sabato 27 settembre 2014

CORSO VITTORIO EMANUELE parte 2

Terrazza all'ultimo piano della Rinascente
Dunque l'ultimo post si era concluso in via san Pietro all'Orto, a circa metà di corso Vittorio Emanuele II; parallela alla prima via si trova via san Paolo (che conduce in piazza Liberty e che da lì prosegue fino a piazza Meda) la quale deve il suo nome ad una chiesa demolita. In questa via è possibile ammirare Palazzo Spinola (al civico 10) del XVI sec., anche se fortemente rimaneggiato nel XIX.
Questo edificio è la sede della società del giardino, il più antico club per gentiluomini di Milano. Il Circolo fu fondato nel 1783 da 32 borghesi con lo scopo di riunirsi in locali all'aperto per giocare a bocce. I gentiluomini ad oggi hanno modo di poter godere all'interno del palazzo delle più svariate attività culturali, nonché ricreative (biliardo, gioco degli scacchi, palestra e golf). Inoltre a giugno si tiene una grande festa con tutti i soci ("la festa delle rose"), mentre a gennaio il Consolato Generale Austriaco tiene un ballo viennese con debuttanti e cadetti della scuola militare milanese "Teuliè".
La società del Giardino è inoltre la sede di una delle più prestigiose scuole nazionali di scherma che ha partorito campioni del calibro di Matteo Tagliarol (medaglia d'oro ai giochi olimpici di Pechino 2008) o Angelo Mazzoni (medaglia d'oro ai giochi olimpici di Sidney 2000).

Sala d'oro Palazzo Spinola

Piazza Meda (in fondo a via san Paolo) è salita agli onori delle cronache invece qualche anno fa (2008 circa) poiché sotto di essa era stato trovato un sito archeologico dell'imperiale Mediolanum del quale poi non si è saputo più niente. Vien da pensare che, nella fretta di costruire il parcheggio sotterraneo che oggi troviamo in piazza, il miope comune di Milano abbia deciso di sotterrare questo immenso patrimonio per non ostacolare i lavori!!!!!!!


La penultima via sulla sinistra del corso (prima di piazza Duomo) è via Cesare Beccaria, dedicata al famoso giurista, una volta facente parte della contrada di s.Martino, dalla chiesa omonima demolita nel '700.

L'ultima via sulla sinistra è invece via Pattari. L'etimologia di questa via è controversa: secondo alcuni deriverebbe dai patari (o catari), eretici dell'XI secolo, che qui risiedevano. Secondo altri invece qui avremmo trovato i robivecchi o "patèe" che avrebbero dato poi il nome alla via.

Magnolia in fiore nei pressi dell'abside del Duomo.
La primavera ufficiosamente non inizia a Milano finché non fiorisce questo meraviglioso albero. 

Conclude il corso il Palazzo della Fabbrica del Duomo. Al posto di questo edificio, avremmo trovato fino al 1853 un accampamento di fatiscenti abitazioni occupate dalle maestranze che lavoravano alla "fabbrica del Duomo", cioè alla costruzione della cattedrale. Sempre in questo luogo c'era il cimitero della Cattedrale al centro del quale era stata edificata una chiesetta, s.Maria Relogi, oggi rinominata s. Maria Assunta in Camposanto.
La chiesa antica prese il posto di una precedente cappella dedicata ai SS Coronati, soppressa nel XVII sec. e impreziosita da una meridiana che venne trasferita sulla facciata di s. Maria Relogi. Il nome della chiesa dunque deriva dall'allora funzione di orologio che aveva per questa parte della città.
L'attuale S. Maria Assunta in Camposanto risulta essere molto graziosa; è possibile visitarla solo in occasione delle celebrazioni (ad oggi, dal lunedì al venerdì alle 13.10 e la domenica alle 11.30) ed è inoltre la cappellania cattolica giapponese.

Orologio sulla sommità del Palazzo rappresenta il giorno (con la mano sulla fronte per ripararsi dal sole) e la notte (dormiente)
Proseguendo verso piazza Duomo, sulla destra si trova via santa Radegonda. Poco prima, sotto i portici è possibile ammirare la piccola lapide che ricorda un episodio storico citato anche dal Manzoni ne "I Promessi Sposi": a questa altezza infatti si trovava il famoso forno delle grucce (in milanese prestin di scansc) preso d'assalto dai milanesi esasperati dalla fame nel 1628.


Via santa Radegonda si chiama così per l'omonimo convento e ospedale benedettino abbattuti nel 1783 su progetto del Piermarini, il quale, con questa via, permise ai regnanti austriaci di recarsi agevolmente da Palazzo Reale al neonato Teatro alla Scala.
Ad oggi, all'angolo con c.so Vittorio Emanuele troviamo il cinema Odeon, ma prima di esso avremmo ammirato diversi edifici storici che, come spesso capita nelle città storiche, si sostituirono vicendevolmente. Dunque nell'ordine qui sorgeva una chiesa con annesso convento benedettino, quindi il teatro santa Radegonda (fine XVIII sec.), quindi una centrale termoelettrica (la seconda al mondo! 1883), infine l'attuale cinema Odeon (1926).

Centrale termoelettrica


All'angolo di via santa Radegonda con corso Vittorio Emanuele si trova La Rinascente, grande magazzino specializzato nella vendita di prodotti d'abbigliamento e per la casa, vanto per la città... oggi, ahimè, di proprietà thailandese.
Questo glorioso magazzino nacque nel 1865 grazie all'iniziativa dei fratelli Bocconi i quali altri non erano che venditori ambulanti di stoffe.
Sull'esempio dei magazzini parigini, riuscirono ad avere un grande successo aprendo il primo negozio di abiti pre-confezionati della città. Negozio che, visto il riscontro positivo, dovette ingrandirsi e spostarsi nella sede attuale, prendendo il nome di Alle città d'Italia. Solo nel 1917, dietro suggerimento di Gabriele D'Annunzio, cambiò il proprio nome in Rinascente,
L'aspetto attuale dell'edificio è dovuto all'ennesimo rifacimento (questa volta in seguito ai bombardamenti della seconda guerra mondiale); chi lo visita non può certo perdersi la meravigliosa visuale che si può godere dal terrazzo all'ultimo piano sulle guglie del Duomo.
Un'ultima curiosità: Ferdinando Bocconi, uomo di larghe vedute, mandò i suoi figli a studiare all'estero, in Svizzera e negli Stati Uniti. Tutto questo gli fece prendere coscienza del fatto che in Italia mancava un adeguato corso di studi di taglio economico-commerciale. Di qui il progetto di aprire una apposita università, inaugurata nel 1902 e che vanta tutt'oggi il primato di essere la prima ad aver introdotto la laurea in Economia nel nostro paese. Questa università venne dedicata a Luigi, figlio di Ferdinando, caduto nella battaglia di Adua nel 1896.


Parallela a via santa Redegonda si trova via san Raffaele, così chiamata per l'omonima chiesa ...
fortunatamente ancora presente!

Dettaglio facciata chiesa san Raffaele

CORSO VITTORIO EMANUELE parte 1


Plastico per non vedenti del centro della città posto di fronte alla chiesa di san Carlo al corso 

Questo corso, "croce e delizia" di ogni milanese, parte da piazza s.Babila per arrivare in piazza Duomo. Insieme alla seconda parte del tragitto (quella che dal Duomo arriva fino al Castello) forma l'isola pedonale più grande d'Europa, con i suoi circa 1500 metri.



L'attuale assetto di piazza s. Babila è frutto del piano regolatore del 1934 che ha stravolto l'aspetto della piazza: le case medioevali sono state sostituite dagli edifici che tutt'oggi la circondano.
Quello maggiormente degno di nota è il Palazzo del Toro, chiamato così perché anche attualmente ospita le Assicurazioni Toro. Questo edificio sostituì la meravigliosa Galleria de Cristoforis che qui venne edificata nel 1832 e così battezzata in onore della famiglia che ne sostenne le spese di costruzione.
La via coperta, chiamata dai milanesi contrà de veder (strada di vetro perchè costituita di vetro e ferro), o galleria vegia (in contrapposizione con quella nuova: la galleria Vittorio Emanuele) aveva un primato: quella di essere stata la prima galleria inaugurata in Italia. Qui i milanesi si recavano per poter fare acquisti o frequentare i caffè che vi erano ospitati, senza essere disturbati dal caos cittadino o dagli agenti atmosferici, sull'esempio delle gallerie parigine. Ad oggi il comune di Milano ha aperto un'altra galleria con questo nome poco più avanti rispetto a piazza san Babila.
Ad ogni modo, a ricordo della vecchia Galleria De Cristoforis, si è deciso di ricostruirla in miniatura nel piano seminterrato della libreria Hoepli.
A destra del Palazzo del Toro, guardando in direzione di piazza Duomo, svetta un palazzo di 15 piani: Torre Snia Viscosa; questa fu il primo grattacielo ad essere costruito a Milano (1937) e definito dai cronisti dell'epoca "rubanuvole".

Ascensore Torre Snia Viscosa con ritratto della moglie del progettista

Piazza san Babila deve il suo nome alla chiesetta posta sul lato est della piazza. Dall'aspetto neoromanico (fu completata nel 1905), non è rimasto praticamente nulla delle sue precedenti vesti romaniche e barocche. Eppure, in origine, pare che al posto di questo edificio religioso, ci fosse un piccolo tempio dedicato al dio Sole.
In questa zona della città convergevano le mura difensive dell'antica Mediolanum e fuori di esse il fiume Seveso confluiva nel fossato esterno difensivo.
San Babila fu un santo martire orientale (III sec. d.c.) martirizzato insieme a tre fanciulli a lui affidati dalla madre affinché ricevessero una educazione cristiana. Li vediamo raffigurati nel mosaico del XIX sec. posto nel catino dell'abside della chiesa. Particolare interessante di questa struttura è il coperchio del fonte battesimale posto nella prima cappellina a sinistra dove, tra l'altro, venne battezzato Alessandro Manzoni nel 1785.
Curiosa invece è la storia della colonna che si erge di fronte alla chiesa:
nel XV sec. Milano era in perenne lotta con la Repubblica veneziana per contendersi i territori che ancora attualmente si trovano tra le due vecchie potenze militari. Si racconta che Venezia riuscì ad arrivare alle porte di Milano per sferrare l'attacco decisivo di notte, mentre i milanesi dormivano...in realtà dormivano tutti tranne un prestinee (panettiere) che aveva il forno proprio vicino a Porta Orientale (l'attuale via san Damiano, poco distante da piazza s.Babila). Questo "eroe per caso", accortosi dell'esercito veneziano che si era accampato nei pressi della porta, andò ad allarmare tutta la città, la quale non si fece trovare impreparata di fronte all'attacco veneziano. L'esercito nemico infatti non poté fare altro che battere in ritirata, lasciando sul campo il proprio stemma: il Leone di san Marco che oggi troviamo issato sulla colonna seicentesca di fronte alla chiesa.

http://www.arte.it/guida-arte/milano/da-vedere/chiesa/chiesa-di-san-babila-1506/immagini


Da p.za s. Babila ha dunque inizio corso Vittorio Emanuele II, antica strada dell'antica Mediolanum. Fino al XVII sec. era chiamata corsia dei Servi per la presenza della ormai demolita s. Maria dei Servi che si trovava al posto dell'attuale chiesa s.Carlo al Corso.
Quest'ultima è il tipico esempio di architettura neoclassica, ispirato al più noto Pantheon e, per quanto riguarda il colonnato, alla romana piazza san Pietro.
Particolari curiosi di s. Carlo al Corso sono due: le acquasantiere e il campanile. Le prime infatti sono due enormi conchiglie di molluschi marini e la loro origine ad oggi non è chiara, mentre la torre campanaria è la più alta della città e la si può ammirare solo dal retrostante corso Matteotti.



La galleria Passarella, che si trova quasi di fronte alla chiesa, deve il suo nome all'omonima contrada che prima occupava l'area del vicino corso Europa. Tale contrada via chiamata così perchè ospitava un'aia (in milanese era) che andava superata per poter procedere con il proprio cammino. Da qui di passaa l'era (sorpassa l'aia).
L'antico quartiere che qui avremmo trovato, caratterizzato da viuzze strette ed antiche, venne demolito nel 1953, per costruire l'attuale corso, prima parte della Racchetta, progetto che prevedeva la costruzione di una ampia strada, da piazza san Babila fino a piazzale Cadorna, per permettere alle auto di attraversare velocemente il centro storico. Per fortuna gli sventramenti furono fermati all'altezza di piazza Missori.
Delle antiche dimore l'unica sopravvissuta in corso Europa è il cinquecentesco Palazzo Litta Cusini Modignani, al numero 16.
Palazzo Litta Cusini Modigliani

Se si abbandona sulla propria destra la chiesa di s.Carlo al Corso, si può incrociare poco più avanti, la via s. Pietro all'Orto, così chiamata per la chiesa che fino al XVIII sec. qui si trovava. Questo originale nome (all'Orto) lo si deve ai grandi appezzamenti terrieri che in questa parte della città avremmo trovato, di proprietà dei frati dell'antico convento di s.Maria dei Servi. Ad oggi al posto degli orti troviamo edifici moderni; eppure il convento esiste tutt'ora nei pressi della chiesa, seppure con fattezze moderne.

Su via s. Pietro all'Orto sfocia la già citata Galleria de Cristoforis (vedi sopra) .


Sotto i portici di corso Vittorio Emanuele, al numero 13, troviamo "L'omm de preja" trattato, insieme alla retrostante piazza Liberty e alla galleria del Corso (che si apre quasi di fronte al Scior Carera), nel post di luglio del 2014.


domenica 20 luglio 2014

DA VIA CLERICI A LARGO CORSIA DEI SERVI

Questo tour parte da via Clerici (zona piazza della Scala) per arrivare nei pressi di piazza san Babila.
Le curiosità affrontate tuttavia non si trovano sul percorso diretto, cioè lungo corso Vittorio Emanuele, ma alle spalle del corso stesso...

Via Clerici prende il nome dall'omonimo Palazzo Clerici al numero 5 della strada. Questo edificio è uno dei palazzi settecenteschi meglio conservati di tutta la città, con i suoi fantastici interni. Ma ciò che più colpisce è la sua sobria facciata: la parte centrale infatti risulta essere arretrata rispetto alle due ali laterali e questo permetteva alle carrozze di poter entrare ed uscire facilmente nella stretta viuzza dell'epoca.

Palazzo Clerici


Via Clerici sfocia in via dei Bossi la quale, sulla sua destra,  si immette a sua volta in via Filodrammatici. A metà circa di questa via è possibile ammirare piazzetta Enrico Cuccia, da poco così nominata in onore del presidente onorario di Mediobanca morto nel giugno del 2000.
Fino al 1786 parte della superficie della piazzetta era occupata da un oratorio, con annessa casa parrocchiale: san Lorenzino in Torriggia demoliti per costruire l'attuale palazzo Visconti-Ajmi, sede, sin dalla sua fondazione, di Mediobanca.

Pochi sanno che, accanto alla principale istituzione culturale cittadina (il Teatro alla Scala), sorge un "piccolo gioiello": il Teatro dei Filodrammatici, che dà il nome alla via adiacente al "fratello maggiore".
In origine, nel 1796,  questo teatro, anche conosciuto con il nome di "piccola Scala",  si chiamava "Teatro Patriottico" ed aveva sede nell'attuale Palazzo della Questura in via Fatebenefratelli, dove si trovava una delle più prestigiose istituzioni milanesi: il Collegio de' Nobili. Questo convitto aveva al proprio interno un teatro che venne sequestrato con l'arrivo di Napoleone in città. Solo due anni dopo i Barnabiti ripresero possesso del Collegio e la compagnia teatrale ricevette, come spazio dove potersi esibire, la chiesa dei SS. Damiano e Cosma che si trovava al posto dell'attuale teatro dei Filodrammatici. Fu quindi costruito un teatro "democratico" (in linea con le ideologie napoleoniche), cioè senza gli aristocratici palchi e, per recuperare i fondi necessari, furono vendute anche quattro campane della ex chiesa ormai demolita. In origine gli spettacoli andavano in scena solo di venerdì, giorno di chiusura della Scala.
Vi recitavano, quali attori dilettanti, anche il Monti, il Porta e, forse, Ugo Foscolo, che fu comunque socio.
La facciata liberty che vediamo oggi è completamente diversa dal proprio interno, rifatto negli anni '60 a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale.


Teatro dei Filodrammatici

Prossima tappa: piazza Liberty.
Per giungervi bisogna attraversare piazza della Scala, per poi arrivare in piazza s. Fedele (vedi post 9 gennaio 2014e proseguire per via Agnello. Prima di arrivare a destinazione però, si incrocia sulla destra via ragazzi del '99, chiamata così in onore dei soldati neo diciottenni che seppero dare una svolta positiva alle sorti dell'Italia nella prima guerra mondiale.
Quasi di fronte alla via ragazzi del '99 si apre via Hoepli, anticamente chiamata contrada della Sala dei Longobardi perchè qui avremmo trovato fino presumibilmente al XVI sec. una casa longobarda di strategica importanza.
Dopo aver costeggiato la via Agnello (chiamata così per un bassorilievo tutt'ora presente sopra il portone del civico 19, che rappresentava l'agnello pasquale e che apparteneva probabilmente a qualche chiesa distrutta) si passa sotto la via coperta che sfocia in p.za Liberty, così chiamata per il palazzo al numero 8 (1955) che presenta elementi liberty. Questo edificio infatti mostra sulla propria facciata alcune decorazioni che facevano parte dell'hotel del Corso, un albergo dalla storia molto particolare: nel 1869 un certo signor Cattaneo, decise di aprire un caffè-concerto in un vecchio padiglione dove si vendevano mobili (che corrisponde all'area del vicino cinema Apollo); con il tempo questo caffè prenderà il nome di Teatro Milanese.
Nel 1902 si decise di demolire lo stabile che si trovava di fronte al Teatro in corso Vittorio Emanuele 15, nonché il Teatro stesso, per poter costruire il lussuoso Albergo Corso con al proprio interno il Teatro, ribattezzato Trianon e soprannominato "Bomboniera" per i suoi arredi rosa.
Sotto questo teatro venne aperto un altro grande locale, "Il Tabarin", che poi mutò il suo nome in "Pavillon dorè", famoso per i suoi telefoni bianchi sopra ogni tavolo.
Nel 1938, le leggi per la difesa della lingua costrinsero il Trianon a chiamarsi Mediolanum, il quale però proponeva ormai solo spettacoli cinematografici.
Durante la Seconda Guerra Mondiale l'albergo e il teatro vennero rasi al suolo dai bombardamenti e, negli anni cinquanta,  al posto di quest'ultimo fu costruito il cinema Apollo, mentre gli elementi liberty vennero ricollocati nel vicino palazzo della Società Reale Mutua di Assicurazioni.





La piazza ospita, nel proprio perimetro, il bar al Panino, che ha un grande merito: quello di aver dato il nome a un fenomeno di costume degli anni ottanta, i paninari.
I primi componenti di questo movimento erano giovani di famiglie ricche, studenti dei migliori licei cittadini che, in risposta al decennio precedente caratterizzato da un forte impegno politico, proponevano uno stile di vita disimpegnato, edonistico e basato sul consumismo.
Questi ragazzi, contrariamente a quanto si può pensare, iniziarono a ritrovarsi in questo locale e non nel Burghy di P.za s. Babila, e decisero di dare al proprio gruppo di amici il nome del locale stesso.

...intento ad aprire la "mia utilitaria" parcheggiata davanti al negozio Ferrari in p.za Liberty

Da piazza Liberty corso Vittorio Emanuele è molto vicino e qui, sotto i portici al numero 13, si trova la prossima curiosità: Scior Carera. Questa era un'antica statua romana simile al Pasquino di Roma,
cioè una statua parlante, una scultura sulla quale venivano affissi dei cartelli con lo scopo di sbeffeggiare di nascosto i potenti della città. Abitudine che era soprattutto in voga durante il Risorgimento, tanto che le autorità cittadine spostarono la statua al primo piano dell'abitazione dove si trovava allora (ai piedi di un palazzo in via san Pietro all'Orto), ma questo non impedì ai milanesi di appendere un cartello che invitava allo sciopero dei sigari, che diede poi il via alle cinque giornate nel 1848.
Il suo nome deriva dalla prima parola dell'iscrizione di Cicerone ai piedi della statua "Carere debet omni vitio qui in alterum dicere paratus est" (Deve essere privo di ogni colpa chi è pronto a parlare contro un altro), ma viene anche comunemente chiamato Omm de Preja, cioè uomo di pietra.

Scior Carera

Per raggiungere la prossima curiosità ora sarà sufficiente attraversare corso Vittorio Emanuele per recarsi alla Galleria del Corso, che si trova di fronte. Qui, al numero 4, c'è tutt'ora la sede della casa discografica di un grande musicista: Giovanni D'Anzi, autore della celebre O mia bela Madonina.
D'Anzi, come molti artisti, aveva un carattere molto particolare. Nacque nel 1906 a Milano da genitori pugliesi e, sin da piccolo, aveva l'abitudine di vantarsi del proprio cognome; qualcuno infatti gli aveva detto che i cognomi con l'apostrofo denunciavano nobili origini, e lui, modestamente, doveva esserlo. Un giorno la maestra, stanca di questi continui vaneggiamenti, lo rimproverò e il piccolo Giovanni, di tutta risposta, prese la propria cartella e la scaraventò sulla testa dell'insegnante. La punizione che seguì a questa azione fu esemplare e in linea con i tempi d'allora: espulso da tutte le scuole d'Italia. Per studiare fu dunque costretto a rimanere a casa, dove un giorno fu notato dal maestro di pianoforte della sorella, mentre strimpellava sui tasti. L'insegnate non vedente non aveva dubbi: il bambino aveva un talento innato per la musica! E infatti da lì a poco il giovane iniziò a lavorare come pianista. Un giorno, durante un festival della canzone napoletana tenutosi al teatro Trianon, Giovanni si chiese come mai nessuno mai avesse composto un pezzo per la sua amata città. Solo allora gli venne l'ispirazione: compose di getto"Madonina" che suonò la sera successiva (siamo nell'ottobre del 1935) al termine del repertorio napoletano...e subito fu un successo che dura tutt'ora!


Usciti dalla galleria, se si gira a sin, ci si imbatte nelle famose terme Erculee, o meglio, in ciò che rimane delle maestose terme dell'antica Mediolanum (IV sec. d.c.) fatte erigere dall'imperatore Massimiano (il quale si era dato come soprannome quello di Hercules) e fatte radere al suolo dal Barbarossa nel XII sec. Al posto delle terme crebbe un prato utilizzato dai pastori per portare le greggi al pascolo, da qui il nome della zona: pasquirolo. La chiesa che sorge accanto ai resti prese il nome dell'area: san Vito in Pasquirolo. Edificio religioso del XVII sec., attualmente vi si celebrano solo messe in rito ortodosso.

Eppure, nel recarsi alla chiesa di san Vito, si sarà sicuramente passati davanti ad una piccola galleria che ai più passa inosservata, ma che conserva al proprio interno una vera e propria chicca per la città di Milano: la Walk of Fame. Al civico 21 di Largo Corsia dei Servi infatti, fino al 2004 avremmo trovato la sede del settimanale TV Sorrisi e Canzoni, organizzatore della "Notte dei Telegatti": manifestazione televisiva che veniva registrata al Teatro Nazionale, durante la quale venivano consegnati i Telegatti (i corrispettivi italiani degli Oscar) ai principali personaggi televisivi dell'anno, sia nazionali che internazionali. Personaggi che erano però prima tenuti a lasciare le proprie impronte su mattonelle che sono state poi posizionate nel tempo nell'attuale "Walk of Fame meneghina".



martedì 3 giugno 2014

BRERA parte 3


Palazzo Orsini, sede della Giorgio Armani SpA


Attraversata via Pontaccio, si giunge al cuore del vecchio quartiere; una volta, fino al 1860, saremmo dovuti passare sotto una pusterla ormai demolita, la pusterla Beatrice, chiamata così da Ludovico il Moro in onore della sua amata moglie, Beatrice d'Este. In origine questa piccola porta si chiamava Pusterla Adalgiso poichè il committente era un certo Adalgiso il quale nel X sec. era proprietario dei possedimenti terreni dentro e fuori la cinta muraria di questa parte della città e dunque, per comodità, si aprì una porta nelle mura.

Varcata l'immaginaria pusterla Beatrice, ci troviamo in via Brera, cuore artistico del quartiere, forse oggi un po' patinato.
L'impronta gliela dà sicuramente il Palazzo Brera che qui ha sede (vedi post 29 marzo 2014e che ospita, tra l'altro, l'Accademia di Belle Arti, polo d'attrazione di artisti, docenti o apprendisti che siano.

Chi subì maggiormente il fascino e le frequentazioni della vicina Accademia fu un caffè storico: il bar Jamaica, al 32 della via.
Nacque nel 1921 e il suo nome è un tributo ad un film di Alfred Hitchcock, "La taverna della Jamaica".
Tra i primi frequentatori c'era un giornalista di nome Benito Mussolini che però un giorno del '22 sparì senza aver pagato il conto (e in questo Mussolini fu soltanto il primo di una lunga serie...).
Il Jamaica divenne un vero polo d'attrazione per gli artisti a partire dal 1948, quando il gestore, Elio Mainini, organizzò una mostra d'arte. Artisti come Piero Manzoni, Lucio Fontana, Salvatore Quasimodo, solo per citarne alcuni, si trovavano al Jamaica non solo per bere qualcosa, ma anche per discutere, scambiarsi idee, litigare...Nacque in quegli anni un baratto molto originale: opere d'arte in cambio di pasti caldi, dato che molti artisti non erano ancora affermati.
Oggi il Jamaica non è più quello di una volta, tuttavia, oltre a mantenere la sua veste di bar storico, organizza esposizioni temporanee di fotografia e pittura.


Oltrepassato Palazzo Brera, sul lato destro della via troviamo Palazzo Cusani con i suoi due portali gemelli (si dice voluti da due fratelli della famiglia per il reciproco desiderio di non incontrarsi).


 L'edificio apparteneva alla nobile famiglia dei Cusani, ma fu venduto nel 1808 da Luigi Cusani, rovinato dai debiti di gioco, al napoleonico Regno d'Italia, che vi insediò il Ministero della Guerra. Da allora il palazzo è sempre stato sede di organismi militari; anche oggi infatti ospita la sede del Comando Militare Nato di Milano e il Comando Militare Esercito Lombardia.
Sulla facciata esterna sono affissi il proclama del re Vittorio Emanuele III alle truppe combattenti (24 maggio 1915) e il bollettino della vittoria con cui il generale Diaz, comandante supremo dell'Esercito Italiano, annunciò la vittoria dell'Italia e la disfatta nemica nella prima guerra mondiale. Sulla facciata posteriore è incastonata una palla di cannone scagliata dall'esercito austriaco durante le Cinque giornate di Milano.

Al numero 12 splende con discrezione un bel palazzo rococò: Palazzo Citterio. Ad oggi purtroppo questo edificio, con il suo grandissimo giardino, è in stato d'abbandono ed è parte integrante, con la denominazione di "Brera 2", del piano della "Grande Brera".
Due anni fa circa venne occupato per due giorni dal Collettivo Macao.

Per proseguire il percorso a caccia di curiosità bisogna tornare indietro fino a via Fiori Oscuri (chiamata così probabilmente per lo stemma del vicino sestiere di Porta Nuova che era una scacchiera bianco nera; al contrario via Fiori Chiari faceva riferimento alla Porta Comacina che aveva come stemma una scacchiera bianco rossa) . Qui, proprio davanti al secondo ingresso dell'Orto Botanico, c'è ancora la farmacia dove Carlo Erba iniziò a muovere i passi nel campo farmaceutico.




Al termine di questa caratteristica strada si interseca via Borgonuovo, una volta chiamata contrada dei nobili o  contrada de' sciuri grazie alle sue nobili dimore soprattutto del XIX sec.
Qui troviamo infatti Palazzo Landriani (25), Palazzo Crespi (18), Palazzo Perego di Cremnago (14), Palazzetto Bascapé-Recalcati (15), Palazzo Orsini (11, sede della Giorgio Armani SpA).
Al n° 23 abbiamo la possibilità di visitare il Museo del Risorgimento e le Civiche Raccolte Storiche presso l'elegante Palazzo Moriggia (http://www.museodelrisorgimento.mi.it/).

Cappello di Napoleone


Al n° 20 invece troviamo Palazzo Bigli, residenza della contessa russa Giulia Samoyloff.
Il 9 maggio del 1832 la nobildonna tenne una festa che durò ben tre giorni. Il giardino per l'occasione fu impreziosito da labirinti di siepi, cascate di fiori, orchestre che suonavano nascoste nel verde e un teatrino che proponeva spettacoli senza sosta. L'eco di questo spreco arrivò in Russia e costrinse lo zar a far interdire la contessa e a dare i suoi beni in amministrazione a una banca milanese.
Sicuramente Giulia fu un personaggio bizzarro anche per i suoi contemporanei: aveva l'abitudine, poi così non originale, di farsi il bagno ogni mattina in una vasca piena di latte; latte poi rivenduto al vicino caffè Cova che lo trasformava in un sorbetto venduto ai soldati austriaci i quali erano follemente innamorati di lei (e non solo loro).

Giulia Samoyloff
FONTE: www.verdi.san.beniculturali.it

La via Borgonuovo sfocia su via Monte di Pietà, chiamata così perché qui aveva sede il Monte di Pietà. Questa istituzione, presente in tutta Italia, aveva come scopo quello di prestare soldi a condizioni favorevoli rispetto a quelle di mercato, a fronte della cessione di un pegno. Il Monte di Pietà milanese venne fondato nel 1498 da Ludovico il Moro e nel 1786 trasferito in uno stabile di questa via dove tutt'ora ha sede la sala aste della UBI Banca (al civico 5).
Il vecchio Monte di Pietà ha preso il posto del soppresso monastero delle francescane di s. Chiara che era sito nella contrada dei Tre Monasteri  (contrada precedentemente chiamata della Cantarana, dal nome di un vicino canale popolato da numerose rane particolarmente "canterine").
Oltre al monastero di s. Chiara, in questa zona potevamo trovare il convento delle Cappuccine di s. Barbara, al posto della vecchia sede Cariplo di via Monte di Pietà, il monastero delle Agostiniane e il convento delle Umiliate di s. Caterina. Nel XIX sec. vennero tutte abbattute per fare posto a Palazzi signorili che parzialmente possiamo ammirare tutt'oggi, come ad es. la Ca' de sass, la già citata vecchia sede della Cariplo, così chiamata perché ricoperta da larghe pietre regolari ("sass" appunto).


Così come sempre moderna è la fontana che possiamo ammirare alle spalle di questo edificio: si tratta della "Fontana dei Tritoni" del 1928 (via Romagnosi) che può sembrare antica, viste le sue linee classiche.
Fu costruita facendo riferimento alle sede della vicina Cassa di Risparmio (Cariplo); infatti le due statue laterali simboleggiano il Risparmio e la Beneficenza, emblemi di questo istituto di credito fin dalla sua fondazione. La scultura di sinistra, quella dedicata al Risparmio, è stata soprannominata "La Dòna di Trè Tétt", dato che vicino al seno tiene un salvadanaio rotondo, che occhi più maliziosi identificarono in una tetta.

La Fontana dei Tritoni...soffocata dalla "Milano che lavora"!


La perpendicolare via Verdi (rispetto a via Monte di Pietà) ospita la barocca chiesa di s. Giuseppe (a lungo considerata esempio da seguire per l'edilizia sacra seicentesca). Questa chiesa conserva, oltre ad un presepe presente tutto l'anno (durante l'Avvento viene illuminato; si trova sotto il primo altare a sin.), anche una reliquia non visibile al pubblico: un pezzo di mantello di san Giuseppe.
Le chiese cattoliche, si sa, sono di proprietà di enti religiosi. Eppure quella di san Giuseppe fa eccezione: risulta essere infatti di proprietà del gruppo bancario Intesa Sanpaolo.

Originale planimetria della chiesa barocca con la sua splendida pavimentazione

In via Verdi al 5 troviamo la residenza di Vincenzo Monti (scrittore italiano). E' questa una zona di Milano molto importante per la storia Risorgimentale; in via Monte di Pietà al 14 c'era la residenza di Federico Confalonieri (patriota italiano), mentre al 15 quella di Silvio Pellico (scrittore e patriota italiano).

Il giro per la sorprendente Brera termina qui, in via Verdi angolo via Manzoni (p.za della Scala), dove una volta c'era lo storico caffè Cova (proprio quello del sorbetto al latte della contessa Samoyloff!...nonché privilegiato posto dove ci si raccoglieva a "far l'Italia") dal 1950 trasferito in via Montenapoleone e (ahimè!) recentemente acquistato dai francesi…

Un'ultima domanda: ma che ci fa Jovanotti al Museo del Risorgimento?!!!!




domenica 18 maggio 2014

BRERA parte 2



Dunque l'ultimo post si era concluso in c.so Garibaldi, all'altezza di p.za san Simpliciano. Se si prosegue lungo questa via storica, a un certo punto si incrocia via Moscova, una volta chiamato stradone di S.Teresa, dall'omonima chiesa settecentesca, soppressa nel 1783 e oggi adibita a biblioteca multimediale della Braidense. La chiesa fu costruita sulle rovine dell'antico monastero delle Carmelitane Scalze e, una volta sconsacrata, fu utilizzata, tra l'altro, dalla Manifattura Tabacchi. Nel 2003 è stata inaugurata l'attuale mediateca.

Prossima tappa: Cimitero monumentale (da via Moscova proseguire sempre dritto per via Alessandro Volta)...ma prima è sicuramente piacevole ammirare il palazzo ottocentesco comunemente chiamato Ca' di facc in piazzale Baiamonti, 1. Il suo nome deriva dal fatto che sulla facciata sono stati posizionati ben 51 medaglioni con i volti di personaggi più o meno illustri delle arti, politica, armi, scienze e lettere
Da p.le Baiamonti, proseguendo per via Ceresio (viale anticamente popolato da laboratori di scultori grazie al vicino sepolcreto), si arriva al Cimitero Monumentale, vera e propria raccolta di opere artistiche funerarie dal 1866 ad oggi.
Il Famedio che si erge al centro della struttura ospita le spoglie di alcuni milanesi illustri (Alessandro Manzoni, Carlo Cattaneo, Salvatore Quasimodo, Francesco Hayez, Giuseppe Missori, Cesare Correnti...), nonchè le menzioni di cittadini illustri comunque sepolti in altre parti del Monumentale.
Tra questi ricordiamo:
- Gino Bramieri
- Walter Chiari
- Guido Crepax
- Giovanni D'Anzi
- Giorgio Gaber
- Don Giussani
- Enzo Jannacci
- Carlo Maciachini
- Filippo Tommaso Marinetti
- Giuseppe Meazza
- Alda Merini
- Wanda Osiris
- Franca Rame
- Giovanni Virginio Schiaparelli
- Enzo Tortora
- Arturo Toscanini
- Hermann Einstein (papà di Albert)
All'esterno le tombe sono talmente grandi che alcune cripte vennero addirittura utilizzate come bunker antiaereo durante la seconda guerra mondiale!
Colpisce la tomba della famiglia Bocconi poichè molto alta e pensata per poter superare in altezza quella del vicino, mentre quella della famiglia Campari rappresenta "l'Ultima cena" con statue più grandi delle persone!
Infine questo luogo è da ricordare perchè primo in Europa ad ospitare un forno crematorio.
E' possibile effettuare visite guidate al cimitero inviando una mail a: dsc.visiteguidatemonumentale@comune.milano.it


Dal piazzale del cimitero, se non si è troppo stanchi dopo la visita al museo a cielo aperto del Monumentale, si può arrivare in corso Como a piedi (10 minuti).
Quest'ultimo è la prosecuzione di corso Garibaldi verso, appunto, Como. Ad oggi è un bella isola pedonale che si conclude, poco prima della stazione Garibaldi,  con la nuova piazza Gae Aulenti che ospita ad oggi l'edificio più alto di Milano (e d'Italia): Palazzo Unicredit (m 231). La guglia, disabitata, è una citazione del guglione del Duomo con il quale dialoga a distanza ed è interamente rivestita di led che possono assumere diversi colori a seconda della ricorrenza, ad es. durante l'Avvento del 2013 era illuminata di verde a rappresentare un albero di Natale.

"Telefono senza fili " in p.za Gae Aulenti

Prima di giungere alla porta ottocentesca che si staglia in fondo a Corso Como, si incrocia sulla destra viale Pasubio. Al numero 10 si trova un'antica trattoria ("Antica trattoria della pesa") che prende il nome dalla vicina pesa del XIX sec. In questo posto infatti venivano pesate le merci che entravano in città prima di pagare il dazio presso i vicini caselli daziari (li possiamo ancora oggi vedere: sono i due edifici bassi ai lati della porta). Nel cortile interno della trattoria inoltre è attualmente conservata la bilancia utilizzata a questo fine.

La porta stessa ha una storia particolare: in origine si chiamava Porta Comasina (poichè posizionata sulla strada che dalle mura spagnole conduceva a Como), poi intitolata "all'eroe dei due mondi". In origine venne dedicato all'imperatore Francesco I d'Austria a ricordo della sua visita in città del 1825. La dedica recitava:
"A Francesco I / Pio Ottimo Massimo / I negozianti milanesi eressero"
Si racconta che l'epigrafe venisse commentata aggiungendo un ultimo verso: "sebbene poca volontà ne avessero".
La porta infatti fu costruita anche grazie al contributo dei commercianti della zona...pare senza troppo entusiasmo!


Questa porta rappresentava il punto di passaggio obbligato per la popolazione comasca e brianzola che si recava a Milano per lavoro presso gli stabilimenti industriali che qui si trovavano verso la fine dell'Ottocento. Per queste ragioni, in questo periodo nacquero i quartieri, allora popolari, di Garibaldi ed Isola Garibaldi.




All'inizio di c.so Garibaldi si trova l'originale chiesa di santa Maria Incoronata. Sorse nel XV sec. quale sede principale in Lombardia dei frati agostiniani. L'originalità sta nel fatto che in principio questa chiesa era doppia e solo successivamente le due vennero unite per formare un unico capolavoro quale oggi appare ai nostri occhi. La chiesa di sinistra, insieme al convento agostiniano, sorse per volere di Francesco Sforza nel 1451, mentre quella di destra fu fatta erigere per volere di Bianca Maria Visconti (moglie del duca) nel 1460. Le due chiese vennero unite nel 1468, ottenendo così un edificio a pianta quadrata, sicuramente originale, ma poco comoda per seguire le funzioni religiose se si è seduti nella navata opposta a quella dove si celebra!
Capolavoro di questa struttura religiosa è l'ex biblioteca umanistica dei frati agostiniani che si trova al primo piano dell'unico chiostro (su quattro) sopravvissuto. L'ingresso rimane sulla sinistra della chiesa ed è possibile visitarlo solo su prenotazione, telefonando in parrocchia allo 02654855, o in occasione di eventi culturali.


Infine è sicuramente piacevole rinfrescarsi, in un caldo pomeriggio estivo, presso le grate di fronte alla chiesa che comunicano con la sottostante metropolitana!


Alle spalle della chiesa troviamo via s Marco, così chiamata per l'omonimo edificio religioso al termine della strada.
Questa via ricalca il vecchio tracciato del naviglio della Martesana che, dal fiume Adda, attraverso l'attuale via Melchiorre Gioia, giungeva fino alla cerchia dei navigli (via Fatebenefratelli).
Ad oggi, all'altezza di via M. Gioia, l'alveo del naviglio prosciugato lo si può tranquillamente percorrere a piedi (vi si trovano panchine e alcuni giochi per bambini); una volta passati sotto il ponte della cerchia dei bastioni di Porta Nuova (tombon de San Marc), si giunge alla chiusa dell'Incoronata, creata da Leonardo insieme ad altri ingegneri, che serviva alle imbarcazioni per proseguire il proprio viaggio superando i dislivelli del corso d'acqua (sono rimasti i portoni di legno originali). Sempre a questa altezza ancora possiamo notare la garitta in mattoni che ospitava gli addetti alla riscossione del dazio (gabella) sulle merci che entravano in città; poco più avanti infatti c'è ancora il ponte delle gabelle.


All'altezza di via Montebello invece sorgeva un altro ponte, non più esistente, tristemente noto come "ponte dei suicidi". Superato questo ponte si apriva il laghetto di San Marco, piccola darsena (porto) cittadino nel quale arrivava, tra l'altro, la carta necessaria al "Corriere della Sera" della vicina via Solferino. La darsena, ormai purtroppo coperta, la si nota tutt'ora: è lo slargo che va dai civici 19 al 7. Qui si affacciano case ancora con ampi terrazzi che permettevano alle famiglie più facoltose di godere dello specchio d'acqua che si apriva sotto di loro.




Poco più avanti troviamo la medievale chiesa di san Marco, chiamata così in onore del santo protettore di Venezia, la quale aiutò i milanesi nella lotta contro Federico Barbarossa. Anch'essa era sede dei frati agostiniani; dell'antica struttura rimane un chiostro (a sinistra dell'edificio) trasformato in campetto sportivo dell'oratorio.


Il primo elemento interessante lo troviamo nella seconda cappella lungo la navata destra: la cappella della Madonna della cintura, chiamata così per la statua qui conservata (una Madonna con Bambino con in mano una lunga cinta). In questo ambiente c'è una botola che conduce ad un locale sotterraneo dal quale parte un cunicolo cieco. Dal chiostro invece, attraverso una grata, è possibile accedere a dei locali sotterranei che però non è possibile visitare. Ad oggi non si conosce la funzione di questi luoghi così misteriosi, ma si ipotizza che fossero dei passaggi che avrebbero permesso agli Sforza di fuggire dal vicino castello per giungere in questa chiesa.


A destra dell'altare maggiore si trova una lastra tombale con un altorilievo che rappresenta un uomo in abiti rinascimentali; probabilmente un personaggio che sarà stato noto, ma ad oggi non è possibile saperlo dato che qualcuno ne ha accuratamente cancellato il viso e ogni altro segno distintivo. Si tratta probabilmente di un grave caso di damnatio memoriae. Chi commetteva un crimine nei confronti della Chiesa era condannato a veder cancellato il suo ricordo dopo morto; lapidi, statue e documenti venivano distrutti in modo che di lui non si ricordasse più nessuno (!)


L'organo della chiesa ha avuto in passato un grande onore: quello di essere stato suonato nel 1770 da un quattordicenne Mozart che, tra l'altro, abitò per tre mesi nella canonica di San Marco.



Condominio di fronte alla chiesa di san Marco...comodamente servito da scala mobile!








domenica 27 aprile 2014

BRERA parte 1



VIA FIORI CHIARI

Il nome di questo quartiere deriva probabilmente da Braida, termine di origine longobarda che indica una superficie erbosa nei pressi della città.  
L'itinerario parte da p.za Cordusio per concludersi in via Verdi, nei pressi della Scala.

Nell'antica Mediolanum la porzione di città che andava dall'attuale p.za Cordusio fino a via Cusani/
via Dell'orso era occupato dall'horreum (granaio); attualmente lo si può ammirare nei sotterranei dell'edificio di via dei Bossi 4 (vedi post 23 giugno 2019).
All'incrocio dell'attuale via Broletto con le succitate via Cusani e Dell'orso invece c'era la Porta Comacina dalla quale partiva l'omonima strada di importanza strategica per l'Impero (Mediolanum è stata a lungo capitale dell'impero romano d'occidente) poichè conduceva alle provincie al di là delle Alpi (Gallie) dalle quali veniva la minaccia alla... pace romana. 
Questa porzione di città (dall'antica Porta Comacina fino alle mura spagnole) era caratterizzata da una intensa presenza di chiese, conventi e monasteri. La via che conduceva a Como era per la maggior parte del suo tracciato circondata da una natura vergine e folta che dava rifugio a diversi briganti che prendevano di mira i viandanti diretti in città. Storicamente, anche in anni recenti, questo quartiere ha fotto parlare di se' per episodi di cronaca e microcriminalità...

Dunque, se partiamo da Cordusio, lungo la via Broletto la prima curiosità che si incontra è la chiesa di s. Tomaso in Terramara, un edificio di antica costruzione (risale al x sec.), ma ricostruito nel 1576; la sua facciata è invece neoclassica e fu qui posizionata nel 1827 cambiando radicalmente l'orientamento della chiesa. Un'antica leggenda milanese narra che il nome derivi da un episodio in cui Giovanni Maria Visconti (duca di Milano nel XIV sec.), furioso in seguito al rifiuto del parroco della chiesa di celebrare il funerale di un uomo, dato che la vedova non aveva i mezzi per pagare il compenso al prete, fece seppellire lo stesso prete da vivo nella bara del defunto nel cimitero della chiesa, da cui il nome di San Tomaso in Terra Amara. Probabilmente la dicitura deriva da quelle popolazioni che, sfuggendo alle invasioni barbariche, si rifugiarono in questa zona della città che prese il nome di Terra Amara in memoria delle proprie terre d'origine.

Fonte: Wikipedia


In via del Lauro 7 è il palazzo della Compagnia Milano Assicurazioni, la più antica d'Italia, fondata nel 1825. Nei sotterranei di questo palazzo si può ammirare un'aula rettangolare absidata del I sec. d.c., forse adibita al culto dell'imperatore e perciò detta "domus lauri" che probabilmente ha dato il nome alla via stessa.

Lungo via Mercato (la prosecuzione di via Broletto) si intersecavano via delle Erbe (tutt'ora esistente) e la parallela via della Frutta (ormai soppressa) dove si teneva il mercato durante il medioevo.
All'inizio di questa via, sulla destra, è possibile ammirare la chiesa di santa Maria del Carmine, ex convento dei padri carmelitani del XIV sec. Al suo interno, lungo la navata sinistra, si trova la statua di un santo molto originale: Sant'Espedito, del quale si ignora la biografia e si dubita anche della sua reale esistenza. Molto probabilmente è stato un martire del II sec. d.c., rappresentato con una croce in mano sulla quale c'è scritto hodie (oggi), mentre con il piede sinistro schiaccia un corvo che pronuncia la parola cras (domani). In altre parole, Espedito sembra suggerirci di non fare domani quello che è possibile fare oggi e per questa ragione, nonchè per il suo nome, viene considerato il santo delle grazie urgenti; ne sanno qualcosa gli studenti che chiedono aiuto prima di un esame o una interrogazione imminente!


All'altezza dell'abside di questa chiesa troviamo via Ciovasso dove, un tempo, si teneva il mercato delle sete.
La vicina via Madonnina ha inizio da p.za del Carmine e deve il suo nome forse alla presenza di un' edicola votiva che custodiva la statua della Madonna, eppure, nonostante la presenza di questa sacra opera, la via era il luogo "del malcostume e del vizio" nel XIX sec.
Proseguendo lungo via Madonnina si incrocerà sulla destra la chiesa di San Carpoforo la quale sarebbe stata fondata sul luogo di un antico tempio dedicato a una divinità carpofora (portatrice di frutti) e solo in seguito sarebbe stata trasformata in chiesa cristiana da Santa Marcellina (sorella del vescovo Ambrogio) e successivamente sconsacrata. Ad oggi è sede del Dipartimento di Arti Visive dell'Accademia di Brera.


Questa chiesa si trova in via Marco Formentini (via di certo non dedicata al sindaco di Milano degli anni novanta, ma lo storico del XIX sec.) che si immette in via Fiori Chiari la quale, insieme alla quasi omonima via Fiori Oscuri, aveva la funzione di "camminadelle" di servizio interne e parallele alle mura.

Poco oltre infatti troviamo la cerchia dei navigli (l'attuale via Pontaccio, chiamata così a causa del rozzo ponte che permetteva di scavalcare il corso d'acqua) che circondava le mura milanesi.
In questa via è possibile ammirare Palazzo Crivelli che, prima dei bombardamenti del 1943, occupava quasi interamente il lato opposto della via Pontaccio.

ANTICA FARMACIA V. PONTACCIO ANG. C.SO GARIBALDI

Nel corso del XVI sec. venne demolita la porta medievale che si trovava all'inizio dell'attuale corso Garibaldi.
Al numero 11 del corso troviamo l'ex teatro Fossati, ora sede del Teatro Studio Melato, una delle tre sale del Piccolo Teatro di Milano (l'ingresso principale si trova sulla parallela via Rivoli). Questa istituzione culturale fu edificata sull'area un tempo occupata dal monastero dedicato a Santa Maria degli Angioli e inaugurata un mese e mezzo prima dell'annessione di Milano al Regno di Sardegna (aprile 1859). Con la scacciata degli austriaci si decise di posizionare sulla facciata del teatro le statue di Giuseppe Garibaldi e sua moglie Anita, nonchè dedicare il corso all'eroe dei due mondi.
Originariamente doveva essere un teatro diurno, cioè un posto per spettacoli pomeridiani che, non avendo il tetto, riceveva la luce solare direttamente dall'alto. In caso di mal tempo, veniva tirato un telone e la recita continuava a lume di petrolio. Negli anni ottanta del secolo scorso il teatro è stato modificato e attualmente la sua sala richiama un motivo tipico dell'architettura tradizionale milanese come i ballatoi a ringhiera. Questo edificio ospita inoltre la scuola di teatro.



Accanto al Teatro Studio c'è l'altra sede, Teatro Strehler inaugurato nel 1998, mentre la sede storica (Teatro Grassi) si trova in via Rovello, alle spalle della chiesa di san Tomaso in Terramara.

Superato il teatro si incontra una piccola chiesa neoclassica che una volta era il tempio evangelico metodista, mentre ora ospita la sede Garibaldi del Centro Aggregazione Multifunzionale. Ciò che più colpisce di questo complesso architettonico è il misterioso portico rinascimentale, o meglio, di ciò che rimane dell'antico portico, che si trova all'interno del giardino del CAM. Negli anni settanta il Comune di Milano decise di abbattere una casa ormai fatiscente che si trovava in questo posto e, nel farlo, spuntò questa opera del XIV sec. Ad oggi non si è ancora riusciti a comprendere a quale edificio appartenesse; si ipotizza che fosse il portico di una sontuosa villa suburbana o i resti del monastero di Santa Caterina.


PORTICI C.SO GARIBALDI

Di fronte al CAM invece, al civico 20, sorgeva "lo Spedale di San Simpliciano", uno dei più antichi ospizi per i poveri, fondato  nell'XI dai ricchi coniugi Della Pila. Quando si decise di trasferirlo all'interno della Ca' Granda, qui fu creato il Conservatorio di Santa Pelagia, riservato a tutte le donne di mondo che decidevano di ritornare a una vita virtuosa.

Come precedentemente detto, questa zona abbondava di strutture religiose e infatti tutt'oggi qui possiamo ammirare la bellissima Basilica di San Simpliciano (vedi post 5 novembre 2013).