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domenica 18 maggio 2014

BRERA parte 2



Dunque l'ultimo post si era concluso in c.so Garibaldi, all'altezza di p.za san Simpliciano. Se si prosegue lungo questa via storica, a un certo punto si incrocia via Moscova, una volta chiamato stradone di S.Teresa, dall'omonima chiesa settecentesca, soppressa nel 1783 e oggi adibita a biblioteca multimediale della Braidense. La chiesa fu costruita sulle rovine dell'antico monastero delle Carmelitane Scalze e, una volta sconsacrata, fu utilizzata, tra l'altro, dalla Manifattura Tabacchi. Nel 2003 è stata inaugurata l'attuale mediateca.

Prossima tappa: Cimitero monumentale (da via Moscova proseguire sempre dritto per via Alessandro Volta)...ma prima è sicuramente piacevole ammirare il palazzo ottocentesco comunemente chiamato Ca' di facc in piazzale Baiamonti, 1. Il suo nome deriva dal fatto che sulla facciata sono stati posizionati ben 51 medaglioni con i volti di personaggi più o meno illustri delle arti, politica, armi, scienze e lettere
Da p.le Baiamonti, proseguendo per via Ceresio (viale anticamente popolato da laboratori di scultori grazie al vicino sepolcreto), si arriva al Cimitero Monumentale, vera e propria raccolta di opere artistiche funerarie dal 1866 ad oggi.
Il Famedio che si erge al centro della struttura ospita le spoglie di alcuni milanesi illustri (Alessandro Manzoni, Carlo Cattaneo, Salvatore Quasimodo, Francesco Hayez, Giuseppe Missori, Cesare Correnti...), nonchè le menzioni di cittadini illustri comunque sepolti in altre parti del Monumentale.
Tra questi ricordiamo:
- Gino Bramieri
- Walter Chiari
- Guido Crepax
- Giovanni D'Anzi
- Giorgio Gaber
- Don Giussani
- Enzo Jannacci
- Carlo Maciachini
- Filippo Tommaso Marinetti
- Giuseppe Meazza
- Alda Merini
- Wanda Osiris
- Franca Rame
- Giovanni Virginio Schiaparelli
- Enzo Tortora
- Arturo Toscanini
- Hermann Einstein (papà di Albert)
All'esterno le tombe sono talmente grandi che alcune cripte vennero addirittura utilizzate come bunker antiaereo durante la seconda guerra mondiale!
Colpisce la tomba della famiglia Bocconi poichè molto alta e pensata per poter superare in altezza quella del vicino, mentre quella della famiglia Campari rappresenta "l'Ultima cena" con statue più grandi delle persone!
Infine questo luogo è da ricordare perchè primo in Europa ad ospitare un forno crematorio.
E' possibile effettuare visite guidate al cimitero inviando una mail a: dsc.visiteguidatemonumentale@comune.milano.it


Dal piazzale del cimitero, se non si è troppo stanchi dopo la visita al museo a cielo aperto del Monumentale, si può arrivare in corso Como a piedi (10 minuti).
Quest'ultimo è la prosecuzione di corso Garibaldi verso, appunto, Como. Ad oggi è un bella isola pedonale che si conclude, poco prima della stazione Garibaldi,  con la nuova piazza Gae Aulenti che ospita ad oggi l'edificio più alto di Milano (e d'Italia): Palazzo Unicredit (m 231). La guglia, disabitata, è una citazione del guglione del Duomo con il quale dialoga a distanza ed è interamente rivestita di led che possono assumere diversi colori a seconda della ricorrenza, ad es. durante l'Avvento del 2013 era illuminata di verde a rappresentare un albero di Natale.

"Telefono senza fili " in p.za Gae Aulenti

Prima di giungere alla porta ottocentesca che si staglia in fondo a Corso Como, si incrocia sulla destra viale Pasubio. Al numero 10 si trova un'antica trattoria ("Antica trattoria della pesa") che prende il nome dalla vicina pesa del XIX sec. In questo posto infatti venivano pesate le merci che entravano in città prima di pagare il dazio presso i vicini caselli daziari (li possiamo ancora oggi vedere: sono i due edifici bassi ai lati della porta). Nel cortile interno della trattoria inoltre è attualmente conservata la bilancia utilizzata a questo fine.

La porta stessa ha una storia particolare: in origine si chiamava Porta Comasina (poichè posizionata sulla strada che dalle mura spagnole conduceva a Como), poi intitolata "all'eroe dei due mondi". In origine venne dedicato all'imperatore Francesco I d'Austria a ricordo della sua visita in città del 1825. La dedica recitava:
"A Francesco I / Pio Ottimo Massimo / I negozianti milanesi eressero"
Si racconta che l'epigrafe venisse commentata aggiungendo un ultimo verso: "sebbene poca volontà ne avessero".
La porta infatti fu costruita anche grazie al contributo dei commercianti della zona...pare senza troppo entusiasmo!


Questa porta rappresentava il punto di passaggio obbligato per la popolazione comasca e brianzola che si recava a Milano per lavoro presso gli stabilimenti industriali che qui si trovavano verso la fine dell'Ottocento. Per queste ragioni, in questo periodo nacquero i quartieri, allora popolari, di Garibaldi ed Isola Garibaldi.




All'inizio di c.so Garibaldi si trova l'originale chiesa di santa Maria Incoronata. Sorse nel XV sec. quale sede principale in Lombardia dei frati agostiniani. L'originalità sta nel fatto che in principio questa chiesa era doppia e solo successivamente le due vennero unite per formare un unico capolavoro quale oggi appare ai nostri occhi. La chiesa di sinistra, insieme al convento agostiniano, sorse per volere di Francesco Sforza nel 1451, mentre quella di destra fu fatta erigere per volere di Bianca Maria Visconti (moglie del duca) nel 1460. Le due chiese vennero unite nel 1468, ottenendo così un edificio a pianta quadrata, sicuramente originale, ma poco comoda per seguire le funzioni religiose se si è seduti nella navata opposta a quella dove si celebra!
Capolavoro di questa struttura religiosa è l'ex biblioteca umanistica dei frati agostiniani che si trova al primo piano dell'unico chiostro (su quattro) sopravvissuto. L'ingresso rimane sulla sinistra della chiesa ed è possibile visitarlo solo su prenotazione, telefonando in parrocchia allo 02654855, o in occasione di eventi culturali.


Infine è sicuramente piacevole rinfrescarsi, in un caldo pomeriggio estivo, presso le grate di fronte alla chiesa che comunicano con la sottostante metropolitana!


Alle spalle della chiesa troviamo via s Marco, così chiamata per l'omonimo edificio religioso al termine della strada.
Questa via ricalca il vecchio tracciato del naviglio della Martesana che, dal fiume Adda, attraverso l'attuale via Melchiorre Gioia, giungeva fino alla cerchia dei navigli (via Fatebenefratelli).
Ad oggi, all'altezza di via M. Gioia, l'alveo del naviglio prosciugato lo si può tranquillamente percorrere a piedi (vi si trovano panchine e alcuni giochi per bambini); una volta passati sotto il ponte della cerchia dei bastioni di Porta Nuova (tombon de San Marc), si giunge alla chiusa dell'Incoronata, creata da Leonardo insieme ad altri ingegneri, che serviva alle imbarcazioni per proseguire il proprio viaggio superando i dislivelli del corso d'acqua (sono rimasti i portoni di legno originali). Sempre a questa altezza ancora possiamo notare la garitta in mattoni che ospitava gli addetti alla riscossione del dazio (gabella) sulle merci che entravano in città; poco più avanti infatti c'è ancora il ponte delle gabelle.


All'altezza di via Montebello invece sorgeva un altro ponte, non più esistente, tristemente noto come "ponte dei suicidi". Superato questo ponte si apriva il laghetto di San Marco, piccola darsena (porto) cittadino nel quale arrivava, tra l'altro, la carta necessaria al "Corriere della Sera" della vicina via Solferino. La darsena, ormai purtroppo coperta, la si nota tutt'ora: è lo slargo che va dai civici 19 al 7. Qui si affacciano case ancora con ampi terrazzi che permettevano alle famiglie più facoltose di godere dello specchio d'acqua che si apriva sotto di loro.




Poco più avanti troviamo la medievale chiesa di san Marco, chiamata così in onore del santo protettore di Venezia, la quale aiutò i milanesi nella lotta contro Federico Barbarossa. Anch'essa era sede dei frati agostiniani; dell'antica struttura rimane un chiostro (a sinistra dell'edificio) trasformato in campetto sportivo dell'oratorio.


Il primo elemento interessante lo troviamo nella seconda cappella lungo la navata destra: la cappella della Madonna della cintura, chiamata così per la statua qui conservata (una Madonna con Bambino con in mano una lunga cinta). In questo ambiente c'è una botola che conduce ad un locale sotterraneo dal quale parte un cunicolo cieco. Dal chiostro invece, attraverso una grata, è possibile accedere a dei locali sotterranei che però non è possibile visitare. Ad oggi non si conosce la funzione di questi luoghi così misteriosi, ma si ipotizza che fossero dei passaggi che avrebbero permesso agli Sforza di fuggire dal vicino castello per giungere in questa chiesa.


A destra dell'altare maggiore si trova una lastra tombale con un altorilievo che rappresenta un uomo in abiti rinascimentali; probabilmente un personaggio che sarà stato noto, ma ad oggi non è possibile saperlo dato che qualcuno ne ha accuratamente cancellato il viso e ogni altro segno distintivo. Si tratta probabilmente di un grave caso di damnatio memoriae. Chi commetteva un crimine nei confronti della Chiesa era condannato a veder cancellato il suo ricordo dopo morto; lapidi, statue e documenti venivano distrutti in modo che di lui non si ricordasse più nessuno (!)


L'organo della chiesa ha avuto in passato un grande onore: quello di essere stato suonato nel 1770 da un quattordicenne Mozart che, tra l'altro, abitò per tre mesi nella canonica di San Marco.



Condominio di fronte alla chiesa di san Marco...comodamente servito da scala mobile!








domenica 1 novembre 2020

IL CIMITERO DELLA MOJAZZA E I SUOI ILLUSTRI OSPITI


Cimitero della Mojazza. Foto tratta da www.urbanfile.org

Quella che vediamo in foto è piazzale Lagosta, zona nord di Milano. Da qui attualmente parte viale Zara, che collega la città con la Brianza.
Per essere più precisi, quello che vediamo in foto è ciò che c'era prima di questo grande piazzale.
Fino al 1895 infatti in questa zona avremmo trovato un enorme cimitero cittadino periferico, poi soppresso con l'apertura del Maggiore e del Monumentale.
Il nome Mojazza venne mutuato dalla vicina omonima cascina chiamata così perchè sorgeva su un terreno decisamente pregno di acqua (mojà in milanese significa inzuppare, ammollare).
Qui avremmo trovato tombe di milanesi comuni ed illustri delle quali però si sono perse le tracce. Se desideriamo portare un fiore sulla sepoltura di qualcuno che ha fatto la storia di Milano, ad oggi possiamo recarci unicamente al Monumentale, mentre del Mojazza rimangono solo poche tracce, ingoiate dalla città frenetica e moderna.

Isola di Lagosta in Croazia.
Il piazzale prende il nome da questa piccola isola dalmata.
Foto tratta da www.viagginews.com


Curioso è entrare nel cortile del civico 1 e notare una lapide tombale dedicata al Parini.
L'autore de "ll giorno" morì il 15 agosto 1799 e chiese espressamente di essere tumulato in una tomba semplice. Per tale ragione fu sepolto in questo cimitero forse in una fossa con sopra una anonima croce di legno. L'unica differenza in quel periodo che passava tra i nobili e i plebei era che i primi potevano essere sepolti lungo il muro di cinta in modo che nei pressi della loro tomba poteva essere affissa una lapide in loro memoria. E' per questa ragione che oggi possiamo ancora ammirare una traccia che ci ricorda il Poeta.

Lapide tombale dedicata a Giuseppe Parini
(P.le Lagosta, 1)
Foto di Andrea Cherchi

Eppure la stessa targa la troviamo nel Palazzo di Brera. Il mistero è decisamente fitto, ma pare che quella in piazzale Lagosta non sia altro che una copia in cemento postuma dell'originale che troviamo tutt'oggi nei pressi della Biblioteca Braidense.

Lapide posta all'ingresso della biblioteca Braidense
Foto di Giovanni Dall'Orto



Un altro personaggio famoso qui sepolto (oltre a Cesare Beccaria, Melchiorre Gioia e Francesco Melzi d'Eril) era sicuramente Carlo Mozart.

Carl Thomas Mozart
Foto tratta da Wikipedia

Quest'ultimo era uno dei sei figli del genio austriaco morto quando il piccolo Carlo aveva solo sette anni. Della numerosa prole solo due sopravvissero ed uno era proprio Carlo. Il bambino nutriva nei confronti del famoso padre un amore sterminato, tanto che anche lui  desiderava diventare un musicista. Eppure la madre scelse il fratello quale erede di Wolfang. Per lui si era invece optato per un lavoro da commerciante.
All'età di tredici anni Carlo dovette rinunciare ai suoi sogni e trasferirsi, su ordine della mamma, a Livorno, dove lavorò come commesso. Nel 1805 si trasferì nella napoleonica Milano, dove continuò a fare tristemente l'impiegato. Un raggio di sole arrivò nella sua vita quando gli venne chiesto, da parte di un colonnello asburgico, di impartire lezioni di piano alla figlia. "Galeotto fu il pianoforte": tra una lezione e l'altra, sbocciò l'amore che portò al concepimento di una bambina. La piccola però morì all'età di dieci anni probabilmente per vaiolo. A questo punto Carlo, dopo qualche lustro di lavoro, sempre più triste, andò in pensione e si ritirò sul lago di Como. Qui si spense all'età di settantaquattro anni e con lui si estinse la genialità dei Mozart, dato che anche il fratello morì senza avere figli...Colpisce il testamento di Carlo: il musicista mancato chiese espressamente di essere sepolto dopo svariate ore perchè temeva di fare la fine presunta del padre. Wolfang Amadeus Mozart infatti si spense a soli trentacinque anni e sulla sua precoce e misteriosa morte sono state elaborate ben 141 ipotesi. Tra queste quella secondo la quale il genio austriaco fu sepolto ancora vivo, dato che venne scambiato un suo svenimento per la morte definitiva.

Wolfgang Amadeus Mozart
Foto tratta da Wikipedia


..Ma torniamo al Mojazza: nel 1895 si iniziò lo sgombero del cimitero e, nei successivi dieci anni, le tombe vennero trasferite al cimitero Maggiore. Eppure molti resti mortali vennero dispersi durante questo trasferimento, tra cui anche quelli del Parini e di Carlo Mozart.

Cimitero del Mojazza in stato di abbandono.
Tra le erbacce alte si notano ancora delle croci tombali


Ancora nel 1920 la cronaca racconta che l'ex cimitero era ormai diventato in gran parte un terreno incolto. Una parte era occupata da una carovana di nomadi, mentre un lotto del terreno era stato preso in affitto dalla gloriosa squadra meneghina dell'Unione Sportiva Milanese la quale in questo posto faceva scaldare, prima delle competizioni, le squadre avversarie. Questa era sicuramente una mossa strategica. Si racconta infatti che dal terreno spuntavano ogni tanto delle ossa umane rimaste ancora nell'ex cimitero, tanto che gli avversari si recavano alla partita con la morte negli occhi!

Unione Sportiva MIlanese
Foto tratta da www. storiedicalcio.altervista.org


Solo nel 1922 si iniziò a costruire e a cambiare il volto di quello che sarebbe diventato l'attuale trafficata piazzale Lagosta.

Piazzale Lagosta
Foto tratta da www.milanopost.info


E' passato più di un secolo dalla chiusura del Mojazza, eppure c'è chi sostiene che quel che rimane del Parini lo possiamo trovare sotto le fondamenta dei condomini moderni...indegna sepoltura che fece fortemente arrabbiare un certo Ugo Foscolo.

Ugo Foscolo
Foto tratta da www.artspecialday.com

sabato 9 maggio 2020

LA MILANO DI GIORGIO GABERSCIK


Foto tratta dalla pagina Facebook GiorgioGaberOfficial

"Milano con il cuore in mano" è la città che forse più di altre in Italia ha sposato la meritocrazia e dunque non importa da dove vieni, quello che conta è quello che vali.
Se esiste una "scuola genovese" allora potremmo affermare che ne esiste una milanese. Eppure Jannacci aveva origini pugliesi, come Celentano, Fo veniva dal lago Maggiore ... e Gaber?
Sono decisamente chiare le origini del "signor G". Basta infatti conoscere il suo cognome per intero (Gaberscik) per capire che anche lui non poteva vantarsi di "essere milanese da sette generazioni".

Giorgio Gaberscik nasce a Milano in via Londonio 28 (zona corso Sempione) il 25 gennaio 1939 da mamma veneta e padre triestino con chiare origini slovene.

Foto tratta da www.ilgiorno.it


Deve ad una sfortuna la sua fortuna: all'età di otto anni si ammala di poliomielite che gli procura una lieve paralisi alla mano sinistra. Il padre decide di regalargli una chitarra per spingerlo ad usare la mano offesa. Su imitazione del fratello maggiore (Marcello) il piccolo Giorgio impara decisamente bene ad utilizzare lo strumento. Durante la sua carriera infatti viene considerato uno dei migliori chitarristi in Italia.

Foto tratta da www.blogfoolk.com


Da adolescente studia come ragioniere, eppure la musica sin dall'età di quindici anni diventa qualcosa di più di un semplice passatempo, tanto che nel 1954 inizia ad esibirsi come chitarrista jazz insieme al gruppo "Ghigo e gli arrabbiati" nei locali allora più importanti per questo genere musicale: il club Tricheco, la Taverna Mexico e l'Arethusa.

La vera svolta arriva alla tenera età di diciassette anni: entra a far parte dei Rock boys, complesso di Adriano Celentano, gruppo habitué del club Santa Tecla.
E' in questa occasione che conosce Enzo Jannacci (pianista del gruppo). Tra queste due "belle teste"  nasce subito un'amicizia che durerà tutta la vita e che si trasformerà in un duo musicale nel '59: I due Corsari (che incideranno però solo sei 45 giri).

Foto tratta da Wikipedia


Sono questi anni davvero prolifici per il giovane Giorgio: sempre nel 1959 si esibisce al palazzo del ghiaccio come solista in una serata rock alla quale partecipano anche Mina, Celentano, Little Tony...
L'anno successivo tiene con Maria Monti (con la quale ha una relazione sentimentale) uno spettacolo concerto "Il Giorgio e la Maria" al teatro Gerolamo durante il quale cantano il loro repertorio e alcune canzoni della tradizione milanese.
Sempre nel 1960 viene pubblicato uno dei suoi singoli più famosi e più "meneghini": la ballata del Cerutti; non da meno è Trani a gogò in quanto a milanesità, del 1962. L'anno successivo è la volta di Porta Romana.

Scenografia migliore non la potevano scegliere Giorgio Gaber e Ombretta Colli per il loro matrimonio (1965): l'abbazia di Chiaravalle...

Foto tratta da www.cinemecum.it


Il nuovo decennio spinge il cantautore milanese ad assumere una valenza meno locale e più nazionale: nel 1970 infatti inventa il "Teatro canzone" che gli permette di affrontare con maestria e leggerezza tematiche importanti attraverso parlato e canzoni.
"Teatro canzone" che porta avanti fino agli ultimi anni della sua vita. Muore infatti il pomeriggio del capodanno del 2003. I funerali hanno avuto luogo nello stesso posto dove ha sposato la sua Ombretta, a Chiaravalle. Ad oggi riposa nella cripta del Famedio del Cimitero Monumentale in compagnia di tanti illustri milanesi, tra i quali l'amico Vincenzino Jannacci.

Foto tratta da www.latinacittaaperta.info


Dunque avventuriamoci con Giorgio Gaber alla scoperta di questa città che vive al presente e che fa fatica anche a conservare memorie di un fresco passato...

I suoi esordi avvengono nei locali jazz più importanti della città negli anni '50, in primis La Taverna Mexico.
Aperta nel 1951 in via san Giovanni sul Muro, la Taverna consente, a chi non è mai uscito da Milano, di sognare posti esotici come il Messico (per il bizzarro arredamento) o l'America (per la sublime musica qui suonata). Ma ciò che maggiormente colpisce sono i frequentatori abituali...Di certo in questo locale non possiamo pretendere di trovare "la Milano bene" del momento: prostitute, spacciatori, camerieri nani che ballano il tip-tap dividono i metri quadri con personaggi più famosi come Piero Manzoni, Alida Valli o Giancarlo Cazzanica (autore di tele in grado di riprodurre le sensazioni del jazz). La Taverna chiude dopo qualche anno anche perchè forse non è stata in grado (o non ha voluto) di reinventarsi in cabaret (vedi Derby...).

Opera di Giancarlo Cazzaniga
Foto tratta da mincioedintorni.com


Un altro posto mitico per il jazz (e frequentato da Gaber in qualità di musicista) è il club Tricheco. Situato esattamente accanto all'attuale Zelig a Gorla, questo club in origine era una balera: la Balera del Buschett, dato che lì vicino c'era un piccolo bosco. Cessata la guerra, negli anni '60 si reinventa come locale per musica dal vivo...e che musica! Qui infatti si esibiscono Gaber, Celentano, i Dik Dik...

Foto tratta da www.gianantoniomuratori.com



Infine un altro punto di riferimento per gli amanti della musica d'oltre oceano è l'Arethusa. Situata in piazza Diaz, angolo via Giardino, le mura che hanno ospitato questo monumento del jazz meneghino si ritrovano disabitate, dato che il locale è attualmente sfitto.

In compenso il santa Tecla (nell'omonima via) è un locale storico per l'intera musica italiana. Qui infatti, nel piano interrato sono nati artisticamente cantanti come Luigi Tenco, Adriano Celentano, Lucio Battisti. Fa tristezza pensare ai fasti gloriosi di questo posto così importante e oggi invece ridotto a palestra non desiderosa, per di più, di dare luce alle sue epiche origini.

Foto tratta da www.yelp.it
In questa foto non è ancora una palestra...



Giorgio Gaber ha contribuito alla costruzione della gloriosa storia del Palazzo del Ghiaccio di via Piranesi.
Costruito nel 1923 in stile Liberty per ospitare principalmente allenamenti e gare di sport su ghiaccio, sin dall'inizio ha dato spazio a manifestazioni culturali varie. Mitico rimane il concerto dei Pink Floyd del giugno 1971...

Palazzzo del Ghiaccio. Foto tratta da storiedimilano.blogspot.com


Foto tratta da www.witmatrix.com

Ad oggi le gare sono state spostate nel nuovo PalaAgorà sito in zona Inganni.


Il teatro Gerolamo è sinonimo, nella memoria dei milanesi, di spettacoli di burattini della gloriosa compagnia dei Colla. Eppure negli anni sessanta questo piccolo teatro (ad oggi ospita 210 posti) dava spazio alle esibizioni più svariate tra cui anche "Il Giorgio e la Maria".
E' comunque il Gerolamo un piccolo gioiello tutto da scoprire in questa sorprendente città. E' stato ristrutturato seguendo il modello del più celebre teatro alla Scala...dunque, una volta seduti tra le sua fila, ci sembrerà di stare al Piermarini...ma in scala!

Foto tratta da www.operaincasa.files.wordpress.com



"La ballata del Cerutti"parla di un ambiente che non esiste più, un ambiente di periferia milanese. anni '60, dove gli uomini del quartiere (in questo caso il Giambellino) trascorrono il proprio tempo libero al bar che ha inoltre una funzione terapeutica, dato che qui ci si può sfogare e trovare aiuto.
E' questa una Milano popolata da "ladri di galline" come nel caso del Cerutti Gino che, negato per il mestiere di ladro, cerca di rubare una moto per poi finire direttamente a san Vittore. Eppure al suo ritorno al bar, tra gli amici "sale di graduatoria", tanto che il suo soprannome passa da "Drago" a "Duro".
Il bar del Giambellino esiste ancora. Si trova al civico 50 dell'omonima via. I nipoti dell'ex proprietario (Luigi Galli), i signori Fiamenghi, ricordano Gaber quale persona gentile e distinta che si fermava al bar per fare l'aperitivo prima di andare a prendere la fidanzata (Ombretta Colli) all'università.
Oggi tutto è cambiato...il bar ha mutato proprietà: al sig. Galli si sono sostituiti i f.lli Hu (milanesi di origini cinesi). L'insegna è stata sostituita, il biliardo (principale passatempo degli avventori del bar Gino) rottamato e il locale biliardo usato come magazzino.
A proposito: pare che il protagonista del famoso singolo di Gaber "Il Riccardo" (..."che sa giocare anche a biliardo") fosse Riccardo Miniggio, in arte "Ric" che con "Gian" hanno fatto la storia della comicità nazionale tra gli anni '60 e '80.

Foto tratta dalla pagina Facebook Milano sparita e da ricordare



La stessa atmosfera da bar degli anni '60 la troviamo in "Trani a gogò", locale popolato da personaggi pittoreschi ed inimitabili.
Eppure perchè in questo pezzo Gaber chiama il bar "Trani"? Pare infatti che a fine '800 la Francia impedì ai vinificatori pugliesi di esportare il proprio vino. Fu così che arrivati alla frontiera, soprattutto i tranesi, tornarono indietro e, invece di giungere fino a casa propria, si fermarono a Milano dove aprirono dei bar con mescita di vino pugliese. Dall'origine dei proprietari quindi questi locali presero il nome di Trani e con il tempo un po' tutti i bar vennero chiamati così per un lungo periodo.

Foto di Raffaella Losapia



La produzione del sig. Gaberscik è sempre stata improntata sull'ironia, eppure in "Porta Romana" viene affrontata in maniera mirabile un tema classico della musica leggera: l'abbandono da parte della propria amata.

Immagine un po' sfuocata tratta dal video della canzone.
Notare il bigliettaio sul tram...figura mitologica ormai scomparsa.


...E allora, grazie al cantautore milanese, conosciamo alcune curiosità di questa parte della metropoli.
Nei due brani precedentemente affrontati in questo post l'ambientazione era una sola: quella dei bar, dei locali pubblici. A tal proposito in porta Romana si trova una via (via Oste) che ci ricorda come questo antico corso fosse la zona "della movida" fino al XVIII sec (nel 1600 si contavano 18 locande nel solo corso, ad es.). Qui infatti avremmo trovato molte osterie e la toponomastica di questa breve via ce lo ricorda.
Ma la frequentazione dei bar porta spesso a conseguenze tangibili quali l'ubriacatura...
Ci troviamo in via Tiraboschi, a 500 m circa dalla porta Romana spagnola, e il monumento ai caduti (1923) che qui vediamo è denso di retorica fascista: nell'intenzione del suo autore (Enrico Saroldi) i tre protagonisti dell'opera dovevano rappresentare Milano (figura centrale) ferita dai bombardamenti austriaci durante la Prima Guerra Mondiale, sorretta da un soldato della Lega Lombarda e da un altro dell'Impero Romano...Eppure, poco tempo dopo la sua inaugurazione, l'opera si è guadagnata l'appellativo di "la statua di tri ciucc" (ubriachi)!

"La statua di tri ciucc"
Foto di Francesco Mezzotera


Chissà se il 12 aprile del 1965, uscendo dalla chiesa, lo sguardo dei due sposini Giorgio e Ombretta è caduto sulla torre campanaria dell'abbazia di Chiaravalle, chiamata in dialetto milanese "Ciribiciaccola"? Sì perchè ad essa è legata una filastrocca che sicuramente Gaber avrà conosciuto e solo per caso non l'ha musicata.
Eccola

« Sora del campanin de Ciaravall
gh’è una ciribiciaccola
Con cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt
var pusse’e la ciribiciaccola che i soo cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt?
quant i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt voeren ciciarà con la ciribiciaccola
la ciribiciaccola
l’è pronta a ciciarà con i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt
la ciribiciaccola la ciciara i ciribiciaccolitt ciciaren
ma la ciciarada de la ciribiciaccola l’è pusse’e lunga de quela de i cinqcentcinquantacinq ciribiciaccolitt »


« Sul campanile di Chiaravalle

c'è una ciribiciaccola

con cinquecentocinquantacinque ciribiciaccolini.

Vale di più la ciribiciaccola

dei cinquecentocinquantacinque ciribiciaccolini?

Quando i cinquecentocinquantacinque ciribiciaccolini vogliono chiacchierare con la ciribiciaccola

la ciribiciaccola è pronta a chiacchierare con cinquecentocinquantacinque ciribiciaccolini

la ciribicciaccola chiacchiera, i ciribiciaccolini chiacchierano

ma la chiacchierata della ciribiciaccola è più lunga di quella dei cinquecentocinquantacinque ciribiciaccolini. »

(dove i ciribiciaccolini forse sono le colonnine della torre)

Torre campanaria dell'abbazia di Chiaravalle
Foto di Francesco Mezzotera



Sempre a Chiaravalle si svolgono i funerali nel gennaio del 2003...
Ad oggi Giorgio Gaber riposa nella cripta del Famedio del Cimitero Monumentale, cimitero che merita senz'altro di essere visitato e conosciuto (https://milanocuriosa.blogspot.com/search?q=cimitero+monumentale) quale museo a cielo aperto.

Foto tratta da http://criticalcity.org/



Si chiude qui il post dedicato ad un milanese illustre che, con la sua intelligenza ed ironia, ha saputo sconfiggere la morte rendendosi celebre anche alle future generazioni. I ragazzi di oggi e di domani, se lo vorranno, avranno modo di divertirsi ascoltando le deliziose parole di Gaber...perchè quello che emerge dalla sua vita e dalla sua arte è senz'altro il desiderio di sorridere sempre e comunque.

Grazie Giorgio.

Foto tratta da www.popcorntv.it

domenica 29 marzo 2020

...QUEI LUOGHI CURIOSI DELLA VITA DI ENZO JANNACCI



Foto tratta da www.glistatigenerali.com


Chissà cosa avrebbe detto Vincenzino Jannacci della situazione che stiamo vivendo oggi a causa dell'emergenza sanitaria.
Di sicuro non sarebbe rimasto a guardare come un semplice spettatore, ma si sarebbe speso in prima persona, mosso dalla sua sensibilità di medico e di artista.
Sì, perché Enzo Jannacci (all'anagrafe Vincenzo) era forse una delle "belle teste" che hanno dato lustro a quel popolo di "santi, poeti e navigatori" stanziati su questo strano stivale...

Nasce nel 1935 in via Lomellina (zona Forlanini), si laurea al conservatorio e, non pago, consegue la magistrale in medicina, specializzandosi in chirurgia. Ancora si ricorda il suo contributo in Sudafrica all'equipe del cardiologo Christiaan Barnard diventato famoso per avere eseguito il primo trapianto di cuore al mondo.
Infine, per non farsi mancare niente, per diversi anni ha fatto l'istruttore di Karate in una palestra milanese.

Il suo esordio nel campo dello spettacolo avviene nel 1956 (all'età di 21 anni), come tastierista di Tony Dallara e poi di Adriano Celentano, al santa Tecla, locale storico alle spalle di Palazzo Reale.

Sei anni dopo lo troviamo come co-protagonista dello spettacolo "Milanin Milanon" al teatro Gerolamo; eppure il vero successo arriva solo al Derby, locale di cabaret nei pressi di p.le Lotto.

Nel 2004 si cimenta come regista al teatro dei Filodrammatici ne "La storia del Mago".


Alla sua morte, avvenuta nel 2013 all'età di 77 anni, il Municipio 4 ha voluto sdebitarsi di tutto quello che Jannacci ha donato a tutti noi commissionando due murales che ricordano altrettante famose canzoni: "El portava i scarp del tennis" e "Andava a Rogoredo".
Il primo graffito si trova in viale Corsica, nei pressi del ponte ferroviario e la sua collocazione non è casuale; infatti il protagonista di "El portava i scarp del tennis" era un senza tetto che viveva proprio in questa parte della città.

Foto tratta da www.expedia.it


In via Orwell invece troviamo il dovuto omaggio a Jannacci che in questo quartiere ha ambientato una surreale storia d'amore raccontata in  "Andava a Rogoredo".

Foto tratta da www.repubblica.it



Altri omaggi sono stati fatti a Jannacci da parte del Municipio 4.
In via Lomellina (non lontano dalla casa paterna poi diventata suo studio medico) troviamo una targa che ci ricorda lo struggente pezzo "E io ho visto un uomo", canzone in grado di trasmettere il freddo dei cuori che abitano questa città.

In piazza Martini (altra targa) invece si sa che "ier sera pioveva" e qui avremmo trovato "el me zio…ch'el tampinava ona bella mora era appena uscito dal neurodeliri a vottant'ann. La forza dell'amore…" 

Ed è proprio in omaggio a "El portava i scarp del tennis" che oggi il centro di accoglienza per i senzatetto di viale Ortles è dedicato al cantautore meneghino di origini pugliesi (e ancora prima macedoni).

Foto tratta da www.milano.repubblica.it



Infine, se vogliamo soffrire meno di nostalgia, possiamo recarci in piazza cardinal Ferrari, dove avremo modo di sentirci in sua compagnia all'ombra di un bel murales che ritrae Enzo accanto ad Alda Merini, al suo amico Giorgio Gaber, Franca Rame…
Ogni graffito è stato realizzato nel 2014 dal collettivo degli Orticanoodles, affiancando e sovrapponendo macchie di colore che, viste da vicino non sembrano rappresentare alcun personaggio, mentre nell'allontanarsi prendono magicamente forma.

foto tratta da www.milanostupenda.wordpress.com




Con Enzo Jannacci dunque andiamo alla scoperta dei luoghi della sua vita, o meglio delle curiosità di quei posti che hanno visto esibirsi l'istrionico cantautore milanese.

I suoi esordi avvennero al santa Tecla, locale storico per la musica italiana. Qui infatti, nel piano interrato sono nati artisticamente cantanti come Luigi Tenco, Adriano Celentano, Lucio Battisti. Fa tristezza pensare ai fasti gloriosi di questo posto così importante e oggi invece ridotto a palestra non desiderosa, per di più di dare luce alle sue gloriose origini.

Foto tratta da www.yelp.it
In questa foto non è ancora una palestra...


Il teatro Gerolamo è sinonimo, nella memoria dei milanesi, di spettacoli di burattini della gloriosa compagnia dei Colla. Eppure negli anni sessanta questo piccolo teatro (ad oggi ospita 210 posti) dava spazio alle esibizioni più svariate tra cui anche "Milanin Milanon" che vide Jannacci debuttare sulle tavole di un palcoscenico.
E' comunque il Gerolamo un piccolo gioiello tutto da scoprire in questa sorprendente città. Venne ristrutturato seguendo il modello del più celebre teatro Alla Scala...dunque, una volta seduti tra le sue file, ci sembrerà di stare al Piermarini...ma in scala!

Foto tratta da www.operaincasa.files.wordpress.com


Decisamente originale invece è la storia del Derby:
nella palazzina di via Monterosa infatti, negli anni '60, c'era solo un ristorante che "navigava in brutte acque". Il figlio del proprietario dunque decise di ospitare dei musicisti jazz e da allora il locale divenne il principale punto di riferimento dei più famosi compositori di questo genere musicale. Ma i musicisti non furono altro che la premessa di ciò che poi rese famoso questo posto: qui infatti presero ad esibirsi cabarettisti famosi o che da lì a breve lo sarebbero diventati.

Foto tratta da wikipedia

Nel 1985 il Derby chiuse. La principale concausa di questa situazione fu la concorrenza televisiva e, nello specifico, quella di "Drive in" (trasmissione che ospitava gran parte dei comici del Derby)...! Eppure idealmente questo cabaret "passò il testimone", un anno dopo la sua chiusura, ad un altro tutt'ora operativo: "Zelig".


Anche il Filodrammatici, che ha visto l'esordio alla regia di Jannacci, ha una storia assolutamente degna di nota
In origine, nel 1796,  questo teatro, anche conosciuto con il nome di "piccola Scala",  si chiamava "Teatro Patriottico" ed aveva sede nell'attuale Palazzo della Questura in via Fatebenefratelli, dove si trovava una delle più prestigiose istituzioni milanesi: il Collegio de' Nobili. Questo convitto aveva al proprio interno un teatro che venne sequestrato con l'arrivo di Napoleone in città. Solo due anni dopo i Barnabiti ripresero possesso del Collegio e la compagnia teatrale ricevette, come spazio dove potersi esibire, la chiesa dei SS. Damiano e Cosma che si trovava al posto dell'attuale teatro dei Filodrammatici. Fu quindi costruito un teatro "democratico" (in linea con le ideologie napoleoniche), cioè senza gli aristocratici palchi e, per recuperare i fondi necessari, furono vendute anche quattro campane della ex chiesa ormai demolita. In origine gli spettacoli andavano in scena solo di venerdì, giorno di chiusura della Scala.
Vi recitavano, quali attori dilettanti, anche il Monti, il Porta e, forse, Ugo Foscolo, che fu comunque socio.
La facciata liberty che vediamo oggi è completamente diversa dal proprio interno, rifatto negli anni '60 a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Foto tratte da www.italianways.com



















Se oggi vogliamo portare un fiore sulla sua tomba dobbiamo recarci al Cimitero Monumentale che ospita al suo interno le spoglie dei più illustri cittadini (quelle di Jannacci si trovano nella cripta del Famedio).

Foto tratta da www.viaggiosottocasa-wordpress.com



Dunque non rimane che salutarci e ringraziare questo stralunato cantautore milanese per la sua arte, poliedricità e genialità e, non per ultimo, per averci dato l'occasione di scoprire parti della città con aneddoti, mi auguro, che vi hanno fatto sorridere, come un buon pezzo di... Vincenzino Jannacci!

Foto tratta da www.luinonotizie.it