Eppure a Milano non esistono solo rappresentazioni sacre di donne. Nel settembre del 2021 è stata realizzata una statua a figura intera dedicata ad una figura laica e realmente esistita: Cristina Trivulzio di Belgiojoso (1808-1871).
Si pensa spesso erroneamente che il Risorgimento sia stato popolato solo da personaggi maschili. La contessa invece si spese molto per la causa e non si risparmiò mai sia in termini diplomatici che operativi (ad esempio coordinò l'ospedale romano per curare i feriti delle battaglie a difesa della Repubblica Romana).
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Statua di Cristina Trivulzio di Belgiojoso Foto tratta di Congolandia.g |
Si sa gli artisti (storicamente in maggioranza uomini) dedicano la propria arte alla propria amata. E' quello che è successo ad Alessandro Rimini, professione architetto. Rimini ha avuto una vita talmente particolare che si potrebbe trarre un film: archistar del regime fascista, con la promulgazione delle Leggi razziali, non poté più lavorare, anzi venne perseguitato, dato che era ebreo.
Un dettaglio che colpisce della sua biografia è il profondo amore che nutriva verso la moglie, tanto da ritirarla in ben due edifici che lui progettò: la torre Snia viscosa (in corso Matteotti) e all’interno dell’ex cinema Astra (Corso Vittorio Emanuele).
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Ascensori torre Snia Viscosa Foto di Francesco Mezzotera |
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Mosaico all'interno dell'ex cinema Astra (dettaglio) Foto di Francesco Mezzotera |
Un'altra immagine tenera d'amore è possibile trovarla al Museo Archeologico. Sorprende infatti ammirare il bassorilievo di una coppia di sposi mediolanensi che si tengono per mano, ritratti su un lato del sarcofago che li custodiva.
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Sarcofago romano Foto di Francesco Mezzotera |
Già che ci troviamo virtualmente al Museo Archeologico, rechiamoci nella qui presente
torre di Ansperto, utilizzata dalle monache come oratorio claustrale. Qui è possibile ammirare alcuni affreschi risalenti al 1300 nei quali
si vedono le monache battere le mani mentre cantano.
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Affreschi all'interno del museo archeologico (dettaglio) Foto di Francesco Mezzotera |
Come precedentemente scritto, spesso le rappresentazioni delle donne da parte degli artisti uomini sono legate all'amore ed è proprio l'innamoramento la protagonista della prossima curiosità. Nel vicino Palazzo Litta, nel salotto rosso è conservata, incastonata nel pavimento, una lacrima della duchessa Barbara Litta. Si racconta infatti che la nobildonna, emozionatasi nel vedere comparire nella sua dimora Napoleone Bonaparte, il quale si presentò a una festa pur non essendo invitato, si fosse lasciata sfuggire una lacrima che venne celebrata con una perla al centro di un mosaico.
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Palazzo Litta, salotto rosso, dettaglio foto tratta da www.milanocittastato.it
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Diverso invece è il sentimento della povera ragazza protagonista di "Triste presentimento" (Girolamo Induno1862) presso la pinacoteca di Brera: la fanciulla, perdutamente innamorata del soldato è triste perché impegnato nelle lotte risorgimentali. La ragazza si sveglia nella sua stanza disordinata (e in questo non è cambiato nulla, rispetto agli adolescenti odierni) e guarda triste il ritratto del suo fidanzato.
Alcuni elementi della stanza richiamano il Risorgimento, tra cui "Il bacio" di Francesco Hayez che è esposto nella stessa sala esattamente di fronte al "Triste presentimento".
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Girolamo Induno "Triste presentimento" 1862 Foto tratta da www.pinacotecabrera.org |
Protagoniste dell'amore tormentato sono invece le due fanciulle accucciate su altrettanti delfini nella fontana dell'omonima piazza.
Sin
dal giorno della sua inaugurazione (1780), i milanesi (dalla “lingua biforcuta”, è
risaputo) soprannominarono le due ragazze “le Teodolinde”, le quali divennero simbolo
dell’amore tormentato, a causa della loro espressione triste. Attualmente l’acqua
che scorre proviene probabilmente dall’acquedotto milanese ma nel Settecento
(ad oggi si stenta a crederlo visto il suo livello di inquinamento) veniva
direttamente dal vicino Seveso. . . e la si poteva anche bere!
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Fontana del Piermarini (dettaglio) Foto di Francesco Mezzotera |
Protagoniste, questa volta reali, di storie d'amore tormentate con finale infausto sono le donne rappresentate in Wall of Dolls.
Si tratta di una installazione artistica in via De Amicis ideata nel 2014 da Jo Squillo. Consta di una serie di bambole a testimonianza
delle violenze subite dalle donne. Riprende anche qui in Italia una antica
tradizione indiana, secondo la quale una donna che subisce violenza pone
sull’uscio della propria abitazione una bambola.
Fa decisamente impressione pensare che ad ogni pupazzo esposto corrisponda
in molti casi una vita che non c’è più. Questi balocchi, come è normale che sia,
si logorano con il tempo e gli agenti atmosferici, così il loro aspetto è tutto
tranne che rassicurante. Ma forse è proprio questo il senso dell’opera: avere
la funzione di un “cazzotto nello stomaco” per non far passare sotto silenzio
l’odioso fenomeno del femminicidio.
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"The wall of dolls" Foto di Francesco Mezzotera |
Ci sono donne che hanno fatto della propria bellezza (e della conseguente devozione maschile) uno strumento di scalata sociale. E' il caso della contessa di Challant, nobilmente ritratta dal Luini nella chiesa di san Maurizio al Monastero Maggiore.
E' risaputo che nel XVI sec. la classe dominante era quella aristocratica, eppure c'era in quel periodo, tra le fila del popolino, una fanciulla milanese di nome Bianca Maria Scapardone conscia della sua bellezza e del non volersi accontentare di una vita fatta di stenti.
Dunque con fredda determinazione, mise in piedi il suo piano di scalata sociale…
Siamo nel 1514 quando Bianca riuscì a farsi portare all'altare da Ermes Visconti, il quale da lì a poco morirà lasciandole, tra l'altro, in eredità il titolo nobiliare.
In seguito si sposò con il conte Renato Challant, presto abbandonato dalla neo-contessa che decise di trasferirsi a Pavia con il lucido intento di conquistare uomini più potenti…
Ma trovò la persona sbagliata sul suo cammino: Ardizzino Valperga, conte di Masino, desideroso di vendetta poiché si era sentito usato.
Così, una volta che la contessa di Challant gli girò le spalle, il Valperga iniziò a spargere in giro maldicenze nei confronti della donna, tanto che Bianca Maria non poté più accedere ai salotti buoni della città.
La Scapardone andò su tutte le furie: era questa un'onta che andava lavata con il sangue!
Fu l'ennesima "vittima" della donna l'esecutore dell'omicidio: don Pietro di Cardona…
Eppure quest'ultimo non tardò a confessare chi era stato il mandante e così, nel 1526, la contessa, ribattezzata la "mantide di Challant", venne decapitata presso una delle porte laterali del Castello Sforzesco.
Qualcuno sostiene che il suo fantasma si aggiri ancora nei pressi del maniero…
Tra gli astanti della decapitazione ci fu anche Bernardino Luini il quale rimase affascinato dalla bellezza della donna, non compromessa neanche dalla morte violenta. Il pittore la volle così immortalare nei panni di santa Caterina inginocchiata per subire la decapitazione.
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Cappella di santa Caterina in san Maurizio Foto di Francesco Mezzotera |
Eppure a pensare di fare l'associazione donne = protagoniste di storie d'amore, si rischia di fare un grossolano errore. A Milano infatti le figure femminili sono state ritratte anche nella loro rassicurante quotidianità. E' il caso degli affreschi nella Bicocca degli Arcimboldi.
L'ambiente più interessante della Bicocca è sicuramente la SALA DELLE DAME, stanza deputata allo svago della Signora e delle nobil donne che frequentavano la dimora estiva. Qui è possibile ammirare un ciclo di affreschi (di autore sconosciuto) ben conservato che descrive le attività quotidiane delle dame del tempo.
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"Sala delle Dame" foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it |
Possiamo notare le damigelle che addolciscono il risveglio della Signora (la quale riposa dietro un paravento) suonando e cantando
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| foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it |
…dopo il risveglio spazzolano con cura la lunga treccia bionda |
| foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it |
...la mattina passa impegnata in lavori di taglio e cucito, ascoltando le lepidezze della nana di corte
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| foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it |
…trascorrono il pomeriggio giocando al nobile gioco della dama.
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| foto tratta da www.lombardiabeniculturali.it |
L'ultima parete ci da' la buonanotte con le ragazze che, attente e devote alle indicazioni della padrona, preparano il letto per un'altra notte in campagna.
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| Foto di Wilma Viganò |
Sempre a proposito di affreschi, dopo la cronaca in immagini della giornata tipo di una nobildonna del XV sec. in Bicocca, ecco illustrati i passatempi delle nobil donne rinascimentali.
Ci troviamo nel palazzo Borromeo nell'omonima piazza e gli affreschi ritratti in queste foto dovevano essere solo una parte del ciclo pittorico che impreziosiva questa nobile dimora. Purtroppo il palazzo è stato fortemente danneggiato dai bombardamenti del 1943 e ciò che rimane è stato irrimediabilmente compromesso dall'umidità risalente dal sottosuolo.
Curioso è il tema trattato in queste opere: i giochi delle nobili ragazze della famiglia Borromeo nel XV sec.
Così, grazie a questa testimonianza, oggi sappiamo che all'epoca il tempo libero veniva impegnato nel gioco dei tarocchi (prima foto), della palmata (consistente nel "darsi un cinque", seconda foto) e nel gioco della palla (terza foto).
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| Foto tratte da www.storiadimilano.it |
Talvolta l'artista ha usato il proprio talento per immortalare personaggi degni di passare alla storia. E' il caso di Leonardo da Vinci, con la tela intitolata "La dama con l'ermellino" (1490) nella quale ritrae Cecilia Gallerani, amante di Ludovico il Moro.
Di nobili origini, la Gallerani era una donna molto colta e nel milanese Palazzo Carmagnola ospitava i famosi circoli letterari nei quali, oltre a tenere nobili conversazioni, ci si dilettava con giochi di società. A questi incontri partecipava anche Leonardo da Vinci che immortalò la padrona di casa nel celebre quadro. In quest'opera possiamo osservare la Gallerani con in braccio un ermellino (chiaro riferimento al suo cognome. Ermellino infatti in greco si dice galé) mentre si volta verso la sua sinistra, probabilmente incuriosita da qualcuno che è entrato nella stanza. Il sorriso appena accennato sulle sue labbra ci fa pensare che l'intruso fosse gradito alla dama (forse il Moro stesso?).
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| "Dama con l'ermellino" |
Altro personaggio molto importante per la storia dell'intera Lombardia fu Maria Teresa d'Austria.
Con la caduta degli Sforza (1499) a Milano regnarono solo sovrani stranieri fino all'avvento dei Savoia (1859). Durante questo lungo periodo la Lombardia venne vista solo come una colonia da sfruttare; l'unica sovrana che può essere definita illuminata e altruista fu Maria Teresa d'Austria che regnò dal 1745 al 1765. La regina infatti operò molte riforme che servirono a migliorare le condizioni di vita dei lombardi, soprattutto dal punto di vista economico.
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Maria Teresa d'Austria, foto tratta da www.pinacotecabrera.org
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Ad es. fu grazie a Maria Teresa che a Milano vennero introdotti i numeri civici sui palazzi. Prima di allora infatti per dare indicazioni stradali bisognava far riferimento a ciò che si poteva trovare lungo il tragitto.
Eppure il criterio di numerazione degli edifici nel XVIII sec. era decisamente diverso da quello attuale: infatti i numeri partivano da Palazzo Reale (n° 1) e crescevano a spirale fino all'ultimo palazzo della città che poteva avere una numerazione decisamente alta (ad es. il palazzo nella foto porta il numero 5307).
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| Foto tratta da http://blog.giofugatype.com |
In corso Buenos Aires 1 è possibile ammirare i busti dei personaggi femminili (e non) entrati ormai nell'immaginario collettivo grazie alla genialità di Alessandro Manzoni.
In questo luogo anticamente occupato dal Lazzaretto infatti sorge l'eclettico Palazzo Luraschi (1887) all'interno del quale è possibile ammirare 12 busti di altrettanti personaggi de "I Promessi Sposi". Eppure c'è chi sostiene (a mio avviso non a torto) che l'omaggio sia stato dettato dai sensi di colpa. La zona del Lazzaretto infatti è stata sottoposta ad una forte speculazione edilizia; inoltre palazzo Luraschi fu il primo ad infrangere la regola non scritta della "servitù del Resegone" secondo la quale gli edifici a nord della città non dovevano superare l'altezza dei tre piani, per permettere a tutti gli abitanti di godere della vista del monte lecchese.
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Monaca di Monza
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Agnese Foto tratte da www.twbiblio.com |
Non sempre l'artista ha avuto la maestria, ad es., di Leonardo da Vinci nel ritrarre i propri soggetti. Nel caso della Fontana dei Tritoni (1928) in via Romagnosi infatti lo scultore è stato decisamente frainteso (per scarsa capacità o perché "la malizia sta negli occhi di chi guarda"?). La fontana fu costruita facendo riferimento alle sede della vicina Cassa di Risparmio (Cariplo); infatti le due statue laterali simboleggiano il Risparmio e la Beneficenza, emblemi di questo istituto di credito fin dalla sua fondazione. La scultura di sinistra, quella dedicata al Risparmio, è stata soprannominata "La Dòna di Trè Tétt", dato che vicino al seno tiene un salvadanaio rotondo, che occhi più maliziosi identificarono in una tetta.
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La Fontana dei Tritoni foto di Francesco Mezzotera |
Un'altra rappresentazione femminile curiosa milanese la possiamo trovare nei musei del Catello Sforzesco. Qui infatti è esposto un antico bassorilievo che ritrae una fanciulla mentre si rade il pube. Quest’opera si trovava anticamente sulla Porta Tosa medievale (che diede il nome alla porta Tosa seicentesca, poi ribattezzata porta Vittoria) e pare che il suo nome derivi proprio dall'immagine della fanciulla. Le interpretazioni sono diverse: potrebbe essere la rappresentazione di una prostituta (anticamente queste professioniste dovevano per legge, per una questione igienica, radersi il pube) o lo sberleffo fatto dai milanesi alla moglie dell’imperatore Federico Barbarossa (Beatrice di Borgogna), reo di aver raso al suolo la città. Per vendicarsi i milanesi ritrassero l’imperatrice in questa posizione oscena.
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Fanciulla che si rade Foto di Francesco Mezzotera |
Infine esistevano a Milano degli ambienti riservati (quasi) esclusivamente alle donne. Presso l'attuale Università Statale infatti è possibile trovare il Cortile del Settecento, con la primitiva funzione di ospitare il Rettore della Ca’ Granda e la sua famiglia. È noto anche come
“Quarto delle balie”, perché posto in una zona separata e protetta
dell’edificio; era stato riservato alle nutrici impegnate nell’allattamento
degli infanti, soprattutto gli esposti, per evitare loro di essere spiate da
occhi indiscreti. Bisogna infatti sapere che l'attuale Statale fu edificata nel XVI sec. con funzioni di ospedale…
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Cortile del Settecento foto di Francesco Mezzotera |
All'Università Cattolica invece esiste tutt'oggi un ambiente vietato agli uomini: il
Giardino delle Vergini. A lato dell'Aula Magna vi è infatti una vetrata che dà accesso al Giardino dedicato a Santa Caterina d’Alessandria, protettrice degli studenti. Nel 1929 si decise di farlo diventare solamente uno spazio condiviso da giovani studentesse e per questo venne soprannominato Giardino delle Vergini: qui entrano solo le donne (sulla condizione di castità si chiude volentieri un occhio!).
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Giardino delle vergini foto di Francesco Mezzotera |
Alla fine di questa lunga passeggiata virtuale per la città, mi accorgo come al solito di quanto ha da offrire Milano e quanto poco sia conosciuta. Dunque buona scoperta della metropoli in compagnia di un fiore che a tutte le donne desidero donare!
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| Foto di Francesco Mezzotera |