venerdì 1 maggio 2020

BREVE STORIA DEL PALAZZO DEL GHIACCIO (E DEI FRIGORIFERI MILANESI)


Pattinatori. Foto tratta da storiedimilano.blogspot.com

Può sembrare davvero inusuale l'idea che per conservare il cibo in passato si dovesse ricorrere a soluzioni esterne al proprio ambiente domestico, abituati come siamo oggi ad aprire il frigorifero e servirci di quello che ci aggrada in perfetto stato di conservazione.

Nascono così nel 1899 i Frigoriferi Milanesi: fabbrica di ghiaccio sulla strada per Linate. Questo luogo diventa strategico nel momento in cui nel 1911 il mercato ortofrutticolo viene trasferito nell'attuale Largo Marinai d'Italia (dove rimarrà fino al 1969). A questo punto infatti i Frigoriferi Milanesi si trovavano vicini alla stazione ferroviaria di porta Vittoria (dove venivano scaricate le derrate alimentari) e al mercato ortofrutticolo.
E' da questo momento che, oltre a produrre ghiaccio, iniziano a conservare i prodotti alimentari dentro ai loro capienti frigoriferi.

Frigoriferi Milanesi. Foto tratta da www.frigoriferimilanesi.it


Nel 1923 si decide di creare una casa per quegli sport praticati sul ghiaccio; nasce così il Palazzo del Ghiaccio esattamente accanto ai Frigoriferi Milanesi.

Palazzzo del Ghiaccio. Foto tratta da storiedimilano.blogspot.com

Entrambi gli edifici siti in via Piranesi ed entrambi progettati in un incantevole stile Liberty.

Il boom economico degli anni cinquanta porta nelle case degli italiani il frigorifero e questa situazione genera una forte crisi all'azienda fabbricaghiaccio. Da allora infatti i suoi spazi sono stati reinventati in frigoriferi in grado di conservare tappeti e pellicce, in caveau "ripieni" di opere d'arte.
Nel 2003 nasce "Open Care" con la funzione di occuparsi d'arte, in particolar modo di quella moderna. Così, oltre a conservare opere di proprietà privata, gli spazi dei Frigoriferi Milanesi vengono ripensati per dare spazio a mostre e gallerie d'arte.
http://www.fmcca.it/it/mostre/

Fa però tristezza vedere lo stravolgimento che ha subito l'edificio che ospitava l'azienda: da Liberty ad un asciutto palazzone moderno.

Frigoriferi Milanesi oggi. Foto di Stefano Suriani


Lo stesso non si può dire dell'edificio del Palazzo del Ghiaccio che mantiene ancora il suo aspetto originale (nonostante le bombe della Seconda Guerra Mondiale abbiano eliminato definitivamente i decori interni in stile Liberty).
Questo posto storicamente importante per la città ha ospitato sin dall'inizio, oltre alle gare e agli allenamenti degli sport su ghiaccio, anche altre manifestazioni sportive (pallacanestro, scherma, pugilato), ma soprattutto eventi culturali come ad es, il concerto dei Pink Floyd del giugno 1971. Qui si esibirono (negli anni cinquanta  e sessanta) anche artisti importanti a livello nazionale come Celentano, Gaber, Mina...

Foto tratta da www.witmatrix.com

Ad oggi il Palazzo del Ghiaccio mantiene la sua vecchia funzione (famose sono le sfilate di Moda), anche se le gare degli sport su ghiaccio si tengono ormai dal 1987 nel più capiente PalaAgorà (sito in zona Inganni), così come il pattinaggio libero.

Si chiude qui questo mio breve capitolo dedicato a due aziende milanesi capaci di riciclarsi, stando dietro alle esigenze di una società che continuamente cambia e talvolta in maniera davvero imprevedibile.

Mostra pittorica. Foto tratta da www.palazzodelghiaccio.it

martedì 7 aprile 2020

STATUE, TARGHE E DIPINTI MILANESI DAVVERO INSOLITI...piccola aggiunta


Palazzo Luraschi, cortile.
Foto tratta da www.uncicinidemilan.wordpress.com


In questo periodo di epidemia il nostro breve viaggio tra le curiosità di Milano non poteva che iniziare dalla Madonna dei carbonai in via Laghetto, angolo vicolo Laghetto.
La toponomastica di queste due vie è particolare e deriva dal fatto che qui fino al 1857 avremmo trovato un laghetto che si apriva lungo il naviglio (l'attuale via Francesco Sforza). Questa piccola darsena era stata infatti progettata sin dal XIV  sec. per trasportare, tramite navigli, quanto più vicino possibile al Duomo i marmi per la Veneranda Fabbrica.
Nel 1630 scoppiò una tremenda peste (quella ricordata dal Manzoni ne "I Promessi Sposi") che fu in grado di uccidere due milanesi su tre. Tutta la città era interessata da questo flagello, ad esclusione del laghetto di santo Stefano e paraggi. Subito si pensò ad una strega che qui abitava e che preservava gli abitanti di questa zona dalla peste. In realtà ad oggi possiamo affermare che la polvere del carbone scaricato, posandosi sula pelle, fungeva da disinfettante contro la peste.
Per ringraziare la Madonna di questo "miracolo", gli abitanti della zona (tutti scaricatori di porto) commissionarono un quadro al Rastellini, rappresentante la mamma di Gesù tra san Rocco, san Carlo Borromeo e san Sebastiano. Tuttavia la parte più interessante dell'opera è quella meno chiara sia in foto che sul posto: la porzione bassa dell'affresco infatti ritrae il Lazzaretto con gli ammalati che entrano da destra, mentre da sinistra escono le salme…
Subito questa Maria venne ribattezzata "la Madonna dei tencitt" (ten in dialetto significa scuro e chi più dei carbonai poteva essere scuro, con la loro epidermide ricoperta di polvere nera?) e ancora questo affresco lo troviamo in via Laghetto, un po' nascosto, ma preziosa testimonianza di un passato così non troppo passato.

Foto tratta da www.abatestoppani.it


Sempre a proposito di affreschi, dopo la cronaca in immagini della giornata tipo di una nobildonna del XV sec. in Bicocca (vedi post del 8 settembre 2018), ecco illustrati i passatempi della classe nobiliare rinascimentale.
Ci troviamo nel palazzo Borromeo nell'omonima piazza e  gli affreschi ritratti in queste foto dovevano essere solo una parte del ciclo pittorico che impreziosiva questa nobile dimora. Purtroppo il palazzo è stato fortemente danneggiato dai bombardamenti del 1943 e ciò che rimane è stato irrimediabilmente compromesso dall'umidità risalente dal sottosuolo.
Curioso è il tema trattato in queste opere: i giochi dei nobili ragazzi della famiglia Borromeo nel XV sec.
Così, grazie a questa testimonianza, oggi sappiamo che all'epoca il tempo libero veniva impegnato nel gioco dei tarocchi (prima foto), della palmata (consistente nel "darsi un cinque", seconda foto) e nel gioco della palla (terza foto).



















Foto tratte da www.storiadimilano.it


Se i nomi dei protagonisti degli affreschi del palazzo Borromeo ci sono ad oggi sconosciuti, lo stesso non si può dire dei personaggi ritratti in scultura nel palazzo Luraschi (corso Buenos Aires 1). Al posto di questo eclettico palazzo infatti fino al 1887 avremmo trovato una porzione della grande struttura del Lazzaretto, luogo dove sono stati ambientati alcuni capitoli de"i Promessi Sposi". Dunque come omaggio a quest'opera letteraria l'architetto Luraschi decise di immortalare nei medaglioni 12 personaggi dell'opera manzoniana. Eppure c'è chi sostiene (a mio avviso non a torto) che l'omaggio sia stato dettato dai sensi di colpa. La zona del Lazzaretto infatti è stata sottoposta ad una forte speculazione edilizia; inoltre palazzo Luraschi fu il primo ad infrangere la regola non scritta della "servitù del Resegone" secondo la quale gli edifici a nord della città non dovevano superare l'altezza dei tre piani, per permettere a tutti gli abitanti di godere della vista del monte lecchese.







 







Foto tratte da www.twbiblio.com

Chissà che “la servitù del Resegone” non servisse anche a garantire il sole alle basse abitazioni popolari? Sì perché il sole storicamente a Milano è sempre stato prezioso ed apprezzato…prova ne è la targa sopra il portone di via Fogazzaro 37.

Foto di Sergio Biagini


Concludo questo veloce excursus in città citando un’opera d’autore: il cavallo di Leonardo.
Ci troviamo all'ingresso dell'ippodromo, a poca distanza dallo stadio Meazza. Qui nel 1999 è stata posizionata questa copia in bronzo tratta dal grandioso progetto di Leonardo da Vinci.
Nel 1483 infatti Ludovico il Moro commissionò al genio toscano la statua equestre più grande al mondo in grado di celebrare il prestigio del suo estinto padre, Francesco Sforza.
Nei progetti originali il quadrupede doveva essere rampante, ma poi Leonardo si rese conto che era impossibile far stare in equilibrio un cavallo così grande, quindi optò per uno al passo.

Foto tratta da Wikipedia


Dopo 16 anni, nel 1499 Leonardo era pronto per fondere il bronzo per creare la statua, ma a quel punto si accorse che il bronzo non c'era più perchè utilizzato per costruire i cannoni per la guerra contro i francesi.
All'arrivo degli invasori, il modello in scala reale in creta venne distrutto dai soldati d'oltralpe per mero divertimento.
Esattamente 500 anni dopo, nel 1983, un collezionista americano, Charles Dent, commissionò ad un'artista giapponese, Nina Akamu, il compito di realizzare ciò che Leonardo non ebbe la possibilità di fare. Anche in questo caso ci si impiegò 16 anni e finalmente nel 1999 la statua giunse a Milano a pezzi per poi essere rimontata dove oggi la possiamo ammirare (anche se meriterebbe più ammiratori).
Una identica copia è posizionata nel Meijers Garden, un parco pubblico del Michigan.

Foto di Francesco Mezzotera

domenica 29 marzo 2020

...QUEI LUOGHI CURIOSI DELLA VITA DI ENZO JANNACCI



Foto tratta da www.glistatigenerali.com


Chissà cosa avrebbe detto Vincenzino Jannacci della situazione che stiamo vivendo oggi a causa dell'emergenza sanitaria.
Di sicuro non sarebbe rimasto a guardare come un semplice spettatore, ma si sarebbe speso in prima persona, mosso dalla sua sensibilità di medico e di artista.
Sì, perché Enzo Jannacci (all'anagrafe Vincenzo) era forse una delle "belle teste" che hanno dato lustro a quel popolo di "santi, poeti e navigatori" stanziati su questo strano stivale...

Nasce nel 1935 in via Lomellina (zona Forlanini), si laurea al conservatorio e, non pago, consegue la magistrale in medicina, specializzandosi in chirurgia. Ancora si ricorda il suo contributo in Sudafrica all'equipe del cardiologo Christiaan Barnard diventato famoso per avere eseguito il primo trapianto di cuore al mondo.
Infine, per non farsi mancare niente, per diversi anni ha fatto l'istruttore di Karate in una palestra milanese.

Il suo esordio nel campo dello spettacolo avviene nel 1956 (all'età di 21 anni), come tastierista di Tony Dallara e poi di Adriano Celentano, al santa Tecla, locale storico alle spalle di Palazzo Reale.

Sei anni dopo lo troviamo come co-protagonista dello spettacolo "Milanin Milanon" al teatro Gerolamo; eppure il vero successo arriva solo al Derby, locale di cabaret nei pressi di p.le Lotto.

Nel 2004 si cimenta come regista al teatro dei Filodrammatici ne "La storia del Mago".


Alla sua morte, avvenuta nel 2013 all'età di 77 anni, il Municipio 4 ha voluto sdebitarsi di tutto quello che Jannacci ha donato a tutti noi commissionando due murales che ricordano altrettante famose canzoni: "El portava i scarp del tennis" e "Andava a Rogoredo".
Il primo graffito si trova in viale Corsica, nei pressi del ponte ferroviario e la sua collocazione non è casuale; infatti il protagonista di "El portava i scarp del tennis" era un senza tetto che viveva proprio in questa parte della città.

Foto tratta da www.expedia.it


In via Orwell invece troviamo il dovuto omaggio a Jannacci che in questo quartiere ha ambientato una surreale storia d'amore raccontata in  "Andava a Rogoredo".

Foto tratta da www.repubblica.it



Altri omaggi sono stati fatti a Jannacci da parte del Municipio 4.
In via Lomellina (non lontano dalla casa paterna poi diventata suo studio medico) troviamo una targa che ci ricorda lo struggente pezzo "E io ho visto un uomo", canzone in grado di trasmettere il freddo dei cuori che abitano questa città.

In piazza Martini (altra targa) invece si sa che "ier sera pioveva" e qui avremmo trovato "el me zio…ch'el tampinava ona bella mora era appena uscito dal neurodeliri a vottant'ann. La forza dell'amore…" 

Ed è proprio in omaggio a "El portava i scarp del tennis" che oggi il centro di accoglienza per i senzatetto di viale Ortles è dedicato al cantautore meneghino di origini pugliesi (e ancora prima macedoni).

Foto tratta da www.milano.repubblica.it



Infine, se vogliamo soffrire meno di nostalgia, possiamo recarci in piazza cardinal Ferrari, dove avremo modo di sentirci in sua compagnia all'ombra di un bel murales che ritrae Enzo accanto ad Alda Merini, al suo amico Giorgio Gaber, Franca Rame…
Ogni graffito è stato realizzato nel 2014 dal collettivo degli Orticanoodles, affiancando e sovrapponendo macchie di colore che, viste da vicino non sembrano rappresentare alcun personaggio, mentre nell'allontanarsi prendono magicamente forma.

foto tratta da www.milanostupenda.wordpress.com




Con Enzo Jannacci dunque andiamo alla scoperta dei luoghi della sua vita, o meglio delle curiosità di quei posti che hanno visto esibirsi l'istrionico cantautore milanese.

I suoi esordi avvennero al santa Tecla, locale storico per la musica italiana. Qui infatti, nel piano interrato sono nati artisticamente cantanti come Luigi Tenco, Adriano Celentano, Lucio Battisti. Fa tristezza pensare ai fasti gloriosi di questo posto così importante e oggi invece ridotto a palestra non desiderosa, per di più di dare luce alle sue gloriose origini.

Foto tratta da www.yelp.it
In questa foto non è ancora una palestra...


Il teatro Gerolamo è sinonimo, nella memoria dei milanesi, di spettacoli di burattini della gloriosa compagnia dei Colla. Eppure negli anni sessanta questo piccolo teatro (ad oggi ospita 210 posti) dava spazio alle esibizioni più svariate tra cui anche "Milanin Milanon" che vide Jannacci debuttare sulle tavole di un palcoscenico.
E' comunque il Gerolamo un piccolo gioiello tutto da scoprire in questa sorprendente città. Venne ristrutturato seguendo il modello del più celebre teatro Alla Scala...dunque, una volta seduti tra le sue file, ci sembrerà di stare al Piermarini...ma in scala!

Foto tratta da www.operaincasa.files.wordpress.com


Decisamente originale invece è la storia del Derby:
nella palazzina di via Monterosa infatti, negli anni '60, c'era solo un ristorante che "navigava in brutte acque". Il figlio del proprietario dunque decise di ospitare dei musicisti jazz e da allora il locale divenne il principale punto di riferimento dei più famosi compositori di questo genere musicale. Ma i musicisti non furono altro che la premessa di ciò che poi rese famoso questo posto: qui infatti presero ad esibirsi cabarettisti famosi o che da lì a breve lo sarebbero diventati.

Foto tratta da wikipedia

Nel 1985 il Derby chiuse. La principale concausa di questa situazione fu la concorrenza televisiva e, nello specifico, quella di "Drive in" (trasmissione che ospitava gran parte dei comici del Derby)...! Eppure idealmente questo cabaret "passò il testimone", un anno dopo la sua chiusura, ad un altro tutt'ora operativo: "Zelig".


Anche il Filodrammatici, che ha visto l'esordio alla regia di Jannacci, ha una storia assolutamente degna di nota
In origine, nel 1796,  questo teatro, anche conosciuto con il nome di "piccola Scala",  si chiamava "Teatro Patriottico" ed aveva sede nell'attuale Palazzo della Questura in via Fatebenefratelli, dove si trovava una delle più prestigiose istituzioni milanesi: il Collegio de' Nobili. Questo convitto aveva al proprio interno un teatro che venne sequestrato con l'arrivo di Napoleone in città. Solo due anni dopo i Barnabiti ripresero possesso del Collegio e la compagnia teatrale ricevette, come spazio dove potersi esibire, la chiesa dei SS. Damiano e Cosma che si trovava al posto dell'attuale teatro dei Filodrammatici. Fu quindi costruito un teatro "democratico" (in linea con le ideologie napoleoniche), cioè senza gli aristocratici palchi e, per recuperare i fondi necessari, furono vendute anche quattro campane della ex chiesa ormai demolita. In origine gli spettacoli andavano in scena solo di venerdì, giorno di chiusura della Scala.
Vi recitavano, quali attori dilettanti, anche il Monti, il Porta e, forse, Ugo Foscolo, che fu comunque socio.
La facciata liberty che vediamo oggi è completamente diversa dal proprio interno, rifatto negli anni '60 a causa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Foto tratte da www.italianways.com



















Se oggi vogliamo portare un fiore sulla sua tomba dobbiamo recarci al Cimitero Monumentale che ospita al suo interno le spoglie dei più illustri cittadini (quelle di Jannacci si trovano nella cripta del Famedio).

Foto tratta da www.viaggiosottocasa-wordpress.com



Dunque non rimane che salutarci e ringraziare questo stralunato cantautore milanese per la sua arte, poliedricità e genialità e, non per ultimo, per averci dato l'occasione di scoprire parti della città con aneddoti, mi auguro, che vi hanno fatto sorridere, come un buon pezzo di... Vincenzino Jannacci!

Foto tratta da www.luinonotizie.it

domenica 22 marzo 2020

CINQUE GIORNATE DAVVERO GLORIOSE...DAVVERO CURIOSE



Foto tratta da www.wikiwand.com


Le cinque giornate, sappiamo tutti, è quel periodo che va dal 18 al 22 marzo del 1848, in cui i milanesi, ribellandosi allo straniero, riuscirono finalmente ad affrancarsi dal dominio austriaco (almeno temporaneamente).


Eppure le premesse a questi eccezionali giorni dobbiamo cercarle in ciò che successe qualche mese prima. Con l'inizio del nuovo anno i cittadini meneghini decisero di danneggiare l’economia dell’odiato invasore, rinunciando al fumo. I tabacchi infatti facevano parte del monopolio di stato e non comprare più tabacco avrebbe leso le casse asburgiche.
E’ sicuramente incredibile pensare come tutto abbia avuto inizio grazie ad una “statua parlante”.

Foto di Francesco Mezzotera
Ci troviamo in corso Vittorio Emanuele, davanti ad un famoso negozio di abbigliamento. Quella ritratta nella foto è un’antica statua romana simile al Pasquino di Roma, una scultura sulla quale venivano affissi dei cartelli con lo scopo di sbeffeggiare di nascosto i potenti della città. Abitudine che era soprattutto in voga durante il Risorgimento, tanto che le autorità cittadine spostarono la statua al primo piano dell'abitazione dove si trovava allora (ai piedi di un palazzo in via san Pietro all'Orto), ma questo non impedì ai milanesi di appendere un cartello che invitava allo sciopero dei sigari.
Il suo nome deriva dalla prima parola dell'iscrizione di Cicerone ai piedi della statua "Carere debet omni vitio qui in alterum dicere paratus est" (Deve essere privo di ogni colpa chi è pronto a parlare contro un altro), ma viene anche comunemente chiamato Omm de Preja, cioè uomo di pietra.
Lo sciopero del fumo durò 6 giorni e provocò ben 6 morti tra gli inermi milanesi (tra cui anche un bambino di 4 anni).


La tensione durò qualche mese ed ebbe modo di sfogarsi il 18 marzo del 1848. In quel giorno infatti una pacifica manifestazione contro il dominio austriaco sfociò in men che non si dica in una rivolta armata.
I milanesi, male equipaggiati, ma carichi di rabbia, scesero compatti in piazza per lottare contro i soldati austriaci. La partecipazione fu massiccia e trasversale: accanto ai patrizi potevamo vedere uomini di umili origini; gli orfani meneghini (i famosi Martinitt) facevano da staffetta, mentre gli astronomi usavano i propri strumenti di lavoro per pattugliare la città. Furono subito erette barricate con tutto ciò che poteva servire all'uopo; donne milanesi lanciavano olio bollente dalla finestra al passaggio dei soldati austriaci; la campana della torre del Palazzo dei Giureconsulti suonò talmente tanto e con vigore, per poter “richiamare in battaglia” i milanesi, che alla fine si spezzò.

Foto tratta dalla pag FB del Museo del Risorgimento
Vista la situazione il vecchio generale Radetzky, capo dell’esercito austriaco stanziato nel Lombardo Veneto, diede l’ordine di ritirata nel Castello Sforzesco che allora altro non era che una caserma. Tuttavia i soldati austriaci circondarono ed isolarono la città, occupando tutte le porte cittadine. I milanesi però non si persero d’animo e, per invitare i lombardi ad unirsi alla lotta, utilizzarono delle piccole mongolfiere, capaci di superare le mura milanesi e recapitare messaggi scritti a coloro che abitavano fuori Milano; messaggi che invitavano ad unirsi alla lotta contro il nemico comune austriaco!


La città venne ferita durante i combattimenti e ad oggi qualche segno è ancora rimasto sugli edifici.

Palla di cannone (con data 20 marzo 1848)
 incastonata nella parete esterna del Palazzo Acerbi, in c.so di p.ta Romana
Foto tratta da www.robertovisigalli.it

Palazzo Cusani, in via Brera.
Sulla facciata posteriore è incastonata una palla di cannone scagliata dall'esercito austriaco
 durante le Cinque giornate di Milano. Foto di Francesco Mezzotera


Casa de' Marchi, c.so Venezia 13. Foto di Francesco Mezzotera



L’ultima delle cinque giornate fu davvero gloriosa: i milanesi riuscirono a conquistare l’allora porta Tosa. Vista la mal parata, l’esercito austriaco, batté in ritirata verso il Quadrilatero (Mantova, Verona, Peschiera del Garda, Legnago). Erano queste città infatti fortemente in mano agli austriaci.
Per l’occasione Porta Tosa venne ribattezzata Porta Vittoria.

P.za cinque giornate con i caselli daziari della vecchia porta Vittoria.
Foto tratta da www. wikiwand.it


Il giorno successivo l’ambizioso Carlo Alberto di Savoia (che sognava di sconfiggere con il suo piccolo esercito la potenza militare austriaca), scese in campo accanto ai milanesi. Iniziò così la Prima Guerra di Indipendenza che fu caratterizzata da una serie di battaglie sanguinose, sempre a scapito dell’esercito sabaudo. Fu così che di sua iniziativa il re piemontese decise, il 4 agosto dello stesso anno, di firmare la resa.
Quando i focosi milanesi seppero di questa sua iniziativa unilaterale, si riunirono spontaneamente sotto il balcone di Palazzo Brentani che ospitava il “re deludente” e, carichi di rancore, protestarono, tanto che qualcuno addirittura imbracciò il fucile per sparare dei colpi contro Carlo Alberto affacciato al balcone.

Palazzo Brentani, via Manzoni.
Foto tratta da www.milanodavedere.it
Fu così che, a partire dai principi di Agosto, la bella favola delle cinque giornate svanì, per ritrovarsi nuovamente governati dagli odiati austriaci (con tanto di sorriso sornione da parte di Radetzky!).
Foto tratta da www.alamy.it


Sarà necessario aspettare la Seconda Guerra di Indipendenza (1859) per vedere finalmente la Lombardia annessa al Regno di Sardegna, sotto il re Vittorio Emanuele II.

Monumento a Vittorio Emanuele II in p.za Duomo.
Foto tratta dalla pag FB di Milano sparita e da ricordare



Dovremo invece attendere il 1895 per vedere celebrate le gloriose cinque giornate in un monumentale obelisco che ospita nella sua cripta i resti dei milanesi morti durante l’insurrezione.

Monumento alle cinque giornate
Cripta del monumento alle cinque giornate.
 Foto tratte da www.lemiepasseggiate.blogspot.com

   





Abbiamo visto come il Castello Sforzesco nel XIX sec. fosse considerato semplicemente una caserma e, in quanto tale, capace di dare ospitalità alle truppe austriache minacciate dai civili milanesi. Ad oggi l’unica testimonianza di quella dominazione straniera all'interno del maniero è la statua di san Giovanni Nepomuceno, protettore degli Asburgo, situata nella piazza d’Armi.

Foto di Giovanni Dall'Orto
…Eppure la pronuncia del nome del santo è sempre risultata ostica, tanto che i milanesi, con il loro spirito pragmatico meneghino, l’hanno ribattezzata “san Giovan né pu né men!”



Sempre al Castello Sforzesco, presso i musei in esso ospitati, è possibile ammirare un bassorilievo davvero insolito: una fanciulla in procinto di tosarsi il pube. Quest’opera si trovava anticamente sulla Porta Tosa medievale (che diede il nome alla porta Tosa seicentesca, poi ribattezzata porta Vittoria) e pare che il suo nome derivi proprio dall'immagine della fanciulla. Le interpretazioni sono diverse: potrebbe essere la rappresentazione di una prostituta (anticamente queste professioniste dovevano per legge, per una questione igienica, radersi il pube) o lo sberleffo fatto dai milanesi alla moglie dell’imperatore Federico Barbarossa (Beatrice di Borgogna), reo di aver raso al suolo la città. Per vendicarsi i milanesi ritrassero l’imperatrice in questa posizione oscena.

Foto tratta da www.ilmilaneseimbruttito.com



Concludo questo mio scritto con un quadro ospitato nel Museo del Risorgimento.
Rappresenta la reazione emotiva dei milanesi alla lettura del bollettino di Villafranca con cui, al termine della Seconda Guerra di Indipendenza, la Lombardia veniva ammessa al Regno di Sardegna, diversamente dal Veneto che rimaneva territorio austriaco. Come si evince dall'opera, questa decisione suscitò entusiasmi e delusioni… Una domanda però mi sorge spontanea: cosa ci faceva Jovanotti nella Milano del 1859?

 "L'arrivo del bollettino di Villafranca" di Domenico Induno (1862)
Foto tratta da 
 http://www.edixxon.com
 
Foto di Francesco Mezzotera