare i caffè che vi erano ospitati, senza essere disturbati dal caos cittadino o dagli agenti atmosferici, sull'esempio delle gallerie parigine. Ad oggi il comune di Milano ha aperto un'altra galleria con questo nome poco più avanti rispetto a piazza san Babila.
Ad ogni modo, a ricordo della vecchia Galleria De Cristoforis, si è deciso di ricostruirla in miniatura nel piano seminterrato della libreria Hoepli.
A destra del Palazzo del Toro, guardando in direzione di piazza Duomo, svetta un palazzo di 15 piani: Torre Snia Viscosa; questa fu il primo grattacielo ad essere costruito a Milano (1937) e definito dai cronisti dell'epoca "rubanuvole".

Ascensore Torre Snia Viscosa con ritratto della moglie del progettista

Piazza san Babila deve il suo nome alla chiesetta posta sul lato est della piazza. Dall'aspetto neoromanico (fu completata nel 1905), non è rimasto praticamente nulla delle sue precedenti vesti romaniche e barocche. Eppure, in origine, pare che al posto di questo edificio religioso, ci fosse un piccolo tempio dedicato al dio Sole.
In questa zona della città convergevano le mura difensive dell'antica Mediolanum e fuori di esse il fiume Seveso confluiva nel fossato esterno difensivo.
San Babila fu un santo martire orientale (III sec. d.c.) martirizzato insieme a tre fanciulli a lui affidati dalla madre affinché ricevessero una educazione cristiana. Li vediamo raffigurati nel mosaico del XIX sec. posto nel catino dell'abside della chiesa. Particolare interessante di questa struttura è il coperchio del fonte battesimale posto nella prima cappellina a sinistra dove, tra l'altro, venne battezzato Alessandro Manzoni nel 1785.
Curiosa invece è la storia della colonna che si erge di fronte alla chiesa:
nel XV sec. Milano era in perenne lotta con la Repubblica veneziana per contendersi i territori che ancora attualmente si trovano tra le due vecchie potenze militari. Si racconta che Venezia riuscì ad arrivare alle porte di Milano per sferrare l'attacco decisivo di notte, mentre i milanesi dormivano...in realtà dormivano tutti tranne un prestinee (panettiere) che aveva il forno proprio vicino a Porta Orientale (l'attuale via san Damiano, poco distante da piazza s.Babila). Questo "eroe per caso", accortosi dell'esercito veneziano che si era accampato nei pressi della porta, andò ad allarmare tutta la città, la quale non si fece trovare impreparata di fronte all'attacco veneziano. L'esercito nemico infatti non poté fare altro che battere in ritirata, lasciando sul campo il proprio stemma: il Leone di san Marco che oggi troviamo issato sulla colonna seicentesca di fronte alla chiesa.

http://www.arte.it/guida-arte/milano/da-vedere/chiesa/chiesa-di-san-babila-1506/immagini


Da p.za s. Babila ha dunque inizio corso Vittorio Emanuele II, antica strada dell'antica Mediolanum. Fino al XVII sec. era chiamata corsia dei Servi per la presenza della ormai demolita s. Maria dei Servi che si trovava al posto dell'attuale chiesa s.Carlo al Corso.
Quest'ultima è il tipico esempio di architettura neoclassica, ispirato al più noto Pantheon e, per quanto riguarda il colonnato, alla romana piazza san Pietro.
Particolari curiosi di s. Carlo al Corso sono due: le acquasantiere e il campanile. Le prime infatti sono due enormi conchiglie di molluschi marini e la loro origine ad oggi non è chiara, mentre la torre campanaria è la più alta della città e la si può ammirare solo dal retrostante corso Matteotti.



La galleria Passarella, che si trova quasi di fronte alla chiesa, deve il suo nome all'omonima contrada che prima occupava l'area del vicino corso Europa. Tale contrada via chiamata così perchè ospitava un'aia (in milanese era) che andava superata per poter procedere con il proprio cammino. Da qui di passaa l'era (sorpassa l'aia).
L'antico quartiere che qui avremmo trovato, caratterizzato da viuzze strette ed antiche, venne demolito nel 1953, per costruire l'attuale corso, prima parte della Racchetta, progetto che prevedeva la costruzione di una ampia strada, da piazza san Babila fino a piazzale Cadorna, per permettere alle auto di attraversare velocemente il centro storico. Per fortuna gli sventramenti furono fermati all'altezza di piazza Missori.
Delle antiche dimore l'unica sopravvissuta in corso Europa è il cinquecentesco Palazzo Litta Cusini Modignani, al numero 16.
Palazzo Litta Cusini Modigliani

Se si abbandona sulla propria destra la chiesa di s.Carlo al Corso, si può incrociare poco più avanti, la via s. Pietro all'Orto, così chiamata per la chiesa che fino al XVIII sec. qui si trovava. Questo originale nome (all'Orto) lo si deve ai grandi appezzamenti terrieri che in questa parte della città avremmo trovato, di proprietà dei frati dell'antico convento di s.Maria dei Servi. Ad oggi al posto degli orti troviamo edifici moderni; eppure il convento esiste tutt'ora nei pressi della chiesa, seppure con fattezze moderne.

Su via s. Pietro all'Orto sfocia la già citata Galleria de Cristoforis (vedi sopra) .


Sotto i portici di corso Vittorio Emanuele, al numero 13, troviamo "L'omm de preja" trattato, insieme alla retrostante piazza Liberty e alla galleria del Corso (che si apre quasi di fronte al Scior Carera), nel post di luglio del 2014.