sabato 21 gennaio 2023

CESANOBOSCONECURIOSA


Villa Marazzi

Cesano di certo non può vantarsi di avere un nome originale, tant'è vero che nel tempo è stato necessario aggiungere "Boscone" per distinguerla dall'altro omonimo comune (Cesano Maderno). 

Il toponimo Cesano a sua volta deriva molto probabilmente dal nome di un antico veterano romano, tale Cassianus il quale, come forma di retribuzione per le sue fatiche militari, venne remunerato con una ricompensa terriera.

La proprietà di Cassianus doveva dunque estendersi all'interno dell'attuale centro di Cesano Boscone. La posizione del Cardo e del Decumano corrispondevano invece alle odierne vie Dante e Monegherio.


Incrocio tra via Dante e via Monegherio


Lo spazio esterno al nucleo storico della città romana veniva come al solito utilizzato come luogo di sepoltura. Sotto il sagrato antistante la chiesa di san Giovanni Battista sono state intatti trovate molte sepolture, soprattutto di origine longobarde. Tra i vari reperti storici spicca un altare votivo che cita proprio il possibile fondatore di Cesano Boscone.

IOM - L TITIUS CASSIANUS – EX  VOTO (a Giove ottimo massimo –Lucio Tizio Cassiano – Ex voto).

Altare votivo romano

Il nome Boscone si riferisce invece alla presenza passata di innumerevoli boschi, tra l'altro riserva di caccia dei Visconti. A ricordo di ciò, lo stemma del Comune riporta un cinghiale, il quale ha dato il nome alla squadra locale di rugby, nonché al "Palio del cinghiale" durante la settembrina festa patronale.

Foto tratta da www.araldicacivica.it

Eppure l'altare votivo con il nome di Cassiano non è stato l'unico reperto storico ad essere stato trovato nell'area dell'attuale chiesa di san Giovanni Battista.

Nel 1995 infatti la chiesa venne restaurata e durante tale operazione si trovarono svariati reperti archeologici, sia sotto l'attuale pavimento dell'edificio religioso, che sotto il sagrato.

Quello principale è senz'altro un sarcofago in serizzo che, fino agli anni Novanta, si trovava sul sagrato ed oggi invece abbellisce il giardino della canonica. La presenza di un foro laterale fa supporre che questo antico sepolcro non fosse finito sotto terra, ma utilizzato come abbeveratoio per gli animali di una delle tante cascine del territorio.

Antico sarcofago presente nel giardino della canonica


Attualmente il giardino del parroco risulta essere impreziosito da una decina di reperti trovati in loco (mentre altri ritrovamenti sono stati portati al Museo Archeologico di corso Magenta e purtroppo non esposti).

Altro reperto decisamente prezioso è un'ara votiva con iscrizione. Vi si legge  IOM - L URSIUS - HERMES - VSLM (Votum Solvit Libens Merito): Lucio Ursio Ermete sciolse di buon grado e a buon diritto il proprio voto.

Particolare interesse suscita poi una terza ara, che presenta due bassorilievi sulle facce laterali: da un lato una brocca inclinata, dall’altro una patera (piatto), con evidente allusione al gesto della libagione, caratteristico del culto antico e, in particolare, della venerazione per i defunti.

Ara votiva di origine romana

All'interno del battistero è stato invece collocato un enorme sarcofago trovato durante i restauri del 1995.


La chiesa che custodiva così tante sorprese del passato, ossia san Giovanni Battista, è stata completamente rifatta nel 1899 (anche se dal suo aspetto sembrerebbe più antica). Si suppone sia stata fondata in epoca longobarda (VII sec d.C.) e nel corso del tempo è stata una parrocchia molto importante in questa parte della Pianura Padana. La sua pieve infatti copriva un territorio molto vasto che andava dall'attuale Settimo Milanese fino ad Assago.

Parrocchia san Giovanni Battista


Alla fine del XIX sec. nacque la necessità di ristrutturare e ampliare la chiesa precedente (del XVIII sec.), la quale sopravvive solo nell'abside dell'attuale struttura. 

Nel 1960 fu posizionato il nuovo altare sul presbiterio e per fare ciò fu scoperta una profonda buca sotto di esso, buca che fu in seguito riempita con le tantissime ossa trovate durante i vari restauri.

Nel 1995 furono invece trovati, sotto l'attuale pavimento della chiesa (che in passato risultava essere il sagrato), ben tre fonti battesimali molto antichi. L'unico ad oggi visibile, grazie ad un vetro protettivo, è quello più recente (probabilmente del VII sec. d.C.).

Fonte battesimale paleocristiano


Anche la chiesa di san Giovanni Battista è stata interessata dal secondo conflitto mondiale: due delle cinque campane presenti sul campanile infatti furono utilizzate per scopi bellici e, una volta terminata la guerra, nuovamente riposizionate. 

Curiose sono alcune iscrizioni in latino che compaiono su di esse: chiamo i vivi, piango i morti, spezzo i fulmini. Oppure Con il mio din don vi dico: venite al Verbo della vita.

Infine non tutti sanno che qualunque parrocchiano può chiedere alla chiesa di san Giovanni Battista un sonoro ed allegro concerto di campane in grado di annunciare a tutti...la nascita del proprio pargolo!

Nel Battistero si fondono elementi architettonici di epoche diverse; 
colpisce l'ara romana marmorea utilizzata quale pilastro. 


Cesano Boscone ad oggi è uno dei tanti paesi popolosi dell'hinterland milanese. Eppure non è stato sempre così: nel 1770 infatti il paese contava solo 800 abitanti (a fronte degli attuali 23.000).

Tra gli anni sessanta e ottanta del Novecento il comune a sud ovest di Milano fu meta di immigrazione. I primi a giungere furono i friulani e i veneti (questi ultimi soprattutto dopo l'alluvione del Polesine nel 1951). A seguire ci fu la massiccia ondata di immigrati provenienti dalle regioni del sud Italia. Cesano passò velocemente dai circa 3000 abitanti degli anni Cinquanta ai 27000 degli anni Ottanta. Questo comportò seri problemi all'amministrazione pubblica. Il comune infatti necessitava a quel punto di alloggi da offrire, nonché strutture quali strade e scuole.

Per questa ragione, i terreni che una volta venivano usati per scopi agricoli, a quel punto vennero massicciamente edificati. In quel periodo nacquero i quartieri Giardino, Tessera e Pasubio. Tuttavia anche il centro del paese fu interessato da radicali trasformazioni.

Palazzo Quarto presente in via Monsignor Pogliani,
al posto dell'attuale Banca Intesa


Al quartiere Tessera, ad esempio, non esistevano scuole, né strade che permettessero di recarsi nel centro di Cesano, ma anche a Milano per poter lavorare. Il problema della viabilità verso il capoluogo lombardo fu prestamente risolto con la costruzione della Nuova Vigevanese nel 1964. Diverso fu il discorso per quanto riguarda ad esempio le scuole. Gli studenti infatti erano costretti a recarsi in strutture ricavate da negozi, sotterranei e addirittura in una baracca precedentemente utilizzata dai muratori per costruire il quartiere. Tale situazione esasperò gli abitanti che addirittura occuparono la Nuova Vigevanese nel 1968 e 1970. Anche in seguito a tali proteste, si provvide ad offrire al quartiere scuole in muratura.

Quartiere Tessera 1968. Foto tratta dal libro "Tessera: da una cascina…"

L'agricoltura, che fino agli anni Cinquanta era la principale attività del Comune (tanto da far nascere sul territorio numerose Cascine), divenne una occupazione assolutamente secondaria per i cesanesi.

Ad oggi delle numerose cascine agricole che caratterizzavano questa zona della pianura, ne rimane soltanto una: Cascina Dornetti, la quale purtroppo ha dovuto subire una "menomazione fisica": nel 1968 i suoi terreni furono divisi in due dal tracciato della tangenziale ovest.

Cascina Dornetti. Foto tratta da www.cittametropolitana.mi.it


Al posto delle vecchie cascine sono stati dunque edificati alti condomini.

Il quartiere Giardino infatti è nato ex novo negli anni Sessanta e si è deciso di chiamare le vie con i nomi delle piante. L'arrivo massiccio di persone in una zona precedentemente spopolata ha colto di sorpresa anche la curia lombarda la quale ha chiesto alla popolazione di utilizzare inizialmente un sotterraneo quale luogo di preghiera. Solo negli anni Ottanta il quartiere è stato dotato di una struttura in muratura (chiesa di san Giustino).

Quartiere Giardino


Il quartiere Pasubio è stato edificato anch'esso in occasione dell'immigrazione massiccia a Cesano nel secondo dopoguerra. Eppure questa zona, al confine con il Comune di Milano, presenta edifici meno alti e dunque una densità abitativa inferiore al Tessera o Giardino.

Era questa una zona agricola e la creazione delle strade è stata senz'altro influenzata dalla originaria presenza di rogge e fontanili.

Il quartiere Tessera (chiamato così per la presenza fino a metà degli anni Settanta della omonima cascina) presenta senz'altro degli aneddoti curiosi…

Antica Cascina Tessera situata al posto
dell'attuale sede della Polizia Locale (via Turati)


Nel 1994 due amiche che lavoravano entrambe in via Turati organizzarono una partita di calcio femminile nel quartiere: lattaie contro parrucchiere (dato che queste erano le loro rispettive professioni) Per la cronaca vinsero le lattaie.

Parrucchiere

Lattaie


Una volta costruite le scuole, nel 1992 le maestre della materna del quartiere decisero di far creare ai bambini dei bigliettini sui quali scrissero i loro desideri per un mondo meno inquinato. Lanciarono i palloncini dal parco Pertini e uno di questi arrivò addirittura in Francia a un centinaio di chilometri dal confine con il Piemonte. Questo permise alla scuola materna del paesino francese di mettersi in contatto via lettera con la scuola di cesano e da qui nacque un'amicizia epistolare tra le due strutture, che durò per qualche tempo.

Foto di Simone Damiani


Il popoloso quartiere Tessera ospita tra le sue case la giovane chiesa di sant'Ireneo. Quest'ultima fu inaugurata nel 2000; fino ad allora le funzioni religiose venivano svolte in un prefabbricato. Prima ancora la chiesa era invece una baracca di legno andata a fuoco nel 1970.

Antica chiesa di s. Ireneo andata a fuoco. 

Sant'Ireneo può decisamente definirsi una chiesa originale per la sua architettura. L'ingresso principale ad esempio non è posto di fronte all'altare maggiore, ma davanti al fonte battesimale. Per recarsi all'assemblea i fedeli dunque devono compiere un angolo di 180°.

Ingresso della chiesa con a lato l'altare maggiore

Nel farlo hanno modo di "riempirsi gli occhi" degli elementi naturali che compongono simbolicamente l'edificio. Ogni lato della chiesa infatti è caratterizzato da fuoco, acqua, terra e aria; inoltre lo sguardo inevitabilmente riesce ad andare oltre alle pareti, grazie alle grandi vetrate presenti, che permettono alla luce naturale di invadere gli spazi.

Parete invasa dalla luce generata dal fuoco del Sole


Alle spalle dell'altare giochi d'acqua
 (ad oggi spenti per risparmio idrico)

Parete dedicata all'elemento terra
con i suoi maestosi ulivi


Parete caratterizzata da ampi fori
che permettono di godere del cielo con la sua aria

L'ingresso della cappella feriale è composto da uno scuro corridoio che conduce allo spazio consacrato per le funzioni. Anche quest'ultimo è caratterizzato da vetrate che donano luce capace di sorprendere il fedele dopo il buio dell'accesso.

 

Fino a qualche tempo fa Cesano Boscone veniva considerato il "paese dei matti". Questo perché l'attuale cittadina ha ospitato da fine Ottocento l'Istituto Sacra Famiglia, fondazione che si è da sempre occupata dei più bisognosi.

Ingresso Sacra Famiglia

L'ente nacque nel 1896 per opera del parroco di Cesano Boscone, Monsignor Domenico Pogliani (per la sua storia vedi post http://milanocuriosa.blogspot.com/2022/09/un-milanese-straordinario-monsignor.html) che accolse i primi disabili (soprattutto provenienti dalla campagna) in casa propria per poi, grazie all'aiuto di diversi benefattori, realizzare i primi edifici di quella che negli anni diventò la Sacra Famiglia

Nel 1920 subentrò mons. Moneta il quale diede un grande impulso per lo sviluppo dell'istituto, tanto da farlo diventare "un paese nel paese". Al suo interno infatti era possibile trovare la cucina, il panificio, la lavanderia, la calzoleria, il laboratorio artigianale di materassi e addirittura il cimitero.

Eppure, nonostante la situazione di chiusura quasi autarchica, la Sacra Famiglia è stata da sempre un luogo aperto, in grado di ospitare durante la Resistenza i partigiani (soprattutto sacerdoti) in fuga dai fascisti.

Sempre durante la Seconda Guerra Mondiale l'Istituto accolse i numerosi feriti provenienti dalla bombardata Milano. In tale occasione nacque l'idea di aprire l'attuale Casa di Cura Ambrosiana che ancora oggi si occupa dei malati organici. 

Dopo il 25 Aprile scelse di ospitare i fascisti timorosi del giudizio dei vincitori della guerra, sempre alla luce dell'ideale di luogo aperto a tutti. 

L'istituto, dai cinque disabili ospitati a casa del parroco, è diventata una realtà molto grande, tanto da avere ben 22 sedi tra Lombardia, Piemonte e Liguria. Nel 2020 ha assistito 11.461 pazienti tra servizi diurni e residenziali.

 

Eppure Cesano non è solo Sacra Famiglia. L'attuale centro, molto carino e pedonalizzato, ospita due ville settecentesche.


La più conosciuta è decisamente Villa Marazzi, con i suoi edifici ben restaurati nei quali è possibile trovare locali di pubblica utilità quali la biblioteca, l'AUSER, la Sala delle Carrozze nonché la ghiacciaia capaci di ospitare avvenimenti pubblici o privati.

Era questa villa una nobile residenza della famiglia Marazzi con funzione di cascina. Le case antiche che sorgono attorno a questo palazzo erano infatti abitate dai contadini che lavoravano i campi di proprietà della famiglia aristocratica. Il campaniletto a vela che fa bella mostra di sé sul tetto della villa aveva la funzione di dettare i tempi della campagna (pausa, ripresa dei lavori) e avvisare in caso di incendio (eventualità non così rara dato che si aveva a che fare con locali riscaldati e illuminati dal fuoco).

Campaniletto a vela sui tetti di Villa Marazzi

La villa si presentava in uno stato di abbandono fino a qualche decennio fa; l'ottimo restauro ha messo in luce il piano nobile con i suoi bei soffitti lignei, il porticato in fondo al quale si aprono i locali che anticamente venivano utilizzati come cucine e la cosiddetta sala delle Carrozze.


Foto probabilmente del 1995



Villa Marazzi oggi


La Sala delle Carrozze (edificio sulla destra) non deve far pensare però a un ricovero per i numerosi mezzi di trasporto della famiglia. Era questo infatti una barchessa, ossia una sorta di magazzino agreste. Ancora oggi nei suoi pressi possiamo notare la pompa d'acqua a mano (la tromba), nonché il forno a legna.

Pompa d'acqua


Forno a legna

Nel piano interrato venivano invece conservate le derrate alimentari nella famosa ghiacciaia, mentre oggi risulta essere una prestigiosa location per cerimonie.

Foto di Tiziano Bernabè


Decisamente particolare invece è il piccolo edificio situato all'ingresso di Villa Marazzi (lato via Roma): si tratta della baita, ossia quel locale adibito ad ospitare il domestico che aveva il compito di vegliare le vacche di notte ed intervenire nel caso di parto imminente.

La baita

A poca distanza da Villa Marazzi è possibile trovare la settecentesca Villa Sormani, anch'essa restaurata e recuperata da uno stato di completo abbandono. Di proprietà della Sacra Famiglia, ospita al proprio interno (che non abbiamo avuto modo di poter visitare) servizi per gli anziani di Cesano Boscone.

Ingresso di Villa Sormani


Tuttavia il vero gioiello e vanto per i cesanesi è l'affresco situato in vico Cortuccio

Affresco in Vico Cortuccio. Immagine tratta dal libro "Rinascita dalle ceneri del passato"

Qui infatti si trova un antico edificio denominato Corte dei Galli appartenuto probabilmente alla nobile famiglia dei Brasca e che aveva funzioni di residenza extra urbana (oggi la definiremmo una "casa per le vacanze").  

Nell’abitazione del signore, possiamo ammirare una parete interamente affrescata. Probabilmente l’intera stanza doveva esserlo e ad oggi è rimasta solo questa parte.

L’affresco risalirebbe ai primi due decenni del 1500, realizzato da un discepolo del Luini. Forti sono le influenze leonardesche e lo possiamo notare da alcuni dettagli (d'altronde Bernardino Luini venne condizionato dal genio toscano) . I due cavalli ad esempio ricordano molto quello progettato da Leonardo e oggi presente all'Ippodromo di Milano; si possono ammirare molti sfumati nei paesaggi; è stato dato ampio spazio agli elementi naturali (grande passione del pittore fiorentino).

La scena principale rappresenta una nobile coppia che passeggia a cavallo, mentre un altro nobil uomo sullo sfondo caccia. L'altra parte dell'affresco a noi sopravvissuto invece rappresenta semplicemente un soldato che fa la guardia.

Si voleva così, molto probabilmente, rappresentare gli svaghi dei nobili di quel tempo durante le loro vacanze. Questa opera minore è stata comunque in grado di offrire molte informazioni agli studiosi sulle abitudini dei lombardi del cinquecento (vestiti, abitudini, paesaggi).

Non deve comunque stupire la presenza dei discepoli del Luini a Cesano Boscone: fino alla Seconda Guerra Mondiale infatti c'era, all'interno della chiesa parrocchiale, un affresco cinquecentesco attribuito alla scuola di Bernardino Luini. Rappresentava s. Giovanni Battista, s. Antonio abate, s. Stefano e versava in pessime condizioni. Il parroco di allora lo fece trasferire su tela, ma nel farlo si danneggiò ulteriormente. Per questa ragione si chiese a un antiquario di restaurarlo, antiquario che finì di distruggerlo definitivamente

Antico affresco di scuola luinesca. Foto del 1949


Non lontano da vico Cortuccio inoltre è possibile ammirare la "Corte del Fabbro(all'angolo tra via Dante e via Roma), chiamata così perché fino agli anni Sessanta ospitava al suo interno un fabbro. Questo edificio, anticamente di proprietà della famiglia Marazzi, può ingannare con il suo aspetto ben curato, eppure altro non è che una ricostruzione fedele della cascina quattrocentesca avvenuta negli anni Ottanta del Novecento, poiché pericolante.    


Corte del Fabbro

                 

Tutt'altro periodo è quello che riguarda la costruzione del palazzo di via Matteotti, 9. Nei primi anni del secolo scorso infatti si edificò lo stabile ospitante la sede dell’Associazione vinicola "Vittorio Veneto". La palazzina ospitò, fra le due guerre, la Casa del Fascio e venne abbattuta nel 2008, visto il suo stato di completo abbandono. Su questa area è stata edificata dall'Amministrazione la Casa Della Musica.

Teatro esterno alla Casa della Musica

Cesano, come già scritto, aveva una vocazione agricola. Eppure, dei tanti campi coltivati non è rimasto più niente. Molti di essi infatti sono stati utilizzati per edificare alloggi moderni, mentre i restanti sono stati convertiti a parco nel recente 2010.

Ad oggi son tre le aree a verde: Parco Natura (con il ripristino delle preziose marcite), il Bosco dell'Acqua (chiamato così per la presenza della casa dell'acqua) e l'Oasi dei Nuovi Nati.

Quest'ultimo fu creato nei primi anni ’90 quando il Comune di Cesano Boscone iniziò l’opera di messa a dimora di alberi, dedicando una pianta ad ogni nuovo bambino nato sul proprio territorio. A giugno è possibile fare una suggestiva passeggiata notturna in questo angolo di natura completamente al buio e illuminato dai piccoli bagliori intermittenti delle lucciole.

In queste rigogliose zone a verde, accanto a uccelli più comuni come il corvo, i merli e i piccioni si è assistito al ritorno di altri volatili più rari come l'airone cinerino, il gufo e lo sparviero.

Sparviero. Foto tratta da Wikipedia

Prima di concludere questo lungo post, mi piace narrare di una mitica radio sul territorio cesanese: Radio Studio Otto, con sede in via Nazario Sauro n° 8, chiusa definitivamente nel 1999. Tra i vari speaker che l'hanno popolata ricordiamo Miky Boselli, ora attivo su Radio Number One. Eppure vere star dell'emittente erano i sei gattini avuti da una gatta adottata dalla radio e "protagonisti" di svariate trasmissioni.

Foto tratta da www.mi-radio.it

Radio Studio Otto è passata alla storia per i suoi famosi scherzi radiofonici

In pieni anni Ottanta Ramazzotti aveva raggiunto una tale popolarità da riempire palazzetti ben più grandi di quello cesanese; eppure, sosteneva Radio Studio Otto, quella sera Eros avrebbe fatto un concerto "in esclusiva mondiale" a Cesano Boscone. La notizia si diffuse rapidamente, tanto da far radunare numerosi fan e giornalisti in via Vespucci. Lo speaker poi, vinto dai sensi di colpa, provò anche a dire che era uno scherzo, tramite il Corriere della Sera, ma questo non servì a fare allontanare la gente. All'ora stabilita i cancelli si aprirono, i fan si radunarono nel palazzetto, finché non comparvero sul palco gli speaker con uno striscione con su scritto "Pesce d'aprile!".

Altra burla fatta il primo aprile fu quello di annunciare il crollo di una parte del Duomo, con tanto di Madonnina caduta dal suo piedistallo e acchiappata al volo da un elicottero che da lì passava per caso.

Uno scherzo ebbe conseguenze davvero serie: nel 1982 venne annunciato un colpo di stato da parte di alcuni militari a Roma. Il collegamento con l'inviato nella capitale risultò essere talmente credibile (con tanto di sparatorie in sottofondo) da spingere alcuni pensionati del Quartiere Giardino a scendere in strada per protestare. Solo l'arrivo dei Carabinieri in radio riuscì a interrompere questo scherzo passato alla storia! 

 

Questo mese Milanocuriosa si è permessa di "espatriare" dai confini cittadini. Questa rapida incursione in quel di Cesano Boscone è servita, mi auguro, a renderci conto che anche fuori dalla metropoli esistono realtà altrettanto interessanti...e curiose (sempre se si è disposti ad osservarle con uno sguardo limpido e infantile).

Alla prossima!


Magistrale romanzo di Giorgio Faletti
parzialmente ambientato nel Quartiere Tessera


mercoledì 21 dicembre 2022

VITA SPERICOLATA DELLA REGINA D'INGHILTERRA IN BARONA





Il nome di questa regina si fa quasi fatica a pronunciare: Carolina di Brunswick-Wolfenbuttel, eppure su di lei si potrebbe tranquillamente scrivere romanzi, sceneggiature e quant’altro.

Carolina infatti si dice fosse una principessa…poco nobile. Pare infatti che non avesse alcuna remora a dire quello che pensava, che sin da bambina amasse fare giochi da maschio sporcandosi e rifiutandosi di cambiarsi.

Carolina di Brunswick, 1798

Eppure il destino aveva scelto per lei un futuro glorioso: regina di Inghilterra 
(pur non essendo nata in Gran Bretagna).

Carolina nasce come principessa di Brunswick, in questa piccola città nel nord della Germania nel 1768 ed all'età di 24 viene scelta dal re inglese Giorgio III quale futura sposa del figlio Giorgio (decisamente poca fantasia nel scegliere i nomi tra i reali britannici). C’era un piccolo dettaglio che ad oggi può fare arricciare il naso, ma che all’epoca era socialmente accettato: Carolina e Giorgio erano cugini di primo grado.

Nel 1794 si trasferisce in Inghilterra per sposare George di Hannover, principe di Galles.

George di Hannover, 1780


Sin dall’inizio il rapporto tra i due futuri coniugi risulta essere burrascoso: appena si conoscono percepiscono di starsi antipatici reciprocamente… Eppure i matrimoni all’epoca non avvenivano per amore, ma per interessi (e lo spendaccione George, sposandosi con la ragazza tedesca, avrebbe visto incrementare le sue indennità monetarie da parte del Parlamento).

E’ così che l’8 aprile 1795 Giorgio si presenta all’altare completamente ubriaco. La prima notte, per sua stessa ammissione, fa molta fatica a consumare le nozze e complessivamente hanno solo tre rapporti sessuali. In uno di questi viene concepita l’unica erede al trono: Carlotta.

Carlotta Augusta di Hannover, 1817

Sin dall’inizio dunque i due cugini conducono vite separate alquanto goderecce, tanto da far meritare alla principessa del Galles il soprannome di “The immoral Queen” (la regina immorale).

A lungo andare le tensioni si sa portano a scontri o allontanamenti. Dopo 20 anni di infelice matrimonio Carolina viene invitata a lasciare il patrio suolo, cosa che lei prontamente accetta a fronte di 35.000 sterline annue (corrispondenti a circa €40.000 attuali).

Giunge quindi nei pressi di Milano, più precisamente in Barona dove risiede a lungo presso una sontuosa villa che purtroppo oggi non esiste più (si trovava a due passi dalla chiesa di san Nazaro e Celso) e qui, complice forse le nebbie della Pianura Padana, finalmente si innamora. Conosce infatti un ex ufficiale di fanteria, di origini cremasche, dall’aspetto decisamente… gradevole: tal Bartolomeo Pergami.

Chiesa san Nazario e Celso alla Barona.
Foto tratta da www. beweb.chiesacattolica,it


Sulla relazione molti milanesi hanno all’epoca spettegolato e tra questi anche Carlo Porta, il quale scrive un sonetto satirico piuttosto esplicito: Ma el Bergom (Pergami) saravell ricch, saravell cavalier, se non gh’avess avuu quel tocch d’usell?

Statua di Carlo Porta in via Larga, Milano


I due iniziano subito a frequentarsi in maniera stabile, non disdegnando di farsi vedere mano nella mano in pubblico. La principessa chiede addirittura alla famiglia Pergami di trasferirsi “a corte” (tutti tranne l’odiata moglie di Bartolomeo). Presso la lussuosa dimora Carolina inizia a tenere feste aperte a tutti, soprattutto ai popolani, tanto da guadagnarsi subito l’affetto degli abitanti di questo contado. Si racconta che i suoi ricevimenti fossero "molto allegri" (soprattutto in occasione del Carnevale) e per questa ragione la Barona si guadagna la fama di “luogo poco serio”.

A questo punto la principessa inizia a girare per l'Italia e il Mediterraneo intero, sempre con Bartolomeo, il quale in questo periodo riceve, grazie alla sua lady, anche un bel titolo nobiliare, capace di farlo finalmente elevare nella scala sociale. Ottiene infatti una Croce dei Cavalieri di Malta.


Bartolomeo Pergami
Foto tratta da www.cremonaoggi.it

Durante il soggiorno milanese l’odiato marito della "nostra eroina" diventa re con il titolo di Giorgio IV e Carolina automaticamente regina. Eppure le cose non vanno bene alla nobil donna inglese: in patria infatti il coniuge cerca di ottenere il divorzio, cosa possibile solo nel caso in cui uno dei due ammette il proprio adulterio (reato mai ammesso da parte di Carolina). Per questa ragione, per poter cioè difendere i propri interessi, la regina è costretta a lasciare l’amato Pergamo per recarsi in maniera precipitosa a Londra.

La Barona in compenso, cessato questo periodo euforico, senza sua Maestà Carolina, torna alla sua solita vita sonnecchiosa di campagna…

In Inghilterra la regina si oppone a tutti i costi alla separazione e per contrastare il marito, si arruffiana il popolo che a sua volta odia il re così spocchioso e spendaccione.

Timorosi dunque di una rivolta popolare, la magistratura nega il divorzio al re il quale da lì a pochi giorni viene incoronato nell'abbazia di Westminster.

Abbazia di Westminster


Carolina dunque, all’apice della propria testardaggine, nonostante non fosse stata invitata né nelle vesti di regina e né in qualunque altra veste, si presenta a corte intenzionata a farsi incoronare anche lei. Sul suo cammino però trova le guardie reali le quali giungono addirittura a puntarle le loro baionette al mento pur di convincerla a retrocedere. Solo i fischi e gli insulti del popolino convincono Carolina a tornare sui propri passi.

Triste nei suoi pensieri, la regina d’Inghilterra si sente molto male dopo poche ore dalla meschina figura fatta a Westminster…malessere che la porterà ad abbandonare le scene terrestri a 53 anni. Ufficialmente la morte è avvenuta per una occlusione intestinale, ma non si fa fatica a credere ad un avvelenamento da parte del marito, il quale solo così è riuscito finalmente a liberarsi dell'ingombrante moglie.

Il corteo funebre avviene in periferia per evitare nuovi disordini popolari, ma i sudditi saputa la notizia issano delle barricate tali da far passare il feretro in pieno centro, attraverso ali di londinesi in lacrime (a causa dei disordini dovuti al funerale, moriranno due plebei inglesi). Dopo tanto tumulto il feretro riesce a giungere nella sua patria natale: la Germania, dove viene sepolta in una tomba che riporta la scritta da lei voluta: qui giace Carolina, l’ingiuriata regina d’Inghilterra.

Bara della Regina Carolina
Foto gentilmente fornita dalla
Cattedrale evangelica luterana s.Blasii in Braunschweig 


A questo punto re Giorgio IV ha carta bianca per contrarre un matrimonio "felice" e avere finalmente un degno erede. Carlotta (la sua unica figlia legittima) è morta infatti qualche anno prima per parto, mettendo alla luce un pargolo privo di vita. Eppure il re si lascia sempre più andare ai piaceri terreni, non preoccupandosi di avere un erede e morendo 8 anni dopo Carolina per colpa forse dei suoi 130 kg! (Per la cronaca, a re Giorgio IV succede il fratello più giovane: Guglielmo IV).

Alla luce di questo triste ed incredibile racconto possiamo dunque smentire le voci secondo le quali in Barona non è mai successo nulla di importante: le cronache del tempo infatti ci raccontano di un contado lascivo e sempre animato da feste al limite della decenza, insomma la Barona come Capri ai tempi degli imperatori romani!

Piazza Ohm

domenica 13 novembre 2022

VIAGGIO CURIOSO DI SAN FRANCESCO SUI NAVIGLI DI MILANO



Dopo una gestazione di quasi 30 mesi è uscito finalmente il mio primo (e spero non ultimo;) 

libro!

VIAGGIO CURIOSO DI SAN FRANCESCO SUI NAVIGLI DI MILANO. DAL LAGO MAGGIORE AL TETTO DEL DUOMO.


San Francesco sui Navigli di Milano?? Certo che no. La storia che vi accingerete a

leggere tra le pagine di questo libro ricco di fotografie è quella di un blocco di

marmo trasportato lungo i canali artificiali di Milano, fino ai piedi del Duomo. Qui, in

un futuristico 2030, il minerale verrà poi trasformato nella statua del santo di Assisi.

Lungo il percorso dei Navigli il lettore avrà modo di conoscere le immense curiosità

che popolano questa porzione di città e conoscere personaggi tipici di una Milano di

oggi di ieri e di domani. 


Ecco un assaggio...

A questo punto decidiamo di andare a visitare la mastodontica chiesa di s.ta Maria delle Grazie al Naviglio, che rimane sull’altra sponda del Naviglio Grande. Per poterlo fare dobbiamo attraversare il corso d’acqua con l’ausilio del ponte Alda Merini. È davvero emozionante mettere piede su questa iconica passerella della zona (impreziosita inoltre dal suo nuovo nome di battesimo)!

All’ingresso della chiesa dalla facciata incompiuta, vediamo venirci in contro una donna urlante e abbiamo quasi la sensazione di essere come birilli da bowling pronti ad essere centrati in pieno.

La pia donna è la sacrestana e ci invita da lontano a spostarci da lì perché, esattamente dove ci troviamo, ha appena passato lo straccio.

Colti da tanto furore, nonostante il luogo sacro, ci viene spontaneo mentire dicendo che siamo giornalisti e che stiamo girando un servizio per il telegiornale su santa Maria delle Grazie. Mentre tiro fuori il cellulare per la ripresa, il volto di Laura (così si chiama) la sacrestana si rilassa e inizia a raccontare senza fermarsi più (mentre dentro di sé chiaramente si sta figurando come sarà il servizio che andrà in onda stasera sul telegiornale di prima serata).

In origine (XVI sec.) qui avremmo trovato una cappella dedicata alla Madonna delle Grazie, che custodiva una immagine miracolosa di Maria tra san Giovanni Battista e san Rocco. Successivamente fu edificata una chiesa in forme barocche che però risultò essere piccola per i numerosi fedeli della zona. Per questa ragione venne riedificata nel 1908 nelle forme attuali. Era questa una chiesa molto venerata da parte dei lavandai milanesi, i quali si recavano presso l'altare del transetto destro, per rendere omaggio al loro santo protettore: sant'Antonio da Padova.









 

Facciata incompiuta

di santa Maria delle Grazie al Naviglio

 



Quadro miracoloso custodito all’interno della chiesa



Altare di sant’Antonio di Padova

 A questo punto Laura ci racconta una serie di aneddoti (così li definisce l’attempata signora. Tuttavia chiamarli “pettegolezzi” sarebbe forse una definizione più appropriata). Tra tutti i personaggi che hanno popolato in passato la zona sicuramente quello più emblematico era un predecessore della signora: Ton Novelli, sacrestano del parroco attorno agli anni venti del Novecento. Scapolo, minuto e canuto, annoiato da una vita priva di “colpi di scena”, aveva l’abitudine di infilarsi nei confessionali al posto del sacerdote, per ascoltare i segreti più nascosti delle donne (gli uomini avevano l’abitudine di confessarsi a viso aperto). Non era certo l’unico a farlo, eppure un giorno il temerario sacrestano venne scoperto da una parrocchiana che, incurante del luogo sacro, lo trascinò fuori dal confessionale, per poi colpirlo e graffiarlo insieme ad altre vicine del rione. L’episodio arrivò alle orecchie del vescovo il quale convocò tutti in Arcivescovado per la dovuta ramanzina. Sembrò finire tutto lì, ma il piccolo Ton non se la sentì più di tornare in quella chiesa, così si trasferì in un piccolo paese vicino ad Erba (dove tra l’altro, per conoscere i pettegolezzi, non c’era bisogno di far finta di essere il parroco).

A un certo punto interrompiamo la signora Laura che sembra un fiume in piena e, con la scusa che dobbiamo andare in redazione per il montaggio altrimenti non facciamo in tempo, la salutiamo.

Piacevole è il silenzio che ci investe in questa mattinata di sole ottobrina…


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                                                                   BUONA LETTURA!:)




domenica 16 ottobre 2022

MUGGIANO: ERNIA DI MILANO, LUOGO DEL MIO CUORE



Muggiano: quartiere di Milano talmente periferico da rientrare a fatica nelle cartine della città.

Muggiano: unico (o quasi) quartiere talmente lontano dal Duomo, da essere oltre la cerchia delle tangenziali.

Muggiano: quartiere di confine che rompe la composizione di cerchio quasi perfetto della città meneghina, tanto da meritarsi il soprannome di “ernia di Milano”.

Mappa di Milano. Nel cerchio, Muggiano

Se la cosa vi incuriosisce e googlate questo nome, fate attenzione a non confondervi con il quartiere spezzino.

Anche da quelle parti probabilmente durante l’Impero Romano viveva un certo Modius, veterano al quale fu assegnata una porzione di territorio quale ricompensa. Il nucleo abitato da lui fondato con il tempo poi prese il nome di Muggiano.

Scorcio delle vie storiche di Muggiano

Eppure se questo ordinato quartiere viene considerato una sorta di avamposto milanese, lo dobbiamo alla vicina Baggio.

Muggiano infatti fino al 1869 era comune autonomo (con le relative frazioni di Guascona, Guasconcina e Assiano), poi unito a Baggio, la quale venne accorpata alla “Grande Milano” cent’anni fa circa.

È questo un quartiere (anche se dall’aspetto sembrerebbe più un paese, un comune autonomo) con una forte impronta agricola (attualmente attorniato dal Parco Agricolo Sud). Fino a circa 20 anni fa infatti pochi erano gli abitanti, pochi gli edifici e tanti invece i campi (con le relative cascine). A partire dagli anni Novanta invece si è assistito a uno sviluppo edilizio piuttosto ordinato del quartiere, tanto che l’aspetto risulta avere complessivamente una sua omogeneità architettonica. Accanto ai palazzi moderni esistono ancora le abitazioni antiche ristrutturate.

Costruzioni moderne

L’edificio più antico sembrerebbe essere la chiesa del quartiere dedicata alla sorella di sant’Ambrogio: santa Marcellina. Eppure essa è solo del 1898 e venne edificata per poter ospitare la popolazione aumentata all’interno del borgo. Prima di essa infatti la chiesa era un edificio di ridotte dimensioni, ad oggi abitazione privata.

Chiesa di santa Marcellina


Antica chiesa di santa Marcellina

Eppure Muggiano, sparuto paesino agricolo di poche decine d’anime, contava ben due chiese nel XVII sec. Purtroppo quella dedicata a san Cornelio e Cipriano venne smantellata e i suoi arredi riutilizzati per abbellire la chiesa di Terzago, nei pressi di Trezzano sul Naviglio.

In compenso le cronache ci raccontano che quella di santa Marcellina nel 1566 non veniva utilizzata per il culto, bensì risultava avere funzioni di fienile, nonché colma di rifiuti.

La costruzione dell’attuale nuova chiesa permise a Muggiano di svincolarsi da Cesano Boscone a fine Ottocento. Fino ad allora infatti il borgo milanese faceva parte della pieve cesanese. Tuttavia il cardinale Andrea Ferrari stabilì che ogni anno, in occasione della festa patronale della parrocchia di Cesano Boscone, la chiesa di santa Marcellina doveva donare a quella cesanese una candela del peso di una libbra, dato che il terreno sul quale venne edificata la chiesa muggianese apparteneva alla pieve di Cesano…usanza persa nel corso degli anni.

Dettaglio curioso. Foto A. Cherchi



Piazzetta dedicata a Emanuela Loi e Francesca Morvillo.


Eppure, come precedentemente scritto, gli elementi maggiormente caratterizzanti di questo territorio erano e sono tuttora le cascine.

…Il borgo di Muggiano pare essere tutt’oggi un avamposto milanese “difficile da espugnare” da parte di un ipotetico nemico. Non presenta mura difensive, eppure i suoi ingressi all’abitato sono solo tre. Quello più utilizzato è senz’altro quello che passa sotto la tangenziale ovest, tangenziale che ha la capacità di separare il quartiere dal resto della città. Subito dopo il cavalcavia si apre sulla destra un grande prato sul quale spesso si vedono correre cavalli liberi (destinati purtroppo al macello), nonché luogo ospitante il Falò di sant’Antonio. Il 17 gennaio di ogni anno Muggiano diventa improvvisamente meta turistica: dai quartieri vicini sono tante le persone che si riversano su questo pratone dove ha luogo l’antico rituale del falò. Viene infatti dato fuoco ad una imponente catasta di legno con a capo un pupazzone a forma di “vecchia”. In questa maniera i contadini in passato bruciavano ciò che non serviva più del raccolto dell’anno precedente e preparavano i campi per l’aratura della prossima primavera, bruciando le sterpaglie raccolte. Durante il falò ancora oggi il parroco benedice tutti gli animali domestici che i padroni decidono di portare.

Falò di sant'Antonio, Cascina Paradiso

Il pratone altro non è che una parte della proprietà di Cascina Paradiso. Quest’ultima, con la sua denominazione così celestiale, si contrappone idealmente alla non lontana Cascina Linterno (il suo nome probabilmente deriva da Cassina de Infernum). Ha una origine molto antica (si pensa che risalga al XIII sec.); la ruota del mulino sul fontanile sant’Agnese produce corrente elettrica necessaria a tutta la struttura, grazie ad una dinamo montata su di essa (idea geniale...particolarmente oggi).

Ruota del mulino di Cascina Paradiso, foto di Andrea Cherchi

Il complesso di cascine di Assiano è anch’esso molto antico, forse addirittura di origini romane. Il suo fondatore pare fosse un certo Axilio e nel tempo divenne un comune molto importante. A fine XIX sec. contava “ben” 292 abitanti; ad oggi invece è abitato da UNA sola persona. Il complesso di edifici infatti è in completo stato di abbandono e i proprietari (ALER e Comune di Milano) sembra quasi che si siano dimenticati della sua esistenza. Solo 20 anni fa circa la cascina era parzialmente abitata; al suo interno infatti si poteva trovare una gustosa trattoria casereccia che vantava un antico e magnifico camino, nonché spazi esterni dove cenare e rilassarsi nelle calde sere estive (zanzare permettendo). Ad oggi invece è tutto tristemente abbandonato e il suo degrado è aggravato dal passaggio delle carovane di nomadi i quali, dopo la loro partenza, lasciano dietro di sé montagne di rifiuti.

Assiano

Nello scavare le fondamenta di un corpo di fabbrica, è venuta alla luce una risorgiva la quale una volta incanalata, grazie alla sua costante temperatura di 11 gradi tutto l’anno, permetteva di conservare nelle cantine il cibo, soprattutto d’estate.


Risaia al tramonto


Fino al 1841 Assiano era comune autonomo e, tra le sue frazioni c’era anche Monzoro. Ad oggi questa frazione del Comune di Cusago può vantare di avere una delle chiese più belle del territorio meneghino: l’abbazia di santa Maria del Bosco. La struttura venne edificata nel XIV sec., retta dall’ordine dei frati agostiniani e ancora oggi presenta pregevoli affreschi interni. Più comunemente chiamata santa Maria Rossa in Cusago, la chiesa oggi risulta essere di proprietà privata e viene aperta molto raramente.

L’antico proprietario della chiesetta, Paolo Gerli, fu una delle 17 vittime della strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969.


Santa Maria Rossa in Cusago. Foto tratta da www.storiadimilano.it


Eppure orgoglio di tutti i muggianesi sono le cascine Guascona e Guasconcina.

Accanto alla ormai quasi abbandonata Cascina Guasconcina sono state scavate nel secondo dopoguerra due cave per scopi edilizi. Una di queste ad oggi è una vera e propria oasi verde: il  Lago dei Cigni


Portale cinquecentesco di Cascina Guascona. Foto di A. Cherchi



Lago dei Cigni. Foto di A. Cherchi

 

Dopo una veloce incursione tra i campi e le cascine, torniamo a Muggiano, anticamente conosciuto come “il paese di oc” (il paese delle oche). L'attuale borgo milanese era ricco di allevamenti di questi pennuti, piatto tradizionale del pranzo di Natale e in quella occasione erano molti quelli che dalla città si recavano a Muggiano per comperarle. Eppure questo viaggio avveniva sempre con qualche timore, dato che si diceva che i muggianesi avessero proprio un brutto carattere. Un fatto di cronaca locale non può che confermare questa diceria: negli anni venti del novecento una domenica sera gli avventori dell’unica osteria del posto uscirono dalla locanda in gruppo per malmenare un passante in bicicletta. La sua colpa? Quella di non essere del luogo!

Per fortuna il carattere degli abitanti di questo quartiere ad oggi è cambiata: la popolazione è piuttosto giovane, eterogenea e di certo non scorbutica. Da vent’anni ormai abito qui e per la prima volta vivo con orgoglio il mio quartiere di appartenenza, lontano da tutti e comunque milanese!

 




lunedì 12 settembre 2022

Un milanese straordinario: MONSIGNOR POGLIANI

Statua di Monsignor Pogliani all'interno della Sacra Famiglia


Domenico Pogliani nacque in pieno centro a Milano in una famiglia di modeste condizioni economiche e arrivò a Cesano Boscone nel 1883 per riposarsi.
Fu individuato per lui, da parte dell'Arcivescovado, un piccolo borgo di campagna alle porte di Milano dove potersi ritirare per vivere serenamente, lui che a soli 45 anni già versava in pessime condizioni di salute.
Tuttavia, una volta giunto in quel di Cesano, si accorse che gli anziani, gli orfani, ma soprattutto i disabili venivano nascosti nelle cascine, senza ricevere nessun tipo di cure, anzi nascondendoli con vergogna alla vista dei vicini e parenti.
A quel punto, mosso da un forte spirito di carità, iniziò ad ospitare a casa sua cinque ragazzi disabili.
Dopo una decina di anni dal suo arrivo a Cesano, si ammalò gravemente e, in fin di vita, pregò la Madonna affinché lo facesse guarire; promise inoltre che avrebbe fatto costruire un ospizio in grado di assistere orfani, anziani e disabili.
Il miracolo puntualmente si compì e lui, ligio alla promessa fatta, fece costruire i primi padiglioni di quella che poi sarebbe diventata la Sacra Famiglia.

Ingresso della Sacra Famiglia

Tuttavia l'arzillo e gracile parroco, prima di quest'opera era stato in grado di far costruire un asilo per bambini e far ristrutturare completamente la Parrocchia di san Giovanni Battista che versava in pessime condizioni.
Per far edificare l'asilo e l'ospizio chiese in dono alla ricca signora Monegherio dei terreni di sua proprietà.
Ad oggi la generosità della donna è stata celebrata dal Comune di Cesano intitolandole una via che ancora ospita la scuola dell'infanzia.

 
Scuola dell'infanzia "Maria Bambina"

A distanza di circa trent'anni dalla sua guarigione l'anziano don Pogliani poté finalmente morire in pace, dal momento in cui era riuscito nel suo intento di assistere con amore tutti coloro che versavano in stato di fragilità e che, vista la loro lontananza dalla città, non ricevevano alcuna cura medica.

Sepolcro di don Pogliani presso la Sacra Famiglia


Ad oggi gli assistiti da parte degli "eredi" di don Pogliani, da qualche unità, sono passati a ben 11.460 (dato del 2020)! La Sacra Famiglia conta 22 servizi residenziali e territoriali in tre regioni d'Italia… Insomma il Monsignore, in attesa di beatificazione, ha decisamente seguito bene le orme del suo modello di carità: l'ormai santo don Giuseppe Cottolengo.

Monsignor Pogliani



Don Giuseppe Cottolengo

venerdì 27 maggio 2022

LE CROCI DI SAN CARLO

San Carlo Borromeo comunica un appestato di Carlo Saraceni


Certe volte è sorprendente accorgersi di quanto la storia umana tenda a ripetersi e di quanto l'homo sapiens tenda a rifare sempre gli stessi errori.

E' così che durante l'ultimo conflitto mondiale quelli che allora erano giovani con tutta l'esistenza davanti furono chiamati "a donare la propria vita per la nazione".

Alcuni ragazzi milanesi, prima di partire per il gelido fronte russo, si recarono in Duomo per fare un voto al Crocefisso di san Carlo: chiesero imploranti di tornare sani e salvi dall'assurdità della guerra.

Non sappiamo quanti di essi ci riuscirono; quello che sappiamo è che svariati soldati ebbero la fortuna di tornare ai piedi della croce per ringraziarla e donare i propri gradi e mostrine. Fino a qualche tempo fa infatti accanto all'oggetto sacro avremmo potuto ammirare tanti ex-voto a ricordo di quella sincera preghiera fatta nel 1941.   

Tra i soldati superstiti c'era sicuramente un pio signore dall'aspetto sobrio e massiccio. Ogni mese, fino a una quindicina di anni fa, si recava nei pressi del Crocefisso per donare un enorme mazzo di rose rosse come forma di ringraziamento per il pericolo scampato…

Croce di san Carlo in Duomo.
Foto tratta da www.famigliacristiana.it


Avremmo preferito sorridere pensando che certi errori l'uomo non li avrebbe fatti più ed invece ci troviamo ancora nel 2022 a leggere sui giornali di giovani vite sacrificate sempre, tra l'altro, nei confini dell'ex Unione Sovietica…

Per fortuna oggi i lumini accesi nei pressi della croce di san Carlo non ci ricordano battaglie, né pesti, ma ci ricordano che il Duomo, oltre ad essere un incredibile monumento, è anche un importante luogo di culto per la città. In particolar modo qui è possibile trovare fedeli inginocchiati e raccolti in preghiera; ognuno con la propria battaglia personale da combattere giorno per giorno. Ad accogliere questi pensieri rivolti al cielo non c'è solo la croce che venne portata in processione da san Carlo Borromeo, ma anche la tomba di un arcivescovo molto amato dai milanesi: Carlo Maria Martini.

Tomba Carlo Maria Martini 
Foto tratta da www.grcompany.wordpress.com


La croce qui esposta del Borromeo colpisce particolarmente in questo periodo di pandemia. Essa fu portata in processione da san Carlo per chiedere a Dio la grazia di allontanare la peste da Milano durante la famosa epidemia del 1576-77. 

Oltre a questa croce in Duomo ne possiamo trovare un'altra nella chiesa di santa Maria dei Miracoli presso san Celso (anch'essa protagonista di una processione per le vie cittadine); infine anche il santo Chiodo di Gesù fu portato in giro dal santo per poter chiedere la grazia. 

Crocefisso san Carlo 
in santa Maria dei Miracoli presso san Celso


Ad oggi potrebbe far sorridere pensare che le processioni potessero sortire l'effetto di far diminuire i contagi (vista la presenza di assembramenti); eppure san Carlo non fu così sprovveduto.

Il Borromeo infatti mise in atto una serie di provvedimenti atti a far sì che il sofferente popolo milanese potesse essere spiritualmente supportato. Supporto spirituale che tuttavia doveva scongiurare il diffondersi del morbo, soprattutto tra i religiosi deputati all'arduo compito di non lasciare soli sia sani che malati.

Il santo stesso non si risparmiò nell'assistenza agli appestati, tuttavia si approcciava ai fedeli con una bacchetta bianca in mano che serviva a tenere a debita distanza le persone; andava in giro con una candela accesa e una spugna intrisa di aceto per poter purificare le proprie mani e tutto ciò che toccava; le stesse monete che dava in elemosina erano costantemente in ammollo in aceto.

Alle processioni stesse potevano partecipare i fedeli rigidamente disposti su due file di una persona distanti tra di loro circa tre metri.

San Carlo risultò avere un grande intuito nel proporre di deratizzare quante più zone possibili; infatti solo dopo tre secoli circa venne scientificamente dimostrato che i topi ospitano i batteri di questa malattia.

Con il progredire dell'epidemia il Lazzaretto risultò insufficiente ad ospitare gli ammalati o sospetti tali. Per questa ragione il Cardinale propose al governatore di costruire dei villaggi fuori da ognuna delle sei porte cittadine, atte ad ospitare gli appestati. Al centro di questi piccoli Lazzaretti, sorse una cappella di legno facente funzioni di chiesetta dove celebrare le funzioni. La struttura venne elevata di circa tre metri per permettere a tutti gli ammalati di partecipare alle celebrazioni stando però ognuno nella propria capanna.

Allo stesso modo fece costruire numerose Crocette nei pressi delle abitazioni, affinché i fedeli potessero assistere alle preghiere collettive semplicemente affacciandosi alla propria finestra.

Crocetta nel quartiere di Quarto Cagnino

Furono queste disposizioni individuali, nonché di gruppo, in gran parte suggerite dall'arcivescovo, a far sì che Milano ebbe "solo" 17.000 perdite a fronte delle 70.000 vittime di Venezia.

 …Insomma un santo illuminato, nonostante l'Illuminismo fosse decisamente ben lontano!

Carlo Saraceni San Carlo Borromeo porta in processione il chiodo della croce
(1618)